QUIRRA: COME NON CHIUDERE IL PISQ E VIVERE DA INCAZZATI

POST 141 COME NON CHIUDERE QUIRRA E VIVERE DA INCAZZATILa decisione del GUP di Lanusei di rimandare la conclusione dell’Udienza Preliminare per il rinvio a giudizio – richiedendo nel contempo un supplemento di indagine sull’effettiva pericolosità ambientale delle attività del PISQ – costituisce un segnale importante nell’economia del processo. Poiché il ruolo del GUP è quello di esprimere l’opportunità o meno di proseguirlo nella fase dibattimentale, quindi sulla tesi accusatoria, il fatto che il giudice richieda un parere “terzo” sull’effettivo inquinamento (per dirla in breve sulla presenza di uranio e/o torio) potrebbe significare come l’impianto del PM Fiordalisi appaia debole proprio nell’argomentazione di base: è stato usato o no il DU (Depleted Uranium, Uranio Impoverito) e/o il torio? E se sì: ve n’è traccia rilevabile nel terreno? Può costituire una sorgente di pericolo per la salute?

Fin dall’inizio, avevo fatto notare come le argomentazioni di Fiordalisi (esposte, ad esempio, nel corso dell’audizione presso la commissione parlamentare sul DU) fossero fondamentalmente fragili (per ricorrere ad un eufemismo). La legge (e il buonsenso) richiede la presenza di «prove» e Fiordalisi – detto in modo schematico – non ne porta, pretendendo che la loro assenza sia da imputare all’attività illecita di chi, preposto al reperimento di DU (e torio) si adoperò, dolosamente, per non trovarlo!

Come dire: Uranio non ne hanno trovato perché sono dei lestofanti!, asserzione alla quale non si può che rispondere: Allora troviamolo, altrimenti non si può dire che ci sia! Ciò che ha fatto il GUP richiedendo il supplemento di indagine.

Nel frattempo, entro giugno, verrà conclusa l’indagine epidemiologica che verificherà se vi siano incrementi di malattie ascrivibili all’attività del PISQ, mentre la commissione parlamentare sul DU ha già emesso un verdetto perentorio: a sentir loro, il DU non è mai stato usato!

Premettendo doverosamente che i processi si concludono con le sentenze, non con i rinvii, vorrei parlare brevemente delle reazioni scomposte dei pacifisti, ad esempio di Gettiamo le Basi. Per riassumere il comunicato, il rinvio del GUP farebbe presupporre la probabile prescrizione, quindi una sorta di salvagente gettato ai militari.

La reazione non mi ha sorpreso, perché la (brutta) faccenda di Quirra si è ormai sclerotizzata su posizioni spesso ideologiche, senza nessun contatto con la realtà delle prove portate da Fiordalisi e le argomentazioni delle difese. Quindi inutile sottolineare le imprecisioni e gli errori clamorosi del comunicato (forse la perla è la pretesa “pericolosità” del torio, una bufala cosmica) piuttosto è il caso di riflettere su altro e precisamente sull’utilità dell’impostazione seguita dai comitati come “Gettiamo le Basi”.

Pretendere la chiusura di un’attività militare a causa dei danni ambientali presuppone la presenza di un insieme robusto di evidenze scientifiche, di prove. Manifestare, urlare, ripetere ossessivamente le proprie ragioni ha poco senso se, una volta arrivati in un tribunale, le prove si rivelano deboli (o inesistenti, come in questo caso).

Sarebbe assai più opportuno, da una parte, studiare il problema in modo più approfondito (e laico, valutando le risultanze sperimentali senza filtri ideologici), dall’altra domandarsi se non sia più opportuno coinvolgere popolazione e istituzioni sull’opportunità della permanenza di un poligono militare in Sardegna, dell’occupazione di vaste porzioni di territorio per sperimentare armi. Questo sì, motivo validissimo per chiederne la chiusura, soprattutto alle forze politiche che non danno seguito alle roboanti dichiarazioni pubbliche. Quante volte abbiamo sentito i politici di ogni parte e parrocchia esprimersi per la fine delle servitù militari senza poi muovere un dito per ottenerla?

