NEUROARCHEOLOGIA ALLA FACOLTÀ DI MEDICINA DI SASSARI : UN PRIMATO – PARTE TERZA

POST 091 GENTILE MARCELLO MADAUParte terza in cui si capisce, finalmente, il senso del lungo post a puntate e, probabilmente, chi s’era incazzato parecchio ha motivi ulteriori per procedere in gloria.

Gentile professor Giuseppe Madeddu,

se ancora legge, La ringrazio e Le rinnovo la richiesta: potremmo avere qualche ragguaglio in merito al lavoro di ricerca della dottoressa Piras? Un elenco delle pubblicazioni sui simboli nella Sardegna nuragica che non riusciamo a reperire in rete?

Insomma, tanto per essere chiari, copio e incollo una nota stampa dal sito dell’Università di Cagliari (grassetto mio):

 

Giovedì 21 giugno 2007

 

2 – La Nuova Sardegna

Pagina 2 – Oristano

Sabato a Sassari la presentazione del libro di Maria Rita Piras edito da S’Alvure 

Archetipi e memorie sul popolo sardo

 

SASSARI. Succede spesso che l’incrocio fra più discipline scientifiche dia risultati davvero inattesi. Di certo suona strano che un intreccio tra scienza medica, grafologia e archeologia possa portare dei frutti. Invece i sorprendenti risultati degli studi eseguiti dalla professoressa Maria Rita Piras aprono le porte ad una realtà sinora inesplorata.

Nel libro “Archetipi e memorie. Scrittura arcaica, immagini e rappresentazioni del popolo sardo” (335 pagine, editrice S’Alvure di Oristano), il complesso mondo della scrittura, in tutte le sue varianti, si confronta con il passato. Quello recente e quello molto più antico. L’esplorazione dell’autrice parte dall’esperienza quotidiana nell’ambito lavorativo. Maria Rita Piras, oltre ad essere neurologo nella clinica dell’Università di Sassari, dove è responsabile del laboratorio di neuropsicologia clinica e ambulatorio per le demenze, è anche docente di neuropsicologia clinica nelle scuole di specializzazione di neurologia, psichiatria e geriatria dell’Università di Sassari.

Sono stati i malati di Alzheimer ad ispirare la sua fatica letteraria, secondo volume della collana Apollo della casa editrice oristanese. E il caso ha voluto che l’opera di Maria Rita Piras trovasse ispirazione proprio nel primo volume della collana, “Sardoa Grammata” dell’oristanese Gigi Sanna.

 Analogie nate sulla base di una semplice osservazione e che hanno al centro la scrittura. Quella dei malati di Alzheimer, che con il progredire della malattia, regredisce sempre di più. Da scrittura complessa si trasforma in messaggio semplice, che per essere lanciato utilizza dei simboli e non più le lettere.

 Il viaggio nella mente dei malati si trasforma così in un’esplorazione della storia dell’uomo, perché quei simboli corrispondono o hanno tantissimi punti in comune con quelli delle scritture arcaiche, compresi quelli dei popoli sardi. Quest’ultimo tema, sul quale c’è un fervente dibattito, era stato riproposto dall’opera di Gigi Sanna a sostegno della tesi, suffragata da qualche ritrovamento archeologico, che gli antichi abitanti dell’isola utilizzassero delle forme arcaiche di scrittura per comunicare.

 La scoperta di una scrittura arcaica in patologie degenerative del cervello come le demenze, suggerisce l’esistenza di archetipi, rappresentazioni universali presenti nelle culture di tutti i tempi e civiltà, all’interno della mente umana. Sono quindi segni di una memoria genetica.

 L’opera verrà presentata al pubblico dall’autrice e dall’editore Silvio Pulisci sabato 23 giugno, nell’aula magna dell’Università di Sassari. S’Alvure intanto sta moltiplicando gli sforzi e a breve verrà pubblicato il terzo volume della collana Apollo, intitolato “I segni del Lossia cacciatore” nuova opera dell’oristanese Gigi Sanna.

Enrico Carta 

 

Sarebbe questa, a Suo parere, una pubblicazione scientifica? Sarebbe questa la base “scientifica” della conferenza tenuta dalla dottoressa?

