GENTILE MARCELLO MADAU… CONOSCE LA NEUROARCHEOLOGIA?

POST 091 GENTILE MARCELLO MADAUGentile Marcello Madau,

Le scrivo questa mia perché la situazione del dibattito sulle sciocchezze pseudostoriche che nella nostra Isola (rigorosamente maiuscolo, s’intende) trovano tanta attenzione (e soldi, guardi che l’affaire NUR-AT non l’ho certo dimenticato) la situazione, Le dicevo, ha raggiunto empirei finora sconosciuti.

Come può notare dalla locandina che le accludo – se già non ne fosse a conoscenza – il giorno 9 febbraio p.v. si terrà, presso l’aula magna di un Istituto Universitario sassarese, una fondamentale conferenza che vede impegnato come relatore, tra gli altri, il signor Gigi Sanna, immagino a Lei ben noto come autocertificato scopritore e interprete della cosiddetta «scrittura nuragica».

Non sto a descrivere la levatura scientifica delle altre due partecipanti, ciascuno potrà farsi un’idea ricorrendo a un qualunque motore di ricerca, ma di questo signore posso dire tranquillamente che, dopo anni di continuo martellamento (non dico dove) non ha ricevuto il minimo avvallo dalla comunità scientifica. Al contrario, chiunque si sia espresso in merito, da esperto, ha sempre parlato, senza eccezioni, nella migliore delle ipotesi, di fantasie.

Le domando: ritiene opportuno che l’aula magna di un istituto universitario, si suppone dedicato alla diffusione della cultura, possa ospitare personaggi di questa levatura?

Sia chiaro: il signor Sanna ha tutti i diritti di dire e scrivere (e pubblicare) ciò che più gli aggrada. Dirò di più: a mio avviso, se qualcuno gli porge il microfono e l’autorizza, fa benissimo a tenere le sue dotte conferenze nel luogo del quale parliamo. Perché non dovrebbe? Non commette alcun illecito e pubblicizza ciò che fa!

Il punto, a mio modesto avviso, è un altro. Poiché l’Aula Magna è un bene pubblico, destinato ad un uso pubblico (la diffusione della cultura) essa non è nella disponibilità pura e semplice di chi deve concederne l’uso. Il responsabile, a norma di legge e in qualità di pubblico ufficiale, deve vigilare affinché ne venga fatto un uso proprio. E trattandosi di un Istituzione Universitaria, mi pare chiaro che non possa ospitare chiunque ma solo coloro che possano contribuire a diffondere la cultura.

Per cui: come avviene che un signore la cui attività scientifica è nulla, ed anzi è stata certificata come pura fantasia dal mondo scientifico, il giorno 9 parli in quell’aula universitaria?

Prevengo la sua obiezione: perché lo chiedo a Lei?

Guardi, io seguo ciò che lei scrive e dice. Ad esempio leggo con molto piacere i suoi articoli su Il Manifesto Sardo. Ho letto l’introduzione al recente libro di Frongia Le torri di Atlantide. La leggo volentieri sulla stampa. Scorro, per quanto me lo permette la mia limitata cultura, i suoi lavori specialistici. Condivido di rado le sue posizioni politiche, ma ciò non m’impedisce di ammirare il suo senso civico, ad esempio quando tuona contro coloro che, facendo parte del mondo accademico, in modo più o meno celato, appoggiano le tesi campate per aria di pseudostorici, pseudoarcheologi e pseudochissacosa. Insomma, come molti altri, apprezzo le sue decise prese di posizione.

Tuttavia, poiché l’impegno civico non è solo il pubblicare un articolo o esternare le proprie opinioni, ma anche l’agire nel caso si assista a un comportamento potenzialmente censurabile…

… e considerato che lei opera nello stesso ateneo di cui parliamo…

… e che il Rettore è suo collega…

… e che se per caso si assistesse ad una partita a ruoli invertiti, che so, un workshop organizzato dal suo dipartimento in cui due archeologi parlassero di medicina nell’età del bronzo e si invitasse un pranoterapeuta a parlare di cure mediche, non un medico, mi punge vaghezza che i professori di medicina qualcosa da dire (o urlare?) l’avrebbero…

Ecco, tutto ciò considerato: reputa di dover intervenire, in qualche maniera? Crede opportuno che un docente della stessa università, ed impegnato, come lei, nella difesa dell’approccio scientifico alle discipline archeologica e storica, debba manifestare pubblicamente il proprio disappunto? O curiosità? Ad esempio di sapere chi sia il collega responsabile dell’autorizzazione, colui che certifica come il signor Sanna, privo di qualunque titolo per parlare con cognizione di scrittura antica in un’università, possegga una statura sufficiente per parlare in un’aula universitaria? Crede sia il caso di prendere carta e penna (o tastiera e mouse) per inoltrare una richiesta di chiarimento al Suo Rettore?

