ZONA FRANCA: CAPPELLACCI TI SCRIVO…

POST 158 ZONA FRANCA CAPPELLACCI TI SCRIVOLe cose sono andate più o meno così: Ugo Cappellacci scrive alla Commissione Europea chiedendo la Zona Franca e il dr Zourek gli risponde che ha sbagliato interlocutore. Infatti, scrive il simpatico direttore generale: «La Commissione non ha la facoltà di trattare le richieste, formulate dalla regione di uno Stato membro, intese a modificare il campo geografico di applicazione della legislazione doganale dell’Unione […] Analogamente […] non ha la facoltà di trattare domande riguardanti l’istituzione di zone franche [… che] possono essere designate dagli Stati membri senza l’intervento della Commissione.»

Oooops, cose che capitano. Succedeva anche alla mia zia Liana, buonanima, persona notoriamente sbadata. Un giorno uscì di casa, prese l’auto, andò in centro, parcheggiò, entrò in una banca e si mise in coda, da persona educata qual era. Fine mese, tanti in fila con lei con i quali si lamentò per la disorganizzazione: possibile che nessuno pensasse a incrementare il personale nelle occasioni in cui si sa benissimo che occorrerebbe?

Arrivato il proprio turno, si avvicinò allo sportello, salutò cordialmente l’impiegato che conosceva da una vita e gli disse: «Ciao: vorrei un pestacarne.»

Al nostro Presidente della Regione è accaduto più o meno lo stesso, o almeno così sembrerebbe, se non ci fosse una sottile differenza, che è proprio l’argomento di questo post e mi è stato suggerito dalla montagna di commenti che ho scorso in rete in coda ai link che danno la notizia. La categoria più gettonata suona più o meno così: «Cappellacci… che figura di merda!»

È vero, chi potrebbe negarlo? Davvero una figuraccia, però, pur senza difendere il gentile Ugo regionale – e i tre lettori del blogghino sanno quanto poco stimi la corrente amministrazione – suggerirei almeno due riflessioni.

La prima: non pochi, tra coloro che accusano Cappellacci, l’hanno sostenuto fino a qualche giorno fa. Mi riferisco ai sardisti, ad esempio, Maninchedda in testa, che solo adesso, in vista delle prossime elezioni ed augurandosi un suicidio particolarmente fantasioso del centro sinistra, hanno abbandonato la giunta sperando di essere accolti sull’altra sponda del fiume quando si andrà alle urne. Costoro possono anche biasimare Cappellacci per la sua incompetenza, ma in realtà stanno accusando gli elettori di essere dei poveri coglioni che non si accorgerebbero del recente voltafaccia. Ma come, l’avete sostenuto e votato per tutta la legislatura, avallando la peggiore giunta della storia della R.A.S. e ve ne accorgete adesso? E prima, che cazzo facevate?

Seconda considerazione: stiamo attenti quando ci sbellichiamo dalle risa per quanto accaduto. A Bruxelles non esiste Cappellacci, bensì la Regione Sardegna. Prima di bearci per la figura di Ugo, ridendo a crepapelle, vediamo di capire che la condividiamo: la figura di merda l’abbiamo fatta tutti noi. Se non bastasse, l’accaduto ha un corollario terribilmente serio sul quale dovremmo davvero riflettere e non poco.

La letterina inviata alla Commissione Europea, infatti, non l’ha scritta Ugo Cappellacci dopo una notte insonne a causa della troppa peperonata con la bottarga: le cose non vanno così. La Presidenza della Regione è un’istituzione complessa, un’organizzazione comprendete funzionari e collaboratori che si occupano del suo funzionamento. So bene come ciò sia una banalità, ma dal tenore di ciò che si sente in giro si potrebbe pensare che in tanti credano a un Presidente che prende carta e penna (o polpastrelli e tastiera) e scrive: «Cara Commissione Europea, ti scrivo questa mia…» e via di seguito.

