Salto di Quirra, la mattanza de La Repubblica!

Su richiesta di Fabio lai, pubblico volentieri un post comparso su:
Mi corre l’obbligo ricordare come Lai ed io abbiamo idee opposte su ciò che dovrebbe essere il futuro del PISQ.
Gabriele Ainis
 
20.03.2013 17:34
Mi è capitato oggi di leggere, nel sito de La Repubblica, una “sottospecie” di articolo d’inchiesta firmato Marco Corrias, sulla vicenda legata al Poligono Interforze del Salto di Quirra. L’ho definito “sottospecie” di articolo perché rispetto  tutti quei giornalisti che sanno cosa è un’inchiesta e svolgono il proprio lavoro accuratamente , senza tralasciare i minimi particolari (anche se qui proprio minimi non sono). Quindi, non me ne voglia l’”iscritto all’albo dei giornalisti”, la mia è una semplice critica e non discuto affatto sulla buona fede degli errori.
Corrias ha deciso di dare il seguente titolo al suo articoletto: “Salto di Quirra, la mattanza del Poligono. Cento morti sospette, tumori, deformità”.
Il termine mattanza, per chi non lo sapesse (anche io sono andato a consultare il vocabolario) significa massacro, sterminio. E’ stata utilizzata questa parola anche per indicare la guerra che si scatenò a Corleone nel 1958 per il possesso mafioso di questa strategica cittadina palermitana, che portò ad oltre 70 omicidi.
A questo punto mi chiedo come possa il Corrias, parlare di mattanza del Poligono, quando l’accusa di omicidio plurimo è caduta? Neanche il Pm Fiordalisi,  sostiene più una tale tesi, ed è bene che il nostro “iscritto all’albo dei giornalisti” de La Repubblica lo sappia, perché è vero che “ambasciator non porta pena”, ossia che chi porta le notizie non è colpevole della sofferenza che può arrecare, ma bisogna stare attenti a non usufruire ingiustamente dell’immunità che spetta agli “ambasciatori” per riportare notizie non corrette e soprattutto non documentate
.Andando avanti nel sottotitolo si legge: “Istituita nel 1956, l’area militare situata nel Sarrabus, in Sardegna, è una piccola industria che dà lavoro a soldati, civili, tecnici”.
Siccome sono un po’ pignolo e soprattutto mi aspetto, da chi si prende il compito di portare avanti un’inchiesta, la massima precisione e correttezza di informazioni, ho notato che ci sono due elementi all’interno della frase scritta da Corrias che non corrispondono alla realtà o che sono vere a metà: prima di tutto l’area militare non è situata solo nel Sarrabus, ma anche nei territori di Perdasdefogu , Villagrande, Ulassai, paesi, questi,  dell’Ogliastra, che con il Sarrabus non centrano assolutamente nulla.  Il secondo errore (dovuto forse a scarsa informazione) “l’iscritto all’albo dei giornalisti” lo commette quando afferma che il Poligono è una piccola industria. Come si può definire piccola industria uno dei Poligoni più grandi d’Europa?
Siamo solo all’analisi del titolo e della prima frase del sottotitolo e già si riscontrano numerosi errori. A me pare che si siano fatte le cose alla carlona (il detto deriva dalle abitudini di Carlo Magno che pur essendo un grande condottiero e un valente politico, non divenne mai un raffinato cortigiano), ossia in modo grossolano, senza eleganza né precisione
.Sempre all’interno del sottotitolo possiamo trovare la seguente frase: “Migliaia di esplosioni di missili terra aria e anticarro – pure i famigerati Milan francesi che rilasciavano torio radioattivo- hanno provocato conseguenze letali su uomini, animali e territorio”.
Signor Corrias lei è sicuro di ciò che afferma? I Milan hanno provocato conseguenze letali sull’uomo , sugli animali e sul territorio? Ma i dati con cui documenta è avvalora la sua tesi quando ce li farà avere? Perché purtroppo all’interno del suo articoletto o sono ben nascosti (i dati ) o non sono presenti.
Con tale affermazione, lei è diventato l’ennesimo “iscritto all’albo dei giornalisti” a dichiarare che esiste un nesso di casualità, quando lo stesso  giudice Nicola Clivio ha ripetuto per l’ennesima volta, anche all’ultima udienza che invece non esiste e non può essere trovato.
Ma siccome, confido nella sua buona fede, quasi certamente le sarà sfuggito carissimo “iscritto all’albo dei giornalisti”,  l’uso del condizionale. Che ne so una parolina come “potrebbero” aver causato. Come tutti sappiamo però occorre prestare sempre molta attenzione quando si scrive , se non si vuole incorrere nella disavventura dell’abate Martino del monastero di Asello. L’abate aveva deciso di far apporre sull’ingresso della costruzione monastica un cartello caritatevole : <<Porta patens esto. Nulli claudatur honesto>> che significa “La porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto”. Però per un errore, venne scritto: <<Porta patens esto nulli. Claudatur honesto>> e cioè “La porta non rimanga aperta per nessuno. Sia chiusa all’uomo onesto”.