Guardi, Le dico francamente che il libro del signor Sanna, pubblicato dalla medesima casa editrice, non lo è, proprio per nulla, ma per quanto riguarda la dottoressa mi dichiaro ignorante, non avendo probabilmente informazioni sufficienti. Che lei sappia: ha pubblicato qualcosa in merito – che non sia il libro citato – a far data dal luglio 2007? Pensa che i cittadini abbiano il diritto di sapere su cosa lavora la dottoressa? Detto diversamente: il lavoro della dottoressa è pubblico? Potrebbe indicarmi le pubblicazioni (o chiedere alla dottoressa di aggiornare la propria pagina sul vostro sito istituzionale)? Ritiene che quanto scritto dalla dottoressa nel libro citato sia scientifico? E quindi, visto che secondo il regolamento, le aule si concedono per convegni e incontri scientifici, ritiene che l’aula A sia stata concessa secondo quanto previsto dal regolamento? E poi, visto che ci siamo: è stato pagato qualche contributo alla Facoltà per l’uso dell’aula (che qualcosa costerà, immaginiamo, poiché i servizi si pagano) oppure si considera il contenuto del “Seminario” come un’attività pertinente la Facoltà (quindi, ovviamente, scientifico?)

Oppure, gentile professore, facciamo in un altro modo: ci dica, apertamente, che il lavoro della dottoressa sull’Alzheimer e la regressione che porta i pazienti a “vedere” la scrittura nuragica (che gli ignoranti accademici competenti in merito sostengono non esista!) è a suo avviso “scientifico” e noi ci ritiriamo in buon ordine senza dire altro. Lo so che non sarebbe “scientifico” come ho cercato di dire prima (ci vorrebbero le pubblicazioni) ma, personalmente, mi accontenterei, perché so con assoluta certezza che un personaggio della sua levatura non potrebbe mai passare sopra una questione del genere con leggerezza.

Insomma, mi dica che la facoltà di Medicina e Chirurgia studia e riconosce la scientificità della neuroarcheologia (se mi permette la piccola battuta di spirito) e siamo tutti soddisfatti.

Capirà, in un momento come questo, in cui la ricerca scientifica viene vessata da continui tagli, sapere che i nostri ricercatori lavorano con criteri rigorosamente scientifici ci rassicurerebbe non poco.

Può aiutarci? Gliene saremmo molto grati e, se me lo permette, ci contiamo. Sa perché? Perché non vorremmo che un giorno, su un qualche quotidiano, magari del Continente (lo sa come ci prendono in giro i nostri cugini di Terramanna) comparisse un titolo come: All’Università di Sassari hanno scoperto la neuroarcheologia!

Mi dica: a Lei piacerebbe?

Cordialmente,

 

TO BE CONTINUED

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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39 risposte a NEUROARCHEOLOGIA ALLA FACOLTÀ DI MEDICINA DI SASSARI : UN PRIMATO – PARTE TERZA

  1. Tetraghramma Sardo ha detto:

    Credo che NESSUNO ti darà un ragguiaglio, perché nessuno – proprio a Sassari – sa che pesci pigliare! E da tempo, ormai!

    – Un conto è contrabbandare di soppiatto un ciarlatano autodidatta epigrafista gabellandolo per scienziato (che, tra l’altro, si nasconde come un guitto dietro al suo sardismo, mescolando e confondendo le carte, lacerandosi le vesti ogni attacco intellettuale alle sue panzane linguistiche inventate, cercando SEMPRE di gabellarle per attacchi politici. Almeno, le sue idee politiche sono davvero idee e come tali condivisibili oppure no, ma sempre rispettabili, a differenza della sua epigrafia enigmistica da parole crociate, che è solamente materia maleodorante, anche a detta di veri glottologi ed epigrafisti seri);

    – Tutto un altro conto è trovare una definizione chiara e sensata per un vocabolo che è ancora usata come un incerto neologismo e che compare (anche laddove il vocabolo è stato per primo inventato) sempre tra virgolette, in quanto relativo a concetti e procedimenti ancora sotto esame, punteggiati di dubbi circa la reale efficacia e circondati da troppo numerosi quesiti non risolti. Ergo, trattasi di uno splendido vocabolo per i parolai nostrani e per il loro gioco delle tre tavolette (mi sembra superfluo il facile gioco di parole con Trzricottu, anche se quelle sarebbero quattro: un originale e tre copie artefatte!).

