IL THINK TANK DI ZEDDA IL BIMBOMINKIA E LE PIUME DI STRUZZO NEL CULO

POST 109SOSP IL THINK TANK DI ZEDDA IL BIMBOMINKIA E LE PIUME DI STRUZZO NEL CULORicevo una mail da un amico che mi fa: Ma come, sei il think tank di Zedda e non me l’avevi detto?

Che cazzo è un think tank? Boh! Meno male che c’è Wiki!!

Un think tank (letteralmente “serbatoio di pensiero” in inglese) è un organismo, un istituto, una società o un gruppo, tendenzialmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari.

Il termine viene coniato negli Stati Uniti d’America durante la seconda guerra mondiale quando il Dipartimento della Difesa creò delle unità speciali per l’analisi dell’andamento bellico chiamate in gergo proprio think (pensiero) tank (tanica, serbatoio, ma anche carro armato).

In Italia le più conosciute think tank sono Italia Futura e Arel/Associazione TrecentoSessanta presiedute rispettivamente da Luca Cordero di Montezemolo e da Enrico Letta. Oltre a queste troviamo altre “fondazioni di matrice politica” nel panorama italiano quali FareFuturo di Adolfo Urso, ItalianiEuropei di Massimo D’Alema, Nuova Italia di Gianni Alemanno, Magna Carta di Gaetano Quagliariello, Medidea di Giuseppe Pisanu, Liberal di Ferdinando Adornato, ItaliaDecide di Luciano Violante, Folder di Antonio Di Pietro e Mezzogiorno Europa nato per volontà dell’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ma chi è stato capace di dire una simile enormità?

Ma come: non leggi il blog di Floris?

No, scrive veramente male ed esprime pochissime idee, però, di norma, confuse. Perché dovrei seguirlo?

Perché lui ti segue… e come se ti segue: leggi qui e qui!

Così ho letto e ho scoperto di essere il think tank di Zedda!

E ho scoperto che il tenore (beh, tenore – avrebbe detto Fo – magari proprio ore no; un tenore piccolino; valido, per carità, ma non proprio grandissimo: un tenminuto!) il tenore, dicevo, mi segue, ed è stato simpatico perché invece io ho provato a leggere un paio di volte ciò che scrive poi mi sono annoiato. Se fossi cattivo direi: lui mi caga e io, invece, …

Però oggi sono in buona, perché ieri ho cucinato il polpo (surgelato, ovviamente, per trovarlo fresco devo fare 80 km e ieri era domenica!) e mi è venuto bene, quindi sono allegro.

Però non posso fare a meno di riflettere su una questioncella. Tra il tenore e il famoso giornalista-artista (giornartista?) Vito Biolchini stanno impostando la campagna di primavera contro Zedda che neppure Napoleone contro lo Zar. Poi, sarà pure una coincidenza, ma l’uno mi accusa apertamente di essere un botto di idee (botto nel senso di bottu, barattolo, ho qualche lettore che non mastica il sardo) l’altro scrive dapprima qualche post conciliante all’indirizzo di Zedda, poi basta che io ci zacchi un post ironico parlando di giornalisti bimbiminkia che subito erutta un’altra bordata sulla Cagliari spaccata in due! Che poi sarebbe un bel guadagno, per Zedda, perché, in momenti come questi, avere il 50% potrebbe essere considerato una vittoria schiacciante. Come dire che tra scrivere le cose e capire davvero cosa si è scritto ce ne passa.

Allora mi sono domandato: va bene che sono egocentrico, ma non sarà che questi due pensano davvero che io sia il think tank di Zedda? E che se parlo, ad esempio di bimbiminkia, pensano che stia parlando di loro e si incazzino?

