ZEDDA E L’EVAPORAZIONE DEL LIRICO DI CAGLIARI: SE UNA CAZZATA NON LO È POI COSÌ TANTO

POST 043 ZEDDA A VIDEOLINA ATTENTI AL PICCIONENon essendo un giornalista (ci mancherebbe!!) non ho il prurito per la «notiZZia» a tutti i costi. Altri sì, ma Altri è un giornalista, ha la tessera e qualcosa vorrà pur dire (ce l’ha anche Lavitola, la tessera e infatti qualcosa vuol dire e come!) Quindi oggi parlo di una non-notizia, ché il non- usa parecchio, ultimamente, soprattutto in Parlamento (o non-Parlamento?)

La non-notizia sarebbe che il Lirico di Cagliari è quasi sparito dalle cronache cittadine (quindi è una quasi-non-notizia, per la precisione). Come dire che mentre fino a poco tempo fa i ruttini delle RSU del Lirico spopolavano su tutti i media possibili e immaginabili (incluse le strip del mai troppo lodato Banana) adesso paiono avere (i ruttini) molto meno appeal. Non che sia scomparso del tutto, , però i bimbiminkia parlano d’altro, gli artisti pure (forse hanno mandato in lavanderia le piume, che avranno bisogno di una passatina in lavatrice, visto l’uso che ne fanno) e se proprio non se ne può fare a meno si pubblicano le informazioni sulla nuova stagione, che procede regolarmente. Ed eccola qua, la non-notizia: il Lirico funziona!

E Zedda?

A parte gli scherzi, e tenuto debitamente conto che sulla faccenda pendono ancora azioni giudiziarie varie ed eventuali (per le quali sarà necessario attendere) la vicenda dovrebbe indurre ad una riflessione, perché, se è vero che per certi versi è una colossale cazzata, per altri ha molto da insegnare, in particolare ad una piccola città di provincia come Cagliari.

Tra le tante lezioni, ne segnalo una: la difficoltà del cambiamento quando si crea un sistema diffuso di interessi trasversali che percorrono tutta la società cittadina, senza distinzioni di censo o parte politica. È una malattia che pervade tutta la società italiana ma che in Sardegna (e in una città come Cagliari) risulta particolarmente virulenta: la tendenza all’accettazione di un sistema basato sullo sfruttamento clientelare dei beni comuni. Tanto è radicato questo modo di intendere lo stare assieme, che finisce per apparire estraneo un agire basato prima di tutto sulla legalità, ovvero sull’affermazione che una società si deve basare, prima di ogni altra cosa, su regole condivise che non siano la legge del più forte (=chi ha vinto le elezioni) con la logica conseguenza dell’assunzione di responsabilità nel momento in cui si amministra.

Che ciò appaia scontato in una destra colonizzata dal ventennio berlusconiano non può stupire, mentre sgomenta la confusione evidente in parte della sinistra, che anziché plaudire alla decisa sterzata impressa dall’amministrazione Zedda in senso legalitario (a mio avviso, la caratteristica qualificante la vera novità della giunta) appare talvolta sconcertata e alla rincorsa di consenso attraverso i tradizionali meccanismi volti a «contentare la piazza» e le pulsioni populiste.

Tanto per essere chiaro, non mi riferisco ai bimbiminkia che balbettano improbabili analisi «politiche» dell’azione amministrativa (per questo ci vorrebbero giornalisti veri e, a Cagliari, ce ne sono pochini) quanto alle bizzarre interpretazioni fornite da parte della sinistra di fronte a scelte sacrosante del sindaco, come «lo strano caso del Lirico» illustra con dovizia di particolari.

Cosa sia accaduto è sempre più chiaro e il tempo che passa (a proposito di galantuomini) non manca di confermarlo: si è voluto riportare un bene comune ad una gestione dignitosa e gli interessi stratificati in decenni di cattivo governo cittadino si sono opposti strenuamente. Con l’aggravante che non si tratta di rendite afferenti una sola parte politica, quanto di un sistema – drammaticamente errato – condiviso trasversalmente da una porzione non trascurabile della società cagliaritana!

Per essere ancora più chiaro – e con la consapevolezza di adoperare categorie care ai simpatizzanti del 5* – nella faccenda del Lirico non ci sono interessi di destra e di sinistra ma interessi e basta, un trogolo spartito politicamente cui hanno attinto maialini di tutti i colori, abituati a pensare che un cambio dell’amministrazione avrebbe comportato una piccola ridistribuzione del contenuto del trogolo ma la mangiatoia non l’avrebbe toccata nessuno!

Ecco, quindi, le grida di dolore per il Lirico destinato al fallimento, alla chiusura, per le famiglie dei dipendenti gettate sul lastrico. Ecco i suggerimenti di bimbiminkia, famosi artisti, giuristi e intellettuali vari e avariati. Ecco i foschi presagi dei mezzi di informazione…

…gli stessi che oggi, in anonimi trafiletti, informano che la stagione procede e, pur contenendo i costi, l’offerta culturale è stata ampliata. Cos’è successo?

Potrei dire che, per Cagliari, è accaduta una cosa non-normale: che un ente di interesse pubblico, sovvenzionato con i soldi dei contribuenti, è stato riportato ad una situazione di non-funzionamento, con il non- riferito a ciò che è accaduto negli ultimi decenni: che «funzionamento» è stato sinonimo di «uso del bene pubblico per interesse privato».

Ecco perché il Lirico è evaporato dalle cronache: è diventato, finalmente, non-normale, per Cagliari e l’Italia in genere, o, se si vuole, normale per tutto il resto del mondo. Da cui i motivi per i quali la vicenda del Lirico, una cazzata nel mondo normale, diventa una non-cazzata da noi. Ed ecco, infine, per quale ragione ha tanto da insegnare.

Soprattutto a noi di sinistra, colpevoli di non capire, talvolta, come ad inseguire metodi da destra berlusconiana si sia destinati all’estinzione!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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4 risposte a ZEDDA E L’EVAPORAZIONE DEL LIRICO DI CAGLIARI: SE UNA CAZZATA NON LO È POI COSÌ TANTO

  1. Alberto ha detto:

    Gentile Ainis, non dica gatto finché non é nel sacco… Attenda la presentazione ufficiale di tutto,cast compresi che il neo direttore artistico sta predisponendo (é arrivato da una settimana)… Perché quando stanno zitti é perché pensano.. due cose insieme non riescono a farle…Staranno giá architettando qualcosina…avranno da dire certamente qualcosa…perché vede al lirico non ci sono artisti del coro o musicisti: sono tutti sovrintendenti e direttori artistici!

  2. unuchilezze ha detto:

    due a zero e palla nuovamente al centro! certo che così si finirà per vincere la partita.

  3. ienaridens ha detto:

    eh si, finalmente un lirico pulito, senza gente accozzata , dirigenti che riescono ad amministrare senza sprechi e con grande professionalità. La trasparenza che ci si aspettava. Tutto a regola d’arte

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile ienaridens,
      mi spiace che per lei ci sia poco da ienaridere. Se ne faccia una ragione e si domandi come mai bimbiminkia&C stiano buoni e zitti…
      Cordialmente,

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