La redazione della lettera, nonché l’individuazione di un Ente Europeo cui indirizzarla, sarà stata affidata ad un apposito ufficio, ad un funzionario incaricato per competenza. Uno che studia il problema, si consulta con uno staff, forse ricorre a consulenti esterni (del tutto lecitamente, sia chiaro, non parliamo di sciocchezzuole) e poi sottopone un testo alla firma del Presidente. Il quale, eletto dai cittadini e potenzialmente del tutto digiuno della materia, non è tenuto a sapere che le zone franche e la Commissione Europea siano lontanucce assai, come Roma e Bruxelles, tanto per intenderci. Ciò è tanto vero che nel generale bailamme nessuno si è accorto di due cose: la prima, che la burocrazia regionale responsabile di questo obbrobrio andrebbe presa per il colletto e cacciata via a calci in culo; la seconda, che nessuno tra i tanti politici eletti e fanculeggianti Ugo (adesso) si è accorto che la lettera non andava mandata in Europa! Erano settimane che Cappellacci continuava a menarcela con questa storia della lettera mandata alla Commissione Europea: se davvero l’errore è così eclatante, perché i Manichedda (ma anche tutti gli altri, s’intende, di qualunque colore e sapore) non hanno detto, assai semplicemente: «Ma siamo matti? La lettera non bisogna mandarla a Bruxelles… semmai a Roma!»?

Perché, per una volta, il problema principale non è Cappellacci, bensì la burocrazia regionale. Naturalmente la responsabilità del Presidente ci sta tutta – e chi lo nega? – però vediamo di non far passare sotto silenzio che in Regione ci sono (alti) funzionari che escono, prendono la macchina, parcheggiano in centro, entrano in banca, fanno la fila, arrivano allo sportello e domandano l’ultimo modello di pestacarne!

Però, a differenza di mia zia, sono anche pagati profumatamente!

 

PS – L’aneddoto riguardante la zia Liana è vero (!)

PPS – Chi volesse leggere la versione integrale della risposta di Zourek la trova qui.

PPPS – So che qualcuno, funzionario regionale, serissimo e competente, non sarà contento di quanto ho scritto. Tuttavia gli chiedo se, almeno un poco, non si sia vergognato di essere un collega di chi ha curato questa pratica.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a ZONA FRANCA: CAPPELLACCI TI SCRIVO…

  1. tato ha detto:

    Esiste un bel problema di fondo.
    Queste cose continueranno a succedere fino a quando i funzionari, dirigenti e impiegati regionali (o comunali o statali) verranno assunti per “amicizia” o “parentela” o tramite concorsi truccati o tramite ridicole stabilizzazioni di precari accozzati e, spesso ma non sempre, incompetenti o in mala fede (se sono un dirigente messo dal centro sinistra, per esempio, potrei avere dei tornaconti nel far fare una figura di merda al presidente di controparte (ed il ragionamento vale al contrario ovviamente, è solo un esempio)).
    Nella mia poca esperienza di amministrazione pubblica ho capito che gli assunti senza spinta saranno si e no 1 su 5. Lasciando perdere il peso economico di questo carrozzone, mi chiedo che peso “tecnico” abbia tutto questo. L’esempio della lettera di Cappellacci è solo la punta di un iceberg, chissà per quanti aspetti “tecnici” l’amministrazione pubblica è in mano a persone poco competenti o a poche persone molto competenti che da sole non riescono a far funzionare le cose.

    Le faccio solo un appunto:
    “Costoro possono anche biasimare Cappellacci per la sua incompetenza, ma in realtà stanno accusando gli elettori di essere dei poveri coglioni che non si accorgerebbero del recente voltafaccia.”

    Credo che la recente storia politica italiana dimostri come gli elettori hanno proprio la memoria molto corta e si dimentichino molto in fretta dei vari voltafaccia. Un partito cambia nome, simbolo, schieramento e metà dell’elettorato pensa che sia qualcosa di nuovo… purtroppo sono i limiti della democrazia.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile tato,
      posso permettermi di suggerirle la lettura dei dati elettorali del PSd’Az alle ultime politiche?
      Poi la mia è un’opinione, certo, però i numeri qualcosa diranno… o no?
      Quanto alle sue considerazioni sull’amministrazione pubblica, non sono molto d’accordo. Ho avuto a che fare con pessime amministrazioni ed ottime amministrazioni. Al sud e al nord. Che si debbano migliorare è imperativo, però bisognerebbe domandarsi se la cattiva amministrazione pubblica non faccia piacere a tanto “privato”.
      Insomma, considero la cosa un pochino più complessa di come la racconta lei (sempre opinoni, ovviamente).
      Cordialmente,

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