Anche perché, visto che ci siamo, mi viene in mente un’altra considerazione. L’aula Magna, per poco che sia, ha dei costi; la comunità paga, attraverso le tasse, tutto ciò che contribuisce a renderla fruibile. I cittadini, gentile Madau, pagano le tasse affinché possano essere coperti i costi che consentono di tenerla aperta, agibile, sicura a norma di legge. Hanno sostenuto, i cittadini, i costi necessari per la sua costruzione. Sostengono quelli per le bollette: elettricità, riscaldamento, manutenzione. E se l’uso che ne viene fatto non fosse adeguato agli scopi per i quali l’aula esiste? O vogliamo sostenere che chiunque avrebbe il diritto di andar là a sproloquiare di ciò che ritiene opportuno senza un filtro che ne certifichi l’opportunità? E poiché di (pubblici) soldi si tratta: non è che presto o tardi qualcuno, stufo della situazione, depositerà un esposto presso la Corte dei Conti, chiedendo che valuti la congruità dell’uso che vien fatto di un bene pubblico? E in tal caso, avremo ancora il coraggio, come spesso accade, di lamentarci perché tutto, in Italia, sembra doversi affidare alla magistratura?

Come dire: non è, per caso, che anche i cittadini dovrebbero fare la propria parte prima di lamentarsi (ad esempio) per l’ignavia della classe dirigente e la conseguente supplenza della magistratura?

Insomma, tanto per non farla troppo lunga: gli strali vanno lanciati solamente contro i fantarcheologi e i fantastorici, che se ne fregano, e sfruttano le occasioni che vengono loro offerte, oppure ci prendiamo la responsabilità di prendere posizione anche quando c’è di mezzo un collega (per quanto di un’altra facoltà) che gliele offre?

Sa, sono personalmente convinto che se voi aveste invitato un pranoterapeuta, persona degnissima, sia chiaro, convinta in buona fede di ciò che fa – perché nessuno se la prende con il signor Sanna, né mette in dubbio la sua buonafede, per quanto ritenga quanto scrive mera fantasia – se l’aveste invitato, quindi, i vostri colleghi medici, come dire… non ve l’avrebbero fatta passare liscia. Quantomeno si sarebbero dissociati e avrebbero avuto ragione piena, perché l’Università non è un luogo come un altro (spero ne converrà con me) e se un pranoterapeuta parla di medicina (non di pranoterapia, cioè di fantasia) in un’aula universitaria, riceve un imprimatur del tutto fuori luogo. Ritiene che, mutatis mutandis, la situazione di cui parliamo sia differente?

E infine, lei che insegna a Sassari: conosce per caso la Società Archeologica Sassarese che collabora all’importante evento? Sa, per caso, che esiste una convenzione con la Soprintendenza? E che questa prestigiosa Società Archeologica avalla, di fatto, la tesi che esistano “segni nuragici” presi dal famosissimo punzone altomedievale di Tricottu? Immagino noti il cortocircuito tra attività della Soprintendenza, basata sul rispetto dei canoni richiesti dalla comunità scientifica e la presenza del signor Sanna, che mai ha ottenuto la minima parvenza di patente di scientificità per il proprio lavoro. Come dire che, per interposta Società (Archeologica) la Soprintendenza avalla questo happening culturale! Avrebbe qualche commento in merito? Ritiene opportuno riflettere su questo? Forse inviare una nota alla Soprintendenza segnalando quali attività eserciti la Società convenzionata?

Infine, gentilissimo Marcello Madau, le dico fuori dai denti il vero motivo di questa mia. La ragione, credo comprensibile, è che mi sarei stufato (tanto per non usare la frase che mi viene in mente) delle pubbliche dichiarazioni di principio che non si accompagnano a comportamenti conseguenti. Prendersela con Frau – tanto per dire – e scrivere una bella introduzione al libro di Frongia, sarà pure eroico, ma poi, nei fatti, dietro le porte di casa, anzi dentro casa, all’Università, si verifica ciò che le segnalo. Che facciamo, ce la prendiamo con Sanna, che se viene invitato e gli porgono il microfono ha pieno diritto di esporre ciò in cui crede (per quanto fantasioso) o cominciamo, una buona volta, ad osservare la Luna, lasciando correre il dito e soprattutto a dire che c’è, la Luna?

La ringrazio per la considerazione, se per caso leggesse queste righe e, forzando la sua attenzione (e me ne scuso) farò in modo di postare il link a questo testo nella Sua pagina Facebook, mandandolo, per conoscenza, al magnifico Rettore dell’Università.

