NIENTE POLITICA: SIAMO SARDI!

«Io non capisco la gente che non ci piacciono i crauti […]»

Mi spiace per coloro che, non avendo la mia età, non sanno chi sia stato Ivan della Mea. Che poi, in realtà, è morto da poco, nel 2009, ma per capire chi fosse bisognerebbe tornare indietro nel tempo ed erano anni in cui la ggente di oggi non c’era, per motivi anagrafici, oppure c’era e non sentiva (ed è una fine un po’ peggiore, direbbe Guccini).

Per chi ha voglia di capire, capacità di capire, la canzone di Ivan ha la stessa profondità di chi è riuscito ad analizzare la situazione politica complessiva dell’ultima settimana italiana nel voto al conte Raffaello Mascetti, durante il tiro al bersaglio parlamentare nei confronti di Marini: un’enorme, cosmica supercazzola prematurata con scappellamento a destra. Che poi fosse davvero un’analisi consapevole di quanto andava accadendo non saprei dire, ma è spesso il caso che si incarica di spiegare con stupefacente chiarezza ciò che si va combinando. Sta a noi, però, prenderne coscienza.

Mentre in parlamento si consumava l’operazione di normalizzazione del risultato elettorale nella direzione “Che ci chiede l’Europa”, ripensavo al gradevole libricino di Luciano Canfora “E’ l’Europa che ce lo chiede – FALSO!” (Laterza, 2012) un’ottantina scarsa di paginette dense di citazioni e ragionamenti, esposti con la consueta lucida chiarezza che siamo abituati a trovare nei suoi scritti. In fondo le stesse categorie espresse negli ultimi pochi anni da un pezzo di Partito Democratico – minoritario nella dirigenza e di consistenza sconosciuta nella “base” – nonché dall’ultimo barlume di sinistra palese avanzata nel nostro paese – SEL – in un clima da caccia alle streghe in cui si cerca con ogni mezzo di negare l’esistenza dell’unico esempio di gestione in controtendenza di una fetta di sud, quella che cresce e rialza la testa, dando un gran fastidio per questo!

Si potrà non condividere tutto ciò che dice Canfora (Ce lo chiede l’Europa = truffa) si potrà avere qualche riserva sul Vendolapensiero (ma che la Puglia sia l’unica realtà meridionale in controtendenza è oggettivo) tuttavia non si potrà negare come l’operazione gestita con notevole perizia all’interno del PD abbia avuto l’esito voluto: la certificazione che non esiste più politica, perché ci sono “cose che non sono né di destra né di sinistra, bensì cose che contano”. Quindi si farà un governo che di costituzionale non ha nulla (nei fatti sarà la delega affidata a Napolitano a deciderne programma e composizione) per fare queste “cose né di destra né di sinistra”: buone e giuste per tutti (E’ l’Europa che ce lo chiede!). Come dire: la politica non occorre, lasciamo fare a chi sa e piantiamola con queste pretese degli elettori che vorrebbero decidere del proprio futuro.

Pertanto non stupisce che – in Sardegna, notoriamente Atlantide (o Sardistan) buona per le vacanza estive, per lo spasso, non per le cose serie – si cominci a parlare di un “Partito dei sardi”, inaugurato a destra dalle grottesche adunate nuragiche di Pili – poi riprese da Cappellacci – che ora trova sponda anche a sinistra. In parte impegnata a trovare un buon pretesto per negare proprie responsabilità (la colpa del disastro è dei 5*, disse Lai) in parte vagolante senza una linea politica precisa, a volte innamorata di un bizzarro ecologismo privo di proposte, a volte affascinata dell’idea identitaria (altrettanto curiosa) mai definita e per questo utilissima quando si ha poco da dire… ma bisogna pur parlare per non far dimenticare la propria esistenza.

Perché ci si dovrebbe stupire? L’isola di Platone è parte integrante del disastro italiano, quello che vede la politica alzare le braccia ed arrendersi in diretta televisiva (dopo una Caporetto datata due decenni addietro, sia chiaro!) ma senza sortire quanto invocato da Grillo, o almeno quanto costui palesa (cosa pensi davvero lo saprà solo lui, forse). La politica non c’è più, certo, ha alzato le mani, ma il paese è nelle mani delle burocrazie espresse dal potere finanziario europeo, quindi largo a un governo «comune» alle forze politiche riunite in santa alleanza in nome dell’«emergenza». Il governo degli «itaGliani».

E che sarebbe il «partito di sinistra dei sardi» se non un parto del medesimo schema di ragionamento? Non c’è più politica, ergo facciamo qualcosa che vada bene ai sardi, tutti (ad esempio Zuncheddu e Fisietto, entrambi isolani DOC). Con il che si certificherebbe definitivamente che il PD, «prima», faceva tutt’altro, mica il bene dei sardi, se «adesso» necessita di ridefinirsi tale: sardo!

Ricordo, per l’appunto, che proprio Fabrizio Barca, reduce dal rebelot sulcitano, quello della «fuga come a Saigon», confessò coram populo di non aver trovato politica, nel Sulcis. Peccato che si sia limitato al Sulcis, altrimenti avrebbe potuto dire che non c’è politica in Sardegna… o ce n’è poca, pochina, uno schizzetto appena. Per non aggiungere che, se non c’è politica, è perché non si pensa, non si riflette, non ci sono coloro che dovrebbero farlo, situazione speculare alla mitica puntata di Porta a Porta in cui in cui il Guinness dei nei sulla faccia (pietosamente asportati in nome del dio immagine) intervista il Guinness  del gel sui capelli: Vespa che pone domande a Polito, ovvero l’epitome del giornalismo che non c’è.