    – Ma certamente è assolutamente impossibile giustificare i fatti come si sono svolti, al di fuori di un controllo serio da parte dell’Università di Sassari: per questo motivo NESSUNO risponderà. NESSUNO cercherà i responsabili. NESSUNO spiegherà perché mai tutti fossero amebicamente girati da un’altra parte, oppure fisicamente assenti, oppure troppo pesantemente presi da pressanti impegni. Oppure addirittura malati…
    NESSUNO, alla fine, risulterà responsabile: la responsabilità – si sa – è un elemento molto volatile.

    E se nessuno risponderà, questa sarà – nei fatti – un’ammissione di colpa. A quel punto, mi piacerebbe davvero che la stampa del continente se ne interessasse, per dieci minuti o giù di lì.

  2. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Ainis. L’affare si è ingrossato davvero! Non conoscendo il Sig. Sanna ho cercato sul web e sono approdato ad un blogg surreale. Ha visto cosa dicono di Lei (ma anche del Rettore dell’Ateneo in questione? ) nel blogg Monte Prama di una certa/o Atropa Belladonna? Non ho capito se la tenutaria di codesto blogg abbia assunto il nome della solanacea per il noto effetto venefico, o per il più noto effetto miorilassante a carico degli sfinteri.
    Ad essere al centro di tanto vituperio ed insistente indagine io mi sarei montato la testa; Lei però continui così tanto non la scopriranno mai, anche se il Sig. Sanna gode di appoggi, nientemeno che “all’Università di fisica di Parma” da parte di una scienziata “esatta”, una fisica amica dei sardi. Non solo scienze deboli di università deboli, ma anche scienze dure nell’università di Callisto Tanzi.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Proto Zuniari,
      pare che l’importante questione riguardante la mia identità (mi chiamo davvero Gabriele Ainis, tra l’altro) venga discussa in parecchie sedi (incluse alcune “istituzionali”!). Storia vecchia, nata da un ragionamento logicamente ineccepibile di tal G. Pintore, recentemente defunto: poiché non è possibile che un “nessuno” possa scrivere come scrivo io, devo necessariamente essere “qualcuno”; essendo “qualcuno”, Google dovrebbe conoscermi; poiché digitando il mio nome compaiono solamente le scioccheze che pubblico in rete, ne deriva che il mio sia un nick! Non sto a farle notare la protervia di un simile ragionamento (del tipo: se non sei un “intellettuale” non puoi articolare un discorso sensato, quindi non esisti!)
      La scienziata “esatta” di cui parlano non è una “fisica” (non è laureata in fisica, ci mancherebbe!)
      Quanto al resto, non vedo perchè dovrebbero cercarmi, se non per dare attuazione alle numerose minacce delle quali, detto sommessamente, non mi sbatte un cazzo. Sono loro che parlano spesso e volentieri di me, non io di loro. Però, di sabato, bisogna divertirsi, quindi le segnalo che io sarei, secondo un cantante lirico cagliaritano, un nick collettivo che nasconde il “think tank del sindaco Zedda”!
      E poi, se dico che molti dovrebbero cambiare pusher, c’è anche chi si offende!
      Tra le altre cose sarei: un antropologo cagliaritano piuttosto noto, un notissimo avvocato, un archeologo (cattedratico, non si sa bene se a Sassari o Cagliari), un giornalista di Cagliari. C’è solo l’imbarazzo della scelta.
      Cordialmente

    • Hetaìra ha detto:

      @ Proto Zuniari
      Se vuole scompisciarsi dal ridere, dia un’occhiata ai commenti nelle loro pagine FB ed ora anche twitter…

  3. Tetragramma Sardo ha detto:

    NEUROARCHEOLOGIA.

    Che cos’è mai?
    A che cosa serve?
    Si potrà uscire di casa in un giorno di pioggia senza di essa?
    Chi l’ha inventata?
    Perché mai è così importante nella vita di ognuno di noi?

    Ebbene: è importante sapere che – da ora in poi – già nella descrizione delle previsioni del tempo e della viabilità sarà specificato in quali giorni gli automobilisti dovranno munirsi di catene, di Archeoacustica e di Archeoastronomia per potere viaggiare.

    Le pattuglie della strada saranno obbligate a controllare che ogni conducente possieda almeno un manuale di Neuroarcheologia e almeno qualche pubblicazione scritta in Nuragico Antico. Anche in Valle d’Aosta.

    Fantascienza? Certamente, ma anche il resto della storia non è affatto male.

