IL SOGNO DI BUSTIANU CUMPOSTU E LA DURA REALTÀ DELLA DISFATTA INDIPENDENTISTA

POST 129 IL SOGNO DI BUSTIANU CUMPOSTU E LA DURA REALTÀ DELLA DISFATTA INDIPENDENTISTALo tsunami di Grillo ha avuto molti effetti. In Sardegna, ad esempio, l’evaporazione dell’indipendentismo. Siamo onesti: anche la sinistra-sinistra non è che se la sia passata benissimo. Meglio che in altri posti, vero anche questo, però non è che possa essere considerato un gran bel risultato. Sì, sono contento che SEL abbia portato una delegazione in Parlamento, ma sarei sciocco a ritenerlo un esito pienamente positivo. Se fossi Bersani, parlerei di non-negativo… e mi farei giustamente ridere dietro. Quindi non è che abbia intenzione di bistrattare l’indipendentismo per non parlare di casa mia.

Il fatto è che mi incuriosisce: perché Bustianu si è dovuto svegliare e il sogno è rimasto tale? Siamo in presenza di uno che di politica non capisce una mazza – e pensava davvero di fare il pieno di voti – o Cumpostu ha fatto, in realtà, un consapevole atto di presenza?

 

La prima che ho detto: capisce poco di politica, come gran parte dei colleghi attivi sull’Isola di Atlantide. Non si è reso conto dell’arrivo di un rapido e l’ha beccato anche lui sulle gengive, restandone tramortito. Immagino che l’essere in buona compagnia (non è che le gengive degli altri esponenti politici siano conciate meglio delle sue) non gli sia di gran consolazione.

Eppure, il simpatico Bustianu non l’aveva pensata male: il PSd’Az conciato da far spavento, dopo l’appoggio a Cappellacci, Sale fuori dai giochi, per scelta consapevole, Rossomori fuori dalle palle… tanti scontenti a sinistra, in cerca di qualcosa di nuovo… tantissimi scontenti a destra senza la minima intenzione di votare a sinistra…

Eh, se non ci fosse stato il rapido in transito!

Però, non dico gli scontenti a destra e sinistra, che hanno deciso di convergere su Grillo, ma se c’erano tanti voti indipendentisti in libera uscita: come mai sono finiti da Grillo anch’essi?

Se il voto grillino testimonia l’espressione del rifiuto di una politica percepita come lontana dai cittadini, significa che anche l’offerta indipendentista è finita nel gran calderone della “vecchia politica”. Cumpostu, leader storico da sempre in prima linea, nella percezione dei cittadini sta accanto ai Bersani, Berlusconi, Casini, Fini, Bindi, se non per connivenza diretta (ma la connivenza c’è in realtà, a guardar bene le cose) quantomeno per motivi anagrafici. Cos’avrebbe da dire di nuovo, Bustianu, di fronte al messaggio totalizzante di Grillo? Quale appeal potrebbe avere un messaggio indipendentista di fronte alla percezione di far parte di una comunità che sta cambiando la storia? Come dire: di fronte alla prospettiva (falsa, ma non è questo il punto) di porre il pecorino all’attenzione dell’agenda politica assieme a tanti altri pecorini difesi da un gruppo coeso e determinato come quello grillino, perché buttare un voto nel cesso, intestardendosi con questa menata della secessione, che tutti sanno essere una bufala da far pascolare di fronte a casa, tanto per avere qualcosa di caratteristico da guardare ogni tanto? I pastori vogliono vendere il pecorino – altro che indipendenza! – e se Grillo difende a spada tratta i prodotti tipici, si vota Grillo, no? Sì, certo che si vota Grillo e non a caso Bustianu si è dovuto svegliare in fretta per correre dal dentista (mettendosi in fila perché c’era un sacco di altra gente!)

Che succede adesso? Alle prossime regionali gli indipendentisti riprendono quota?

Il punto è: cos’hanno da offrire gli indipendentisti che non sia compreso nel programma di Grillo? Per una comunità di un milione e mezzo di persone sparsa su un’isola lontana (e la lontananza aumenta all’aumentare del costo dei combustibili, che resteranno quelli tradizionali a lungo, mica si possono fare in quattro e quattr’otto le navi fotovoltaiche o tornare alla vela) una comunità sempre più vecchia e bisognosa di servizi, la prospettiva dell’indipendenza è chiaramente un’enorme stupidaggine. Ciò non significa che la suggestione autonomista perda forza, ma è uno dei punti di forza del programma di Grillo: la felice decrescita accompagnata dalla valorizzazione delle risorse locali. Poiché gli altri punti sono la difesa del livello dei servizi (scuola e sanità): perché cedere ad un messaggio indipendentista e/o autonomista portato avanti da forze politiche tradizionali che possono puntare, al massimo, ad una rappresentanza locale, quando l’alternativa è quella di trovare le stesse cose difese da una nutrita pattuglia di parlamentari in quel di Roma, dove si trovano i rubinetti dei quattrini? Come dire: preferisci difendere il pecorino dando mandato ad uno che se ne sta a Cagliari e basta, senza amici a Roma, oppure ad un altro che a Roma ha un sacco di conocsenze in Parlamento disponibili a dare una mano?

Naturalmente, si potrebbe provare a spiegare che coniugare ottimi servizi con lo sfruttamento delle risorse locali, se queste sono povere, è una gran fregatura, ma il punto è che si tratta proprio di ciò che hanno sempre detto gli indipendentisti; che dobbiamo fare da soli con le nostre risorse! Anche loro si sono incaponiti a dire che ce la possiamo fare da soli, con i carciofi a chilometro zero, il turismo sostenibile, il fotovoltaico e il vento. Quindi?

Quindi ci sono ottime possibilità che l’indipendentismo se ne vada fuori dalle palle per un bel po’, anche perché potrebbe darsi che, considerato poco efficace nella raccolta del consenso da parte delle forze maggiori, finisca definitivamente canalizzato nel Movimento 5 Stelle per mancanza di rappresentanza. La Lega c’è andata a un passo, ad esempio, e alle prossime regionali rischierà di sparire (o divenire marginale) in due grandi regioni del nord (Piemonte e Veneto).

E che dire della foga con la quale i grillini difendono la rinuncia agli sprechi e la trasparenza nella spesa dei denari pubblici su cui si basa gran parte del consenso locale accumulato dalle poche rappresentanze autonomiste? Si faranno contagiare anche loro dalla sindrome della Sagra della Lumaca Nuragica?

Vedremo, ci aspettano tempi interessanti (anche un’epidemia di peste è interessante, per chi ama le epidemie di peste).

 

 

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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