IL CATOBLEPISMO DI BARCA: SEL È MORTO, VIVA SEL

POST 165 IL CATOBLEPISMO DI BARCA SEL è MORTO, VIVA SELQuando un potenziale «nuovo leader» politico va in televisione ad annunciare sé stesso non è un inizio: è la seconda fase di un processo che si spera lungo e fruttuoso. Prima degli annunci ci sono analisi, lavoro intenso, un gruppo di supporto complesso e già formato, pronto alla pugna (nella speranza che sia una grossa pugna e non una piccola e insignificante pugnetta dagli effetti passeggeri, per quanto gradevoli).

Ciò per dire che le comparsate televisive dell’attuale Barca Pantocrator sono tutto fuorché una sorpresa. Se ne parlava da tempo e si conoscevano anche le linee guida del Barcapensiero, manifestato più volte nel corso dell’ultimo anno e mezzo, periodo in cui il Ministro per la Coesione Territoriale ha percorso tutti gli angoli in crisi del nostro disastrato paese (quindi tutti gli angoli) mettendo in cascina una preziosa conoscenza dello stato del territorio.

Dopo tanto attendere, ecco il manifesto di Barca, scaricabile qui.

Poiché verrà commentato in lungo e in largo da una pletora di valenti intellettuali, vorrei svolgere un insignificante temino, domandandomi, nell’ordine:

1.       Cosa diamine ci sia scritto nelle 55 paginette;

2.       A chi siano indirizzate;

3.       Per qual motivo il prode ancora-non-ex-Ministro per la Coesione Territoriale abbia deciso di rompere gli indugi proprio adesso;

4.       Se noi poveri omini della strada subiremo o meno un effetto dalla discesa in campo (di berlusconiana memoria) del prode Fabrizio.

Insomma: è un’altra supercazzola della politica italiana, oppure c’è da aspettarsi un effetto benefico su una sinistra agonizzante? Risposte:

1.       C’è scritto che i partiti servono, che il grillopensiero è una sciocchezza e si illustra come dovrebbe strutturarsi un partito di sinistra che desideri contribuire a riportare l’Italia sui binari della normalità e del buon governo; c’è scritto che il partito dovrebbe separarsi perentoriamente dallo Stato (tanto per intenderci, tagliare senza pietà qualunque legame diretto tra eletti e partito!) e seguire i dettami dello sperimentalismo democratico. Cosa sia quest’ultimo è il punto centrale delle 55 paginette, infatti resta piuttosto vago, perché sarebbe una specie di OGM a mezza strada tra il concetto di «governo ai tecnici che ne capiscono» (di liberista memoria) e il populismo grillino da 1 vale 1. Leggendo con attenzione, mi pare di individuare la presenza di un riferimento circolare, ma potrebbe essere dovuto al meccanismo di controreazione suggerito da Barca, nel senso che il partito muta continuamente seguendo la sapienza diffusa dei territori e i desiderata dei simpatizzanti/aderenti. Il mistero, almeno per me, ometto della strada, permane!

2.       Riprendendo la conclusione del punto precedente, lo scritto è destinato a persone che abbiano desiderio di/competenza per leggerlo; presumibilmente dirigenti politici di un partito di sinistra, vera, di almeno trent’anni fa o eredi diretti (ad esempio Vendola&Soci o la sinistra PD). Semplici conoscenti (ah, Bonvì) del tipo rappresentato dal sottoscritto, è bene che ci mettano molto impegno oppure evitino del tutto, ripiegando su comodi Bignami come questo(ragionevolmente dignitoso). Emblematico il ricorso al catoblepismo (sic!): proviamo ad immaginare un Renzi o un Grillo, in piazza (per non dire Berlusconi!) che adoperassero categorie come queste… Se un personaggio scafato come Barca scrive in questa maniera, il bersaglio è chiarissimo: quelli come lui dentro il PD/SEL.

