SARDEGNA: SE IL GIORNALISMO DEI BIMBIMINKIA NON FUNZIONA

POST 128 SARDEGNA SE IL GIORNALISMO NON FUNZIONALa notizia che il quasi-ex-senatore Antonello Cabras starebbe per approdare alla Fondazione Banco di Sardegna ha avuto un grande rilievo su parecchi organi di informazione. C’è chi si indigna, chi si domanda se il PD abbia definitivamente adottato i precetti esistenziali del barone Von Masoch (era barone??) chi ripete, ancora una volta, come, in fondo, destra o sinistra, la casta quella sia e l’unica soluzione ragionevole risieda nel “mandarli tutti a casa”. Insomma un altro regalo per Grillo, grillini e insetti vari.

Tuttavia, si potrebbe anche vedere la faccenda da un altro punto di vista, tutto sommato per niente negativo: l’informazione ha assolto al proprio ruolo, si direbbe – segnalando un’evidente stortura – e la presa di coscienza dei cittadini potrebbe porre rimedio alla situazione, suggerendo al PD di non assecondare la nomina, pena un’altra trasfusione di voti nelle vene di Grillo alle prossime regionali. Dunque tutto bene: la politica amministra, l’informazione controlla, i cittadini decidono, prendendo a sberle i propri rappresentanti. Segno che la democrazia funziona e il nostro sistema è solido.

Siamo davvero sicuri che sia così?

 

La risposta è no, senza esitazioni e mezze misure: assolutamente no. Il focalizzare l’attenzione sulla possibilità che un politico a fine carriera venga sistemato su una poltrona di prestigio non deriva dalla cultura giornalistica dei nostri baldi bimbiminkia, i ragazzotti che scrivazzano sui quotidiani o i sempre più numerosi tasinantaonline. Piuttosto, è l’effetto del piccolo terremoto del Monte Paschi, salito all’onore delle cronache quando ha eruttato tutto il malcostume accumulato in decenni di pessima gestione, risultato di una spartizione su base politica attuata col consenso di tutto il sistema. E non è un caso che l’eruzione abbia avuto inizio dove deve, in un tribunale, perché nell’Italia di oggi è la magistratura che ha occupato lo spazio lasciato vacante dall’informazione!

Ne deriva come i magistrati non facciano solamente le veci della politica, sempre più assente, ma anche del giornalismo, tanto che gran parte dell’azione di controllo che dovrebbe essere mestiere dell’informazione, è espletata di fatto dai tribunali. Il caso Monte Paschi ne è esempio emblematico, perché compare sui giornali per indiscrezioni trapelate da una procura che indaga su presunti illeciti, non certo perché l’informazione si sia assunta – a tempo debito – il proprio ruolo di controllo! Oggi, il giornalismo di inchiesta si fa in procura, compulsando richieste di rinvio a giudizio, verbali di interrogatori, verbali della Guardia di Finanza, tanto che il potere, se decide di intervenire per limitare i danni, non se la prende con i giornalisti ficcanaso, tutt’altro, si incazza con i giudici, perfidi cattivoni, che fanno trapelare le informazioni!

Quindi “Lo strano caso del senatore Antonello Cabras”, quello trombato alle primarie per la corsa a sindaco di Cagliari, tanto per intenderci, non è un successo dell’informazione ma il suo evidente fallimento, visto che senza lo scandalo Monte Paschi sarebbe passato come non-notizia, prassi consolidata e condivisa da politica (tutta!) e informazione (non parlo degli intellettuali perché tanto non esistono, soprattutto in Sardegna). Così come, a suo tempo, nessuno si scandalizzò per quanto accaduto all’ex-sindaco di Torino alla fine dei suoi due mandati, quando lasciò la città nelle mani scheletriche del prode Fassino, quello tornato all’onore delle cronache per la poderosa presa per il culo riguardante la celebre frase in cui invitava Grillo a “farsi un partito”!

