8 MARZO, CRIVELLENTI, PRUNA E IL DILEMMA DI SEL

POST 132 8 MARZO CRIVELLENTI E IL DILEMMA DI SELQuand’ero giovane era tutto più semplice: acquistavo qualche rametto di mimosa e lo distribuivo tra le conoscenze femminili. Lo facevo con convinzione e la consapevolezza che il mio gesto (piccolo, per carità) sarebbe stato interpretato come una manifestazione di rispetto nei confronti dell’universo femminile. Erano tempi in cui mi sforzavo di dire che sarebbe stato necessario moltiplicare l’8 marzo per 365 e la maggior parte delle donne mi accusava di voler sminuire l’importanza della ricorrenza.

Poi – non ricordo bene quando avvenne la transizione – furono loro a dirmi, accettando con una certa perplessità il rametto di mimosa, che sarebbe stato necessario abolire l’8 marzo per estenderlo a tutto l’anno.

Così ho deciso di fare due cose: regalare (metaforicamente) la mimosa solamente a chi mi conosce e sa quanto e come rispetti il nostro doppio, nonché cominciare a pensare che in fondo è anche il mio compleanno.

Le donne mi cazziano lo stesso (perché sono uno di quelli che parla dei loro diritti, quanti se ne fottono non vengono certo cazziati!) però mi sento meno scemo: almeno non devo accettare di buon grado lo sguardo di condiscendenza con il quale viene accolto l’omaggio della mimosa. In più c’è qualcuno che, finalmente, mi fa gli auguri (io, ad esempio!)

Inoltre, cerco di aggiornarmi, di leggere ciò che scrivono le donne di sé stesse, di rafforzarmi nella convinzione che delle donne (per fortuna, altrimenti il mondo sarebbe assai più noioso) non capirò mai un accidente. Ad esempio, ho letto un richiamo all’8 marzo nella pagina fb di Lilli Pruna, personaggio pubblico che seguo perché sono un simpatizzante di SEL, formazione politica per la quale si è candidata alle politiche. Leggo:

«Buon lavoro, con più serenità, a Marcella Crivellenti [si era appena diffusa la notizia della regolarità della nomina secondo dil MIBAC – nota mia].

Dopo l’8 marzo si può dire che questa donna è stata oggetto di un’aggressione inaudita da parte del sindacato, di un gruppo di lavoratori del Teatro Lirico, della stampa, e del sistema …di potere che assedia questa istituzione culturale?

Nessuno e nessuna l’ha difesa (a parte Giomaria Bellu ed io, che abbiamo ricevuto insulti pesantissimi in calce ai nostri interventi su SardiniaPost). Dove erano le donne, le tante amiche che ieri hanno celebrato l’8 marzo, nei mesi in cui su questa donna è stato detto di tutto? Non si trattava di affermare che meritasse il ruolo che ricopre o di giudicare la correttezza della procedura seguita per nominarla, ma di impedire che venisse offesa in quanto persona. Il resto lo decideranno le istituzioni competenti.

Dopo l’8 marzo si può dire che questa vicenda è stata vergognosa per i toni, le offese, e le forme di attacco personale rivolte a questa donna, e per il silenzio di tutti?

Auguri, Marcella Crivellenti.»

È un bell’intervento?

No, salvo per gli auguri ad una donna che, in occasione dell’8 marzo, ci sta sempre bene. È un intervento completamente sbagliato per un gran numero di motivi e ne elenco un paio.

Prima di tutto l’enorme spocchia di una persona che divide il mondo in due categorie: quelli che contano e hanno titolo per parlare, quelli che, anche se parlano, non contano un cazzo. Perché non è vero che a parte Pruna e Bellu (e chi cazzo sono?) nessuno abbia difeso Crivellenti. L’hanno fatto centinaia di persone, ad esempio scrivendo in rete, commentando su fb e rispondendo alle tante sciocchezze dei tasinantaonline. Se n’è discusso parecchio, tanto che anch’io, nel modestissimo blogghino, sono stato ripreso da una sindacalista della CGIL poco soddisfatta per essere stata chiamata (erroneamente) in causa. Per non parlare di Zedda (sì, lo so che di fronte a due mostri sacri come Pruna e Bellu scompare, però è sempre il sindaco di Cagliari, nel suo piccolo) ha difeso Crivellenti proprio perché donna offesa in quanto tale (il citare la gravidanza, da parte di un rappresentante delle RSU, è stato un atto di rara barbarie sindacale!).