Una strategia sbagliata, come quella di cercare a tutti i costi un inquinamento che non c’è (ad oggi, vedremo i nuovi dati) e malattie che non ci sono (in maniera superiore alla media isolana, a meno che l’indagine epidemiologica si concluda con altre risultanze) porta come conseguenza il fornire agli avversari materiale utile per caldeggiare la permanenza delle aree soggette a servitù militare. Se un poligono non inquina e non causa morti (come rischia di dimostrare questo processo) perché levarlo di mezzo? E se poi porta anche posti di lavoro? Come fare a rispondere ad argomentazioni come queste?

In definitiva, bisognerebbe smettere di agitarsi senza costrutto, spesso al traino di forze politiche che fanno dell’ignoranza il proprio credo, come non poche formazioni indipendentiste e sovraniste (ultimamente anche i grillini). Studiare non è come esporsi al DU e non provoca danni alla salute. Anche riflettere non fa male, anzi, spesso porta ad interessanti risultati. Ed ora che si vorrebbe fare, sposare la teoria del complotto ed agitarsi sulla base di questa? Urlare la propria frustrazione alla ricerca di un poco di consenso?

Sarebbe come favorire chi le basi militari e i poligoni vuole tenere aperti, con l’aggravante di vivere da perenni incazzati: è proprio ciò che si vuole?

Inoltre: a chi potrebbe giovare la distruzione dell’immagine di un territorio, come avviene per Quirra, se poi, in realtà, questa benedetta contaminazione da elementi radioattivi (uranio e torio) non c’è? Quale sarebbe la ratio dell’azione di chi, senza dati scientifici e sulla base di suggestioni opportunamente rilanciate da una pessima stampa, finisce per dare spazio proprio a coloro che vorrebbe contrastare favorendo la permanenza delle basi e dei poligoni in Sardegna?

E infine: cosa mai si bonificherà, se si continua a rincorrere ciò che non c’è? Siamo consapevoli che c’è il rischio di non rimuovere un potenziale inquinamento che di fatto non viene cercato, perdendo tempo dietro fantomatici nuclidi radioattivi? Come dire: da che parte stanno davvero, tutti questi autonominati difensori della Sardegna?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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4 risposte a QUIRRA: COME NON CHIUDERE IL PISQ E VIVERE DA INCAZZATI

  1. giuseppe lai ha detto:

    un domani speriamo non lontano verrà dimostrato che inquinamento non ce ne, i comuni interessati dovrebbero chiedere il risarcimento danni d’immagine che è stata creata da coloro che non vogliono la base e che hanno gettato fango su tutto il territorio

  2. giancarlo ha detto:

    ma è possibile che in questa Italia non si riesce MAI !!!! dico MAI !!!! ad ottenere in tempi rapidi una VERITA ed una GIUSTIZIA come nei paesi così detti “””civilizzati “”” Quando i giornalisti pagheranno per le cazzate ed il fango gettato in questo bellissimo territorio!!!!?????

  3. Gianni Melas ha detto:

    Sebbene mi trovi su posizioni diametralmente opposte alle sue, relativamente alla opportunità di avere dei posti di lavoro anche da un poligono militare – ovviamente se questo non inquina – sono convinto che il punto su cui confrontarsi è esattamente quello che lei sostiene.
    Il prendere a pretesto un inquinamanto, che al momento sembra non esserci e una presunta maggiore incidenza di malattie ha prodotto un autentico disastro lasciando sul campo innumerevoli vittime: prodotti caseari invenduti, fuga dei turisti ed un’ immagine dell’ogliastra quasi del tutto compromessa. E tutto questo, come giustamente lei dice, senza il ben che minimo vantaggio per chi avversa le basi militari.
    Gianni Melas

  4. carlo ha detto:

    che strani commenti,come se si ignorasse quali siano le attivita’ di una base militare e nello specifico quelle di quirra che sostanzialmente testa,attravverso guerre simulate, ordigni di guerra
    da esporre e vendere al migliore offerente.naturalmente gli effetti di tutto cio’ credo resti nel territorio a condizionare la vita degli abitanti e degli stessi militari…insomma non e’ un posto dove si producono delle caramelle…e di prove pare ce ne siano gia’ tante ma stranamente non sono mai sufficientemente valide…ma che volete ancora ?!?!?!?!?
    propongo un concorso d’idee internazionale per la riconversione di quei territori ad uso esclusivamente civile ,puo’ andar bene ???…

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