Va bene, lo dico proprio col cuore in mano: il post pubblicato ieri l’ho scritto apposta, perché questa roba del think tank mi ha incuriosito e volevo divertirmi un po’. Poi è verissimo che il post quod non implica necessariamente il propter quod, però, visto che il post sui fighetti è saltato subito fuori…

Ma no, bando al latino e alle sciocchezze: potrebbe aver ragione Biolchini nel dire che le lauree non contano un cazzo… e forse sono pure un fighetto. In fondo di lauree ne ho due (anche una specializzazione, mi spiace, pare io abbia conseguito un Ph.D) mentre per fare decentemente il giornalista la laurea bisogna non averla (sarà per questo che a Biolchini piaceva tanto Pintore? Sarà orgoglioso anche di essere collega di Lavitola, giornalista anch’egli?) e io non capisco un accidente. Magari perché sono nato a Beverly Hills e non è vero che ho passato la maggior parte della mia vita in posti dove la lirica non la conoscono perché occupati a cercare qualcosa da mangiare (spesso con esito dubbio). Però tra latino e lauree corro il rischio di non capire davvero niente, anche perché non ho l’abbonamento per lo stadio e al calcio, seriamente, non ho mai potuto giocare: occhi da talpa e altezza insufficiente a sporgere dal pallone.

Allora, premesso che potrei sbagliarmi – e non è vero Che Biolchini si è incazzato quando parlavo di bimbiminkia – tengo a precisare quanto segue: se parlo di un giornalista bimbominkia non parlo di Biolchini. Chiaro? E ciò dovrebbe essere palese per un motivo semplice: abbiamo un’idea completamente diversa della categoria “giornalista”. Tanto per fare un esempio: Lavitola può fregiarsi del titolo essendo iscritto all’albo (questo è un “giornalista” in Italia) ma secondo me non lo è. Biolchini, a mio avviso, pur iscritto all’albo, non fa il giornalista. Non ne ha la competenza né lo spessore, perché, por ejemplo, una persona che titola “Cagliari spaccata in due” non fa giornalismo, esprime un’opinione senza neppure sapere cosa dice, come potrebbe farlo chiunque. Il giornalismo è ben altro.

Inoltre, detto all’indirizzo del tenore Floris: se mi capita di parlare di artisti che starnazzano con le piume di struzzo cacciate nel culo, non parlo di lui – think tank o no – per il semplice motivo che non leggo il suo blog e reputo quanto dice talmente poco importante che non perderei certo tempo a considerarlo, con o senza le piume. Se lo faccio adesso, è perché me l’hanno detto, per il rispetto dovuto a una persona che mi ha citato (chissà poi per quale motivo!) e mi parrebbe maleducato ignorarlo come faccio di solito, poverino.

Il giornalista bimbominkia, l’artista con le piume nel culo sono entrambe metafore di una situazione ben più complessa, insomma. Se qualcuno per caso (e non dico sia accaduto, se non fosse chiaro si cerchi su Wiki il significato di post quod sed non propter quod) se qualcuno si identificasse in un giornalista bimbominkia o in un artista con le piume di struzzo nel culo, sono fatti suoi; non venga a cercare me!

Del resto: chi, essendo davvero un intellettuale – o un giornalista – di un certo peso, verrebbe appresso alle sciocchezze di un blogghino come il mio? Ajò!

Contenti?

Ah, dimenticavo: Napoleone, alla fine, contro lo Zar le ha prese secche. Però, per saperlo, bisogna studiare e lo studio si addice ai fighetti, non ai giornalisti e neppure ai tenori.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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14 risposte a IL THINK TANK DI ZEDDA IL BIMBOMINKIA E LE PIUME DI STRUZZO NEL CULO

  1. Anonimo ha detto:

    Lo sospettavo che eri un nano, velenoso come tutti i nani o come tutti i giudici nani.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Anonimo,
      i nani hanno anche il cazzo lungo, mica un pistolino da bimbo come il suo.
      Lo so che urta, ma se ne deve fare una ragione.
      Cordialmente,

      • Anonimo ha detto:

        A cosa vi serve, a voi nani, un cazzo lungo? Per farvi un pompino da soli?

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile Anonimo,
          no: ad inculare gli anonimi che, in genere, sono ben felici di spompinarci (dopo, però).
          Come fa lei attualmente, che aumenta lo score del blogghino (ma non morda eh, mi raccomando).
          Cordialmente,

  2. Gentile Mister Ainis,
    forse le sfugge (o più probabilmente sono io che non ho capito il tenore di quel che ha scritto il tenore) LEI è accusato di essere Massimo Zedda sotto mentite spoglie…