In attesa di riscontro, se vi sarà, osserverò con curiosità quanto riterrà di fare, convinto che una persona come lei, per il ruolo che meritoriamente ricopre nel mondo culturale isolano, non eviterà di agire.

Per il meglio.

Cordialmente,

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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30 risposte a GENTILE MARCELLO MADAU… CONOSCE LA NEUROARCHEOLOGIA?

  1. Carlo Tronchetti ha detto:

    Il mio personale parere è che questa cosa sia una indecenza totale. Come giustamente scrive il Signor Ainis, se archeologi organizzassero un incontro ufficiale scientifico in sede istituzionale parlando di medicina ed invitando pranoterapeuti tutti si scandalizzerebbero. Purtroppo invece l’archeologia è ormai terra di nessuno, e chiunque (sopratutto se non è qualificato a farlo) può esporre le teorie più strampalate senza basi scientifiche asserendole come le uniche vere, nascoste dai complotti della scienza ufficiale ecc. ecc. Ho visto anche, a questo proposito, una locandina di un corso di epigrafia nuragica o cose del genere sempre del famigerato Gigi Sanna che sarà tenuto presso la sede dl”istituto superiore di studi religiosi di Oristano. Non mi meraviglia la sede: parlano comunque di fantasie. Il guaio è che molti li credono. E la cosa peggiore che denaro pubblico viene speso per queste cose, e magari non viene dato per iniziative che lo meriterebbero.

  2. Mario Galasso ha detto:

    La cosa mi lascia perplesso. A parte la logorroica lettera apera all’amico Madau, ed a parte il fatto che Gigi Sanna è ostracizzato dal mondo accademico, io per natura sono curioso e non mi sento menomato come uomo di cultura (che fa cultura e la insegna pure) se ascolto anche “l’altra campana” dell’archeologia salvo poi fare i necessari e doverosi distinguo in base alla mia preparazione culturale. Non sono un epigrafista anche se in anni lontani ho superato gli esami sulle pochissime lingue morte che c’erano allora all’ateneo fiorentino, e cioè oltre a greco e latino, l’etrusco, l’egiziano (e con questo esame anche l’ittita geroglifico con l’amato prof. Bosticco), e quindi non conosco affatto il cananeo, l’eblaitico, il fenicio ed il sumero e tutte le altre lingue che vengono invocate parlando di segni alfabetici di epoca nuragica in Sardegna.
    So che qualche archeologo delle nostre soprintendenze ammette la presenza di “segni alfabetici” su pochi reperti esistenti, senza che nessuno a livello ufficiale si metta a studiare a fondo la cosa (stele di Nora a parte, per la sua forte valenza anche imaginifica); la cosa che mi scandalizza è che i soliti soloni che tuonano contro un povero Gigi Sanna e i suoi discepoli e comprimari siano gli stessi che per decenni hanno chinato il capo quando il poco compianto Lilliu, padre padrone dell’archeologia sarda, dichiarava tranquillamente che i sardi temevano il mare e perciò non navigavano e le navicelle nuragiche erano solo delle lanterne, ex voto ecc non attinenti a vere imbarcazioni nuragiche di varia tipologia. In effetti senza paragonare Sanna a Schliemann, trovo che non si fa cultura soltanto negando un arengario a qualcuno fuori del “cerchio magico”, bensi studiando e pubblicando qualcosa sul tema che viene presentato con spiegazioni non accademiche. Ma ripeto, trovo pochissimo interesse su questo tema nel mondo accademico, pronto a tuonare contro Frau (e confesso che io fui fra i primi a firmare il noto documento nelle pieghe della riunione dell’I.I.P.P. a Firenze nel 2004) ma non ugualmente pronto a sconfessare scientificamente e validamente un Sanna.
    Detto questo, sono d’accordo al 100% con l’amico Carlo Tronchetti su ciò che scrive circa la sede della riunione (scientifica?) e sul fatto che non si deve dare a nessuno il diritto di parlare in un’università se non ne ha la preparazione scientifica sufficiente. Ma a questo punto ritengo difficile fare un distinguo fra alcuni di questi giudici ed alcuni “colpevoli” da perseguire.
    Siamo ahimè circondati da mille Kazzenger e l’archeologia come sempre è terra di nessuno! Cosa sperare?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Galasso, per scrivere di un argomento sarebbe opportuno informarsi. Sanna non è ostracizzato dal mondo accademico. Sono stati pubblicati lavori che spiegano con dovizia di particolari perché Sardoa Grammata sia una sciocchezza. Naturalmente bisognerebbe occuparsene e non parlare a ruota libera. Sanna, a queste critiche, non ha mai risposto se con con invettive e sempre in un blog!
      Ciò detto, le faccio presente che Sanna, in quest’occasione, non c’entra niente. Non facciamo finta di non capire. C’è un bene pubblico (l’aula magna) che viene concessa ad un seminario che non ha nulla di scientifico. La domanda è: perché gli archeologi fanno finta di non vedere?
      Cioò che chiedo, se non si fosse capito, è di sapere con quali criteri venga impiegata l’aula magna. Chi abbia la facoltà di concederne l’uso. Le pare che, da cittadino, chieda troppo?
      Quanto alla logorrea potrebbe aver ragione: potrei aver preso da lei e me ne scuso.
      Cordialmente,

