DALLA PARTE DEI GRILLINI

POST 139 DALLA PARTE DEI GRILLININon so di preciso per quale meccanismo, ma quando mi capita di guardare una partita di pallone (di cui capisco poco) mi viene da tifare per la squadra più debole. È più forte di me: i forti, i vincenti, mi stanno automaticamente antipatici. Dev’essere per questo che sono di sinistra e mi piace poco la Juventus!

Nella vicenda che ha portato Piero Grasso alla presidenza del Senato della Repubblica – ma chiamiamola «battaglia», tanto per intenderci – c’è di sicuro un vincitore – Bersani – e svariati sconfitti. Ad esempio Monti, tanto per citarne uno e i grillini. Il primo mi sta poderosamente sulle palle, anche adesso che si è dimostrato una nullità politica (dev’essere l’eccezione che conferma la regola) mentre i secondi mi hanno ispirato tenerezza, quindi simpatia.

Sia chiaro: Bersani ha vinto una scaramuccia, non certo la sua guerra, però in politica contano anche quelle, quando trascinano in avanti la conclusione di questa, perché la prima regola è quella di sopravvivere, di non annegare, aggrappandosi a qualunque oggetto galleggiante arrivi a portata di mano.

E i grillini hanno perso, anche se è stato solamente un tafferuglio. Però la figura dei polli l’hanno fatta alla grande, lasciandosi mettere in mezzo da PD e PDL con colossale ingenuità.

Una delle letture dell’accaduto è che dentro il 5* si sia manifestata una sorta di “frazione democratica” del movimento, quella che ha finito per votare Grillo con la speranza di dare una sberla al PD costringendolo a prendere la direzione del rinnovamento. Non potendolo attuare dall’interno, causa la presenza dell’opprimente apparato ereditato dai partiti costituenti, l’hanno fatto dall’esterno costringendolo, finalmente, ad “innovare”, ad esempio coinvolgendo la tanto invocata “società civile” nell’occupazione delle poltrone.

La realtà è del tutto diversa, naturalmente. Nei Grasso e Boldrini di «nuova politica» non c’è proprio niente. Entrambi fanno parte della pattuglia di «indipendenti di sinistra» coinvolti nella politica attiva per motivi di mera immagine. Nel corso dei decenni, figure come queste ne abbiamo visto a iosa: magistrati, registi, scrittori, attori, calciatori… di tutto un po’. Con l’aggravante che entrambi sono personaggi che i “palazzi” hanno frequentato per lunghi anni, vivendo la politica nel corso di tutta la propria carriera proprio da quell’”interno” che i grillini vorrebbero decostruire. Naturalmente, il fatto che giungano a posizioni istituzionali così rilevanti potrebbe rappresentare una novità, ma neppure questo e vero, atteso che al posto della Boldrini c’è stata la Pivetti e che, in ogni caso, parliamo di posizioni che, più che influenzare la politica, ne vengono influenzate.

Perché, allora, dividersi di fronte alla scelta tra Grasso e Schifani? Perché non denunciare immediatamente e con forza l’operazione di maquillage attuata da Bersani? Perché non uscire dall’aula dichiarandosi estranei all’evidente manovra di PD e PDL che aveva lo scopo principale di mettere nell’angolo i 5* in vista delle prossime manovre elettorali? Perché non ripetere, ancora una volta, che il voto al ballottaggio non avrebbe avuto nulla a che fare con le persone ma sarebbe stata una scelta di campo e che, in ogni caso, Grasso esprime una precisa parte politica con la quale i 5* non hanno intenzione di allearsi?

La risposta è semplice: perché Grillo ha sbagliato… oppure ha fatto troppo bene il proprio mestiere, dipende da come la si vede. Il grillismo è prima di tutto un’operazione d’immagine, una colossale televendita (e, parzialmente, vendita in rete). Il motivo per il quale ha funzionato così bene è l’abitudine alle televendite che vent’anni di Berlusconi hanno lasciato in dote all’Italia. Grillo ha vinto perché le televendite le sa fare quanto Berlusconi, però sempre televendite sono, in entrambi i casi. La differenza è che il secondo ha scelto assai meglio i propri parlamentari, legandoli a sé da una fitta e solidissima rete di interessi (e attuando piccoli capolavori come quello di Scilipoti, riconfermato per dimostrare che il capo mantiene le promesse). Mentre il primo ha mandato allo sbaraglio una pattuglia di ragazzotti abituati a discutere le immagini che il Guru propina, ma poiché discutere solo le immagini del Guru e mettere a confronto immagini confliggenti è ben altro, i senatori grillini sono rimasti spaesati quando Bersani si è messo a fare il Grillo, confezionando un prodotto propagandistico che ha fatto presa per pura statistica, perché se lasci che la gente discuta le immagini si finisce per avere qualcuno che si mette di traverso. E così è accaduto: Volete il rinnovamento? Eccolo qua: votatelo!