    Vediamo come è nata questa necessità imprescindibile.

    1)” Pars scientifica”: Qualche tempo fa, una stimata neurologa sarda “scopre” che gli Alzheimeriani sardi soffrono di una progressiva semplificazione dei propri segni grafici, perfettamente in accordo con la semplificazione riduttiva di tutte le loro funzioni neuromotorie, psichiche e cognitive, causata dalla terribile malattia di Alzheimer. Tutto bene. Ogni ipotesi è in qualche modo legittima: per diventare una teoria, però, necessita dell’avallo di controprove da parte dell’enclave scientifico. Che ancora non c’è.

    2) “Pars fortuita”: Un casuale incontro miracoloso con un sedicente epigrafista autodidatta sardo, prima ottimo e stimato professore di liceo ora in pensione, la convince appieno del fatto che quei “segni grafici” semplificati altro non sono che l’antica lingua scritta nuragica. Come abbia fatto è un mistero, in quanto secondo i linguisti più accreditati, tale lingua scritta non esiste e la ‘produzione’ di Sanna è tutta un orribile pastrocchio privo di metodo e chiarezza.

    3) “Pars gravis”: Non si dovrebbe essere irriguardosi verso una malattia grave e spersonalizzante come il Morbo di Alzheimer, che è una vera tragedia straziante sia per i pazienti ai primi stadi e poi, infine, solamente per i parenti.
    Ma soprattutto un medico che rispetti l’etica professionale e se stesso non dovrebbe approfittare della situazione per guadagnare qualche euro in più da qualche pubblicazione ARCHEOLOGICA (così è catalogato il libro della neurologa, perché non sembra essere di alcuna reale utilità medica terapuetica):
    “Archetipi e memorie Scrittura arcaica immagini e rappresentazioni”
    (editore: S’Alvure – collana: Apollo – pagine: 336 con illustrazioni
    rilegato – anno: 2007 – genere: Archeologia)
    Euro 60.
    Il fatto che non sia catalogato come testo curativo medico, ne permette l’elevato costo: nessuno può essere accusato di sfruttare la malattia e la disperazione dei parenti dei malati.

    4) “Pars abstrusa”: Il fenomeno ipotizzato dalla neurologa sarda per i suoi pazienti sardi ci autorizza forse a visualizzare l’Etrusco nei ghirigori degli Alzheimeriani Toscani? E magari il cuneiforme nei pazienti Iraniani? Se l’argomento non fosse – purtroppo – tragico e penosissimo, ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. Ma esiste anche la possibilità che tutti gli alzheimeriani sparsi per il mondo scrivano tutti solamente in nuragico antico.

    5) “Pars ignobilis”: I due organizzano un Seminario, nel corso del quale si parlerà dell’argomento ‘alzheimeriano’ e dell’epigrafia ‘nuragica’. Il seminario, inoltre, darà un punteggio utile ai partecipanti, in termini di crediti formativi, come si legge nell’annuncio: “Il Seminario è indirizzato a chiunque abbia interesse, agli studenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie, agli specializzandi in Neurologia, Psichiatria e Geriatria, agli studenti del Liceo Classico. La partecipazione al seminario permette il riconoscimento di un CFU come ADE (1 CFU) per i Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia e per i Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie.”
    Questo è un irresistibile specchietto per tutti: gli studenti accorrerebbero in massa anche ad un seminario sulle numerose varietà mondiali di puzza dei piedi degli operai degli altiforni. Figurarsi in questo caso.
    Ma c’è dell’altro: questo seminario non compare nei documenti ufficiali dell’Università di Sassari. Questa è una prova del fatto che non è stato ufficialmente autorizzato dalle Autorità, che pertanto non hanno effettuato alcun controllo. Si tratta dell’iniziativa personale e privata di qualcuno che fa un uso ‘originalmente selettivo’ di una cosa pubblica…
    6) “Pars incognita”: Il seminario – si legge sulla locandina – si svolgerà con la “collaborazione della Società Archeologica Sassarese”. Questo è strano: gli archeologi – almeno a voce – negano, nicchiano, si disinteressano, prendono le distanze, mostrano un certo fastidio. Alcuni sono nettamente contrari a questa iniziativa, figurarsi sponsorizzarla.

