LA SARDISTRA: QUANDO POLITICA (E INFORMAZIONE) FA RIMA CON MEDIOCRITÀ

POST 178 LA SARDISTRA QUANDO POLITICA (E INFORMAZIONE) FA RIMA CON MEDIOCRITÀCome passa il tempo: sembra ieri che Berlusconi chiedeva a Cappellacci di dire qualcosa per sentire, finalmente, che voce avesse, ed oggi ci siamo di nuovo… le elezioni sono alle porte! Cosa è cambiato da allora?

Poco o niente, naturalmente: politica poca e, la poca, pessima. Anzi, mediocre e, forse, è anche peggio.

Ciò che atterrisce è la completa e assoluta mancanza di una proposta politica. Che, tradotto in italieno corrente, sarebbe come dire: una qualche idea di dove andare a parare nel futuro e di come arrivarci. Non dico un Obama in berritta che esprima una politica, riflesso di una concezione dignitosamente precisa del mondo che auspica, quanto uno straccio di politico locale che ci dica, in poche parole, quale Sardegna vorrebbe e perché.

Tanto per restare terra-terra- e fingendo che esista una personalità politica sarda capace di tanto! – una cosa semplice come questa:Premesso che nei prossimi vent’anni la Sardegna avrà una distribuzione anagrafica così e cosà – il che implica la necessità di questi e quest’altri servizi irrinunciabili – bisogna strutturare il PIL sardo come segue: X% manifatturiero; Y% terziario avanzato; Z% agroindustriale; K% turismo. X+Y+Z+K deve portare a circa questo, così da generare ricchezza sufficiente a sostenere i servizi di cui abbiamo bisogno. In questo modo, senza prendere per il collo i cittadini, e chiedendo l’aiuto indispensabile dello stato, tendiamo a dirigerci verso un pareggio di bilancio da raggiungere anche attraverso una moralizzazione dei comportamenti amministrativi della cosa pubblica, rendendo trasparenti i meccanismi di spesa. Per raggiungere l’obiettivo prefissato, propongo di fare così: per X in questo modo, per Y in quest’altro, per Z in quest’altro ancora e per K, invece, così.” Semplice politica, insomma… o fantascienza?

A giudicare da ciò che si legge in questi giorni c’è da propendere per la seconda, perché:

1)  Il giornale della destra – e anche unico, in Sardegna ne abbiamo solo uno – si guarda bene dal parlare di politica. La destra ha prodotto un’amministrazione ragionale che neppure Asimov avrebbe potuto immaginare nel suo ciclo sui robot, quindi meglio interessarsi d’altro; che so, della polemica su Tuvixeddu e i 70 milioni che la R.A.S., ovviamente, non pagherà mai. Esaurito il Lirico di Cagliari qualcosa si trova sempre. Oppure pensiamo davvero che Cappellacci dica cosa intende fare per l’Isola, cioè ridurla ad un luogo in cui esistono pochissimi ricchi sfondati che sfruttano una popolazione di camerieri stagionali e muratori in nero?

2)  Il PD, privo di mezzi d’informazione (forse sarebbe meglio aggiungere «per fortuna») è troppo impegnato a dimostrare di non esistere per perdere tempo a proporre cazzate come quelle che occorrerebbero, cioè un’idea politica basata sui numeri e sulla capacità di innovare. Ma davvero pensiamo ad un Lai che prende un microfono e comincia a dire: “Il nostro comparto manifatturiero deve contribuire al PIL per una cifra non inferiore a X, altrimenti andiamo nel culo! Per farlo, ho intenzione di andare da Letta e dirgli: «Adesso prendi una delle grandi aziende di stato e ne porti un pezzo in Sardegna (vedi tu come fare per ovviare alle eventuali obiezioni dell’Europa: se la Renault è ancora un’azienda pubblica in Francia e la VW in Germania, ci sarà pure un modo, no? I francesi fanno gli aerei a Marsiglia e noi non potremmo produrre cazzilli a media tecnologia a Portovesme? Ma scherziamo?) Io, da parte mia, mi impegno a far sì che il partito dica ai cittadini che dobbiamo smetterla di considerare il manifatturiero un accozzificio e che dobbiamo piantarla di disperdere i soldi pubblici in cazzate orrende: lo Stato faccia la sua parte, i cittadini sardi faranno la propria, scommettendo sul futuro.»” Ce lo vediamo? Oppure Soru, che non è neppure capace di gestire l’Unità? Cambiamo discorso, via, è meglio!

