NEUROARCHEOLOGIA ALLA FACOLTÀ DI MEDICINA DI SASSARI : UN PRIMATO – PARTE SECONDA

POST 091 GENTILE MARCELLO MADAUParte seconda in cui si inizia a chiarire il senso del lungo post a puntate e, probabilmente, c’è chi comincia ad incazzarsi parecchio

Se l’Università è il luogo in cui si pratica la scienza: come facciamo a decidere se una certa attività sia scientifica o meno?

La risposta, in realtà, è più semplice di quanto possa sembrare: prima di tutto, negli enti di ricerca pubblici (ma in quelli privati è anche peggio!) non è che ci si alzi la mattina e si faccia ciò che pare e piace. Esiste la libertà di ricerca, certo, ma per ottenere i fondi necessari all’attività che si intende svolgere bisogna presentare un programma agli enti preposti al controllo e rendicontare quando richiesto (quindi si è soggetti ad una verifica di scientificità). Non sarà un metodo perfetto, ci mancherebbe, siamo esseri umani, quindi contano anche le amicizie, gli appoggi, la cialtroneria, il sapersi vendere e tutto ciò che caratterizza la società umana, ma il concetto generale è che ciò che si fa deve essere sottoposto ad un criterio di congruità espresso dalla comunità scientifica di riferimento. Tanto per essere chiari, non è sufficiente essere il professor Tizio o il dottor Sempronio, o Einstein!, qualunque scoperta, ricerca, attività, chiunque sia colui che la porta avanti, deve essere valutata e la valutazione avviene con criteri uniformi e uguali per tutti (inutile ricordare che si commettono errori, omissioni che esistono i delinquenti i cialtroni le deviazioni, certo, sì). Insomma, quando mi capita di sentire: “La tal cosa l’ha detta un professore universitario!” mi viene da rispondere: E allora? Con la scienza non c’entra nulla! La scienza non funziona così!

E come funziona?

È semplice: gli scienziati presentano il proprio lavoro attraverso le pubblicazioni scientifiche, articoli che vengono pubblicati in apposite riviste: le riviste scientifiche.

Allora nelle riviste scientifiche c’è la verità?

Neppure per idea: nelle riviste scientifiche c’è la scienza, che con la “verità” non ha nulla a che fare (la verità è una roba da preti!). Nelle riviste scientifiche c’è quella cosa che piega come e perché i miei dieci pazienti guariti del post precedente siano una bufala! Insomma la scienza funziona perché esistono dei criteri “necessari” (il rispetto di un metodo per l’effettuazione dell’attività di ricerca) senza i quali ciò che (eventualmente) si produce è privo di validità. E, per questo motivo, esistono riviste che sono considerate “più rilevanti” ed altre “meno rilevanti”, come dire che, se uno scienziato sottopone il proprio lavoro ad una rivista, sa che ci sarà un comitato di arbitri che leggerà quanto ha mandato e valuterà se siano o meno rispettati i criteri di scientificità condivisi dalla comunità scientifica. Come dire che se io mandassi i risultati dei miei dieci pazienti guariti, getterebbero il mio articolo nel cestino della carta straccia… e farebbero bene!

Però potrei provare a mandarlo ad un quotidiano (magari conosco un “giornalista”…) oppure potrei comprare uno spazio su una rivista che li vende (gli spazi: si chiama “pubblicità”). Oppure potrei andare presso una “casa editrice” e farmi stampare un libro pagando il giusto (ce ne sono a bizzeffe che fanno questo mestiere). Sarebbe una “pubblicazione “scientifica?”.

La risposta è no!

Già… e allora i risultati che gli scienziati del CERN presentano prima ai giornali e poi non si sa?

La risposta è semplice: le presentazioni alla stampa non hanno altro scopo se non quello di stabilire una sorta di priorità mediatica, perché gli scienziati non sono eroi (per fortuna!) ma esseri umani. Ciò che conta, dal punto di vista scientifico, sono le successive pubblicazioni, come ha dimostrato, ad esempio, il caso ben noto dei neutrini “più veloci della luce” (nel vuoto) di carfagnana memoria. Era un errore, capita, ed è stato riconosciuto dopo un accurato esame della strumentazione (pare uno spinotto difettoso!) Chi ha commesso la leggerezza non se la leverà più dal curriculum! (E gli sta bene, così, la prossima volta, ci penserà attentamente prima di lanciarsi in spericolate acrobazie “scientifiche”!)