Secondo: ammesso che quando si nominano due personalità come Pruna e Bellu tutti gli altri scompaiono, è facile dire: “nessuno” ha difeso. Nomi e cognomi, prego, altrimenti sono solo parole, deboli e inutili. Chi “non ha difeso”? La CGIL, tanto per dirne una; la maggioranza al governo dell’Isola, Cappellacci in testa, giusto per non andar troppo lontano, per citarne un’altra (e la R.A.S. è finanziatore dell’Ente, con tanto di rappresentante nel CdA!) Andiamo: perché non ricordarne due, uno amico e uno no, per rimarcare come destra, sinistra, sopra e sotto, sempre maschi del cazzo sono? Ci voleva tanto?

Inoltre, si potrebbe ricordare alla gentile (e importantissima) docente che siamo in campagna elettorale, di sicuro per le regionali ma anche per le politiche, visto che il Parlamento verrà rinnovato a breve? Orbene: uno degli slogan di chi ci ha preso a pappine, uno dei più immaginifici, è: “Uno vale uno!”, réclame da bacio Perugina, certo, demagogia concentrata, naturalmente, però efficace. In queste tre parole si vuole rappresentare l’importanza del semplice cittadino di fronte all’immensa prosopopea di quel mondo autoreferenziale costituito da politici, intellettuali e giornalisti, non a caso la triade che Grillo rifiuta e maltratta (salvo coloro che parlano bene di lui) raccogliendo per questo un sacco di voti (e che il sottoscritto, assai modestamente, per il vero, richiama spesso all’ordine sottolineandone la distanza dalle persone “normali”). Da cui: c’è un qualche motivo per fare propaganda a Grillo o non sarebbe più opportuno soppesare i toni quando si pubblica qualcosa in rete? Non si potrebbe far finta, ogni tanto, di essere una persona “normale” come tante altre e non una “preziosissima” docente universitaria sempre pronta a dare lezioni, seppure gratuite (e spesso non richieste)?

Sarebbe stato sufficiente un minimo di modestia, ma proprio poca; ad esempio: «Bellu ed io ci siamo aggiunti alle tante persone che hanno difeso Crivellenti da un attacco gravissimo – perpetrato ai suoi danni solo perché donna – da parte di troppi politici, giornalisti e intellettuali!»

Ci avrebbe perso in sintassi, certo, mica scrivo bene come la signora, ma guadagnato in simpatia e partecipazione. Vorrebbe, SEL, domandarsi se per recuperare i voti persi sia più utile la prima o le seconde? O è davvero un dilemma?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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4 risposte a 8 MARZO, CRIVELLENTI, PRUNA E IL DILEMMA DI SEL

  1. luisa satta ha detto:

    io invece vorrei fare le congratulazioni alla Crivellenti perchè è diventata mamma…e questo vale molto di più del Lirico!

  2. tato ha detto:

    il problema di Sel (almeno qui a Cagliari) sembra essere proprio il guardarsi troppo allo specchio, non parlo dei sostenitori e simpatizzanti, ma proprio dei politici. Hanno una certa “spocchia” che alla fine li rende antipatici e, aimè, invotabili. E dire che le idee di SEL son quelle che più si avvicinano alle mie, ma ho visto molto da vicino atteggiamenti del tipo “so tutto io e voi siete dei poveri ignoranti” o del tipo “se non sei di SEL non conti nulla e dici solo fesserie”… allora dico, per ora, ciao ciao SEL e resto a guardare, come un normale cittadino “ignorante”…
    Per la questione Crivellenti invece mi danno fastidio i toni trionfalistici di chi l’ha difesa. Mi spiego.
    Tutto, ma proprio tutto, in Italia si sta riducendo alla contrapposizione che sfocia nel “tifo”… mi chiedo, si può avere un’idea od un’opinione senza tifarla? si può avere un’opinione e al tempo stesso il diritto di cambiarla a seconda degli elementi che si hanno a disposizione? si può evitare di fare “caroselli” ogni volta che si ha ragione o di negare l’evidenza quando si ha torto?
    Io credo che sia sempre meglio usare un certo equilibrio, perché alle volte la distanza tra il torto e la ragione non è ben definibile e soprattutto in questa vicenda del lirico sappiamo bene come, nonostante la vittoria, ci siano molte ombre (e lo dice uno che ha difeso la Crivellenti a spada tratta ovunque)…

    Saluti
    Tato

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