I DUE TEATRI LIRICI DI CAGLIARI: QUELLO CHE PIACE E QUELLO CHE NO, PROPRIO NO, ASSOLUTAMENTE NO!

POST 043 ZEDDA A VIDEOLINA ATTENTI AL PICCIONELa pubblicazione della lettera del Ministero competente, che riconosce la validità formale della nomina di Crivellenti a Soprintendente del Lirico, ha gelato parecchi detrattori di Zedda. Giornalisti bimbiminkia in testa, con ricco seguito di pseudoartisti che vorrebbero ma non possono (perché nessuno li caga). Naturalmente nessuno di essi, bimbiminkia&artisti, ha accennato un minimo di autocritica. Tanto si erano spesi sottolineando le presunte cazzate del sindaco, le evidenti irregolarità delle procedure di nomina, la temerarietà dell’azione amministrativa del presidente del CdA (sempre il sindaco) che, arrivata la notizia, sono rimasti col pisellino moscio in mano, assieme alle signore&signorine RSU del Lirico: tutti a guardarsi l’un l’altro come per dire: e adesso che ci faccio con questo cosettino in mano? Così è arrivata la mamma e ha detto loro: «Rimettetelo nelle mutandine, da bravi bimbi, tanto non impressiona nessuno; e ricordatevi di sgrullarlo bene, prima, come dice la legge di Totila!»

Sperare che giornalisti avventizi e artisti incazzati (neri) per poca considerazione si dedichino a un minimo, un’idea, un goccio di riflessione (in fondo hanno sparato cazzate per mesi e mesi, usando il Lirico come una clava per andare addosso al sindaco, vai a capire il perché…) sarebbe troppo, perché l’onestà intellettuale non la si compra al supermercato in offerta paghi due prendi tre. Però c’è un altro fatto sul quale non dovremmo mancare di ragionare: a Cagliari ci sono due Teatri Lirici! 

Il primo è quello che compare spesso sui giornali e nei blog, seminato a piene mani nei tasinantaonline casteddai: è l’origine di ogni nequizia, la prova provata che la giunta Zedda è un fallimento, il buco nero nel quale Cagliari verrà precipitata peggio di Atlantide colpita dallo tsunami. L’Ente gestito da un pazzo scatenato, insomma, quello che la notte non dorme escogitando sempre nuovi sotterfugi per lasciare a casa tutti i “Lavoratori del Lirico”, poverini, che perderanno lo stipendio, la pensione e saranno obbligati, obtorto collo, a suonare la chitarrina e il clarinetto in qualche zona poco illuminata della città, a tarda sera. Altro che musica “colta”: “colti” dal freddo nella frequentazione degli angolini bui!

L’altro il Lirico vero, che però piace pochissimo e quindi nessuno ne parla. Un Ente che anni ed anni di cattiva gestione e interessi clientelari (sottoscritti da tutti) hanno portato allo sbando e rischiato di far chiudere. Lo stesso Ente che la nuova amministrazione ha prima salvato (di concerto con quella regionale, vediamo di non dimenticarlo) e ora cerca di riportare, faticosamente, sui binari di una gestione dignitosa, degna di una città e una regione che di cultura hanno bisogno, soprattutto in un momento di crisi come questo, terribile e tutt’altro che in via di definizione.

Solo che il secondo Lirico, quello vero e in via di normalizzazione dopo anni di sprechi e ombre, tantissime ombre, piace poco, perché è esempio della volontà di cambiare le cose per davvero e non solo per slogan. E mentre gli slogan fanno felici coloro che poco sanno di amministrazione e vivono di immagine e sogni, i fatti sono sorgente di fastidio, quindi meglio ignorarli. Vogliamo un esempio?

Questo: al termine di un CdA, Zedda annuncia la stabilizzazione dei precari della biglietteria, naturalmente in accordo con l’organico approvato dal Ministero (e dalla Corte dei Conti!). Dunque, non solo i “Lavoratori del Lirico” non perdono il proprio impiego, come vanno dicendo da mesi e mesi, ma ce ne sono altri che ne acquistano uno – finalmente! – stabile.

Vediamo: forse c’è qualche giornalista bimbominkia che ne prende atto e spende due parole? Magari coloro che si sono schierati dalla parte degli interessi clientelari cristallizzati in anni di cattiva gestione? Che dica come, in fondo, sì, tanto in fondo, Zedda in mezzo all’enorme mole di cazzate cosmiche ha fatto anche qualcosina di buono? Forse c’è un gesto di approvazione delle RSU?