Ed ora, finalmente, passiamo al succo del discorso: una modesta richiesta al preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Sassari, il professor Giuseppe Madeddu

Gentile Professore,

ho già scritto un post sul “seminario” Il percorso e l’evoluzione storica dei simboli nella Sardegna Nuragica, tenutosi presso l’Aula A della Sua Facoltà. Seminario i cui relatori sono stati: il signor Gigi Sanna e le dottoresse Piras e Nuvoli.

Naturalmente, lo ricordo per coloro che eventualmente dovessero leggere queste mie parole, esiste un regolamento ben preciso per l’uso della Vostra Aula Magna (che ho scaricato dal Vs sito e caricato nel blog a questo link). Da esso, copio (grassetto sottolineato mio):

Articolo 1 (Finalità d’uso)

L’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia è gestita dall’Ufficio di Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia e può essere utilizzata per le seguenti finalità:

A – Sedute del Consiglio di Facoltà e dei Consigli di Corso di Studio

B – Sedute di Laurea e di Diploma

C – Assemblee generali degli studenti

D – Conferenze e convegni scientifici organizzati da Dipartimenti e Centri della Facoltà

E – Conferenze e convegni scientifici organizzati da Enti pubblici e/o privati in collaborazione con strutture universitarie.

Sebbene non ci sia alcun riferimento alle altre aule (in particolare l’aula A, sede del seminario) spero che si possa dare per scontato come le finalità di cui all’articolo 1 debbano essere comunque rispettate, in particolare i punti D. ed E.. Quindi, le aule eventualmente concesse siano riservate a conferenze e convegni scientifici.

Orbene: che il signor Sanna sia del tutto privo di qualunque riconoscimento scientifico in merito alla cosiddetta “scrittura nuragica” è fatto assodato e non da poco tempo. Potrà sembrare curioso che un dipartimento universitario inviti una persona come lui, chiaramente fuori posto in ambito scientifico, ma, trattandosi di argomento lontano dalla pratica della medicina (però non si capisce perché il “seminario” si ospitato a Medicina!) si potrebbe pensare ad una sorta di disguido. Adesso il fatto è stato segnalato, si vedrà se accadrà ancora. Mi lasci anche riflettere, brevemente, sull’opportunità che una facoltà di Medicina ospiti un tema come quello dell’evoluzione dei simboli e dei segni nella Sardegna nuragica, per di più in collaborazione con un’Associazione che si occupa di archeologia! Le pare normale?

C’è, però, qualche piccola questione ancora aperta e che vorrei evidenziare, ad esempio la presentazione della dottoressa Piras.

Poiché sono una persona ignorante (soprattutto nel tema specifico) mi domando (ma soprattutto Le domando): potrebbe rassicurare i cittadini come me, sulla scientificità di quanto racconta la dottoressa?

Le spiego: incuriosito dal tema (converrà anche Lei che non si trovi correntemente nei libri di medicina) ho provato a cercare in quali riviste specializzate (quelle scientifiche) siano comparsi i lavori della dottoressa su questo argomento (non sul resto del lavoro, s’intende, per il quale qualche pubblicazione la dottoressa ce l’ha).

Le devo dire, molto francamente, che non solo non ne ho trovati (intendo pubblicazioni scientifiche, su rivista) ma avendo anche domandato ad un vostro collega ne ho avuto in risposta una risata!

Né il sito dell’Università di Sassari è più esplicito, perché, alla pagina dedicata alla dottoressa, non trovo nessuna indicazione: curriculum, pubblicazioni, attività scientifica. Nulla!

Ma sia così gentile da leggere il seguito, domani.

Cordialmente,

 

TO BE CONTINUED

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

106A

 

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13 risposte a NEUROARCHEOLOGIA ALLA FACOLTÀ DI MEDICINA DI SASSARI : UN PRIMATO – PARTE SECONDA

  1. zulianu ha detto:

    Quanto spreco di tempo e spazio. Perché invece di denigrare in totale anonimato, come un vigliacco che spara da dietro un muretto, non prova a confutare le tesi. Perché si limita a sparlare, Ci dimostri (con prove scientifiche) che le tesi esposte in questo convegno non sono credibili. Ha lo spazio, e a quanto pare anche il tempo, provi a confrontarsi. Magari col suo vero nome e il suo ruolo.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile zulianu,
      lei non capisce un cazzo: è Piras che deve dimostrare scientificamente le proprie tesi e sto appunto chiedendo al preside della Facoltà di dirmi dove stiano le sue pubblicazioni scientifiche (di Piras). Così funziona la scienza, ahimé.
      Ciò vale anche per Sanna, ovviamente, quando avrà da mostrare qualcosa (di scientifico) saremo in parecchi a leggere attentamente.
      Sul resto le dò ragione: non bisognerebbe perdere tempo con i coglioni che si firmano con un nick e non con nome e cognome (però per lei ho fatto un’eccezione)
      Cordialmente,

