MICHELA MURGIA… O IL BUCO NERO DELLA CULTURA SARDA

POST 127 MICHELA MURGIA O IL BUCO NERO DELLA CULTURA SARDADomanda: com’è stato possibile che in un posto come il Sulcis abbiano vinto a man bassa i grillini e Doddore Meloni abbia preso più voti di Ingroia?

Alle domande appena un poco complicate non c’è una sola risposta (forse è un corollario del teorema di Gödel, oppure di qualche altro teorema, non è che sia così importante, dopotutto). E questa è una domanda tutt’altro che semplice, perché ne contiene una più inclusiva e altrettanto difficile: com’è possibile che persone e categorie così diverse come i disoccupati/inoccupati/diversamenteoccupati sulcitani e, ad esempio, gli insegnanti delle scuole medie inferiori o i piccoli imprenditori e artigiani veneti votino entrambi la stessa formazione politica? Cos’hanno in comune queste categorie apparentemente così diverse?

La mia riposta (e sottolineo mia, una delle tante possibili) è: sono tutte persone che percepiscono sé stesse come periferiche rispetto alla politica. Abbandonate. E se ci si percepisce abbandonati e periferici, si può reagire in due modi: adoperandosi per far sì che la condizione di subalternità scompaia oppure, qualora non si sappia come fare, vantandosi di esserlo, subalterni, come fecero i primi leghisti e i nostri – ormai sparuti – autonomisti. Ecco ciò che ha fatto Grillo: ha dato una casa comune a coloro che, a torto o ragione, si sentono abbandonati dalla politica, dicendo loro: Sì, siamo abbandonati e periferici, quindi uniamoci tutti perché siamo forti!. Non sarà cento un caso se proprio i leghisti e i nostri autonomisti/indipendentisti hanno votato in massa per lui!

Così sorge spontanea la domanda: come accade che la politica prenda il vento e si allontani da così tanti cittadini, abbandonandoli, o dando loro la sensazione di esserlo? Possibile che i politici siano così perfidi, delinquenti e cialtroni? Perché ciò accade in Italia mentre in altri paesi si nota assai meno (ma si nota!) e per quale misteriosa ragione, il problema è così sentito anche e soprattutto in Sardegna, rispetto ad un paese tanto malridotto come l’Italia?

In realtà, non è difficile da spiegare, almeno a spanne; il motivo è che non abbiamo intellettuali capaci, le persone che la società esprime per raccontare le proprie magagne a sé stessa. Se non ci sono intellettuali che raccontino com’è fatta la società, facendo da tramite tra politica e cittadini, l’una –  lapolitica – salpa per altri lidi e gli altri – i cittadini – restano soli sul molo: Michela Murgia è un buon esempio di questo! 

Come si potrebbe definire una come Murgia? Per me è una signora dalle guanciotte paffute, in grado di azzeccare due congiuntivi su tre, che racconta favole. Siccome le racconta dignitosamente e un editore la pubblicizza facendole vendere un pel po’ di carta, pensa di essere un’intellettuale, dunque autorizzata a discettare più o meno di tutto. Ovvero, crede davvero che il proprio parere sia rilevante!

Chissà se qualcuno le ha mai spiegato che il parere di Pasolini non era ascoltato in quanto scrittore di successo, quanto perché nella propria opera era capace di descrivere la realtà, di interpretarla e sbatterla in faccia alle persone. I cittadini riflettevano leggendo i romanzi di Pasolini ed era per questo che erano poi invogliati ad ascoltarne il parere e gli insegnamenti, riconoscendone la capacità di analisi. Questo era il ruolo che si era assunto ed il motivo per il quale era un intellettuale. Perché se fosse come crede Murgia (che il primo che vende tremila copie di un romanzo sia per questo un intellettuale) allora dovremmo chiedere un parere sul prossimo governo a Cassano, che della propria biografia ha venduto uno spavento di copie. Oppure Stephen King dovrebbe essere autorizzato a parlare della politica americana, visto che ambienta i suoi racconti nel New England (anche quando fa finta di ambientarli altrove). Cosa che, di norma, non avviene (ma non si sa mai, in Italia!)

E, se così non fosse, se coloro che crediamo intellettuali lo fossero davvero e ci raccontassero cosa siamo, non sarebbe avvenuto che un luogo come il Sulcis sia divenuto così lontano; da sé stesso, prima di tutto e da coloro che dovrebbero ascoltarlo (i politici) in seconda battuta. C’è qualcuno che è stato capace di raccontare il Sulcis? Di raccontare l’esodo dalla realtà del territorio di coloro che vennero votati per decenni al fine di amministrarlo e curarne gli interessi? E il resto della Sardegna, chi l’ha mai visto?