    7) “Pars percontationis”: Qualcuno, appreso quanto sopra, si è domandato come fosse possibile tutto questo e si è indignato. La sua domanda di chiarimenti è stata rivolta in via riservata alle Autorità Competenti e – adesso – essa è pubblica, senza che uno straccio di risposta sia mai stata data da alcuno. Sorge spontanea la domanda: “E’ iniquo chiedere spiegazioni, più che contrabbandare di soppiatto per scientifico qualche cosa che (non troppo forse) non lo è davvero?”.
    8) “Pars idealis”: Sarebbe auspicabile (e forse anche doveroso?) che gli Archeologi, i Glottologi e gli Epigrafisti (quelli veri) organizzassero un’azione ufficiale comune volta ad interrompere questa tendenza gravemente anticulturale e ad informare correttamente un uditorio che immagino confuso e sviato.

    Pazienza: a tutt’oggi non si è ancora fatto…

    9) “Pars poetica”: “Amare pienamente significa essere consapevole dei pregi e dei difetti dell’oggetto del proprio amore e rappresentarlo di conseguenza con la massima onestà per ciò che è”.

    La frase dovrebbe valere anche quando l’oggetto in questione è la Sardegna.
    Amare la Sardegna significa rappresentarle per quello che è veramente oggi, per quello che essa è realmente stata in passato.
    Poi si può anche dichiarare quello che si desidera essa possa essere in futuro, con tutte le giuste (o anche errate) aspirazioni che ciascuno può nutrire per la propria terra.

    10) “Pars conclusiva”: Ogni atto di mistificazione scolla ulteriormente l’isola dalla realtà attuale, l’allontana all’affezione del turista. Seguire copioni sbagliati oppure stereotipati rende alla popolazione locale più difficile agire spontaneamente e correttamente.

    Negare l’identità Shardana/Nuragici non è ‘parlare male’ della Sardegna.

    Negare che la Sardegna sia Atlantide è semplicemente sensato, non un crimine contro l’umanità (o la sardità).

    Negare l’esistenza di una scrittura nuragica non costituisce offesa dei valori tradizionali e fondatissimi dei Nuragici, o negare il loro indubbio successo antropologico e culturale, che è scientificamente dimostrato, come anche il primato della loro civiltà nel Mediterraneo Occidentale…

    Chi si offende, di fronte a queste negazioni, (giustificate appieno dall’attuale stato dei lavori scientifici) è un imbecille, non un patriota. Che sia sardo oppure no. La rispettabilità dei Sardi non è neppure lontanamente in questione. La ‘Sardità’ non s’identifica con la menzogna. Alcune prossime sentenze in tribunale chiariranno ancora meglio la questione.

    È assolutamente disonesto nascondersi dietro ‘motivi politici’: la questione è infatti unicamente culturale e con la politica non ha alcunché in comune. L’erroe, semmai è fatto da chi insiste a mescolare la politica con la scienza.

    Chiunque sostenga grandissimi ed impossibili primati infondati della Sardegna, lo fa solamente per vendere libri, essere invitato a scroccare feste e raduni, guadagnare popolarità utilissima da monetizzare in svariati modi.

    Non fa nulla di buono per la Sardegna, bensì la riduce ad una macchietta, falsa ed insopportabile, per interesse ultimo personale e non per altro.

    “Amare pienamente significa essere consapevole dei pregi e dei difetti dell’oggetto del proprio amore e rappresentarlo di conseguenza con la massima onestà per ciò che esso è”.

    • Asia ha detto:

      Intervento eccellente, chiaro e disincantato, condivisibile in ogni dettaglio.
      Mi complimento vivamente.
      Non si può rinunciare al piacere della storia e dell’archeologia solo perché ultimamente ogni spazio viene colonizzato e monopolizzato dai venditori di pentole nuragiche.
      DEVONO SPARIRE DAI LUOGHI DELLA CULTURA.

      • Jonathan Livingston ha detto:

        Sì, Asia. Voci ufficiose raccontano come nel Nord – Est sia stato elegantemente relegato all’ultimo piano di una…topaia. Luogo più che adatto all’ incul – tura.