3.       Perché a sinistra c’è un rischio grosso assai: quello che gente come Renzi tiri troppo la corda verso destra, trascinando definitivamente il PD verso la religione del dio unico liberista. Per uno come Barca (dichiaratamente simpatizzante di SEL) si presentano, allora, due possibilità: la prima, perdente, entrare in SEL, rimanendo a sgomitare in un partitino che ha dimostrato di non avere la forza di crescere; la seconda, prendere la tessera del PD rinforzandone la sinistra agonizzante, nella speranza che: a) il PD si sposti a sinistra inglobando SEL come gruppo capace di assumere una posizione di indirizzo ideologico; b) il PD si spacchi trascinando l’ala sinistra del partito verso SEL, in attesa. Non a caso, Vendola parla da tempo di un «progetto unico della sinistra».

4.       Premesso che nessuno sa cosa avverrà (Stampunieddu, in Italia e non solo, è in pensione da tempo) forse l’iniziativa di Barca costituisce un’opportunità per la costituzione di un blocco di sinistra (vera!) capace di raccogliere percentuali di consenso a due cifre, roba che non capita da tempo immemorabile e ha bisogno di sfruttare forse l’unica occasione ancora disponibile di mettere le manine sull’organizzazione territoriale che fu del PCI e ancora non è evaporata del tutto. Serve un partito, SEL non lo è, prendiamone un pezzo dove ancora c’è: nel PD! Questo per rispondere alla domanda: forse sì, noi omini della strada avremo un riscontro dall’azione di Barca, o almeno lo speriamo vivamente. Potrebbe anche darsi che si vedano effetti perfino nelle nostre noiose giornate di casteddai, provinciali e apparentemente lontani dalla politica che conta. Anzi, a dirla proprio tutta, potrebbe anche darsi che i riscontri ci siano stati prima dell’annuncio ufficiale di Barca, solo che per vederli ci vorrebbero giornalisti e notisti politici, due specie in via di estinzione che a Cagliari faticano ad allignare. Magari (hai visto mai!) potrebbe addirittura accadere che qualche bimbominkia vagante tra blog, radio e tasinataonline se ne accorga a seguito di questo post: dopo aver scritto così tante cazzate, i bimbiminkia potrebbero avere la possibilità di svegliarsi. Non molto, eh, non esageriamo, un pochettino, un’inezia, un grano, un troddio di formica.

E SEL?

SEL potrebbe avere una grande opportunità: quella di diventare un partito, cosa che, attualmente, non è. Un organismo con una testa, ad esempio (non un insieme di neuroni sparsi di cui talvolta si dubita facciano parte del medesimo cervello) e una bocca che comunichi una cosa che si chiama «linea» del partito, espressione di mediazione all’interno del corpo nobile formato non solo dai neuroni ma anche dalle frattaglie, come dire l’insieme dei simpatizzanti/aderenti e dai movimenti che ne costituiscono parte integrante, come correttamente suggerisce Barca. Così che non accada, tanto per dire, che in Puglia ci sia SEL che difende l’attività manifatturiera dell’ILVA – azienda che inquina – mentre in Sardegna non si veda alcuna propensione al manifatturiero, accusato, spesso a sproposito, delle peggiori nefandezze.

Chi è riuscito a leggere lo scritto di Barca – tra un catocoso e l’altro – di SEL (direi soprattutto di Vendola) avrà trovato moltissimo, prima di tutto il costante richiamo al pragmatismo del fare. Potrebbe darsi che Barca voglia ammazzare SEL, come si fa con i semi, che si sotterrano e si uccidono per far sì che nasca una pianta più forte. Sarà pure una metafora scontata, ma a me piacerebbe, possibilmente senza ricorrere ad un’altra di Faberiana memoria che ai militanti e dirigenti politici piacerebbe poco: perché, se dai diamanti non nascono i fior, meglio i semi che germogliano, morendo, dell’altra possibilità!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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