    • nome.cognome ha detto:

      Spettabile Signor Galasso, sa spiegarmi come mai sarebbe possibile “sconfessare scientificamente” una teoria basata su un’interpretazione assurda delle cosidette tavolette di Tzricottu come prove di “scrittura”?

      Ein Narr kann mehr fragen als sieben Weise beantworten können!

  3. Asia ha detto:

    Gentile Ainis,
    sono anni che ho smesso di pormi delle domande sui cultori del nulla, il cui unico obiettivo è quello di attirare, incuriosire ed orientare folle di sprovveduti verso scoop galvanizzanti che alimentino di volta in volta il loro filone aurifero.
    Purtroppo ciò che conta è l’idea imprenditoriale della cultura (con la c minuscola), la possibilità di azzardare ipotesi che affascinino e che scuotano dal torpore accademico qualche pollo annoiato.
    Sanna non è certamente l’unico che si arrampica sulla pertica insaponata dell’improbabile, utilizzando spazi che non gli competono.
    C’è chi usa la rete per tessere contatti e promuovere le proprie frescacce a livello europeo, pur di guadagnare vetrine e qualche spicciolo.
    La cosa più triste è che qualcuno di questi missionari del proprio portafoglio cavalca la causa indipendentista per proporre miti o addirittura si insinua, imponendosi come narratore onnisciente, nelle pieghe-piagate dei circoli sardi nel mondo… spesso spacciandosi per esperto pluridecorato.
    Quasi tutti i fantarcheologi dell’ultima ora attaccano, disprezzano e scherniscono la cultura accademica ufficiale, quella che non avranno mai e che temono, come insostenibile prova del nove e della loro incompetenza strutturale.
    Si informi, Ainis, per sapere a chi è stata assegnata la CATTEDRA di Archeologia (ha letto bene) all’UNI3 di Quartu S.Elena.
    Mi avvalgo della facoltà di non commentare.
    Qualche dubbio però resta.
    -Come mai gli archeologi VERI non insorgono?
    -Come mai in certe locandine si leggono i loro nomi a fianco a quelli di ciarlatani conclamati?
    -Chi vigila sulla CULTURA in Sardegna?
    Mia nonna mi diceva che se due avversari non si fanno la guerra vuol dire che mangiano allo stesso tavolo.

  4. Pulcinella ha detto:

    Allora, funziona così: è appena uscito il dm 47 del 30 gennaio 2013 su Autovalutazione, Accreditamento iniziale e periodico delle sedi e dei Corsi di Studio e Valutazione periodica. I Dipartimenti dovranno anche chiarire e rendere pubbliche anche le linee di ricerca che perseguono e li qualificano; saranno soggetti a severi controlli da parte di organismi esterni, che avranno poteri enormi. Da ciò dipenderà anche l’assegnazione dei fondi ministeriali, e l’Università di Sassari non è che navighi nel’oro (qualcuno sostiene che sia alla canna del gas).
    Si scrive una bella lettera al Direttore del Dipartimento in cui si svolge l’iniziativa e, per conoscenza, al Magnifico Rettore Mastino (che, per le cose che studia, un’idea su certi argomenti se la deve per forza essere fatta): li si minaccia di divulgare il tutto alla stampa e, soprattutto, al temutissimo ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca), che ha il potere di vita e di morte sulle Università. State pur certi che qualcuno eviterà di dare, democristianamente, un buffetto a tutti e si deciderà a fare il suo lavoro. Eccheccazzo.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Pulcinella,
      il termine “minaccia” mi spaventa. Molto. Forse perché le minacce, nei miei confronti, si sprecano. Preferirei “Li si informa”. Ed è esattamente ciò che ho fatto: ho informato (anche se non è il mio mestiere).
      Si tratta, molto semplicemente, di capire se le scarse risorse pubbliche siano soggette a controllo e da parte di chi (un’aula magna non è un bene a disposizione di chiunque ne abbia le chiavi!). La stampa sarda, informatissima, non farà un accidente. Al massimo pubblicherà un trafiletto informativo. Magari pubblicizzandi l'”evento”!
      Vediamo se Madau, Mastino e i colleghi (ma i medici di Sassari sono d’accordo? possibile?) prenderanno una qualche iniziativa.
      Cordialmente,

  5. Pulcinella ha detto:

    E’ vero: mi scuso per la scelta terminologica inappropriata.

