ZEDDA: LASCIATE CHE I CELLINO VENGANO A ME

POST 043 ZEDDA A VIDEOLINA ATTENTI AL PICCIONEMorto Andreotti, in molti hanno parlato dei suoi processi. Quelli per mafia, naturalmente. Assai meno hanno ricordato, al contrario, un altro processo che il famoso uomo politico amava frequentare con una certa assiduità: quello di Biscardi. Uomo di potere, Giulio Andreotti ha sempre considerato il calcio un’utile strumento per la raccolta di consenso, come del resto molti altri politici prima e dopo di lui.

Per questo motivo, perché calcio e potere vanno di pari passo, è interessante riflettere sulla peculiare situazione cagliaritana riguardo questa particolarissima forma di spettacolo, il calcio, che nell’antica Roma era sostituita dai combattimenti dei gladiatori e dalle corse delle bighe.

La storia è nota (sebbene la si racconti diversamente a seconda dell’interesse che si esprime): dopo decenni di subalternità dell’amministrazione cittadina agli interessi della Società Cagliari Calcio, Zedda ha marcato una differenza netta, riportando i rapporti tra interesse pubblico e privato nella direzione del rispetto delle leggi. Se in precedenza tutto (o quasi) era permesso, pur di favorire il fenomeno calcio, con poco riguardo per gli interessi collettivi, la giunta Zedda ha operato (quindi non parole: fatti!) in modo chiaro: lo stadio cittadino è di proprietà della collettività; esistono leggi che regolano l’uso dei beni pubblici; la Società Cagliari Calcio deve rispettarle (cioè pagare quanto di competenza, se non si fosse capito!); punto! Reazioni? Il presidente della Società ha preso baracca e burattini e si è traferito…

…nelle patrie galere, dove pare si sia trovato benissimo visto che ha dichiarato più volte di aver trovato ammirazione e comprensione. Nel frattempo, la squadra ha smesso di giocare a Cagliari ed ha vagato per mezza Italia (da Quartu in poi è tutto un agitarsi, tanto per rimanere vivi).

Naturalmente, Zedda è stato criticato da più parti. Scontate le prese di posizione della destra (che controlla i mezzi di informazione), sono apparse bizzarre quelle provenienti dalla sinistra (non poche) che pur apprezzando (a parole) la fermezza del sindaco, ne hanno stigmatizzato una pretesa poca propensione alla mediazione e al desiderio di soluzione dei problemi, come se davvero fosse semplice coniugare le pretese di una società privata con il diritto collettivo di pretendere il rispetto delle regole. Quindi ricerca di “espedienti” (di questo si tratta, adoperiamo un lessico dignitoso) per impedire che il glorioso Cagliari abbandonasse la città. Come sia possibile che persone dichiaratamente “di sinistra” pretendano questo è un mistero, però siamo sardi, che diamine e non ci facciamo mancare nulla.

Notizia di questi giorni, il Cagliari Calcio ha chiesto se per caso non si possa riprendere a giocare al S. Elia… e l’amministrazione ha risposto che sì, certo, se ne può parlare… posto che si risolvano i piccoli e trascurabili problemi inerenti li rispetto delle regole (ovvero: basta che la società onori i propri debiti che si può ripartire da capo!)

Mi affretto a scrivere queste poche righe perché non ho idea di come finirà. Non so se davvero il Cagliari riprenderà a giocare al S. Elia (né mi preoccupa) e l’incontro previsto per venerdì potrebbe anche finire in nulla. Però è interessante parlarne prima che gli avvenimenti procedano oltre per segnalare un fatto che a me pare rilevante: che il sindaco di una cittadina, capoluogo di regione, spesso citato nelle cronache come esempio di amministrazione “di sinistra”, si permette di andare contro corrente rispetto all’appiattimento della politica sul fenomeno calcio, mostrando come si possa evitare di soggiacere alle logiche di potere comuni, più o meno, a tutti gli schieramenti… con una qualche prospettiva di spuntarla!!

Ecco perché ne scrivo adesso, per segnalare che il piccione Zedda, bersaglio secondo tanti predestinato ad essere impallinato, rischia di dare un’altra lezione di politica e buona amministrazione riportando Cellino a Canossa (e non sto a dire quanti e quali ombrelli dovranno essere adoperati nel corso del pellegrinaggio!) Un altro esempio (e non sto a citare tutti gli altri, l’ho fatto fin troppo) della distanza tra l’agire amministrativo e le osservazioni più o meno pittoresche della pattuglia di commentatori bimbiminkia che infestano blog e tasinataonline, tutta gente che non ha mai amministrato una beata fava (o che, avendolo fatto, è stata cortesemente invitata a lasciar correre) e pretenderebbe di sindacare sull’operato di un politico che dimostra di avere un’idea precisa dei contenuti della propria amministrazione (prima di tutto la legalità!) Con l’aggravante di mostrare uno sprezzante incazzo quando il sindaco, per ovvi motivi, si guarda bene dal seguire i “suggerimenti” dell’opinion maker di turno: oggi il giornalista, domani il famoso avvocato, ieri l’artista piumato, perché altro è parlare a vanvera, altro avere la responsabilità dell’amministrazione pubblica.

Poi, visto che Cellino è uno scaltrissimo imprenditore, Zedda si prenderà una sonora fregatura. Forse. Ma per ora il sindaco è a piede libero, mentre il famoso e scaltro imprenditore agli arresti domiciliari, assieme a non pochi politici e tecnici che, per l’appunto, sono accusati di aver posto in essere gli “espedienti” che si chiedevano a gran voce, anche da parte di alcuni ambienti definitisi “di sinistra”.

E poi non ditemi che sono di parte quando suggerisco di andare a spasso con l’ombrello, anche d’estate e se non piove. Non è partigianeria politica, piuttosto cortesia: una bomba di piccione sulla testa è spiacevole (per informazioni chiedete in giro: saranno in parecchi a rispondervi!)

 

PS – No, non ho dimenticato l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio, ci mancherebbe. Tutt’altro! Ne riparleremo al momento opportuno. Cordialmente,

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a ZEDDA: LASCIATE CHE I CELLINO VENGANO A ME

  1. Carlo Murtas ha detto:

    Massimo Zedda ha ereditato sul S.Elia una situzione incancrenita dal lassismo dei due suoi predecessori; la fermezza dimostrata nei confronti di Cellino era una precondizione necessaria perchè potesse riaprirsi la partita per l’auspicato ritorno del Cagliari allo stadio cittadino; si tratta ora, aprendo in parallelo una trattativa per una ragionevole quantificazione ed un rapido recupero dei debiti pregressi della società, di trovare le risorse per fare i lavori necessari per riadeguare lo stadio; penso che l’eventuale successo del sindaco nella risoluzione di questa questione dello stadio non sia indifferente per i cagliaritani, ed il Sindaco, sono sicuro, ne è ben consapevole.
    Non credo che Zedda possa rischiare di farsi fregare da Cellino, vista anche la scelta, palesata in questa fase iniziale, di gestire in modo trasparente la trattativa, richiamando espressamente tutte le questioni coinvolte.
    Vedremo subito se anche Cellino ha intenzione di fare sul serio, sembrerebbe che anche per lui sia questa ora una necessità.

  2. Zedda…ma chi il bambinone che ha proseguito l’opera di imbruttimento della città? Quello che prometteva marciapiedi sistemati, anfiteatro aperto al turismo…quello della pioggia di soldi (nostri) agli zingari, quello dell’esibizionismo del giorno dei gay, quello che ho votato sulla fiducia e che oggi mi convince a lasciare Cagliari?

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