SARDEGNA,ELEZIONI E INTELLETTUALI BIMBIMINKIA: PSEUDOARTISTI E GIORNALISTI DIPLOMATI ALLO SBARAGLIO

POST 108 SARDEGNA ELEZIONI E INTELLETTUALI BIMBIMINKIAIl mantra di queste elezioni è di un’evidenza spiazzante: Nessuno parla di argomenti concreti!, si urla su tutti i media.

E, da questo punto, iniziano le discussioni: colpa di Berlusconi, che parla di politica come se vendesse lavatrici; oppure di Bersani che deve tenere assieme Vendola e Monti. Colpa di Grillo, qualunquista e populista; o di Ingroia, giustizialista e comunista.

La realtà, invece – e purtroppo – è ben più difficile da digerire: se mancano i grandi temi è perché qualunque governo, sia esso di centro-sinistra o di larghe intese (cioè con Monti) avrà una libertà di manovra limitatissima, quasi nulla. Sui temi che contano, welfare, lavoro, economia, ci ha già pensato il fallimentare governo Berlusconi, dopo due decenni di mancata gestione del paese, seguendo pedissequamente le prescrizioni stringenti di chi, in Europa, conta sul serio e ci ha messo il cappio al collo. Abbiamo mandato al governo persone incapaci, dobbiamo pagare l’errore. E ci sta pure bene!

Anche Monti, a parte la composizione bizzarra della propria maggioranza, non si è di fatto scostato da quanto fatto in precedenza. In certi casi ha dato attuazione a decisioni già prese, in altri (pochi) si è mosso nella stessa direzione. Adesso, prima di poter riacquistare di nuovo un certo margine di manovra, sarà necessario riprendere in mano la produzione nazionale di ricchezza, con particolare riguardo all’energia e all’industria e, date le condizioni attuali, sarà tutt’altro che facile. Se andrà bene, ci vorranno decenni!

E in Sardegna?

In Sardegna dovremmo prima di tutto renderci conto di ciò che siamo veramente: la più grande isola del Mediterraneo (la Sicilia non è un’isola, di fatto) con appena un milione e mezzo di persone. Una regione che spende più di quanto produce e che, se non comincia a produrre di più, verrà chiamata a sacrifici enormi per rimettere a posto i conti, statuto o non statuto, cazzate indipendentiste e localiste o meno. Non si può pretendere, in un momento in cui tutti tirano la cinghia, che un milanese produca per sé e per un sardo: perché dovrebbe? Né lo consente la legge, tra l’altro, anche se nessuno si ricorda di dirlo!

Ciò premesso, se non lo fanno i politici, ci dovrebbero pensare gli intellettuali: Cari politici: di che vogliamo parlare: della Limba o del fatto che tra breve ci taglieranno ospedali, scuole, amministrazioni locali e tutti i servizi con la scusa dell’ottimizzazione delle risorse?

Perché non ci vuole né una laurea in economia né una in scienze politiche per capire che nessun governo, ma proprio nessuno, potrà più evitare di affrontare il problema di una regione che prende troppo di più di quanto dà, sia essa isola o meno, svantaggiata o meno. Nella prossima legislatura, che la gente lo capisca o no, l’autonomia verrà necessariamente posta in discussione e ridimensionata, come sta avvenendo in Sicilia, ad esempio in cui il governatore è stato cacciato via a calci in cambio dei quattrini per evitare il fallimento della Regione. Forse non formalmente, almeno all’inizio, ma di certo dal punto di vista sostanziale: è poco autonomo lo stato centrale rispetto all’Europa, figuriamoci un governo locale!

Che ci si dovrebbe aspettare, allora, dall’intellettualità isolana, se non un dibattito stringente sulle politiche da adottare nell’isola per ridurre la tremenda dipendenza dall’esterno? Di che altro si dovrebbe parlare, in campagna elettorale?

Di calcio!