  6. Marcello Madau ha detto:

    Non condivido, come è noto, le posizioni che lei (lei chi? Segurani? Ainis? O altre/i ?) ha riepilogato, e da tempo mi muovo scientificamente sul tema delle invenzioni nell’antichità e nelle tradizioni popolari, generalmente riconducibili alla storia del nazionalismo e dell’integralismo religioso. Trovo assai discutibile l’ospitalità universitaria alla quale lei fa riferimento, peraltro la dott. Piras all’Università appartiene. Forse il problema sta in certi filoni della ricerca universitaria…Però, signor Ainis, la sua considerazione nei miei confronti è davvero eccessiva. Non merito uno scritto così lungo, e lei si preoccupa troppo delle mie posizioni politiche, perché ogni volta che parla di me deve ribadire che non le condivide.

  7. Tetragramma Sardo ha detto:

    Ho trovato questo, in un blog che parla di “Scritture non (ancora) decifrate”…: “Un problema più grande è dato dalla mancata accoglienza nell’enclave scientifico archeologico, estremamente e giustamente scettico nei LORO confronti.
    Per questo i RICERCATORI AUTONOMI parlano male degli Archeologi (tutti raccomandati oscurantisti) e cercano di farsi accogliere da altre specialità accademiche – che con l’Archeologia hanno proprio nulla a che vedere – grazie a connivenze arriviste e molto poco scientifiche. Tutto fa brodo.
    Naturalmente, questa loro miserabile caccia al riconoscimento si ferma entro molto angusti limiti regionali, perché l’Accademia Nazionale (per non parlare di quella Internazionale) non li conosce affatto. De Minimis Non Curat Praetor…
    Ma è già prevedibile quale sarà il loro commento: coloro che non li ascoltano sono tutti raccomandati, nazionali ed internazionali che siano, e sono tutti oscurantisti negazionisti della VERA SCIENZA, che è poi la LORO scienza”.

    Credo, poi, che sia già in programma che costoro non spenderanno un solo euro dei nostri, perché:

    – scalderanno ed illumineranno l’ambiente con torce nuragiche;
    – proietteranno ombre cinesi e caratteri nuragici con la “Luce del Toro”, che un’apposita finestrella proietterà all’uopo;
    – al termine faranno di persona le pulizie, con appositi strumenti dell’Età del Bronzo (contraffatti per l’occasione a partire da fibbie medievali), cantando in coro un inno polifonico a Yahwe;
    – prederanno stitizzanti, in modo da non dovere usare le toilettes.

    Andiamo, sù: di più non si può proprio chiedere!

  8. Carlo ha detto:

    che posso dire? mi verrebbe da pensare a tutti i laureati, i dottorandi, i ricercatori, le persone che da anni e anni studiano con pazienza e senza un soldo, con la pignoleria che è richiesta per ogni studio archeologico serio, con l’attenzione di chi vuole applicare un metodo scientifico alla disciplina (indiana jones e tomb raider purtroppo non sono ammessi alla prova scientifica)….e poi non trovano uno straccio di spazio espositivo, nessuna cassa di risonanza, nessuna cassa in tutti i sensi!!… e questi signori, assai abili a proporsi,e a valorizzare teorie fantasiose (nel migliore dei casi) sono accolti come i salvatori della patria…
    Oltre il danno anche la beffa, e chi sceglie per la propria vita di approfondire una disciplina con impegno e dedizione viene bollato come oscurantista e retrogrado…
    Siamo passati dal classismo nei confronti degli illetterati a quello nei confronti degli accademici… Sarà anche per questo che la cultura in Sardegna (e non solo) sta cadendo cosi in basso?
    ai posteri l’ardua sentenza. A volte sogghigno pensando a quante risate si farebbero gli antichi costruttori dei nuraghi sentendo tutte le storie astruse e ridicole che li riguardano… Mi viene in mente il simpatico gambero di “La Sirenetta” che, volendo spiegare alla gentile donzella pinnuta il significato della forchetta, le mostrava entusiasticamente la sua funzione di “arricciacapelli”!
    Che si può aggiungere? Buona capigliatura a tutti, nel nuovo salone di bellezza di Sassari….
    Carlo Orrù

