QUIRRA: CI MANCAVA ANCHE SEL! PARTE PRIMA: L’AMBIENTALISTA NUCLEARE

POST 169 QUIRRA CI MANCAVA ANCHE SEL PARTE PRIMA L'AMBIENTALISTA NUCLEAREL’onorevole Michele Piras ha depositato, assieme ad altri parlamentari di SEL, un’interrogazione concernente il Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ). Avendola letta con molta curiosità, ho provato due sensazioni: lo sconcerto per la sostanziale mancanza di informazione, il disappunto per le domande poste. Se devo essere sincero, ne ho ricavato l’impressione di una sostanziale poca utilità. Così ho deciso di scrivere due righe.

Tuttavia, essendo stato accusato di essere carente in tema di onestà intellettuale e informazione da entrambe le parti che litigano sul tema da anni (coloro che difendono la permanenza del PISQ e quanti lo vorrebbero levare di mezzo) ho deciso di dividere il post in due parti. Nella prima, questa, cercherò di illustrare il qual modo mi piace guardare il mondo: usando i numeri, i dati, la scienza. Per farlo, parlerò di un libricino non proprio nuovissimo intitolato L’ambientalista nucleare: alternative al cambiamento climatico. Esso parla di produzione energetica, clima e produzione di energia attraverso la fissione nucleare. Scritto da uno scienziato, difende la scelta nucleare in nome dell’ambientalismo e lo fa attraverso un ragionamento basato proprio su questo: su un’analisi scientifica del problema.

Perché impostare l’analisi dell’interrogazione di SEL in questo modo? Il motivo è che vorrei cercare di spiegare, una volta ancora, come la questione del PISQ debba essere affrontata, prima di tutto, con metodo scientifico, guardando alle risultanze delle indagini che sono state effettuate (criticabilissime, naturalmente, ma sempre con metodo scientifico e non con le sensazioni o con i riferimenti circolari alla pessima informazione giornalistica prodotta in questi ultimi anni). Questo è ciò che ho sempre cercato di fare scrivendo i miei post (e subendo un bel po’ di insulti, bipartizan, di cui non mi frega un picchio, sia chiaro!): guardare ai fatti.

Orbene, per chi volesse leggerlo, il piccolo saggio di Juan José Gomez Cadenas difende la scelta nucleare attraverso il seguente ragionamento: che, in un’ottica prettamente scientifica, valutando i danni potenziali e i benefici, è il metodo di produzione energetica meno pericoloso e impattante sull’ambiente, soprattutto per la riduzione dell’emissione di gas serra e dunque per combattere efficacemente il riscaldamento globale (nel caso non si desideri smettere di produrre energia, naturalmente!)

Tutto ciò è assolutamente vero, direi incontrovertibile se si possiedono gli strumenti per accedere alle fonti primarie dei dati sperimentali e il desiderio di affrontare la faccenda con gli occhi spalancati e non coperti da salame ideologico. Ci sono i numeri a dimostrare che il nucleare è meno pericoloso, ad esempio, della produzione di energia elettrica da fonti fossili (soprattutto carbone) e che gran parte delle obiezioni (ripetute come un mantra) sono in realtà prive di riscontro (illuminanti le argomentazioni riportate nel cap 11: La litania antinucleare).

Un esempio per tutti, la pretesa di giustificare la generazione di energia come pretesto per la produzione di Plutonio (materiale base per le bombe atomiche) bufala che trova cittadinanza un po’ ovunque e per i motivi più diversi (per la cronaca, a parte i sovietici, nessuno si è mai sognato di produrre Pu in impianti convenzionali: molto meglio farlo in piccoli reattori militari, assai meno costosi, facilmente occultabili e non soggetti ai controlli internazionali; passare dalle parti del vicino oriente per riscontri, grazie!)

In particolare, faccio mia la conclusione del cap 11: «Si possono discutere i pro e i contro dell’energia nucleare o di qualunque altra cosa, ma sempre utilizzando argomenti ragionevoli e ragionati e, soprattutto, essendo onesti. Le affermazioni esagerate, imprecise o false con cui la litania ci sta affliggendo da decenni, invece, dimostrano ignoranza o malafede» (neretto mio).

Non sarà superfluo sottolineare che gran parte della comunità scientifica di riferimento (soprattutto fisici, ovvero coloro che sanno cosa sia la radioattività, a differenza di tanti che non sanno dove stia di casa) condivide l’idea che la fissione possa rappresentare una soluzione valida al problema del riscaldamento globale. Visto che ci sono, ricordo anche che non pochi ambientalisti “veri”, ad esempio uno dei fondatori di Greenpeace, Patrick Moore, condividono questa posizione.

Insomma, un libro di parte, favorevole al nucleare, ma su base scientifica: numeri, dati, percentuali, ragionamenti, logica. Tutto ciò che di rado usiamo nel prendere decisioni!

A questo punto la domanda per la quale ho diviso il post in due parti: Ma tu, brutto cazzone di un Ainis, sei favorevole al nucleare?

Risposta: No, sono decisamente contrario!

Il punto è che, pur con tutti i dati e i ragionamenti, ci sono degli aspetti cui non si dà risposta. Ad esempio: perché dobbiamo lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi un patrimonio di scorie che forse in futuro verranno efficacemente lavorate ma forse no? Chi ci dà il diritto di farlo, di condizionare così pesantemente il futuro dei nostri simili? Non dovremmo essere maggiormente riflessivi su ciò che ci lasciamo dietro?

E poi, rileggendo l’appendice su Fukushima (otto paginette scarse): dove sta una valutazione scientifica dell’accaduto, intendo dei danni a lungo termine, sostituiti da una breve analisi sulla pericolosità intrinseca della filiera LWR? (Come dire, per chi ne mastica poco: che senso ha dire adesso che i LWR sono più pericolosi del previsto, come dimostrato dal disastro giapponese di Fukushima? Come mai non ce ne siamo accorti prima? Non è che stiamo sottovalutando anche i reattori che ci appaiono sicuri? SI fa presto a tirare conclusioni dopo… e prima?)

Però le mie obiezioni o, se si vuole, i motivi per i quali sono poco propenso al suo utilizzo – nonostante ci siano fior di scienziati favorevoli al nucleare (ad esempio Margherita Hack) – hanno una base scientifica. Le scorie, ci piaccia o meno, ci sono e rimarranno attive per migliaia d’anni: perché i miei nipoti se le devono trovare sotto casa senza averle chieste? Anche la CO2, ovviamente, e infatti vorrei ridurla, ma preferisco altre scelte rispetto al nucleare… ma il punto che vorrei sottolineare è questo: non si può discutere di nucleare o di qualunque altra cosa se non facendo riferimento ai dati, a ciò che la scienza indica. Poi si può anche decidere di non tenerne conto (lo facciamo tutti i giorni per un sacco di cose) ma l’importante, a mio avviso, è saperlo!

E per Quirra?

Ecco, la cosa è assolutamente la stessa: possiamo parlare e discutere, di tutto e di più, ma, per favore, partiamo dai dati disponibili e non dalle bufale mediatiche. E di questo – e dell’interrogazione di SEL – ne parliamo domani

 

Juan José Gomez Cadenas: L’ambientalista nucleare: alternative al cambiamento climatico

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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