Morale della favola? Spesso un piccolo errore, anche lo spostamento di un punto, può cambiare il senso della frase e trasformarsi in un grave errore. Tant’è che Martin ci perse la cappa (ovvero il mantello che era simbolo del ruolo ricoperto nel monastero).
All’interno dell’articoletto poi, la storiella è sempre la stessa. Troviamo la vicenda legata alla famiglia con due componenti morti di tumore e altri due in vita ma ancora malati (ho tutto il rispetto per le vittime di una malattia così bastarda  e soprattutto per i loro familiari, ma non sopporto che se ne parli a sproposito o solo per far notizia). E’ ora di smetterla di utilizzare queste vicende come un ipse dixit, ossia per dare forza ad un’argomentazione. Perché non vengono utilizzati anche i dati sui tassi di mortalità e malattie tumorali dell’ Istituto superiore di Sanità? Il signor Corrias è a conoscenza della presenza di queste documentazioni
?“L’iscritto all’albo dei giornalisti” de La Repubblica,  definisce  poi Villaputzu, Muravera, San Vito, Perdasdefogu : “Paesi dove per anni si sono tenuti convegni presieduti dai sindaci per confutare gli ambientalisti anti base, per dire che nessun danno alla salute poteva venire dai missili e dalle bombe, i cui fragori e le cui nuvole di polvere invadevano case e campagne”.
Si riferisce chiaramente , anche se non lo scrive, all’ex sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura, l’unico tra i sindaci a finire sotto inchiesta. Sbaglia però Corrias a dare troppa importanza e troppo peso agli ambientalisti anti base, infatti, in tali convegni venivano trattati solamente dati raccolti da professionisti ed esperti, non da veterinari che di punto in bianco hanno cercato di trasformarsi in epidemiologi. Mariella Cao e compagni permettendo, tutta un’altra musica no?
Poi, ho letto qualcosa, che mi ha fatto capire, che l’iscritto all’albo dei giornalisti , o non era presente all’ultima udienza a Lanusei o ha dei cattivi informatori. Infatti Corrias scrive: “L’udienza definitiva del giudice dell’udienza preliminare che dovrà decidere se avviare a processo gli accusati, dopo una serie di rinvii è fissata per il 17 luglio, giorno in cui si pensa sarà pronta la perizia disposta dal Gup”.
Tutto ciò è assolutamente falso. Il 17 luglio avrà luogo una seduta, definita dal giudice Clivio, dal Pm e dagli avvocati “seduta ponte”, poiché il perito nominato dal Gup ha chiesto tempo almeno sino a Novembre 2013. In questa seduta quindi si parlerà semplicemente degli studi parziali effettuati dal perito.
L’articoletto diventa una vera  e propria sagra della cazzata quando si giunge a leggere le affermazioni di Mariella Cao, che Corrias definisce “combattiva e storica leader antimilitarista di Gettiamo le Basi”.
Riferendosi agli avvocati della difesa, che avevano richiesto un’indagine epidemiologica per far chiarezza sui tassi di mortalità e malattie tumorali, l’accanita antimilitarista  dice :”Questi vogliono spalmare i poveri morti su tutta la popolazione. Ma i morti accertati, un centinaio, sono tutti  concentrati tra i pastori della zona e nella frazione di Quirra. Guarda caso nelle zone più esposte  alle esplosioni”.
Io aggiungerei , guarda caso, nelle zone ove si trova la miniera di Baccu Locci. Sito minerario dimostratosi altamente inquinante e dannoso per la salute umana.
Inoltre dobbiamo tutti ricordarci che la signora Mariella Cao non è un’epidemiologa e quindi le sue affermazioni sul come si effettua un’indagine epidemiologica corretta lasciano il tempo che trovano.
L’iscritto all’albo dei giornalisti decide poi di chiudere con Valery Melis e la presenza assidua della madre alle udienze del processo. E’ corretto rimarcare che il povero militare morto , non ha mai prestato servizio a Quirra e quindi la sua vicenda non è legata a quella del Poligono militare  che ha sede a Perdasdefogu.
Con l’articoletto pubblicato da La Repubblica vi è stata una mattanza di informazioni reali e corrette. Uno “sterminio” metaforicamente parlando.
Un altro duro colpo per l’immagine del nostro territorio, ma prima o poi la verità verrà a galla e nessuno potrà più vivere sulla Luna, perché il re sarà finalmente nudo.
Fabio Lai
 
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Una risposta a Salto di Quirra, la mattanza de La Repubblica!

  1. Priamo ha detto:

    Lai e Ainis. Vi accumuna la ricerca della verità e l’onestà intellettuale, non è cosa di poco conto. Per ora difendiamo il territorio dagli sciacalli, poi ognuno porterà avanti le proprie idee.

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