  2. Pulcinella ha detto:

    Stravagante Zulianu,
    trovo anche io che lei non sappia quello che dice, ma neanche un po’.
    Nella scienza l’onere della prova sta a chi vuole dimostrare un qualcosa (di nuovo) o confutare un qualcosa (di vecchio): e non basta che urli che secondo lui la prova la ha fornita (in realtà crede di averla fornita) ed è sufficiente. Dovrà presentare le proprio teorie in sedi scientificamente adeguate (leggi: riviste scientifiche accreditate) che decideranno se pubblicarle o meno. Mica si può fare scienza in un blog! Questo dovrebbe ben saperlo una stralunata signora che si forma AB: per una teoria di fisica si sognerebbe di dare la (supposta) dimostrazione su un blog. Chissà perché, invece, in un campo diverso pensa di avere grandi verità da rivelare al mondo senza sottoporsi alle procedure del caso. O magari vuole far credere che una Facoltà di Medicina sia sede idonea al caso: a Lettere stanno già pensando di fare convegni su prostata e linguaggio per spiegare l’origine dell’espressione ‘testa di cazzo’.
    C’è un’altra cosa, però, che non va, ed è grave. Certa gente pensa di essere nel giusto solo perché si convince all’applauso qualche classe di liceali. Troppo facile: gli studenti liceali non hanno gli strumenti per destrutturare simili erudite fantasie (i loro professori… transeamus), così come non ce li hanno i frequentatori dei corsi di paleografia nuragica. La riprova è che di volta in volta li si può convincere che i nostri progenitori fossero imparentati con gli Etruschi, oppure in alternativa con gli Assiri, o i Sumeri, o i Celti…
    Qui mi permetto una piccola critica al padrone di casa (sperando che non mi incenerisca), che in alcune occasioni ha espresso parere che la scienza ‘ufficiale’ dovrebbe ignorare certe teorie. In generale forse è così: qui però parliamo di fantasie che vengono propinate nelle scuole e che stanno facendo un danno terribile. Bene farebbero, secondo me, gli archeologi e i linguisti a scendere dalla cattedra e a dire la loro in modo netto: e leggo che qualcuno sta per farlo, finalmente. Poi, anche queste fantasie finiranno nel calderone capiente delle fesserie.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Pulcinella,
      non offenda l’intelligenza altrui: che io possa o meno incenerirla la preoccupa quanto una pustola sul culo di Berlusconi.
      Solo una precisazione: mai detto che la scienza non debbe reagire (e non usi il termine “ufficiale”, per favore, non ci sono tante scienze). Non sono d’accordo su certe reazioni, ecco tutto. Ad esempio il libro di Frongia. Credo, al contrario, che la scienza abbia il dovere di reagire, ad esempio prendendosi la responsabilità di concedere o meno un’aula universitaria. E non dico che non debba darla, sia chiaro, ma che, se accade, prenda chiaramente posizione e si firmi: titolo, nome e cognome. Ad esempio: professor Pinco Pallino Preside della Facoltà di Nonsocosa. Oppure: Professor Tizio Sempronio Direttore del Dipartimento di Cosologia. In modo tale che si sappia come i professori Pallino e Sempronio ritengano “attività scientifica” ciò che dell’aula viene fatto.
      Poi, ad esempio, ma ne riparleremo, la Soprintendenza, che magari se la prende con Frau, ma firma una convenzione con un’associazione che promuove attività che di scientifico potrebbero anche avere poco o nulla, così come la RAS, le province, i comuni gli enti pseudopubblici che “sponsorizzano” i libri e via discorrendo. Questo è davvero ciò che non va ed è proprio questo che i libri (“alla Frongia”) o lo scandalizzarsi lasciano com’è.
      Inoltre, nel caso specifico della Sardegna, sostengo da tempo coem si dovrebbe risolvere, una volta per tutte, la “questione Lilliu”. Altro bel pastrocchio.
      Le pare che abbia mai detto che la scienza non deve reagire?
      Di certo non deve farlo in mmodo da dare rilevanza a ciò che non ne ha.
      Cordialmente,

