SARDEGNA&POLITICA: LA MALEDIZIONE DEI BIMBIMINKIA

POST 175 SARDEGNA E POLITICA«Nel 1351, un francescano di Barcellona si pose una domanda di fondamentale importanza: il sangue di Gesù Cristo gocciolato per terra durante i supplizi, fu assunto in cielo assieme al corpo o no? […]

Non stupirà apprendere che, ad oggi, nessun papa ha mai deciso in merito: evidentemente, dopo 659 anni, i tempi non sono ancora maturi, e poi è bene tenere sottomano una disputa inutile per avere qualcosa di cui parlare […]»

Cominciamo con una bestemmia: in Sardegna, rispetto ad altri luoghi d’Italia, questa terribile crisi si percepisce molto meno (per ora…)!

Suona assurdo, ma è anche vero. E lo è a causa della forte dipendenza dell’economia isolana dalla macchina pubblica, coniugata in tutte le mutevoli forme che assume: stato, regione, province, comuni. La stessa causa per la quale, pur avendo attualmente l’enorme chance di sopravvivere dignitosamente nella tempesta che attraversiamo, ci rechiamo incontro ad un futuro peggiore rispetto a ciò che aspetta altre regioni, attualmente più sbandate, ma in possesso di (e impegnate a rafforzare) un assetto più robusto. Tanto per dirlo in due parole: questa crisi che sta uccidendo la struttura produttiva italiana, incide maggiormente sui territori che producono. Vogliamo dirla diversamente? Se non ci sono aziende, non ci sono neppure aziende che chiudono; se prima si viveva facendone senza, a questo abituati dall’abitudine di tettare dalla mammella pubblica, si continua a farlo (finché dura…). Ovvero: la fotografia della Sardegna!

Quindi ospedali (medici, infermieri, impiegati… indotto) istruzione (professori, impiegati, bidelli… indotto) forze armate (un pozzo di grana, dalla fanteria alla guardia di finanza, passando per i carabinieri e la guardia forestale) enti vari e variegati, visibili e meno. Tutto inutile? Per nulla, parliamo di ciò che ci divide dall’inciviltà, però tutti servizi che hanno un costo, che devono essere sostenuti, anche se spesso non ci pensiamo (o facciamo finta). Se si produce ricchezza per pagarseli sono sacrosanti, in caso contrario si vive a sbafo, perché c’è qualcuno che ci pensa al nostro posto. Attualmente – e per lunghi anni nel passato recente – è esattamente ciò che è accaduto! Quindi, non solo abbiamo chiesto ad altri di sostenere i nostri servizi ma, nel momento in cui si manifesta una crisi che investe prima di tutto il comparto produttivo, finiamo anche per cavarcela meglio di quelli che pagano!

Vivere a sbafo, insomma, ha molti lati positivi, soprattutto in occasione di crisi come questa che stiamo vivendo: finché la struttura pubblica regge e stipendi e pensioni vengono erogati regolarmente, si finisce per vivacchiare dignitosamente.

Immagino che i dipendenti dell’ALCOA (che cito come sineddoche del comparto manifatturiero sardo) non saranno granché d’accordo (ci mancherebbe!) tuttavia questo dicono i numeri per chi ha voglia di leggerli (sul sito istituzionale della RAS ci sono tanti numeri e statistiche, basta averne voglia e capacità).

Tutto bene, quindi? Aspettiamo pazientemente che la bufera passi, continuando a cazzeggiare come abbiamo sempre fatto, convinti che in ogni caso arriverà qualcuno dotato di un portafoglio sufficientemente pieno da concederci di continuare come (e più) di prima?

Ecco, per l’appunto questo è il lato negativo del vivere a sbafo: la convinzione che, avendolo fatto per lunghi anni, si possa continuare come si faceva prima. Il che genera, tra l’altro, lo stato miserando della politica isolana e di ciò che in Italia fa da contorno alla politica: l’informazione.

Per cui non stupisce se, di fronte alla necessità di riflettere seriamente sulla raggelante crisi istituzionale (Grillo non ha sbagliato poi tanto, parlando di colpo di stato) e sul futuro prossimo dell’Isola (diciamo i prossimi dieci anni) i mezzi di informazione e la politica locali evitino accuratamente di interessarsi di entrambi, dedicandosi, come di consueto, al santo sangue di Gesù Cristo: venne assunto in cielo o no?

Che, tradotto in Limba Sarda Comuna sarebbe come dire: Ci facciamo il Partito dei sardi?

Che, tradotto in italiano, suonerebbe così: Ci facciamo il partito degli italiani?

Quindi, correttamente, mica stiamo a guardare stupidaggini come la necessità di individuare gli strumenti per produrre la ricchezza necessaria a pagarci i servizi di cui riteniamo aver diritto (ad esempio scuole ed ospedali) neppure per idea: discutiamo della necessità di avere un partito dei sardi, che non si sa bene di cosa si occuperà (se non del benessere dei sardi!) perché non è necessario saperlo! Basta che sia dei sardi!

Che poi sarebbe, visto che se ne parla così tanto, dopo l’uscita di Bonanni, la stessa menata dell’Autonomia, che la maggior parte dei sardi (intellettuali in testa) coniuga come segue: Vogliamo spendere da soli i nostri soldi e, visto che non ne abbiamo, perché non produciamo un belino di niente, dateceli! Altrimenti che spendiamo??

Non sarà un caso se, del sangue di nostro signore assunto in cielo o meno, ne parlano diffusamente dei veri e propri giganti della politica isolana, da Gesuino Muledda a Marina Spinetti, cioè emeriti nessuno che parlano di niente, passando per gli altri Capitano Nemo allocati a vegetare dentro il PD, che eruttano PD Sardo federato a quello nazionale tutte le volte (spesso) che non hanno un fico da dire, come gli attacchi di terzana prima del DDT, che tanto arrivano comunque e quindi è meglio usarli, almeno per produrre compassione.

E dietro, in fila, ordinatini e speranzosi, i bimbiminkia dell’informazone, perché un incarichino, una sovvenzioncina per la radietta, per il giornalino, il libricino, il contrattino di consulenza, l’insertino pubblicitario (si spera istituzionale) per la trasmissioncina in Limba, i soldini per l’amico, l’amica, fanno sempre comodo e soprattutto sono comodi. Non c’è neppure bisogno di fare il proprio mestiere… di giornalista.

Ma quali sono gli argomenti di cui si dovrebbe parlare, quelli da mettere in bella vista in cima alle priorità?

E chi lo sa? E poi: c’è davvero qualcosa di più importante del sangue di Cristo?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a SARDEGNA&POLITICA: LA MALEDIZIONE DEI BIMBIMINKIA

  1. New Entry ha detto:

    “C’è qualcosa di più importante del sangue di Cristo?”
    Forse la resurrezione di Barabba?

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