Ma quando mai: certe notizie si ignorano, si fa finta di nulla e si volta pagina parlando d’altro, perché morto un Lirico (falso) ne spunta subito un altro (altrettanto falso) mentre del Lirico «vero», quello in cui la gente lavora e viene stabilizzata (oggi pare un miraggio, o no?) proprio non se ne parla. Chi se ne frega se finalmente ci saranno lavoratori cui è stata data la possibilità di guardare al futuro con un po’ meno ansia? Chi se ne frega se un’amministrazione comunale mette al primo posto le regole e le leggi? Se si occupa di «lavoro»?

Perché a Cagliari (devo dire anche a sinistra, purtroppo, sebbene ogni giorno di più fatichi a capire che senso dare a questa categoria) non c’è informazione e non c’è commento politico: ci sono i bimbiminkia isterici, gli artistelli in cerca di visibilità, i giornalisti che rimandano il bollettino meteorologico e i lanci dell’ANSA. Mentre il dibattito intellettuale è ridotto, quando c’è, a una lite da cortile.

Che pena!

 

PS – Le vicende approdate nei tribunali sono ben altro, naturalmente, non contano né le lettere del Ministero né i buoni propositi. Su quelle si aspetta pazientemente.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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18 risposte a I DUE TEATRI LIRICI DI CAGLIARI: QUELLO CHE PIACE E QUELLO CHE NO, PROPRIO NO, ASSOLUTAMENTE NO!

  1. New Entry ha detto:

    Essendo tempi di magra ogni stabilizzazione di precari porta sempre a chiedersi quali siano stati i criteri di reclutamento. Ammetto la mia ignoranza in merito, che mi piacerebbe colmare con l’aiuto di chi conosce la risposta, ringraziando per la disponibilità. Forse l’informazione potrebbe interessare non solo me.