Insomma, ragazzi, siamo seri e basta con le menate: non facciamo politica, noi, facciamo i sardi! In fondo lo dicono tutti coloro che hanno un posticino sul quotidiano, un microfono di fronte al culo, la paginetta sulla rivista o la faccia sulla sedia di una segreteria politica. Sardi siamo, cazzo!

Ma c’è una via d’uscita?

Il problema non è quello dell’esistenza di una via d’uscita, quanto il rendersi conto che bisogna cercarne una e ciò è sempre meglio che star fermi a dire che dopo Napolitano ci sarà Berlusconi al Quirinale (e non è per nulla escluso, qualunque Berlusconi ci vada, quello senza o quello con i baffi). Una strada, dentro il PD, la percorre Civati:

Ho letto l’intervista di Fabrizio Barca su l’Unità, oggi, e sono d’accordo con lui su quello che dice e scrive a proposito del Pd: faccio anzi notare che, senza averne discusso, dico più o meno le stesse cose in un’analoga intervista allo stesso giornale. Aggiungerei due cose: non si deve fare un partito a sinistra del Pd, bisogna occupare diversamente lo spazio che il Pd ha occupato (male) negli ultimi tempi.

Ma l’altra, in Sardegna, deve partire da un dato di fatto: che negli ultimi anni l’unico modello che nel sud ha pagato è stato quello di Vendola in Puglia, capace di vincere due volte in una regione storicamente conservatrice e omofoba (andata alla destra alle ultime elezioni). Non a caso la stessa del sindaco Emiliano, PD, sostanzialmente della stessa opinione di Barca e Civati. È quel PD e quella SEL che possono indicare una direzione dignitosa, se non vincente (che potrebbe non esserci). La sinistra c’è se c’è la politica, quindi devono esserci coloro che la fanno. Che non devono essere necessariamente giovani (che non vuol dire un cazzo) quanto in possesso di un cervello e del software necessario a farlo funzionare. Come dire che sarebbe il caso che anche da noi si aprisse un ragionamento come quello che vede impegnati i CIvati e i Barca a livello nazionale, assieme a Vendola.

Come dire, inoltre, per coloro che sono disattenti: c’è davvero, in Sardegna, un PD che ragiona su categorie di sinistra e una SEL che capisce cosa sia davvero SEL? Se sì, battano un colpo, lasciando i sardismi dove devono stare: nei ragionamenti del giornalismo di parte e pippiupillona (=bimbominchia) e nella non-politica degli ultimi anni.

Sì, siamo sardi e abbiamo bisogno di politica, possibilmente vera: e allora?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a NIENTE POLITICA: SIAMO SARDI!

  1. Anonimo0 ha detto:

    Va beh.. tutto assolutamente accoglibile (e auspicabile), eccetto il richiamo all’Onorevole Lai. Insomma, un pò come chiedere a Paperino di fare Paperon de’ Paperoni… Cazzo si può chiedere a (sperare su) un personaggio che ha declinato la sua dignità (personale prima che politica) in ordine ad un minimo di formale visibilità e quattro(cento) danari derivanti dal ruolo parlamentare..? E citando Lai si cita anche la fila indiana dei peones dirigenti Pd (per non parlare di qualcuno, meglio non fare il nome per disonestà intellettuale, ancora più a sinistra..).
    Ha perfettamente ragione sull’escamotage della sardità..: copertina buona a riscaldare idee scarne ma fredde e consunte.. Non servirà a nulla, se non a costruire alcove a personaggi avidi di coito zuppo di visibilità, prestigio, danari e (poco, almeno in terra sarda) potere.
    Cosa pensa che alberghi nelle sinapsi dei politici (o aspiranti tali) isolani.. la capacità/necessità di contrastare una pressione isomorfica alle direttive neoliberiste provenienti dai diversi punti di forza comunitari e americani?? Va bene.. il barbera è buono, ma non abusi.. 🙂
    Come dice K.K., “Qui da noi ci sono dei treni non puntuali che non sanno abituarsi ad attenersi ai loro ritardi”…
    Come dice la Sacra Scrittura “La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”, ma se lo “spirito sardo” ha per cognome Cabras.. tutto può rovinare. A meno che non si ricorra alla speranza (o alla fiducia, tema ultimamente a lei caro..). Nell’Apocalisse c’è un pezzo di brano che, spudoratamente e in modo opportunistico, per analogia di parola, posso girare a vantaggio del mio discorso: “All’angelo della Chiesa di Sardi scrivi: Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle: Conosco le tue opere; ti si crede vivo e invece sei morto. Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricorda dunque come hai accolto la parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te.” Che il ladro si chiami Barca è auspicabile..

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Anonimo0,
      tanto per essere chiari, bevo il Barbera (“la” Barbera, da queste parti) assai poco spesso e, quando accade, deve essere dignitoso (parliamo di uno dei vitigni più sputtanati dalle cattive pratiche enologiche). Piuttosto il Barbaresco (Nebbiolo) tra l’altro spesso rinvigorito da accorte iniezioni di “ardore sardo” (provi ad assaggiare il Nebbiolo sardo, se lo trova e ne sopporta la gradazione eccessiva). Per questo (il Nebbiolo) vale la pena esagerare ed essere poco lucidi.
      Quanto a Lai. Lei ha ragione, però parliamo di PD… e di quello sardo ne è sineddoche. Non ho detto che mi piaccia, ma scegliere tra Paperone e Paperino è facile (si può scegliere l’uno o l’altro); il problema sorge se c’è solo Nonna Papera, però c’è da prenderne atto: che vuol fare di differente?
      Klaus Kinski, invece, lo pratico poco e dei suoi treni (di Kinski) non ne avevo mai sentito parlare. Devo dire, tuttavia, che per essere un attore (mediocre) esibiva una notevole profondità di pensiero.
      Cordialmente,

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