  3. Lavoro al lirico ha detto:

    Ainis, lo sai che sei candidato per il prossimo Callone D’Oro?
    Ah, prendi le tue due lauree e puliscitici il culo.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Lavoro al Lirico,
      io potrei anche vincerlo, però; lei arriva al secondo posto.
      Per le lauree ha ragione: potrei usarle così. Però io potrei perché le ho conseguite. Lei resta col culo sporco.
      Cordialmente,

  4. alberto ha detto:

    Una domanda che esula dal suo post, ma in qualche modo c’entra: se Meli vince il ricorso c’è l’ipotesi che troni al lirico? Che lei sappia quali sono gli scenari? Perchè questo ora credo sia il nodo dell’intera vicenda: il motivo per cui c’è un blocco nella programmazione (tanto condannato da Floris che così prepara la strada per “io l’avevo detto che quella non sa fare niente”) è che le faccende legali aperte dall’esposto e dai ricorsi impediscono di sottoscrivere impegni e contratti senza il rischio di vedere tutto annullato. O sbaglio?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile alberto,
      il mio parere, posto che ne abbia uno, vale quanto quello di chiunque altro (direi che vale zero).
      Questa vicenda è essenzialmente uno scontro per la gestione di una fabbrica di soldi pubblici (gli enti lirici, con buona pace delle anime candide che ritengono questa roba la difesa del retaggio identitario italiano (sic) questo sono!)
      Nello scontro si intrecciano interessi politici, sindacali, genericamente di potere ed economici che si sono cristallizzati nel tempo e Zedda sostiene di voler combattere per determinare un cambiamento di paradigma. Se sia vero, lo diranno i fatti (e quindi lo vedremo a posteriori) posto naturalmente che ci riesca. A giudicare dalla veemenza delle reazioni (alcune prive della seppur minima giustificazione che non sia il becero interesse di parte, come quello delle RSU e dei vari “artisti” spesso autonominati) mi sentirei di dare ragione a Zedda e l’ho fatto. Ciò non significa che la ragione ce l’abbia, perché esistono dei criteri oggettivi che la collettività accetta per buoni (i tribunali). Inoltre, pare che Zedda sia stato eletto, dunque passibile di non-rielezione!
      Il resto è largamente gossip, alimentato dagli interessi personali, oppure giudizi di parte (come quello, bizzarro, sulla consistenza numerica del coro, da vergognarsi!).
      Infine, se proprio vuole saperlo, la storia del lirico dimostra la pochezza della cosiddetta “cultura” casteddaia. Ci sarà un motivo se coloro che pensano di essere gli “opinion maker” si occupano di stronzate come il calcio e il gossip sulla Crivellenti!
      Cordialmente,

      • alberto ha detto:

        sono d’accordo con lei. Forse però ho posto male la domanda. Riformulo il pensiero, esplicitando: credo che l’intera battaglia valga la pena di essere combattuta SOLO se la si vince, in un modo (la Crivellenti resta) o nell’altro (il teatro viene commissariato, come a Firenze, con un commissario concordato con il sndaco). Se invece la si perde si rischia il ritorno di Meli (o di simili, simboli delle consuete logiche spartitorie). Questa sarebbe la peggiore sconfitta, non solo di Zedda ma dell’intero progetto di cambiamento (che badi bene non è sui contenuti della programmazione, ma sulla gestione della struttura e dei denari con cui la si amministra). Ecco, questo un po’ mi preoccupa.

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile alberto,
          capisco, ma ribadisco che si tratta comunque di discorsi privi di costrutto. Non so lei, ma io non ho elementi sufficienti a parlare di questi aspetti. Neppure la maggior parte di coloro che si “divertono” in rete.
          La verità è che nessuno di noi (forse neppure gli attori della vicenda) può valutare dignitosamente cpome andrà a finire. Mi auguro che l’Ente Lirico venga messo in condizioni di non ripetere quanto fatto in passato; lo spero.
          Per il resto, aspettiamo di vedere come succederà.
          Personalmente, vedendo i provvedimenti concreti messi in cantiere dalla giunta Zedda, sono molto fiducioso, ma, come lei sa bene, sono il think tank/zio di Zedda, quindi inutile ceh mi esprime, nno?
          Cordialmente,

  5. Pingback: LIRICO DI CAGLIARI: CRIVELLENTI A LEZIONE DI PICCIONERIA CAGONA! ZEDDA DOCET! | Il blogghino di Gabriele Ainis

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