BUONA PASQUA: IL SARDISTAN SI ESTINGUE… CHI SE NE FREGA?

POST 152 SE IL SARDISTAN SI ESTINGUESardistan: mentre la politica in generale (e la sinistra in particolare) si interroga sul modo migliore per consegnare la R.A.S. al 5*, litigando furiosamente su chi debba suicidarsi per primo, l’ISTAT pubblica la quinta edizione di “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”. E, naturalmente, la solita banda di giornalisti copia-incolla si dedica a ciò che meglio sa fare: raccogliere i dati dal sito dell’ISTAT e riportarli nel proprio giornale, gridando al lupo al lupo per il pericolo che i sardi scompaiano dalla faccia della terra!

In realtà non c’è granché di nuovo: il tasso di fecondità è il più basso d’Italia (1,14 figli per donna) ma non è che negli anni passati la situazione fosse migliore, anzi: nel ‘99 era 1.03, nel 2001 1.04, nel 2002 1.02 e così oscillando e crescendo lentamente fino al dato attuale. Considerato che il tasso necessario per mantenere stabile la popolazione è di 2.1 figli per donna e che i bambini sono più che altro cosa da immigrati (cui si deve, in sostanza, il dato del debole incremento di popolazione) c’è il fondato sospetto che in meno di mezzo secolo andremo ad estinzione: Amen! E chi se ne frega?

Ciò che sembra sfuggire, in realtà, è ben altro e precisamente: che tipo di società aspetta coloro che oggi hanno, ad esempio, dieci anni? Che Sardegna sarà quella in cui vivranno i loro quarant’anni? E chi ne ha quaranta oggi: che farà, arrivato ai settanta, età in cui già ai nostri giorni non si è più prossimi alla dipartita?

Una delle illusioni cui piace abbandonarsi è l’ipotesi che i vuoti lasciati dalla bassa natalità verranno colmati da una torma di immigrati morti di fame, disponibili a prendersi cura di noi per un tozzo di pane – lavorando e producendo reddito e tasse per i servizi – seguendo la convinzione che, per quanto poveri si possa essere, ce ne siano comunque di più derelitti.

La realtà delle cose è affatto diversa, purtroppo e non ci vuole chissà quale laurea per capirlo: senza un apparato produttivo forte, che rappresenti un attrattore per l’immigrazione, scordiamoci che la sorte ci riservi le centinaia di migliaia di immigrati disponibili a venire qui da noi per morire di fame e cambiarci il pannolone in attesa di sostituirci, come dimostra, già oggi, il tasso di immigrazione isolano: 2%, ovvero il più basso d’Italia! Gli immigrati, da noi, proprio non ci vengono già oggi, perché farlo in futuro?

Inoltre, come già ho avuto modo di dire, c’è un enorme problema irrisolto legato al lavoro: non tutto il lavoro è ”buono”! Non basta raggiungere la piena occupazione, se questa non assicura un reddito sufficiente a generare i servizi che ci occorrono. Prima di tutto, visto che ci avviamo ad essere tra i più vecchi d’Europa (l’attuale indice di vecchiaia – il numero di anziani ogni 100 giovani – è 154,8 anni con una media nazionale di 142,1) l’assistenza medica e le cure geriatriche.

Oggi, 2013, la nostra regione riceve servizi dallo stato in ragione superiore alle tasse versate (tra l’altro, impegnando la politica locale nella follia di perdere tempo a chiedere di trattenerne in loco una frazione maggiore di quella attualmente ricevuta). Non sviluppare una politica di indirizzo capace di ridurre (e sperabilmente annullare) il disavanzo è una vera e propria follia, proprio nella prospettiva di una regione che si avvia a diventare sempre più vecchia, forse più spopolata e terribilmente povera! Se in periodi di vacche grasse ci siamo fatti mantenere dalle tasse altrui, non è detto che ciò sia replicabile in futuro, soprattutto se accadrà che, producendo sempre meno, si sia costretti a dover chiedere sempre di più.

Insomma, detto in parole (molto) povere: nessuno di noi si preoccupa davvero di morire, perché una volta morti è finito tutto, non ci sono più preoccupazioni. Ben altro, invece, è il modo in cui si vive; questo sì, ci inquieta non poco! Quindi: chi se ne frega se i sardi si estinguono? Una volta che sia accaduto non ci saranno più sardi per preoccuparsi, mentre ciò che dovrebbe far riflettere è la condizione in cui si troverà la società sarda quando ci saranno moltissimi vecchi da accudire e pochi giovani che dovranno provvedere. Che tipo di “lavori” possiamo pensare adatti ad una società come questa? Che tipo di attività può sostenere una distribuzione anagrafica così bizzarra e sconosciuta, fino ad ora, nella storia dell’umanità?

Una prima considerazione: questo è un argomento di cui non si parla, che nessuno dibatte e che non viene mai nominato durante le campagne elettorali. Mai a livello nazionale (e non sarebbe argomento di poco conto) idem a quello regionale (e sarebbe, questa sì, davvero una priorità!)

La seconda: quando si nomina il “lavoro” lo si confonde con l’”occupazione”. Dunque, un po’ da tutte le parti politiche, si continua a ripetere il mantra della necessità di “occupare” le persone. È falso! Certo, assegnare un reddito a ciascuno è prioritario, ma se il reddito è pensato in termini di mera sopravvivenza dell’individuo, l’intera società è destinata all’impoverimento. Una società in cui ciascuno producesse il cibo che consuma (piena occupazione) sarebbe quanto di meno potremmo augurare a noi stessi, con buona pace delle suggestioni grilline a chilometro zero felicemente decresciuto!

Non facciamo più figli e invecchiamo, continuando, come tutti i vecchi di questo mondo, a parlare del passato, dei bei tempi andati e di come eravamo felici, allora, quando ciascuno coltivava da sé la propria insalata. Balle! L’esempio ci viene dal paese più vecchio del vecchio continente: la Germania (paese più anziano d’Europa: indice di vecchiaia 150,2) in cui l’apparato industriale è al primo posto nelle priorità della politica. Finché nel mondo si continueranno a comprare macchine tedesche, marchingegni tedeschi, tecnologie tedesche, i vecchiardi teutonici se la passeranno comunque bene, anche se diventeranno, pian piano, sempre più curdi e turchi. O non saranno forse i curdi&turchia  diventare teutonici?

Che importa? Il problema non è la distribuzione del genoma in Germania quanto il tenore di vita che potranno permettersi coloro che vivranno in futuro da quelle parti. E lo stesso sarà nel felice Sardistan: posto che si riesca davvero a definire i fantomatici “sardi”, ciò che importa è quanto e se mangeranno.

A giudicare dal livello dei giornalisti e dei politici mangeranno poco… e, presumibilmente, male,

Buona Pasqua a tutti!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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