Qualche tempo addietro, ho segnalato una strategia per vincere le elezioni regionali in Sardegna e sono felicissimo che Bersani abbia usato la mia ricetta per gabbare Grillo: esattamente la mia ricetta! Basta rileggere qui per sincerarsene!

In più, ci sarebbe anche da dire che Bersani ha sfruttato magistralmente la situazione per dare una bottarella al proprio partito, indebolendo ciò che rappresenta Franceschini e levando un po’ di tacchi a una seccatura come la senatrice Finocchiaro, perché la politica è come il maiale e non si spreca mai nulla. Sarebbe potuta essere un intralcio per il Quirinale, quindi meglio approfittarne per etichettarla come “vecchia politica”, ché non si sa mai.

Insomma, i grillini se la sono presa in tasca: andati per trombare, sono stati trombati da uno che si è travestito da Grillo. Poiché la politica, come tutte le attività umane, è soggetta alle leggi implacabili dell’evoluzione, il comico genovese dovrà evolversi per sopravvivere, come ha fatto Bersani.

Nel frattempo, esprimo la mia vicinanza ai grillini: coraggio, questa volta vi hanno fregato ma c’è tempo per rifarsi. A me siete diventati più simpatici.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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3 risposte a DALLA PARTE DEI GRILLINI

  1. Sovjet ha detto:

    Caro Gabriele,
    trovate le similitudini tra Laura Boldrini e Irene Pivetti, magari – sul modello del famoso gioco della Settimana Enigmistica – possono trovarsi anche dieci piccole differenze. Tra “frequentare” il Palazzo, cosa che riguarda una fetta importante della popolazione italiana, me e te inclusi per ragioni di lavoro, è “vivere” nel o del Palazzo, che invece capita a chi ha ruoli diretti nelle assemblee elettive o professionali all’interno dei partiti che tali rappresentanze esprimono, una certa differenza credo vi sia. Assimilare Laura Boldrini e Pietro Grasso agli indipendenti che la sinistra è riuscita a far eleggere non credo sia un demerito, anzi, è la prova che volendo ci si può avvalere di competenze specifiche. Avere come Presidenti di Camera e Senato personaggi che hanno dimostrato di saper fare il loro mestiere “da civili” e di non avere scheletri negli armadi non può che, almeno per quanto mi riguarda, rallegrarmi.
    Rispetto alla gigantesca operazione di politica spettacolo organizzata da Grillo/Casaleggio (io li metterei sempre assieme i dioscuri, perché l’uno dipende dall’altro, alla moda di Mosè e Aronne…) sono d’accordo: il confronto non è con la sostanza ma con l’immagine della sostanza e tra Grillo e Berlusconi – oltre a un visione della società senz’altro diversa – c’è il collante usato per rinsaldare le proprie truppe: la intravista possibilità di cambiare le cose per il primo (lasciamo perdere se obiettivo illusorio o meno) e denaro e posizioni di potere per il secondo. Il prezzo per i seguaci è sempre l’obbedienza al capo.
    Ma sia Grillo, sia Berlusconi i conti con l’immagine devono farla entrambi: il primo con l’immagine di “portavoce del popolo” che mal si adatta a quella di megafono del magico duo, il secondo con l’aura del “super e sempregiovane” che per ragioni anagrafiche e fisiologiche diventa ogni giorno meno sostenibile…sempre che non trovi i baccelli in piscina, come nel film “Cocoon”…

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Un attimo: che tra Boldrini e Pivetti ci sia un abisso è ovvio. ma è anche vero che, dal punto di vista di Grillo, Boldrini rappresenti la “politica” che avversa. Questo è il senso di ciò che ho scritto. Infatti Grillo lo ha sostenuto, quando ci ha pensato con un po’ di calma.

  2. Daniel San ha detto:

    I grillini sono abbastanza ingenui e inesperti staremo a vedere se quando saranno chiamati a confrontarsi per cose più serie rimarranno compatti. Ma a prescindere da questo volevo complimentarmi per la foto, è stupenda! Grazie per avermi regalato un mezzo sorriso in una mattinata uggiosa.

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