  9. Marinella Lorinczi ha detto:

    Se posso intervenire, al fondo della questione, che in questo caso si attuallzza in una forma magniloquente e al contempo miseranda, si trova una convizione molto diffusa tra gli intellettuali di tutto il mondo (per lo meno di quello ‘occidentale colto’), cioè l’alfabetocentrismo o grafocentrismo (rafforzato in maniera non paradossale dalla scolarizzazione e alfabetizzazione di massa). Cioè che il Homo loquens è degno di essere soggetto storico soltanto da quando e se traccia segni discreti dotati o di valore lessicale (ideogrammi per parole, semplificando) o di valore fonetico (scrittura sillabica e alfabetica), che per di più si fossero conservati. Per questo si parla anche di invenzione della scrittura o dell’alfabeto, come se tutto fosse nato dal nulla in un certo momento dell’evoluzione culturale del Sapiens sapiens. Non si considera né che una parte delle documentazione si è persa se il supporto era deperibile né che la registrazione visibile del parlato (con tutti gli aggiustamenti opportuni perché il rapporto non è MAI 1:1) possa avvenire diversamente: quel ‘diversamente’ rare volte sarà considerato un sistema di scrittura. E avrai voglia essere un architetto magnifico che costruisce nuraghi ecc., o un popolo che naviga con abilità, o che plasma ceramiche splendide come quelle della cultura neolitica Cucuteni-Tripolje, o che ha inventato l’arco breve e lo usa all’indietro cavalcando il suo bel cavallino al galoppo, se non scrivi come noi, non vali niente.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Marinella Lorinczi,
      concordo con lei, però siamo decisamente fuori tema. Il punto che desidero sottolineare è questo: che senso ha lamentarsi dell’attenzione data alle cretinate pseudostoriche/-archeologiche se poi, in casi come questo, si tace?
      Perché i Madau (con cui mi scuso, ma è lui ad aver scritto la roboante introduzione al libro di Frongia) quando si arriva al dunque e bisognerebbe domandare ai colleghi medici se stiano scherzando o no – e alla Soprintendenza se sappia ciò che fa quando firma una convenzione con l’Associazione di cui parlo – danno la risposta come quella che può leggere qua sopra?
      Allora si tengano le lamentazioni e lo scandalo dei soldi dati dagli enti locali a questo tipo di “cultura”, perchè uno dei problemi è proprio la mancanza clamorosa di una discussione forte all’interno del mondo accademico (considerato in senso lato). Quando qualcuno comincerà a prendere posizione in modo fattivo (ad esempio chiedendo ufficialmente al Rettore se si possa invitare un pranoterapeuta a parlare di medicina) allora prenderò sul serio (e con me moltio altri) sia i libri “alla Frongia”, che ora sono privi di senso, e le dotte introduzioni agli stessi!
      Cordialmente,

  10. Asia ha detto:

    Gigi Sanna viaggia sulle ali della fantasia, ma almeno ha una qualifica probante, essendo laureato in lettere classiche. Quindi avrà almeno qualcosa da dire.
    Mi sconcertano gli altri: quelli che si spacciano per archeologi e storici e sono solo rumorosi imprenditori di periferia.
    Ho avuto la sfortuna di assistere ad una “lezione” di uno di costoro, in tempi non sospetti.
    Parlava con estrema disinvoltura, dicendo un mare di frescacce inenarrabili; confondeva il mesozoico con il mesolitico, il minoico con il miceneo e via sfarfallando, in un vortice di scandalosa ignoranza.
    L’importante era fare rumore e attirare gli amici degli amici e i conoscenti dei conoscenti per organizzare bancarelle itineranti e pranzi in qualche agriturismo nuragico, in nome del mito Shrdn, buono come carta moschicida per tutte le stagioni.
    E quante mosche!
    Vomito, ergo sum.

    • panurk ha detto:

      Ahimè, Asia, con la Sua invocazione delle mosche ha girato il coltello nella piaga della scienza dei giorni nostri: Mancano gli ammazzamoschi di un peso decisivo come un Mommsen ai tempi delle Carte di Arborea.