    • zulianu ha detto:

      Chi decide se le tesi sono giuste e le prove valide? Lei o il gentile ed educato titolare di questo Blog? perché non demolirle entrando nel merito? Sinceramente, sulle idee di Sanna non è che la pensi molto diversamente da lei. Quello che da fastidio sono questi attacchi personali che fanno pensare ad una origine della diatriba che nulla ha a che fare coll’argomento. Non sarebbe più costruttiva una discussione nel merito? Come dice giustamente il nostro Ainis, io non capisco un cazzo. Lui che invece capisce, perché non prova a spiegare a me e a quelli come me le bestialità contenute nelle tesi di Sanna? Ne è capace o gli è più facile e familiare perdersi nel turpiloquio.

  3. Tetragramma Sardo ha detto:

    Tutto è davvero cominciato quando si è permesso impunemente (perché “tanto tutto si esaurirà da sé tra poco… le bugie hanno le gambe corte”) che la Politica (nella sua forma più becera) si mescolasse all’Archeologia (in molti modi, bada!) e cominciasse ad ispirare teorie e prassi in quel campo…
    Adesso la Politica, e l’Archeologia copulano liberamente con le archeolingue neoinventate e con la Medicina.
    Il risultato non è certo l’inter-disciplinarietà che i farneticanti seguaci della setta s’illudono di avere così ottenuto, bensì un immondo ibrido ottuso ed opaco, una pappacotta maleodorante, immangiabile ed informe.
    A quando l’incrocio con le Scienze Sociali Protosarde, con l’Ingegneria Genetica di Monte Claro e la Fisica quantistica di Bonnanaro?
    Presto, oltre ai crediti formativi agli studenti, si elargiranno tessere per tutta la rete ferroviaria ai pensionati ed abbonamenti gratuiti alla TV.
    E’ uno spettacolo avvincente.

  4. Proto Zuniari ha detto:

    Qui l’affare s’ingrossa. Non avrei mai pensato a reazioni scomposte che, se non fossimo in un blog ma in un’aula, si sarebbero trasformate facilmente in fratture, sempre scomposte, per la gioia della diagnosta per immagini Dr. Susanna Nuvoli (qualifica dedotta dall’anagrafe della ricerca nel sito dell’Ateneo Turritano). Caro Ainis, la Dr. Nuvoli, come Lei sa, è in buona compagnia. Evidentemente i diagnosti per immagini, che già spaziavano dalla radioattività ambientale alla chimica verde, ora hanno aggiunto l’evoluzione storica dei segni nuragggici alle loro competenze. Ciò che mi meraviglia è che, per quanto io possa capire un fico di discipline mediche, nel sito dell’anagrafe delle ricerche le due ricercatrici compaiono con un curriculum e una produzione scientifica – nei loro settori – dignitosa, anche negli ultimi anni ( Ainis forse ha effettuato male la ricerca).
    Ciò , secondo me, aggrava la situazione, perché chi opera nella ricerca scientifica non deve legittimare i ciarlatani, non solo entrandoci in polemica ma, a maggior ragione, organizzandoci convegni insieme; poco importa se in un’aula universitaria o nella sala del Circolo degli Amici del Tordo di Passo. D’altra parte ci sono stati convegni – uno per tutti quello di Milis – con Frau, Tozzi (quello che parla di tutto e di più col martello in mano) e atlantidei vari (http://it.paperblog.com/tsunami-in-sardegna-224873/) vari, a cui hanno partecipato professori di di prima fascia che hanno sparato cazzate tsunamiche ( tanto ormai sono confermati), non si capisce se in cerca di soldi, visibilità, o per dovere di “fratellanza” nei confronti della loggia del vellutino. In fondo, l’affaire neuroepigrafico nuragico in confronto è una giacchettata.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Proto Zuniari,
      solo una precisazione: ho citato il sito istituzionale dell’UniSS (in cui la pagina di Piras è vuota) e domando se esistano pubblicazini relative alla “visione” della scrittura nuragica. Per il resto ho detto (basta leggere) che Piras ha pubblicato dei lavori scientifici (sulla cui rilevanza non mi pronuncio, ovviamente, ci mancherebbe).
      Ciò che deve essere chiaro è che aver pubblicato (anche dignitosamente) su un argomento non implica poter pontificare su un altro senza un controllo di scientificità. Per cui: dove sono i lavori “scientifici” sulla “neuroarcheologia”? (Attenzione: potrei anche non averli visti, ad esempio nell’anagrafe delle ricerche non li trovo, magari per mia mancanza: ci sarà un motivo se pongo la domanda a chi di dovere).
      Cordialmente,

