IL TOPO CHE AMAVA I GATTI

Il topo che amava i gattiNelle scuole italiane, di norma, la teoria dell’evoluzione viene insegnata poco e male. Non il solo Darwin è trascurato, s’intende (ci sarebbe una lunga lista) ma non sono molte le teorie così invise alla religione (per fortuna!) così questo esempio, per chi ama la scienza e il metodo scientifico, è particolarmente importante.

Trascurare Darwin nel percorso scolastico significa evitare di fornire strumenti critici per l’interpretazione della realtà, con l’aggravante che il parlarne in modo approssimativo, come spesso accade nella nostra vita dominata dalla televisione, conduce a vere e proprie distorsioni nella percezione di un gran numero di fenomeni.

Questo piccolo saggio, Il topo che amava i gatti e altre stranezze dell’evoluzione, di Michel Raymond (Bollati Boringhieri, 2013, € 13.50), si propone un obiettivo minimo eppure importante: illustrare cosa sia un adattamento e come esso si determini. Perché una specie esibisce una particolare caratetristica? Come accade che una specie cambiarla ciclicamente oscillando tra diverse opzioni? In che termini definire una «caratteristica» di una specie?

Quindi non un trattatello sull’evoluzione bensì un piccolo saggio che desidera spiegare la base della teoria (l’adattamento) attraverso un linguaggio accessibile e una gran messe di esempi opportunamente scelti per incuriosire e spingere alla riflessione.

Ad esempio: perché non ci sono animali con le ruote? E pesci con l’elica? Perché ci sono uccelli che nuotano ma non pesci che volano*)?

Soprattutto, un libro che cerca di sfatare i danni dell’eccessiva approssimazione scientifica dell’informazione spicciola, di norma propensa ad assegnare una patente teleologica ad un fenomeno complesso (l’evoluzione) basato esclusivamente sull’aleatorietà, coniugata naturalmente alle condizioni ambientali.

Per essere chiari, un lavoretto gradevole che si inquadra, come approccio al lettore, nella categoria del “Lo sapevate che?», ben assestata nella letteratura divulgativa anglosassone (soprattutto americana) mediata tuttavia dall’origine europea dell’autore, che ricorre al sensazionale con molta meno disinvoltura (direi con maggiore misura). Si evitano, per fortuna, i richiami all’altra grande tradizione divulgativa americana, quella del «Quella volta lì mi trovavo a ottomila metri di altitudine, in Nepal, con le scarpe di vernice, due fiammiferi di cui uno usato e una mela. Mi domandai come mai a ottomila metri non ci sono mele!»

Particolarmente interessante il capitolo dedicato ad un problema che viene affrontato di rado: l’azione dell’evoluzione sul genere umano riferita al presente. Esplorato con una certa superficialità, ma non se può fare un difetto, dato il carattere del saggio, richiama gli adattamenti più recenti della nostra specie (come la ben nota tolleranza al latte sviluppata nel corso della transizione neolitica) e si interroga sui meccanismi evolutivi attualmente in atto.

Chi segue abitualmente il dibattito sull’evoluzione non vi troverà granché di nuovo salvo, forse, qualche esempio curioso, come per l’appunto il topo che ama l’odore dei gatti e viene mangiato più facilmente. Che razza di adattamento evolutivo sarebbe questo, se il grazioso animaletto ha meno chance di sopravvivenza? Quanto è «strana» l’evoluzione? (Se vi capiterà di leggere questo capitolo avverto che sarete indotti a recarvi dal medico per esigere l’esecuzione del test per la toxoplasmosi!!)

Non è strana per niente… se la si studia con approccio scientifico e questo è il messaggio più forte del libro di Raymond. Da leggere, per un pomeriggio di relax visto che da queste parti continua a piovere e non ne vuol sapere di sole e caldo.

Segnalo, infine, che il testo è assai contenuto (115 pagine circa) seguito da un notevole complesso di note che alleggeriscono la lettura (una trentina di pagine) e una dignitosissima bibliografia per chi volesse cimentarsi con letture più specialistiche.

 

*) sì, so bene che esistono i «pesci volanti»! È, per l’appunto, una delle caratteristiche del saggio: individuare esempi particolarmente efficaci per colpire l’attenzione. Però la soluzione ve la cercate da voi, altrimenti che gusto c’è?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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