  11. Marinella Lorinczi ha detto:

    Gentile Gabriele Ainis,
    non sono fuori tema (non intervengo nella polemica con Madau perché non conosco la prefazione). A continuazione (seconda puntata) di quanto ho riassunto prima aggiungo ora: quando non esiste o non è documentata, s’inventa. E non è il primo caso. Intervenirci accademicamente non è così semplice. Ricordo il caso della carte d’Arborea, ce n’è voluto. Non è come con la soluzione salina che quando satura non scioglie altro sale e tutti lo possono facilmente constatare, SEMPRE CHE qualcuno voglia constatarlo. Inoltre la refutazione rafforza in qualche modo l’oggetto contestato. Diceva qualcuno: meglio una recensione negativa che nessuna.
    Non dovrei dirlo io, ma meglio di niente: quando la mistificazione (presunta o effettiva) fa parte di una certa concezione della storia, condivisa da altri (eventualmente molti), bisogna smontare quel modo di vedere, anzitutto. Ma allora, certe volte, per fortuna non sempre, si può avere a che fare col potere. Ultimo ricordo a questo proposito: la teoria atlantidea dominante, nel senso di fatta propria da accademici (anche di prim’ordine) e da potenti, in Svezia nel Seicento; era la concezione storica dominante, guai a chi non la condividesse, poteva cadere in disgrazia. Eppure, il primo sostenitore era un illustre scienziato, un genialoide. Tutto era partito, guarda caso, dalla scrittura, dalle rune comparate con caratteri greci. Né le rune né gli altri erano inventati, ma la collocazione di Atlantide in Svezia sì. Altri studiosi la contestavano e la ridicolizzavano. Passato il periodo imperiale svedese, la teoria là si è sgonfiata (ma poi è stata ripresa da altri, fino al nazismo).
    Lei certamente conosce queste cose, ma è bene ripeterle. Non so se ha seguito il dibattito su quest’ultimissimo tipo di aereo militare americano che stanno costruendo anche con collaborazione italiana. Alcuni dimostrano che sono aerei del tutto inutili, ingovernabili (quella del casco sembra una barzelletta) oltre che costosissimi. Eppure la produzione continua. Se bastasse dire “E’ una sciocchezza” sarebbe fatta. Anche per le abilitazioni universitarie anvuresche hanno cercato di dimostrare illogicità di calcoli, di valutazioni, di selezioni. Niente. Le implicazioni sono maggiori del caso specifico, anzi: lo contengono e sostengono.

  12. TETRAGRAMMA SARDO ha detto:

    Una neurologa sarda ha scoperto che nei pazienti con l’Alzheimer si riduce l’efficienza e la definizione del segno grafico: bene! Solo per questo, meriterebbe un Nobel per la Medicina: noi non l’avevamo immaginato.
    Ma la brillante e volenterosa ricercatrice è andata OLTRE: ha scoperto che la regressione dei Sardi Alzheimeriani li conduce indietro nel tempo della Storia della Scrittura, fino a fare loro scrivere il famoso Nuragico Scritto.
    MERAVIGLIOSO!
    A quando gli studi sugli Alzheimeriani Iraniani che scrivono in cuneiforme?

    A mio modesto parere, si tratta di un pubblico tuffo volontario nel Guano, di stile strettamente Atlantoideo!

    Naturalmente gli Alzheimeriani toscani scrivono in Etrusco.

    Un Encomio in antico Urdu a chi ha pensato, studiato, organizzato il Simposio del 9 Febbraio: gli saranno serviti, credo, almeno 5 lunghi minuti.

  13. Marcello Madau ha detto:

    Diciamo che ognuno di noi interviene su vari livelli. Però se non si affianca subito su quelli proposti da un altro (ho cercato, con garbo, di indicare che la sua legittima protesta non trovava la sede adatta indirizzata così personalmente a me nel gruppo Facebook ANA Sardegna) non significa che non veda il problema né che non lo sollevi.
    Forse, gentile Ainis, dovrebbe essere più modesto, e non innervosirsi, se ho visto bene, in questo modo (cosa delle quali mi dispiaccio, essendone stato involontariamente responsabile). Al di là della mia critica alla concessione dell’aula universitaria (che ho espresso su diversi canali, pubblici e privati, e non solo questa volta), sulla questione dei falsi e delle operazioni mistificanti delle nostra tradizioni culturali e documentazioni archeologiche intervengo da molti anni nel contesto accademico e giornalistico, con relazioni pubbliche e interventi che sono agli atti di stampa; formando nei miei corsi le giovani generazioni a diffidare di una malintesa identità fondata su manipolazioni retoriche, ideologiche, false e sospette. La battaglia su NurAt, che lei cita, come ricorderà l’ho lanciata personalmente e penso di avere contributo a frenare, almeno al momento, tale orribile operazione.
    Ne ho lanciate diverse, e a volte vorrei avere più compagnia, perché – come tutti – ho pure altre cose da fare nella vita professionale e privata. Ma qualcosa finalmente si muove, e anche la sua iniziativa individua e focalizza un aspetto assai negativo della nostra supposta sardità.
    Il libro del giovane Frongia (che pure, a suo modo di vedere, ha avuto una mia prefazione roboante), è la prima seria ed organica azione editoriale su questi temi. Non a caso nasce da una scuola solida e scientificamente affidabile, seguita da Giulio Angioni e Tatiana Cossu. Credo che ce ne saranno altre, ed è necessario che succeda.
    La situazione è infatti assai delicata, non riguarda solo l’archeologia, ma i nuclei fondanti della costruzione identitaria sarda. In questi giorni carnevaleschi, di nuovo, si assistono a maschere inventate sulla base di manoscritti inesistenti e gabellate per antiche.
    Apprezzo comunque che questa volta non abbia avuto necessità di ribadire il dissenso politico dalle mie posizioni, come io non mi permetterei di fare nei suoi confronti nel caso fossero esplicite, e la saluto cordialmente.