No, nessuno ci ha mai provato se non in tempi lontani, sezionando una realtà ormai diventata storia che non è più. Non ci sono più gli Efix e i Corrales, per quanto troppi ritengano che ancora l’Isola sia sempre e solo questo, la continua riedizione di un passato mitico, perché la favole vendono e non hanno bisogno di teste in grado di pensare: si assumono come il Prozac, per tirare avanti.

E poiché chi non viene raccontato non esiste, ecco che il Sulcis si stacca dal resto della Sardegna e scompare assieme ai sulcitani: puff! Svaniti! Lontani, lontanissimi, chi si accorge più della loro esistenza?

Ecco perché parlo, non a caso, di “buco nero”, un luogo che fagocita tutto, quanto gli capita a tiro, facendolo sparire per sempre (*). Così sono i nostri cosiddetti “intellettuali”: personaggi circondati da una realtà che casca loro addosso e svanisce senza dar più segno di sé.

Non è un caso che, a seguito della bizzarra vicenda del rapimento di Doddore Meloni, si sia innescata una dura polemica tra i due, Chelledda e Doddore. L’una interessata al niente, o al tutto, della ciacola quotidiana, basta avere un buon motivo per scribacchiare, l’altro a finire il più possibile sulle pagine dei giornali, come prima era avvenuto tra Chelledda e il fantasioso Pili in occasione della case su Marte. Se si parla, e si parla troppo, si parla di niente e si litiga di tutto.

Come dire che, purtroppo, i nostri intellettuali sono lassù, su un altro pianeta, assieme ai politici e ai giornalisti, mentre i cittadini, soli, cercano casa affittando da chi gliene propone una.

Sarebbe bene, soprattutto a sinistra, che ci domandassimo se davvero abbia senso parlare di gran programmi, o se non sia il caso di interrogarsi sulla grande distanza tra il lontano pianeta autoreferenziale – che assomma politica informazione e intellettualità – e quello sempre più affollato di elettori affetti dalla sindrome dell’escluso. Attenzione: Grillo ha ancora tanto spazio da offrire, perché lo spazio virtuale è illimitato.

 

(*) È una metafora: i veri buchi neri evaporano e restituiscono l’informazione deglutita; ma non perdiamoci nei dettagli, po prexeri!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

127

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Cultura, politica e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a MICHELA MURGIA… O IL BUCO NERO DELLA CULTURA SARDA

  1. Anonimo0 ha detto:

    Premessa
    E’ possibile incontrare cazzate nel tortuoso viale del confronto: se vuole può (a casa sua può tutto) ovviamente, cestinare.

    Svolgimento
    Sono d’accordo con lei per un terzo, anche se l’ortodossia spingerebbe la penna (il touch del mio ipad, in questo caso) su “a metà”.
    Ora, tornare sul suo Refrain degli intellettuali evanescenti nella nostra Isola sarebbe troppo semplice, scontato, noioso e foriero di altrettanto scontate risposte. Lei la pensa così, in un rapporto, che io ritengo incredibilmente solido quanto fantastico, tra intellettuali-giornalisti-classe politica: i primi potrebbero (non si capisce per quale grazia ricevuta) descrivere con dovizia e succo etico le trame socio-economiche (ma anche altro) di piu’ o meno importanti segmenti sociali; i secondi dovrebbero fare da cassa di risonanza delle idee dei primi e pressione sui terzi; ai terzi piegati dall’enorme peso della opinione pubblica, non rimarrebbe che declinare le loro strategie e decisioni sulla cosa pubblica in ragione delle idee dei primi tradotti dai secondi. Visto il porco porcellum, oserei dire che ” la faccenda e’ più complessa” e se sul termine il mio amico Soviet e lei avete già speso molti post.. Mi limito a dire: ” non basta scrivere e imitare il Battista”… Sono necessarie orecchie che possano cogliere l’articolato suono e sinapsi in grado di tradurre e far depositare le parole in colline di consapevolezza. Insomma, a volte le parole (sempre che esistano il realtà) si perdono se urlate nel deserto. C’è bisogno dell’opera e ingegno degli israeliani, e dopo, forse, qualche fiore dal deserto spunterà.. Ad esempio, lavorare sulla scuola. metterci più idee, progetti, finanze non guasterebbe e qualche fiore capace di percepire quelle parole (non della Murgia, pero’..) verrebbe fuori… Ha idea di pasta e’ fatto il capitale umano che arriva all’università?
    Ora, se la Murgia si becca la querela del baldo sequestrato qualche elemento in comune ci sarà pure… In questo la penso come lei.. Per cui, perché accanirsi così?? Mah.. Misteri del sacramento. L’ha già fatto col Mongili, dunque che si spari sulla Croce Rossa, come a Beirut.
    Piuttosto, se mi consente, l’accento lo porrei su altri elementi di grande interesse da lei richiamati (non si capisce se nel suo auto-richiamato ruolo di zio, amico, padre di Zedda o seguendo disinteressate declinazioni) in datati post. In particolare quella fantastica Vignetta di accompagnamento del post che spostava l’occhio dall “ora tocca a noi” al “de pressi”: noi abbiamo perso. Punto. In qualsiasi territorio si discutano i numeri: Cagliari, la Puglia, Bari, Etc.. In Sardegna al senato SEL guarda di un pelo sopra i numeri raggiunti dai 3 fantastici indipendentisti messi insieme. Di cosa stiamo palando? La E di ecologia se l’ e’ mangiata Grillo. Tutta l’energia relativa che proveniva dall’esperienza comuale cagliaritana si e’ consumata in un unico centro. La struttura partitica isolana e’ simile alla seta portata in occidente da Marco Polo, trasparente… Le capacita’ comunicative in linea con la contingenza sono simili alle stelle comete a novembre.
    Insomma, il mio appunto di simpatia sulle sue recenti sta nella direzione dello sforzo verso capacita’ diverse e più ampie di dialogo con il sociale. E non e’solo, come giustamente richiama, un problema di strumenti comicativi utilizzati (ho fatto le palle quadre agli Assessori comunali su questo punto), ma, soprattutto di contenuti. E su questo, e mi scuso per la sintesi pregna di carenze, la battaglia e’ aperta e deve essere combattuta aspramente. Vengano dunque le scuole di tre giorni. Ma che non siano tre giorni e boh… vengano dialoghi continuativi con i quartieri e non solo volantinaggi radenti l’appuntamento all’urna. Vengano pure le gite a Gavoi o a Vattelapesca, ma che siano continuative. Insomma, lo sforzo richiesto e’ immane, da tutti i punti di vista. Il rischio, che si vada alle sedi legislative (a qualsiasi latitudine) in bicicletta, e che la politica si trasformi in gita, magari gita incazzata perché qualcuno che ti supera non e’ vegano..