3)  SEL, da parte sua – e mi spiace dirlo – manca di una cosa che si chiama massa critica, senza la quale si incide poco. Tolto Vendola, tra l’altro, che esprime con chiarezza un’idea di futuro dignitosa – idea che è anche riuscito a coniugare amministrando la Puglia – si fatica a capire cosa diamine intenda fare per l’Isola. Saranno anche ragazzi simpatici, però paiono, troppo spesso, tanti battitori liberi coagulati attorno ad un comitato elettorale, in cui si passa dalle riflessioni sui massimi sistemi al carciofo a chilometro zero. In un posto normale ci si sarebbe stretti tutti attorno all’esperienza di Zedda, che sta amministrando un casino inverecondo (tradizionalmente di destra) come Cagliari in modo più che dignitoso, però siamo in Sardegna e per di più a sinistra, quindi non stupisce che il sindaco venga percepito come una seccatura, forse proprio perché sta producendo qualcosa di valido (cioè di pragmatico, perché c’è una bella differenza tra i bei pensieri e la necessità di produrre amministrazione).

4)  Il resto, scarsissimo, di quella che potremmo chiamare l’area progressista di fatto non esiste, frammentata in monadi infinitesime in perenne confitto tra loro.

5)  Infine l’informazione residua, quella che si potrebbe chiamare indipendente dall’unico giornale di destra (che raccoglie anche parte nobile dei restanti mezzi di informazione, tra radio e TV) risulta, se possibile, peggio della politica! Piuttosto che sollecitare quest’ultima a produrre ciò che dovrebbe (ovvero un’idea di futuro argomentata sulla quale si possa discutere) segue la corrente (di destra) parlando di nomi, alleanze, strategie di partito. Oppure slogan, per lo più datati, in cui si cerca di sostituire una grafica accattivante ai contenuti. Come per il “Partito sardo della Sinistra”, che somiglia più a un flippato casteddaio (Cussu è tottu partiu!) sinistroide in overdose per troppa peperonata (rossa) impoverita, che non a un soggetto politico raccolto attorno a un’idea di futuro. Oppure alle strane – e ridicole – commistioni tra sardismo e sinistra, la sardistra, che sarebbe a dire una sinistra che funziona perché parla in limba, scrive in LSC e fa scompisciare dalle risate (mi immagino il bimbominkia di turno che si presenta a Zelig: un successone!)

Insomma, come previsto, niente di nuovo dal fronte isolano: politici abituati al piccolo cabotaggio locale (= spendere i soldi pubblici strappati a Roma) e giornalisti bimbiminkia abituati a vivacchiare dietro ai politici abituati al piccolo cabotaggio locale (= … come sopra). Pare siano gli inconvenienti delle inesorabili leggi dell’evoluzione: le specie si adattano alle condizioni ambientali, producendo adattamenti volti allo sfruttamento delle risorse disponibili: ci sono i soldi pubblici da usare? Usiamoli: perché sforzarsi per trovare alternative?

Come dire: ci può essere qualcosa di peggio che perdere le prossime elezioni regionali?

Sì: vincerle non sapendo che cazzo fare successivamente! Che sarebbe, attualmente, la condizione della sinistra (che non so quanto corrisponda al PD+SEL, in realtà!)

In attesa di un poco di politica, possibilmente vera: non guasterebbe!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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