  14. Pietro ha detto:

    Dunque, perché l’aula di un dipartimento universitario? Forse perché c’è in giro un po’ di gente che, dopo aver letto e riletto i lavori di Sanna e dopo aver letto e riletto le risposte ufficiali (poche, per la verità) e ufficiose dell’archeologia sarda, ora ritiene che a sparare cazzate non sia Sanna. Gente abituata a studiare, caro Ainis, non a fabbricare le proprie idee al bar “cassa manna”.
    Perché in queste occasioni l’archeologia tace? Perché gli archeologi sardi, se non si tratta del facile argomento Atlantide, da smontare con il temino su Platone svolto alle superiori e rispolverato per l’occasione, non hanno un cazzo da dire. Perché di epigrafia non ne sanno una cicca e di quello che dice Sanna non ci capiscono una mazza, e non hanno nessuna intenzione di mettersi con il sedere sulla sedia a capirci qualcosa. Quando, poi, l’avallo arriva dal mondo universitario (per ovvie ragioni non da uno dei dipartimenti di archeologia sardi, se no non staremo qui a discutere) il silenzio è la difesa più efficace, perché si percepisce un rischio grande: mica c’è gente che discute su Atlantide o su Shardana extraterrestri, bisogna dare risposte serie, non cazzate ifigoniane.
    Come mai l’archeologia sarda è terra di nessuno? Qui però non c’è nessun Zecharia Sitchin, non facciamo i furbi! Conosciamo l’andazzo dell’archeologia sarda: fatta salva un po’ di gioventù che sta venendo fuori con lavori interessanti e che pubblica con cadenze da ricerca seria, abbiamo archeologi che pubblicano ogni cinque anni, se va bene, in atti di convegni mica su riviste specializzate, o magari in volumi celebrativi di opere di restauro su statue tenute per quarant’anni a marcire dimenticate, come se niente fosse. Poi, naturalmente, abbiamo quelli che vanno in giro a conferenziare sugli Shardana e su Atlantide, per ribadire il primato della scienza sulla fantasia, non è mica una missione da poco, richiede tempo. L’archeologia sarda, dunque, è terra di nessuno perché è stata resa tale dagli stessi archeologi: l’archeologia dovrebbe essere portata avanti come ricerca scientifica e non come una collezione di francobolli.

  15. TETRAGRAMMA SARDO ha detto:

    Ho scritto a circa la metà degli archeologi di Sassari, per informarli circa quale abnorme cosa stanno sponsorizzando a Medicina, sotto l’apparente categoria della Neuropsichiatria infantile.

    Mi hanno risposto tutti, con toni differenti, ringraziandomi e lasciandomi chiaramente capire che conoscono la situazione molto meglio di me.Alcuni erano divertiti, altri indignati, tutti piuttosto seccati dalla situazione.
    Non posseggono tuttavia, ancora, un’unitaria visione circa le possibili soluzioni.
    Alcuni preferiscono tenersi lontani da certi elementi e da certi argomenti.
    Altri sentono la mia medesima indignazione, ma non sanno che pesci pigliare, avendo in passato reagito individualmente ed avendone tratto solamente minacce d’aggressione, epiteti di vario genere ed episodi spiacevoli.
    Altri ancora sanno già che cosa proporre a tutti gli altri per reagire in modo unitario.
    Credo che – finalmente – si muoverà qualche cosa: forse un convegno informativo pubblico, (forse di tono sarcastico verso tutti gli scienziati autodidatti che si permettono di criticare tutto il mondo scientifico) con invito alla stampa e magari anche agli altri mezzi d’informazione sardi. Perché il problema è solo sardo, si sa: ed è eminentemente – anche se non solo – ‘politico’, oltre che etico- comportamentale e apparentemente solo scientifico.
    E non si può più risolverlo scrollando le spalle ‘perché tanto le bugie hanno le gambe corte’.
    La cosa è certamente andata troppo in là, ormai, anche per gli archeologi: lo sanno bene!

  16. Asia ha detto:

    Il dramma è che certi cialtroni (spesso senza titolo) non solo occupano spazi che dovrebbero essere riservati agli accademici, ma occupano TUTTI gli spazi dove c’è la possibilità di intascare qualcosa.
    La vendita dei loro libri è l’elemento chiave, l’obiettivo primo, cui si aggiungono lauti banchetti a spese della collettività.
    Li apprezzerei solo se, in nome della cultura (?), facessero simposi gratuiti o devolvessero il ricavato dei loro testi in beneficenza, come ha fatto lo stimato Maurizio Feo.
    Nossignori.
    E’ progenie che -vendendo fumo- morde, rosicchia e divora.

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