INSEKTEN SEKTE: DI CHI È EREDE BEPPE GRILO?

POST 159 INSEKTEN SEKTE BEPPER GRILLO E INSETTI VARIPrimi anni ’90: Beppe Grillo mi incuriosisce. Però ho poco meno di quarant’anni e non molto tempo da dedicare a questo tipo di pensieri, perché occupatissimo a combinare gli immensi casini che solo i tardo-trentenni di allora potevano inventarsi (beati noi!): matrimoni (troppi), figli (idem), il mondo in vendita (o acquisto?) sogni, incubi, deliri, viaggi all’ultima Thule. Ciò che ricordo bene, tuttavia, è un certo fastidio che mi prende quando ascolto il comico che parla di energia, ecologia, agricoltura, avversione per la tecnologia. Un tenue malessere, vago, derivante dall’incapacità di inquadrare questo bizzarro genovese – spesso accusato di copiare battute altrui e ostracizzato dalla politica a me meno congeniale: il PSI di Craxi, come dire il peggio del peggio della storia repubblicana –  e di inserirlo in una cornice nitida. So che quando urla (Grillo non ha mai parlato in vita sua) mi arrivano messaggi per niente nuovi, ma mi sfugge la sorgente precisa. Eppure so che c’è.

Di certo so da dove non arrivano: ad esempio dal Club di Roma e dal Rapporto sui Limiti dello Sviluppo di vent’anni prima (1972). Eppure nelle parole di Grillo riecheggiano, apparentemente, gli stessi contenuti, tra l’altro appena aggiornati dal famoso Beyond the Limits (1992), portatore del messaggio sull’avvenuto superamento della “capacità di carico” della Terra.

Tra le grida di Grillo e le argomentazioni del Club di Roma, infatti, c’è la sostanziale differenza del ruolo assegnato alla scienza ed allo sviluppo tecnologico. Tanto i romani sono legati alla scienza, in tempi e metodi, tanto il comico se ne discosta con un approccio visionario agli stessi problemi.

Da dove arrivi Grillo, adesso che è diventato Grillo, l’ho realizzato solo di recente e la soluzione me l’hanno suggerita due indizi: la faccia di Gianroberto Casaleggio e il cognome dell’ormai celeberrimo comico genovese.

Primi anni ’70, gli stessi del Rapporto sui Limiti dello Sviluppo ma non solo. I telefoni sono ancora quei cosi di plastica e fili appoggiati sulle mensole o afferrati al muro. La controinformazione, che non si chiama ancora così e si nasconde sottoterra, viaggia su opuscoletti ciclostilati, oppure su copie eliografiche che si stampano dopo la vendita, eoni prima dell’invenzione delle attuali pubblicazioni on-demand. Si realizza la matrice, disegnando col rapidograph su un foglio di carta lucida, gli stessi dei disegni tecnici, poi si investono le ultime cinquecento lire (se ci sono) per le prime copie eliografate, in una copisteria. Vendute che siano, si torna in copisteria e se stampano altre, senza guadagnarci una lira. Il ciclostile va benissimo per i volantini, l’eliografia per i fumetti.

Ed è nei primi anni ’70 (prima del ’74, però, anche se il link indica questa data) che mi capita in mano il libricino in cui ho visto per la prima volta Casaleggio e Grillo: Minestrone again, disegnato da Matteo Guarnaccia e pubblicato dalle edizioni Fallo!

Eccoli in copertina, identici salvo il taglio dei capelli, riccioli anziché lisci e indistintamente unti. Il racconto visionario (“acido”, si diceva ai tempi) raccoglie la filosofia dei due: ritorno alla natura, “comunità”, agricoltura, minestrone (ricordate il mitico panino di Grillo dentro il Camper dello Tsunami Tour?)… semplicemente le suggestioni new-age accuratamente rivestite da una patina di falsa modernità, congegnata allo scopo di fare presa sull’”oggi” di un “ieri” troppo datato. A quei tempi, ieri, prospettare l’agricoltura di sussistenza (oggi diremmo bio-) ad una popolazione che l’aveva appena lasciata perché con quella moriva di fame e faticava come bestie, quindi la conosceva benissimo, era una cazzata gigantesca. Piuttosto che finire sott’acqua nel Polesine ed emigrare in Piemonte o In Sudamerica, c’era chi faceva carte false per entrare in fabbrica con lo stipendio sicuro e la domenica libera da impegni, altro che Minestrone Again!.

Però oggi è diverso: ci sono bambini che sospettano i polli portatori sani di quattro zampe (tante cosce compaiono nelle confezioni dei supermarket) e pochi sanno quanto possa puzzare una mucca e che scoreggia così tanto da suscitare preoccupazione per le emissioni di gas in atmosfera (Le mucche inquinano più delle auto). Poi abbiamo i climatologi col farfallino che magnificano l’orticello casalingo, quindi di certo agricoltura è “buono”, industria “cattivo”.

Per l’appunto, Insekten Sekte (La setta degli insetti, in olandese) era stata la prima rivista underground fondata da Guarnacci a fine anni ’60 ed ecco la seconda bizzarra associazione di idee che mi ricorda Grillo e i grillini, gran parte dei quali, pare, neppure era nata quando leggevamo le idee di Casaleggio disegnate da Matteo (nessuno lo chiamava col cognome, naturalmente, come fanno i fan di Grillo con i loro Guru).

Ecco da dove arrivano: da ciò che le persone (allora non eravamo ancora cittadini) avevano rifiutato perché palesemente privo di senso. E verificabile sul breve. Dalla zappa, allora, si fuggiva a più non posso, perché i problemi erano semplici e facilmente inquadrabili: meglio stare dietro a un tornio, in officina, che non a tre vacche e due giornate di prato.

Certo, l’orto casalingo è una gran bella cosa (per chi può permetterselo e ha uno stipendio/pensione). Gli accorgimenti per impattare meno sull’ambiente sono sacrosanti (quelli reali, però, non gli slogan) ma basare il futuro sugli slogan visionari di mezzo secolo fa mi parrebbe francamente eccessivo.

Solo che gli slogan bisogna saperli distinguere e noi siamo “quelli che Berlusconi è un grand’uomo”, quindi non stupisce se possiamo facilmente diventare “quelli che Grillo è un genio”.

Speriamo di non diventare anche “quelli che cazzo se l’avessi saputo” per altri vent’anni. Negli anni ’70, in fondo, ce n’eravamo accorti, potremmo ripetere la performance anche oggi.

 

PS – Cercate anche i Tegumenti kitinosi, se ne siete capaci…

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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