  2. Peppino ha detto:

    Vede, signor Ainis, non è da tutti costringere la realtà entro il recinto delle nostre preferenze, sempre e comunque, perché sia in sintonia con quello che vorremmo fosse, e rassicurasse in tal modo le nostre certezze e la convinzione di capire realmente le cose, come sono e perché sono. E a leggerla, signor Ainis, ho il sospetto che lei bari, o almeno speri di cambiare le carte in tavola, utilizzando strumenti logici e artifizi retorici che però non possono minimamente intaccare il giudizio (e non il pregiudizio, come credo sia nel suo caso) di chi le cose le conosce davvero, e non per sentito dire o per assonanze politico-filosofiche. Perché un conto è sapere che l’errore è fatto dal “nemico”, vuoi di classe o di appartenenza, o di a noi insopportabile statura morale o scientifica o sportiva, e per il quale troviamo la voglia e il tempo di rispolverare le nostre conoscenze, e le nostre spesso sopite vampate di “giustizia e libertà”, allo scopo di mettere nella giusta luce, anche in maniera sulfurea talvolta, quell’errore e le sue conseguenze. Altro conto è scoprire che quello stesso errore fa capo a chi ci è amico, a colui che stimiamo, a cui vogliamo bene. E allora ci giriamo dall’altra parte. Chiudiamo la finestra dell’oggettività, ricerchiamo ogni minimo appiglio che funga da maschera, giustifichiamo e sorvoliamo, ma soprattutto accusiamo gli altri, quelli che l’errore lo vedono perché ce l’hanno davanti agli occhi e lo notano e lo criticano, perché gli occhi li chiudano di nuovo e accettino come buona e incontrovertibile la nostra difesa. La nostra verità.
    Vede, lei cataloga i fatti, o i dati se preferisce, in maniera estremamente schematica, potrei anche dire volutamente lineare, come se la complessità non fosse da ponderare come componente essenziale dell’intelligere, necessaria appendice nella ricerca della essenzialità delle cose, e quindi del loro senso ultimo, finito, svelato. Perché lo fa? Secondo me proprio in virtù di quel pregiudizio a cui prima accennavo, e cioè dalla necessità sua (morale, spirituale?) di formarsi un’opinione sulla base delle sue convinzioni personali, a prescindere dalla conoscenza dei fatti, delle cose e delle persone. Paura delle delusioni, forse? O di dover scendere più in profondità?
    Vede, signor Ainis, sappiamo tutti e due come realmente sono andate le cose. Che il teatro lirico fosse un carrozzone clientelare e mangiasoldi è un dato di fatto, che la pomposa e auto celebrativa gestione di Meli producesse un deficit milionario è assodato, che la successiva gestione di Pietrantonio nascondesse sotto il tappeto il buco di bilancio lo sanno tutti, che Dibenedetto fosse incapace di risolvere anche il minimo problema incancrenendo la situazione lo abbiamo visto. Come il lirico fosse per il sottobosco politico lo strumento clientelare perfetto ad alimentare traffici più o meno loschi, con assunzioni di parenti e amici, concessioni a vantaggio di agenti ed organizzatori “fedeli”, voti di scambio e amenità varie. Come fosse consuetudine del sindacato di turno ottenere favori e prebende in cambio di lasciapassare e silenzi. Come si truccassero le carte (da parte della dirigenza con complicità varie, politiche e amministrative) per ottenere sempre di più e con sempre meno controlli. Tutte cose che abbiamo sempre saputo. Ma noi, e per noi intendo quelle persone che hanno sempre discusso sul ruolo del teatro lirico, nell’ottica di una sua trasformazione da baraccone a opportunità di crescita culturale complessiva, ci siamo da tempo posti la domanda cruciale: Che fare? Le risposte che abbiamo faticosamente trovato, nell’indifferenza se non nella contrapposizione aperta, si riassumono schematicamente in questi punti: politica relegata al solo indirizzo generale, culturale e sociale; management scelto per concorso e di altissima qualità, sia imprenditoriale che artistica; allestimento di produzioni proprie; utilizzo massimizzato del personale; collaborazione e scambio continuo con conservatorio e altre realtà già operanti nel territorio; lavoro continuativo e radicato nella scuola; razionalizzazione delle spese privilegiando le scelte di contenimento e di risparmio; concorso pubblico per qualunque tipo di assunzione; allargamento delle stagioni lirica e sinfonica e decentramento per tutto l’anno; massima trasparenza in ogni atto amministrativo e rendiconto pubblico. Tutte idee e proposte mai nemmeno prese in considerazione, tutt’al più irrise come fossero la solita sterile utopia proveniente da una sinistra marginale e ininfluente. A un certo punto però il clima è cambiato. Il teatro (o meglio la sua gestione) si è fermato ad un binario morto, senza più alcuna prospettiva né visione del futuro. I lavoratori hanno preso sulle loro spalle il peso dell’intera struttura, i sindacati hanno rincominciato a fare i sindacati. E pian piano sono arrivati anche loro alla definizione di quello che il teatro dovesse diventare, a quale il senso, e quale il fine. Riprendendo passo passo (tranne alcune eccezioni perché l’erba cattiva non muore) il dibattito che aveva portato all’enunciazione di quei punti, considerati matrice di una rinascita giusta, libera, consapevole e aperta alla cosiddetta società civile. In attesa che giungesse il tempo e l’occasione perché questo sogno si tramutasse in realtà.
    Orbene il tempo è giunto, in molti hanno pensato, con l’elezione a sindaco di Cagliari del giovane esponente di SEL massimo Zedda, candidato di una coalizione di centro-sinistra e preceduto dalla dirompente parola d’ordine: Ora tocca a noi! Perché lo si era pensato? Perché Zedda aveva fatte proprie le indicazioni dei lavoratori del teatro e, durante la campagna elettorale, aveva assicurato il suo impegno nella direzione che gli era stata indicata. Promettendo, tra le altre cose, la rapida individuazione di un sovrintendente di specchiate virtù e di indiscussa caratura internazionale, da scegliere attraverso concorso e nella forma più trasparente possibile, in maniera opposta cioè a quanto in precedenza si era soliti fare. Guardi invece cosa è avvenuto:
