TULLIO REGGE: L’ INFINITO CERCARE. AUTOBIOGRAFIA DI UN CURIOSO

POST 136 TULLIO REGGE L' INFINITO CERCARE. AUTOBIOGRAFIA DI UN CURIOSO«[…] Torino ha una lunghissima tradizione scientifica, fin dai tempi dell’Illuminismo e di Lagrange – scienziato all’altezza di Galileo, Newton, Einstein – che però molti conoscono solo perché dà il nome a una strada.»

Questa è la frase che mi ha colpito maggiormente della biografia di Tullio Regge: L’ infinito cercare. Autobiografia di un curioso (Einaudi 2012 Super ET €14,50). Forse perché racchiude il motivo per il quale l’ho letta e apprezzata.

Abitando a Torino, non ho potuto fare a meno di incrociarlo, come altre migliaia di persone e non mi ha mai dato l’impressione di essere una persona simpatica. Forse è solo invidia, perché Regge non è solo uno scienziato ma anche una essere umano di intelletto superiore alla media. Con l’aggravante di essere ben conscio di esserlo. Però è anche torinese, legato alla città e al Piemonte, impegnato in un lungo e fecondo rapporto dialettico con la realtà nella quale è nato e con la quale ha deciso di convivere sebbene, data la levatura scientifica, avrebbe potuto scegliere di meglio, sia dal punto di vista professionale che personale, umano.

Così ho acquistato il libro perché sapevo che sarebbe stato il racconto di una vita continuamente riferita alla realtà locale di Torino e dintorni, mentre i viaggi, i lunghi periodi passati all’estero, sarebbero stati intermezzi in attesa di un ritorno. E non sono stato deluso.

È il racconto nudo e crudo di una lunga vita, privo dei risvolti didascalici palesi che ci si potrebbe attendere da un intellettuale completo, la cui attività ha spaziato lungo un orizzonte molto ampio e ricco: fisico teorico di fama (i suoi “poli”, i “poli di Regge”, divennero di dominio pubblico) divulgatore, paladino della scienza sullo stesso binario di un altro grande divulgatore torinese come Piero Angela (cui lo lega, a mio avviso, la spocchia tutta piemontese che a volte è solo riservatezza) politico, da indipendente nelle file del PCI (e figlio di un fascista dichiarato) designer, ma soprattutto curioso di una curiosità invidiabile: quella che scaturisce dalla consapevolezza di essere dotati di una mente capace di apprezzare vastità sconosciute ai più.

Ciò che colpisce, della cifra narrativa, è la semplicità del racconto. Forse metafora di una mente in grado di intravvedere soluzioni semplici a problemi terribilmente complessi. Scorrendo gli episodi della vita di Regge, si ritrova la stessa cadenza della vita piccolo borghese che ciascuno di noi avrebbe potuto percorrere, se essere uno scienziato di fama o un ottimo ciabattino, por ejemplo, fossero la stessa storia. Un’esistenza apparentemente lineare, in cui il lavare (malamente) i piatti si incrocia con il riflettere sui mondi esotici della meccanica quantistica, in fondo, senza mai uscire davvero – anche se ci si trova a Princeton, la Babilonia della fisica teorica – da una città provinciale e ammalata di grandeur come Torino.

Insomma la vita di un concittadino filtrata tra via Giuria e il west (anche se Princeton sta ad est!), con qualche puntata nelle cattedrali della fisica mondiale, come una guida turistica che si può tenere in mano seguendo un percorso a mezza strada tra mondi reali e virtuali: strade, località, matematiche astruse, qualche foto curiosa.

Ho passato un paio d’ore piacevoli, senza annoiarmi, in una delle tante notti senza sonno. Non è la biografia ufficiale del “grand’uomo” – come quella di Fermi, tanto per capirci – quanto la storia del dirimpettaio che esce di casa tutti i giorni per andare all’università a lavorare, tra idee astruse, studenti vocianti, un caffè al bar dell’angolo, un consiglio di facoltà.

Non posso dire che Regge mi sia divenuto più simpatico (questa storia della simpatia/antipatia bisognerebbe bandirla, dalle parti del Piemonte) ma ne ho apprezzato maggiormente la statura intellettuale, proprio nella normalità di un genio.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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