NEUROARCHEOLOGIA ALLA FACOLTÀ DI MEDICINA DI SASSARI : UN PRIMATO – PARTE QUARTA

POST 091 GENTILE MARCELLO MADAUParte quarta e ultima, solo poche parole di commiato.

Poiché parecchi fan della neuroarcheologia si mostrano irritati per questi post, vorrei tranquillizzarli. Sono pochissimo interessato (come molti altri) alle trovate pseudoarcheologiche. Ci sono i ferventi cristiani che si prendono a frustate sul culo in nome di dio, figurarsi se mi impressionano i fessi che spendono i propri soldi per acquistare i libri di questo o quel preteso “studioso”.

Al contrario, poiché, tra preti e politici, in Italia stiamo distruggendo la scienza, mi preoccupa l’atteggiamento degli scienziati, di chi la scienza la fa e l’insegna. Questi signori, dottori, professori, se scelgono di dedicarsi all’attività scientifica (intesa in senso lato, senza la bizzarra separazione tra discipline umanistiche e scientifiche) devono sentire il dovere di non nascondersi dietro un filo d’erba quando i beni pubblici vengono adoperati per farsi i fatti propri. Per vendere i propri libri, ad esempio, o pubblicizzare la propria attività, qualunque essa sia.

Da questo punto di vista, trovo meritevole di elogio la decisione della facoltà di Medicina di aver elaborato un regolamento per la concessione in uso dell’Aula Magna (ma anche di tutte le altre aule, immagino) rendendola pubblica e immediatamente fruibile in rete: questo esempio dovrebbe essere imitato da tutte le facoltà, così da far definitivamente cessare ogni equivoco. Chi desideri utilizzare un’aula al di fuori della corrente attività didattica, lo faccia in trasparenza e in trasparenza si approvi o si rifiuti.

A tal proposito, è bene riflettere sulla cifra di 500,00 euro citata nel regolamento per l’uso dell’aula magna, così da chiarire, una volta per tutte, che un “bene comune” non è a disposizione del primo che arriva ma deve essere gestito, proprio perché pubblico e non privato, attraverso modalità trasparenti e rispettose dello stesso bene, senza dimenticare i costi! (Si potrebbe dire: una piccola e doverosa precauzione a scanso di “danni erariali”, incubo quotidiano di qualunque amministratore pubblico, anche i presidi delle facoltà universitarie).

In conclusione, si sarà capito, spero, che un cittadino qualunque (come me) vorrebbe evitare la possibilità dei retropensieri all’italiana, il cadere nella solita considerazione che gli amministratori chiudono un occhio su una sciocchezza come un convegnino non proprio scientifico che avviene all’università, perché così nessuno gli rinfaccerà un altro convegnino, magari un po’ più scientifico ma non troppo trasparente per altri motivi, come la presentazione di un libro, la riunione di un’associazione, l’omaggio a un amico politico o a una parte politica.

Come dire: chiunque desideri vendere i propri libri, propagandare ciò che fa, affitti una sala convegni, un teatro, un cinema, qualunque cosa non sia a carico della comunità. Se la paghi, la sala! Ma, soprattutto, non pretenda di acquisire lo status di “scienziato” perché qualcuno gli ha concesso di parlare da una cattedra universitaria.

Per tutti, e per finire in bellezza, segnalo un post carino e semplice da capire (per chi ne ha voglia):

 

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/15/mangia-cioccolato-e-vinci-il-premio-nobel/

 

THE END

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

106C

 

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2 risposte a NEUROARCHEOLOGIA ALLA FACOLTÀ DI MEDICINA DI SASSARI : UN PRIMATO – PARTE QUARTA

  1. Tetragramma Sardo ha detto:

    Con certezza, neanch’io manderò i miei figli all’Università di Sassari, visti i fatti.

  2. Proto Zuniari ha detto:

    Scelta saggia Tetragramma. Io la prole l’ho convinta a varcare il Tirreno. Ma non per episodi come quello dell’aula, che possono farci indignare ma, in fondo, non incidono più di tanto sulla qualità della didattica, della ricerca e della gestione generale (ora si dice governance) di un Ateneo. Il problemi sono molto più seri, c’è aria di sbaraccamento in vista dell’affossamento finale dell’università in tutta l’Isola (non solo a Sassari) per farne strumento di clientele, fondazioni e consorzi di gestione di sedi gemmate varie. Mai sentito parlare dell’Università della Sardegna?

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