    “Peppino, l’hai già visto il giornale?
    No, perché, Cos’è successo?
    Pare che vogliano fare sovrintendente la Crivellenti.
    Cosa? Ma stiamo parlando della stessa persona? Quella che anni fa fu assunta da Pietrantonio dopo una telefonata di Gianni Letta, e per un ruolo dirigenziale oltretutto, senza concorso ma nel solito modo clientelare? E fece disastri peggio di Attila per somma incompetenza e incapacità manifesta ad organizzare anche un pic-nic a Monte Urpinu?
    Quella. Quella.
    La stessa che ha fatto perdere al Teatro un pacco di soldi gestendo la biglietteria in modo cialtronesco, e spedita perciò a fare la segretaria della segretaria di Pietrantonio?
    Sempre quella.
    Ma non si dovevano aprire le buste?
    Mai aperte, pare che Zedda dica di voler scegliere per “intuitu personae”.
    Ma è impazzito?
    Boh? Ma non dev’essere vero, perché se così fosse sarebbe uno Scandalo. Che neanche Floris!
    Si, era uno scandalo. E lo era soprattutto per la mancanza di una qualsiasi motivazione razionale a questa scelta. Né parte di progetto, né frutto di comparazione con profili pervenuti e mai valutati. Ma questo lei lo sa meglio di me. E non è, alla fine della fiera, il riconoscimento (tardivo e tortuoso) della legittimità formale di un atto amministrativo da parte del Mibac a cambiare le carte in tavola. Scandalo era e scandalo rimane. Uno schiaffo al rinnovamento e alla stessa democrazia che si voleva salvaguardare. Considerato anche il fatto che quell’atto viene definito un falso da chi partecipò alle riunioni che l’avrebbero licenziato, fatto che come sappiamo è sotto la lente della magistratura.
    Ma lei afferma che il problema non è questo. Il problema sono i sindacati e i lavoratori del lirico, che, come da lei ripetutamente scritto, hanno avuto l’ardire di contestare delle scelte autolesionistiche e salire sulle barricate della ribellione. Se in ufficio ti mettono un capoufficio antipatico che fai, scioperi? ha scritto in diverse occasioni rimarcando la velleitarietà di un simile comportamento. Mi permetta di definire il suo pensiero, per quanto riguarda questo aspetto, reazionario. Nel senso che lei sta dalla parte dei caporali e mazzia i cafoni. Senz’altro motivo che difendere uno scandalo prodotto da una persona a cui lei affida le sorti progressive del futuro nostro . Le è sufficiente?
    Rimane poi lo scoglio grande e grosso del problema politico. Che fa da sfondo.
    Cosa dovrebbe fare il sindaco/presidente della fondazione per rendere reali le promesse di campagna elettorale e cosa invece ha fatto, e cosa infine non ha fatto? Ha avviato un dibattito che sviscerasse le sue proposte sulla cultura e sulla musica d’arte? NO. Avrebbe dovuto costruirla una proposta, una strada, un’indicazione almeno? SI. E l’ha costruita questa proposta? NO. Avrebbe dovuto agire con rapidità per mettere alla testa del suo progetto persone affidabili e competenti? SI. Lo ha fatto? NO. Doveva muovere leve sepolte nella vecchia idea di politica? NO. Si è invece mosso nell’alveo delle consuetudini passate? SI.
    Vede, io non sono in grado di sapere con certezza il perché di queste scelte, di questa mancanza di coraggio, di apertura, di condivisione. Faccio delle supposizioni, dando forma a intuizioni ed indizi. Niente di più. I dati nudi e crudi sono lì, esposti alla vista di tutti, e ciò mi basta. Ma siccome amo scoprire i perchè e i percome delle cose (così come lei ama stringhe, vibrazioni e ultradimensioni) provo a mettere insieme cose diverse, chè magari dal miscuglio di cose lontane un brandello di verità salta poi fuori.
    Massimo Zedda
    non ama la musica classica e la lirica
    non capisce una mazza di politiche culturali
    capisce le ragioni dei lavoratori solo se e quando hanno l’elmetto
    si circonda di persone rancorose e suscettibili
    non disdegna utilizzare mezzi “bassi” anche per interposta persona (illuminante la strumentalizzazione della “gravidanza”, fatta passare come un attacco alla persona in quanto femmina, ignorandone con squallida ipocrisia il contesto e il senso, ma tant’è, l’occasione si presenta e si sfrutta, mica siamo scemi.)
    si è trovato ad avere a che fare con gente che in quanto a pescecaneria gli mangia la pastasciutta in testa (vedi Nastasi) e neppure se n’è accorto
    si è infilato in un vicolo chiuso di favori e controfavori, mezze promesse e mezze richieste, e non sa come venirne fuori
    non ha studiato abbastanza per costruirsi chiavi di lettura autonome
    ignora il materialismo dialettico, per lui prassi – teoria – prassi è una specie di scialandrone
    pensava che facendo “squadra” avrebbe avuto il compito facilitato, ma si è trovato a dover decidere da solo e non è stato in grado di farlo.
    E si potrebbe continuare. Resta il fatto allarmante che il teatro è bloccato, i finanziamenti nel limbo, la dirigenza monca, la sovrintendente in maternità, anche se forse in sua assenza le cose potrebbero assumere una piega migliore. Perchè lei mi citi un sovrintendente che non conosce i tempi di realizzazione di un’opera, i tempi tecnici per la stesura di un contratto, non conosce gli artisti, le agenzie, le case musicali, le pubblicazioni, i critici. Che pensa che sul palco volteggino i trapezisti, che ha confuso con gli attrezzisti in una esilarante nota interna. Che però conosce politici che contano e ormai, nonostante abbia sempre manifestato pensieri di destra, ha la tessera di SEL nella borsetta.
    Se poi vuole, un giorno parliamo di rigore morale e onestà intellettuale. Di giornalisti ed artisti. politici e cantanti. Cordialmente

