LA DIFFERENZA TRA VENDOLA E MONTI? CI PENSA LA STATISTICA

POST 093 COME DECIDERE CI PENSA LA STATISTICAAvendo un retroterra culturale bizzarro (liceo classico, studi tecnici, interessi umanistici) frequento spesso persone che mi dichiarano, con assoluta nonchalance, di non capire un acca di matematica. Poi pretendono di spiegarmi perché dovrei votare Monti o Vendola (qualcuno anche Storace, ma in decisa minoranza; Berlusconi, a dire il vero, assai meno di qualche tempo fa).

Ma come fanno?, dico io! Come si fa a decidere senza conoscere un minimo di matematica, ad esempio di statistica? Facciamo un esempio concreto.

Siamo in dieci e ascoltiamo Monti e Vendola che illustrano il proprio programma elettorale. A un certo punto, parlando di sostentamento, Monti dice: Garantisco un pollo a testa. Vendola, per non essere da meno, ribatte: Anch’io!

Poiché siamo dieci vecchietti (l’età media è sui 43 anni) preferiamo fidarci di Monti, non di un ragazzino come Nichi. Lo votiamo, ci prendiamo una legislatura come l’anno appena trascorso e, alla fine, eccoli di nuovo a presentare i programmi.

Dice Monti: Ecco i dati dei consumi della legislatura rilevati dall’ISTAT: avete consumato dieci polli, siete dieci, quindi ho rispettato le promesse. Votatemi di nuovo.

Replica Vendola: È una bufala! Dei dieci votanti, due hanno mangiato tre polli ciascuno, i restanti otto ne hanno mangiato mezzo a testa!

Secondo me, vince di nuovo Monti, perché convince gli otto cretini che i due obesi mangiatori di polli siano semplicemente migliori degli altri e siccome bisogna considerare la meritocrazia e l’equità, è giusto che sia così: i più bravi mangiano di più, gli altri meno (ma votano Monti perché sono convinti che riusciranno a diventare come quelli che ne hanno avuto tre a testa!). Alla legislatura successiva, uno dei dieci mangia nove polli, gli altri si beccano un nono di pollo (litigando ferocemente, perché dividere un uccello a simmetria bipartita in nove parti uguali è davvero complicato). Chi vince alle successive elezioni?

Il punto, però, è un altro: se nel caso dei dieci elettori che mangiano dieci polli la situazione è (apparentemente) comprensibile, la vita reale ci pone di fronte problematiche ben più complesse. Come orientare le nostre scelte (non solo quelle politiche) di fronte a un mondo che da una parte ci bombarda di quantità enormi di dati e dall’altra ne fornisce interpretazioni (ovviamente) di parte?

Ce lo spiega, assai bene, in 137 paginette, questo delizioso saggio di Hand: Statistica: Dati, numero e l’interpretazione della realtà (Codice, 2012) il cui scopo dichiarato (cito testualmente) è: «[…] la statistica è la più appassionante delle discipline. Con questo libro mi sono prefisso di mostrarvi che questa affermazione è vera e vi mostrerò perché è vera» (corsivo dell’autore).

Il nucleo del discorso di Hand non si basa sull’atteggiamento di un professore di matematica che sale in cattedra e comincia a riempire lavagnate di formule e grafici. Piuttosto un amico ironico che parla di polli ed elettori, portando prima di tutto solidi argomenti (senza l’ombra di un numero (!), salvo quelli che si ritrovano in qualunque testo) che dimostrano incontrovertibilmente come il mondo adoperi la statistica per convincerci ad agire in favore del profitto altrui (di pochi altrui, come quello che mangia i nove polli e ci lascia un nono di volatile!). Da cui l’ovvia conclusione che, se il mondo usa la statistica per spremerci il borsellino, l’unica soluzione è studiarne almeno i primi rudimenti (di statistica, non del borsellino) per difendersi con la stessa arma.

In altre, semplici, parole: poiché chi vende i propri prodotti (tutti i prodotti, non solo i brand commerciali) adopera la statistica, vediamo di studiare come funziona l’arma dell’avversario, altrimenti rischiamo di non capire cosa succede.

Poiché i più sono spaventati dalla matematica, sarà bene sottolineare che non parliamo di un trattatello elementare di statistica, bensì di un brevissimo saggio che cerca di dimostrare come non se ne possa fare a meno (della statistica) per interpretare la realtà complessa nella quale ci è stato dato di vivere.

Quando poi si passa – e non se ne può fare a meno – ad illustrare alcuni concetti basilari della disciplina, ciò viene fatto in modo magistrale, discorsivo, sebbene, diciamolo nuovamente, sia lampante come l’autore non desideri ficcarci in testa la differenza tra media, mediana e moda, quanto informarci dell’esistenza di alcuni semplici strumenti che possono dare un certo piacere intellettuale dalla consapevolezza di investigare la realtà – e prendere le nostre decisioni – ad un livello meno superficiale di quanto si faccia comunemente.

In definitiva, prima di tutto un libro fatto di ragionamenti, di logica e buonsenso, perché la statistica, quella vera, è prima di tutto buonsenso. Da non confondere con l’intuizione, però: la realtà necessita di buonsenso ma è spesso controintuitiva e. per capirlo, la statistica aiuta (soprattutto se la adoperano contro di noi!).

Se poi proprio non se ne vuole sapere, di statistica, si legga almeno come fanno i persuasori occulti a convincerci delle cose più pazzesche, quali grimaldelli vengano usati nei nostri confronti e perché appaiano così convincenti. C’è tutto un mondo affascinante, là fuori, e ci vuole un po’ di statistica per vederlo: la fatica di dedicarci un paio d’ore (e una quindicina di caffè) è un ottimo investimento… di buonsenso.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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