SEI PROPRIO IL MIO TYPO

POST 155 SEI PROPRO IL MIO TYPOChi ha passato i 60 ha avuto (tra le altre) la possibilità di vivere in prima persona la rivoluzione dei Personal Computer, dal Modello 101 di Perotto in poi. Affascinante, col senno di poi. Sottilmente inquietante, se traguardata dall’ottica di chi si interroga sul quanto e come si possa avere l’arroganza di pretendersi artefici della realtà: è questa che ci cambia più di quanto possiamo illuderci di mutarla? Siamo noi che abbiamo cambiato il mondo col PC o è il PC che ci ha influenzati ben più di quanto avremmo potuto sospettare?

Uno degli aspetti minori dell’impatto del Personal sulle nostre vite è l’enorme diffusione delle font (che in italiano sarebbero i caratteri tipografici; le font, da noi dovrebbero essere solamente quelle digitali) scaraventate a mazzi (ah Casteddu!) dentro i display grazie all’irrisoria facilità di utilizzo (e creazione: ciascuno di noi, oggi, può agevolmente progettare da sé il proprio carattere tipografico con un opportuno SW). Quanto esse siano importanti, nella comunicazione, prescinde dalla rivoluzione digitale – sono ben precedenti – ma questa ne ha moltiplicato enormemente la possibilità d’uso.

Questo bel saggio di Simon Garfield, Sei proprio il mio typo (Ponte alle Grazie, 2012) comincia da Gutenberg e prosegue fino all’oggi dei PC e di Font Creator, ripercorrendo la storia delle font, il loro utilizzo, il senso profondo (mentale) dell’apporto semantico di un carattere tipografico al significato puramente testuale di uno scritto.

Non è un libro “dotto”, intendiamoci, quindi non pretendiamo di trovarci i motivi del nostro preferire Gill Sans a Calibri, o Comica Sans a Papyrus, da un punto di vista cognitivo. Piuttosto una ricca miniera di informazioni sulle font più famose e titolate, sul come e perché vennero sviluppate, usate, vendute e copiate, intrecciando i caratteri con la storia e il carattere di noti brand, da Ikea a easyjet. Alla fine della lettura resta l’impressione che si tratti di un piccolo trattato sulle font da allegare al corredo di un venditore di slogan (e forse lo è!) «Alcuni caratteri ci danno l’impressione che ogni parola in cui compaiono sia onesta, o quantomeno obiettiva.» argomenta l’autore parlando di Gotham, il carattere scelto da Obama per la propria campagna presidenziale. Così come, ci viene da pensare, un messaggio di contenuto razzista sia assai più appropriato se formulato in caratteri gotici.

Chi non appartenesse al Club degli schizzati per le font (mi vergogno, ma ne faccio parte) può evitare l’esborso dei troppi 22.00€ (un vero furto per le 350 pagine in brossura!) ma gli amanti dei caratteri tipografici non possono fare a meno di leggerlo: ne trarranno gran piacere e potranno addentrarsi nel mondo bizzarro di coloro che contribuiscono, per mestiere, a dare contenuto al testo attraverso la forma dei caratteri. Acquisendone, tra l’altro, il lessico specialistico (una vera chicca cui è impossibile sottrarsi, il sogno di ogni progettista di font fai-da-te).

Senza trascurare gli aspetti didascalici spiccioli: dall’ascesa e caduta dell’interrobang, alla vera storia della “e” commerciale (&) o della chiocciola (@, carattere antico che per uno strano gioco del caso ha assunto nomi associati a cibi, animali o entrambi: strudel, filetto di aringa arrotolato, coda di scimmia, coda di maiale, coda di cane, lumaca). Le classifiche sulle font più usate, leggibili, importanti, famose, bizzarre, peggiori. Trajan: la font usata per i titoli dei film più schifosi! Grassy: la font con i peli! Scrawlz: la font che pare vergata da un bambino di 3 anni o un vecchio di 103!

Infine la domanda che tutti ci aspettiamo se si parla di caratteri: Di che carattere sei?

Calibri, grazie, naturalmente senza grazie! Per capire la battuta c’è da leggere il libro oppure sapere cosa siano le grazie… oppure affidarsi a Google.

Nota conclusiva: «Ci sono centinaia di piccole tipografie nel Regno Unito, in Europa e negli Stati Uniti […]» ricorda Garfield, rivelandosi implicitamente per ciò che è: un inglese (per il quale Europa e Regno unito giacciono in luoghi ben diversi, ovviamente!) Ovvero, come insegna Eric Gill (mitico disegnatore della font  Gill Sans), attorno agli anni ’50 del ‘900: «Ora esistono più o meno tante varietà di lettere quanti diversi tipi di idioti»! Infatti c’è anche quella di Garfield.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

155

 

Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a SEI PROPRIO IL MIO TYPO

  1. Antì Frasì ha detto:

    Gentile Ainis,
    le fanno i complimenti e lei cancella?
    Mah… incredibile!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...