  5. Proto Zuniari ha detto:

    Gentile Ainis,
    ovvio che le due ricercatrici di medicina non abbiano alcun lavoro in una disciplina cosi’ lontana dal loro campo di indagine (e anche da questo pianeta). Volevo solo dire che, cliccando Piras, compaiono quattro nomi tra cui quello della Dottoressa in questione, con tanto di foto curriculum ecc. Per il resto aspetto anch’io risposta alla sua domanda. Ma non credo che ci sarà risposta. E diciamocela tutta : non capendo un accidenti di archeologia nuraggica, può darsi che le due ricercatrici l’abbiano fatto per divertirsi. Non so, invece, cosa ci abbiano guadagnato (appaio dunque sono?) i cazzoni tsunamici (tutti ordinari di discipline pertinenti) che hanno tenuto bordone a Frau. Perchè, sicuramente, credono ad Atlantide e allo tsunami quanto io credo alla verginità della Madonna.
    Cordialmente

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Proto Zuniari.
      appunto. Io non mi pongo il suo problema: sono un minimalista (forse…). Desidero sapere, ad esempio, se i 500 euro dell’Aula magna (che paghiamo anche lei ed io) vengono usati per un tema che la direzione universitaria reputa scientifica. Perchè ritengo, come continuo a ripetere, che il problema non sia quello dei massimi sistemi ma quello dei minimi: su dinai! Come dire: se il prof Pinco va da Frau e lo omaggia, sono cavoli suoi, ma se ospita Frau all’Università sono cavoli nostri, perchè a quel punto deve dire che l’ha fatto perché Frau fa qualcosa di scientifico (altrimenti stiamo buttando i soldi nel cesso). E allora chiedo a tutti gli altri colleghi perchè se ne stanno zitti… e, se poi qualche cittadino si incazza, si finisce alla Corte dei Conti. Invece, se continuiamo a parlare di massimi sistemi, ciascuno fa finta di nulla, perchè contro i colleghi non si va.
      E poi, guardi che non è mica vero che le risposte non arrivano. Non arriveranno al blogghinpo, ci mancherebbe, non lo legge nessuno, ma io non mi offendo mica. Se per caso lei fosse del Capo di Sopra e conoscesse il giro, non faticherebbe a convincersi.
      Cordialmente,

  6. Thomas Donaldson ha detto:

    To do neural archaeology it’s not just necessary to understand the physiology of memory. Life is not nearly so easy. We have to understand the entire workings of nerve cells and all the other brain cells, to such a degree that we can predict in advance how they will respond if stressed in different ways: by ischemia, by poisons, by radiation exposure, by hostile nanotechnology. We have to understand every single pathological condition, and have a detailed picture of the sequence of events occurring in brain cells subjected to these pathologies, second by second, straight down to total autolysis. This is a fundamentally infinite task. True, the brain is a finite system. But the number of possible stressors and the damage they can cause to it is inexhaustible.

    Often in medical periodicals people will publish reflective articles about the future of medicine. They are usually insipid. Well, cryonics is the future of medicine. I don’t mean just that people will someday be frozen and that gerontology will rejuvenate us so that we live indefinitely long. I mean that we’re going to see a change in boundaries. All of the deaths that we now know of as deaths, and simply abandon, will become pathological conditions, to be studied as problems with the aim of a cure. The future of medicine consists of finding ways to recover poorly frozen patients with Alzheimer’s disease and an hour of warm ischemia.

    We already have a class of diseases called iatrogenic diseases. These are conditions which result from medical treatments. Antipsychotic drugs, for instance, cause a neurological condition called tardive dyskinesia, which consists of violent facial tics. These conditions are not the same as malpractice, at all. What has happened is that our treatments simply aren’t perfect. We’d like to think that we’ll have perfect freezing and perfect rejuvenation. But that can’t happen either. Even if things go well for most people, for some people things will go badly. They will become medical cases. Some people will go to their doctor for rejuvenation, and wake up 200 years later because they reacted badly to the treatment.
    Solving the problem of neural archaeology is like curing or preventing all diseases. It won’t happen.

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