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Anonimo0,
      l’unica cosa che davvero non capisco è l’accenno al cancellare…
      Per il resto, in breve (ma non troppo).
      Perché me la prendo con i Mongili e le Murgia? Che domande! Gliene posso fare una io? Mi faccia il nome di un intellettuale isolano (l’unico) passato da Lerner a spandere perle di saggezza… Che faccio, conto a dieci?
      Capisco che a lei possa non piacere, ma guardi che nell’immaginario collettivo gli intellettuali sono quelli, oppure Giorgio Todde e Marcello Fois. E i giornalisti? Vuole i nomi? Queste sono le persone che tanti cittadini ascoltano (anche) per farsi un’idea della realtà.
      Lo so anch’io che il mio schemino ad usum blogghini è ingenuo e schematico (riduzionista, direbbe Sovjet), ma scrivere in rete significa comunicare con la gente normale, non con i post-doc (e anche questi, a volte, fan cadere le braccia).
      Sul resto ha ragione, ma ciò non significa che guardando ai contenuti si recuperi una situazione contingente che sa di disastroso, perché non c’è più tempo (o, almeno, così la penso io). Meglio un Triciclo Ipertecnologico (TI) allora. Guardi che le prossime regionali saranno giocate su questo (il TI) e sulle posizioni cristallizzate da mezzo secolo di esercizio del potere (come indica il risultato miracoloso dell’ UDC).
      Cosa ci vorrebbe? Ad esempio che persone come lei trovassero il tempo di spendersi in rete e facessero lo sforzo non banale di calarsi in un linguaggio accessibile, adoperando categorie alla portata di tutti. Possibilmente senza incazzarsi quando arriva il cazzone di turno che la butta in caciara e magari con il supporto di qualcuno che si occupi di informazione. Non so più dove ho letto di un candidato del PD che ha fatto il giro delle sette chiese (la metafora di Gavoi) trovandosi di fronte quattro gatti, per di più sordi per la vecchiaia!)
      In totale, le do ragione: più impegno, più voglia, più costanza e un pizzico di organizzazione (non senza qualche buona idea).
      Io però i miei tre lettori ce li ho (e due su tre mi mandano pure a fare in culo): lei? Facciamo un cluster come il BAU di Alghero?
      Cordialmente,

      PS – La faccenda dello zio di Zedda non l’ho inventata io né so da dove provenga. Pare mi chiamino così, mi sembra simpatico e lo rilancio. Anche quella del “think tank” non è opera mia: va bene la fantasia, ma per cazzate di questo livello bisogna essere geniali ed io, sfortunatamente, non lo nacqui!

  2. New Entry ha detto:

    Stai affogando? Aggrappati alla mia mano! Ops, scherzettino, ho ritirato la mano. No no, dai ecco la mano. Ops, scherzettino hi hi hi! No dai, scusa, adesso la mano te la do davvero…
    Ecco la sintesi del voto, ed ecco perchè quei voti non verranno recuperati, qualsiasi cosa si faccia, finchè a tendere la mano saranno quelli che l’hanno già ritirata più volte. Zedda è stato votato perchè era il nuovo, non perchè era di SEL o era Zedda.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...