IL PAPA FRANCESGRILLO E L’INTELLETTUALITÀ ITALIANA: CREDERE E CONOSCERE

POST 138 IL PAPA FRANCESGRILLO E L’INTELLETTUALITÀ ITALIANA CREDERE E CONOSCEREPer puro caso ho visto in diretta la fumata bianca. Passavo di fronte alla tele e ho sentito la voce di Berlinguer. Così ho condotto un esperimento: ho passato in rassegna tutti i sette canali televisivi italiani.

Ciò che ho visto non mi ha stupito, perché l’ingerenza della chiesa cattolica nelle nostre vite di italiani è talmente profonda che neppure ci pensiamo più: tutte le reti trasmettevano la stessa cosa!

Però la curiosità ha avuto la meglio, così ho deciso di tampinare RAI3 per ascoltare il nome del prescelto e, una volta sentito che si trattava di Bergoglio, ho avuto una stretta al cuore.

Naturalmente, dei numerosi commentatori, non lo conosceva nessuno (e ci mancherebbe, nell’Italia di oggi)! Io invece sì, per caso, perché ho alcuni amici argentini (uno titolare di una pizzeria) e di questo gran bell’esempio di alto prelato nominato da Giampaolosecondo ne avevo sentito parlare; anche a lungo.

Male. Ne avevo sentito parlare malissimo.

Tanto per dirne una, quando ho sentito che aveva scelto di chiamarsi Francesco, ho riso ai tanti commenti che lo rimandavano al poverello d’Assisi. Smesso di ridere, tuttavia, sono rimasto colpito dall’operazione d’immagine posta in essere dal nuovo pontefice!

Francesco Saverio, infatti, è il fondatore della compagnia di Gesù, però chiamarsi Francesco, soprattutto nella nostra povera Italia, vuol dire rimandare a quello che consideriamo il nostro patrono, l’iniziatore del presepe, il visionario della “vera” chiesa predicata da Gesù, quella “povera” e vicina agli ultimi.

E invece questo nome, Francesco, è l’esempio emblematico di ciò che la chiesa è davvero: un poderoso apparato di potere che pensa, prima di ogni altra cosa, a custodire sé stesso ponendo in essere uno straordinario dispositivo propagandistico.

Bergoglio non ha nulla di Francesco d’Assisi e non è un “prelato progressista”. Non esistono “progressisti” dentro la chiesa. Ogni tanto ci sono figure che deviano dalla strada maestra indicata dalle alte gerarchie e vengono trattate in due modi: fatte tacere (senza andare troppo per il sottile) oppure tenute in gabbia come le bestie allo zoo, per far vedere che la chiesa è plurale ed accetta anche il dissenso. Un esempio è Don Gallo, neppure consapevole di essere ridotto a una macchietta da quella chiesa che ritiene di mettere alla berlina e invece lo adopera come fosse una curiosità, un mandrillo col sedere multicolore ad uso dei visitatori.

Il nuovo papa è un conservatore, uno che si è fatto le ossa e gli artigli combattendo strenuamente la teologia della liberazione nei luoghi in cui è nata. Per questo ha fatto carriera e per lo stesso motivo è stato fatto sedere dove sta: perché è una vera sicurezza, altro che gli europei disabituati alla lotta quotidiana con la miseria e la sopraffazione tipiche dell’America centrale e meridionale! Lo sa bene, lui, come si gestisce il potere mostrandosi accanto al popolo per convincerlo a pregare, non certo a fare la rivoluzione.

Ma è anche un gesuita, perdiana!, educato a sfruttare magistralmente la propria immagine, come indica per l’appunto l’ambiguità del nome e il contrasto tra la croce di ferro al collo (altro che povertà: simbolo di tenacia) e i gemelli d’oro che ornavano gli eleganti polsini messi in mostra durante il gesto benedicente.

Noi uno così ce l’abbiamo tra le palle da qualche tempo. È un papa anche lui e si chiama Grillo I; si è fatto le ossa e gli artigli sul palcoscenico e sfrutta magistralmente la propria immagine.

Hanno in comune anche un’altra bizzarra caratteristica: i progressisti italiani (coloro che si professano di sinistra) sono incapaci di contrastarli.

E, a questo proposito, mentre ascoltavo le cazzate serali trasmesse dalle trasmissioni televisive (sì, lo confesso: ero incuriosito dai commenti degli “intellettuali”) ho ripensato ad un libricino di Ignazio Marino, parlamentare PD, scritto a quattro mani (dice lui) con il cardinale Carlo Maria Martini, quello che la sinistra italiana ha “ammirato” come esempio di porporato “progressista”.

È intitolato «Credere e conoscere» e si presenta come un dialogo tra Marino e Martini sui temi cosiddetti “sensibili”. Staminali embrionali, fine vita, testamento biologico, omosessualità.

Quando l’ho letto (appena uscito, ne ero incuriosito) ho trovato esattamente ciò che mi aspettavo: da una parte un medico, dall’altra una persona che studiava il metodo migliore per tirare acqua al mulino della chiesa cattolica: un ottimo comunicatore! Quindi un testo inutile, non perché dialogo tra sordi bensì perché espediente dialettico di un polemista finissimo, Martini, così esperto nell’arte della comunicazione da sovrastare un poverino come Marino, neppure consapevole, tra l’altro, di raccogliere una figura barbina!

Ma ciò che mi è venuta in mente è la premessa. Essa riassume il clima intellettuale in cui è venuto a maturare il libricino. Le atmosfere ovattate e fascinose in cui vive e studia un Martini ritiratosi dagli impegni pubblici. L’istituto di Gerusalemme, la casa di cura di Gallarate. Tutto contribuisce a far sì che Marino resti trascinato dall’immagine creata ad arte dello “studioso”, della pace d’animo che permea il cardinale intento ad elaborare le proprie “alte” argomentazioni. Tanto che neppure si rende conto, Marino, quanto il proprio interlocutore sia lontano dalle persone e viva in un mondo di privilegio, garantito dalla posizione di alto prelato. Di che parla, Martini, se non di problemi lontanissimi dalla propria esperienza di essere umano? E non è forse vero che coinvolge Marino nella stessa prospettiva? Chi sarebbe questo Martini “fine pensatore”, se non un accorto venditore di sé stesso, difensore a spada tratta di una chiesa che è essenzialmente potere politico ed economico?

Immagine, ecco tutto, la stessa che circonda Grillo I e Francesco I, i due papi che oggi l’Italia annovera e fanno quotidianamente notizia.

La “povertà” di Francesco I e i “panini con la mortadella” di Grillo I: c’è qualche differenza? No: Conoscere per credere!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

138

 

Questa voce è stata pubblicata in Informazione e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a IL PAPA FRANCESGRILLO E L’INTELLETTUALITÀ ITALIANA: CREDERE E CONOSCERE

  1. Asia ha detto:

    Purtroppo condivido.
    Tutto lascia pensare che entrambi siano l’antisistema prodotto dal sistema stesso per incanalare rabbia e bisogni e per decomprimere la tensione, ormai arrivata alle stelle.
    In fondo Berlusconi ha fatto da apripista come incantatore di masse.
    La sindrome da immunodelinquenza acquisita, ahimé, è una malattia incurabile anche nelle stanze vaticane.
    Servirebbe un miracolo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...