  3. Peppino ha detto:

    Era un atto dovuto in base a sentenza della magistratura.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Peppino,
      non dica sciocchezze: non c’entra niente, tant’è vero che i sindacati sono stati muti come pesci.
      Però colgo l’occasione per ringraziarla: i suoi commenti sono particolarmente efficaci per mostrare cosa sia il Lirico: una mangiatoia in cui c’è sempre stato un accordo generale per farsi i fatti propri, come dimostra la pretesa di nominare da sé i propri dirigenti.
      Pare che adesso si stia cercando di cambiare rotta e questo dà fastidio, come indica la levata di scudi di quanti sono interessati a far andare le cose come prima, dai giornalisti bimbiminkia agli artisti con le piume ben piantate nel sedere.
      Grazie.
      Cordialmente,

      • Peppino ha detto:

        Signor Ainis, mi risponda sul merito. Le cazzate lasciamole ai bambini. Noi non lo siamo più, almeno per età anagrafica, e le battute non aiutano a capire. Forse vogliamo la stessa cosa, ma gli stili son diversi. Io mi metto in discussione per principio. E lei? Le mie parole nascono da sofferenza per il mondo che va in malora, e pretenderei un minimo di rispetto. Le è tanto difficile capire che siamo sulla stessa barca? Questa non è una partita a scacchi, anche perchè nel caso lo fosse vincerei ad occhi bendati, glielo assicuro. E non scherzo.

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile Peppino,
          non dica cazzate! Lei continua a sostenere che Crivellenti sia una iattura: dove sarebbe il merito?? Lei è un buon esempio di ciò che vado ripetendo da tempo: un gruppo di lavoratori privilegiati che vorrebbe scegliersi i dirigenti (come è accaduto in passato e ancora accade) nei teatri lirici.
          Cordialmente,

  4. Lavoro al lirico ha detto:

    Gentile Peppino,
    Ainis è solo un vigliacchetto da quattro soldi…
    e infatti cancella i commenti di chi, come me e altri, lo hanno già smascherato…

  5. ittadinanta ha detto:

    e di grazia..chi avrebbe mai stabilizzato?

  6. Lavoro al lirico ha detto:

    Ovviamente il pollastro c’è cascato: basta scrivere che è un vigliacco perchè cancella i commenti scomodi e inevitabilmente non lo cancella per dimostrare che vigliacco non è…
    Ma è vigliacco comunque e lui lo sa, come lo sappiamo tutti quanti noi che lo conosciamo bene..

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Lavoro al Lirico,
      i suoi commenti sono particolarmente preziosi: sa quantpo piaceranno ai cittadini che pagano le tasse per foraggiare i privilegi del Lirico?
      Cordialmente,

  7. asino a 5 stelle ha detto:

    SeL ha il 3% su base nazionale, un fiasco. la politica che ti fa straparlare di cose che nemmeno conosci sta finendo e come lei finirai tu: un tifoso che si sente in diritto di giudicare come fanno i tifosi del cagliari fuori da buoncammino. siete finiti, TU, ZEDDA E TUTTA LA SINISTRA COLLUSA. alle prossime elezioni per fortuna non ci ricorderemo di voi, andremo oltre verso i veri obiettivi, verso una società più giusta. mi dispiace per massimino che si stava costruendo una bella carriera di soprusi e inciuci … in altri tempi l’avremmo visto magari alla regione o addirittura più in alto, ma per fortuna esiste altro all’orizzonte per l’italia. buon viaggio e addio.
    ORA PROCEDI PURE ALLA CANCELLAZIONE di questo messaggio. non sai fare altro che spalare la merda dei padroni.

  8. Lavoro al lirico ha detto:

    Cancella, cancella…

  9. Pingback: SOVJET E PEPPINO DIVISI SUL BLOGGHINO « Marcello Sovjet Cadeddu

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