Bene, si dirà, con la destra che tenta di salvare il salvabile, che altro dovrebbe fare l’unico quotidiano sardo – che alla destra è funzionale – se non battere la grancassa nel tentativo di oscurare il dibattito politico?

Sì, certo, sarebbe – anzi è di certo – comprensibile. Se ci fosse un dibattito politico da oscurare, perché non è che il poco di sinistra che scrive e parla faccia notare che in un paese normale sarebbe la politica ad oscurare il calcio e non viceversa. In una regione in cui il problema del lavoro è drammatico, in cui l’apparato produttivo è avviato alla completa distruzione, in cui la destra allo sbando si affida anche alle pizze di Cellino e ai proclami al pozzo di Santa Cristina: di che dovrebbe parlare la sinistra?

Ad esempio di questo, del fatto che la destra sta usando il Cagliari Calcio come Berlusconi usa il Milan e che un parlamentare va in prigione a trovare una persona che sarà pure immacolata nel caso specifico (glielo auguro di cuore) ma una condannina passata in giudicato ce l’ha e non per un reato di poco conto!

Ma diciamolo apertamente: c’è qualcuno che ha provato a dire che usare lo sport per farsi propaganda è una robaccia da quarto mondo o non è vero che tutti, sinsitra in testa, si sono appiattiti sulle invocazioni a Zedda perché trovi una soluzione? Avvocati e non, giornalisti e non, diplomati e galline da palcoscenico?

Per una volta, lo dico con piacere, devo dare atto a Sardiniapost che almeno ci ha provato, poco e male ma ci ha provato. Quattro righe in cui si manifesta una certa perplessità sull’uso strumentale della vicenda Cellino da parte della destra in difficoltà, ma poi?

La realtà sconcertante è che i grandi temi, quelli che riguardano il futuro anche prossimo della Sardegna sono spariti, scomparsi nell’insufficienza palese del giornalismo e dell’intellettualità. A destra per ovvi motivi, a loro conviene, ma a sinistra per ignoranza e menefreghismo, perché è ormai passato il messaggio veicolato da anni di berlusconismo che politica è prima di tutto convenienza, non progetto, quindi si vota se conviene, se arrivano i soldini pronti e subito. Se ci sono i soldini per ciò che importa allora si sostiene un partito e il resto vada a fare in culo, perché il futuro è la limba, la kultura e soprattutto i soldini pronta cassa per l’amico, la moglie, il bis-cugino.

Ma sì, ajò, pariamo di calcio, da bravi bimbimibkia, tanto i soldi arriveranno lo stesso, come prima e come sempre, lo dicono gli “intellettuali”, quelli che fanno scompisciare da ridere quando scherzano ma soprattutto quando fanno sul serio: i bimbiminchia dichiaratamente di sinistra fanno così.

Poi si guardano allo specchio e fanno: Cazzo ma come sono bravo!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a SARDEGNA,ELEZIONI E INTELLETTUALI BIMBIMINKIA: PSEUDOARTISTI E GIORNALISTI DIPLOMATI ALLO SBARAGLIO

  1. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Ainis,
    d’accordo quasi su tutto. Ma mi creda, c’è una sinistra (non so della destra), che magari avrà mille limiti e scarsa capacità di focalizzare i problemi reali di quest’isola, ma che ad appiattirsi in invocazioni all’ottimo Zedda perché trovi soluzioni per una squadra di calcio, non ci pensa nemmeno. Cellino! Chi è costui? Eh si! La Sardegna, per fortuna, non finisce a Sanluri. Che poi i sardi che credono – o vogliono farci credere – che sono i nostri pastori a mantenere i milanesi siano equamente distribuiti da da Capo Testa all’Isola del Toro è vero e, purtroppo, è uno dei pochi elementi unificanti, insieme alla LSC e ad Abbanoa. Ma, per ora, non è così per i tifosi del Cagliari.
    Cordialmente

  2. Fenicio ha detto:

    Concordo in pieno.

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