Personalmente, ricordo il fastidio che provai quando vidi la foto a corredo dell’articolo che annunciava l’ingresso dell’ex-sindaco nella fondazione (non ricordo su quale quotidiano, potrebbe essere La Stampa ma potrei sbagliarmi). Seduto su un gradino di pietra, di fronte ad un edificio severo (immagino la sede della stessa fondazione) sfruttava l’immagine dello scapigliato che entra con leggerezza in un luogo che sente vagamente estraneo con l’intenzione, si faceva capire nel testo, di curare opere di bene! Nell’occasione pensai ai dinosauri, domandandomi, ad esempio, quali meccanismi vengano attivati per la scelta di queste persone. Non dubito della competenza e capacità, dell’onestà. È stato votato dai cittadini per due volte di seguito, ha spesso riscosso approvazione anche da parte di chi, dichiaratamente, votava a destra, dunque un buon sindaco, pragmatico e in grado di aggregare consenso, di rappresentare una larga maggioranza, non solo la propria parte politica. Ma perché in una Fondazione? Come si entra in una Fondazione? Perché occupare una fondazione bancaria, visto che di occupazione si tratta, nell’indifferenza dell’informazione e degli intellettuali?

Altro che controllo: l’articolo era celebrativo, né manifestava il minimo dubbio sull’opportunità di quanto accadeva. La prassi!

Il caso di Cabras è identico: senza il parapiglia del Monte Paschi, sarebbe stato trattato pubblicando la notizia come dato informativo: Il senatore Cabras etc etc, come tanti altri prima di lui e, prevedibilmente, un’altra lunghissima processione dopo!

Attenzione: una delle strategie di Grillo è quella di rifiutare il dialogo con il giornalismo italiano, così come rifiuta il dialogo con i politici italiani. Afferma trattarsi di un’informazione funzionale alla sopravvivenza della cattiva politica imperante oggi in Italia. Sebbene riconosca il torto di Grillo, come quello di Brlusconi prima di lui – non ci si può sottrarre al controllo dell’informazione, non in un paese democratico – non ho difficoltà ad ammettere come abbia ragione piena in merito alla pochezza dell’azione di controllo effettuata negli ultimi decenni. Oppure dimentichiamo i plastici e le biciclette di Vespa (esempio emblematico del giornalismo che conta)?

Quindi i giornalisti, soprattutto coloro che urlacchiano contro Grillo che poco si concede a microfoni e taccuini – in genere gli stessi che domandano a gran voce un esame di coscienza da parte dei politici – provino anche a interrogarsi sulle proprie magagne e se non sia vero come gran parte dell’informazione abbia stabilito un patto scellerato con la politica per abdicare dal proprio ruolo.

E, nello stesso modo, provino i bimbiminkia sardi a guardarsi allo specchio: sono certi che ciò che vedono sia un giornalista, o non è vero che siamo ridotti alla completa assenza di informazione, con buona pace di coloro che si lamentano giornalmente della mancanza di lavoro e delle vessazioni dei padroni? Possibile che non pruda il culetto neanche un pochino e le natiche non diventino rosse per la vergogna?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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3 risposte a SARDEGNA: SE IL GIORNALISMO DEI BIMBIMINKIA NON FUNZIONA

  1. Proto Zuniari ha detto:

    Certo, il masochismo del PD non ha limiti. Ma, per ora, a soffrire non sono i padroni del partito. Uno, il segretario democristiano, si è accomodato al senato. Ma conta davvero poco, anche se a Sassari era abituato a maggioranze bulgare sia alle comunali che , in controtendenza, alle ultime regionali. Ma il potere reale in Sardegna, in termini di numero di tessere, voti e grembiuli sta nella zona di provenienza dell’inossidabile trombato a sindaco di Cagliari che si accomoderà alla Fondazione. Sarà lui che ha corretto i risultati delle primarie (che peraltro ha dimostrato di saper influenzare ) mettendo uno sconosciuto del Sulcis (se ce ne fosse stato bisogno, ad ulteriore gioia di Grillo ) ai primi posti della lista? Comunque le fondazioni che, sono cosa diverse dalle banche, servono a fare clientelismo (no profit); al presidente non è richiesta nessuna competenza in campo finanziario, le uniche condizione sono ( nel caso specifico) una eccellente trombatura a sindaco, a rettore o a qualcos’altro e un robusto sostegno da parte delle logge che contano. La provenienza politica non è, poi, così importante come sembra. Un rettore (esperto di mastiti ovine) ebbe la presidenza della Fondazioe BS come indennizzo per la mancata conferma. Era noto come fervente socialista frequentatore di via del Corso ai tempi di Craxi, nel giro di una settimana passò al PPI per avere l’investitura dal padrone del Banco d’allora. La DC , il PPI, e i partiti passano, le squadre e i compassi non conoscono crisi anche in epoca di Autocad.

  2. Anonimo ha detto:

    Minkia (con la kappa) ma Biolchini ti fa proprio rodere il culo a te…

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