        Jonathan Livingston

    • Stilone di montagna ha detto:

      Seguendo questa discussione non posso che condividere quanto scritto da Lei, l’ottusità (e la malafede) di molti miei compatrioti Sardi è la causa primaria dell’isolamento culturale che sta vivendo la mia, e dai toni accorati che Lei usa, nostra, Sardegna. Tutte le legittime istanza politiche di chi vuole rivendicare un riconoscimento della Sardegna come Nazione (nel concetto di diritto espresso da Alessandro Galante Garrone), decadono miseramente sotto i colpi di queste persone che mischiano senza ritegno fantasia, politica, fantascenza e medicina (Non mi chieda in quale nesso, la mi cultura limitata di semplice lettore mi impedisce un processo così elaborato, cosa che non pare ai dotti Professori neuropsicoarcheoequant’altro turritani). Attendo lo sviluppo dell’interessante dibattito. Se i fatti dovessero darci torto (ebbene si! Mi schiero!), son pronto ad affittare, a canone agevolato, l’Aula Magna turritana ove terrò una lezione avente come tema “La scrittura nuragica nelle poesie di Puffo Quattrocchi”. Grazie.

  4. Pulcinella ha detto:

    Ma, mi pare che qualcosa si stia muovendo. Da qui
    http://www.sardegnaeliberta.it/?p=5004
    apprendo che qualcuno dedica ottanta pagine alla (cito) cosiddetta ‘scrittura nuragica’. Già il fatto che la si definisca cosiddetta (sedicente sarebbe stato più evocativo) e la si metta fra virgolette lascia intendere che si tratta di una stroncatura. E sarebbe ora.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Genile Pulcinella,
      quanto segnala ha un unico significato: che Maninchedda e il BSS sono insignificanti. Nessun intellettuale degno di tal nome si sarebbe dedicato a una pagliacciata simile.
      Sa qual è il problema? Che martedì prossimo intitoleranno a Lilliu quella che dovrebbe essere l’istituzione più rappresentativa dell’Archeologia Sarda.
      Altro che Aula Magna a 500 euro e neuroarcehologia: abbiamo il precursore della fantarcheologia assurto a simbolo di scientificità, senza una sola voce discorde (la mia non conta).
      In ogni caso, nessuna rivista scientifica degna di tal nome si sarebbe mai occupata di una simile stupidaggine: ci volevano i sardi (e non è che Zucca sia meno responsabile di Maninchedda, sia chiaro!)
      Così van le cose nell’isola di Atlantide. Non si potrà dire che non abbiamo fatto di tutto per ridurci nello stato in cui ci troviamo. In un luogo in cui i Maninchedda sono considerati intelelttuali non ci si deve lamentare.
      Cordialmente,

  5. Pulcinella ha detto:

    Al momento non posso né condividere né dissentire rispetto a ciò che dice lei, Ainis: penso sia importante leggere tutto l’articolo di Zucca (non solo l’anticipazione), poi potrò esprimere un giudizio. Se poi l’articolo di Zucca dirà una parola importante sulle fantasie epigrafico-nuragiche, e magari servirà a ridimensionarle come meritano, sarò lieto di dissociarmi dal suo giudizio sull’inutilità e l’insignificanza del BSS e di chi lo dirige. Altrimenti avrà ragione lei: ma solo a posteriori (a proposito: a posteriori è un’espressione etrusca, non lo sapeva? ;). Stia bene.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Pulcinella,
      sarebbe come dedicare un articolo su rivista alla correlazione tra il consumo di cioccolato e i disastri ferroviari. Esistono infiniti argomenti di cui ci si può occupare: nelle riviste scientifiche si affrontano quelli scientifici e rilevanti (e la scrittuta nuragica non lo è).
      Il risultato non sarà dettato da quanto ha da dire Zucca, qualunque cosa sia, ma dal fatto di aver dato dignità (si fa per dire, visto la sede) all’argomento.
      Infatti se n’era accorto anche Pintore (ed è tutto dire!) il quale plaudiva (ovviamente) all’iniziativa.
      Ciò che lei non nota è la profonda a-scientificità del comportamento di Maninchedda (e del BSS). Nella scienza, l’onere della prova sta a chi propone una teoria. In questo caso avviene il contrario: non c’è una teoria (perché Sanna non ha mai pubblicato un solo articolo scientifico, non uno) e invece una rivista che si definisce scientifica gli risponde. Esattamente come se il BSS rispondesse a Novella 2000 o a Topolino.
      Per questo lei ha torto (ma non pretendo di convincerla, ci mancherebbe).
      E del resto il BSS è una tale porcheria che si potrebbe quasi pensare sia la sede adatta per una discussione di questo tipo (si domandi chi lo paga, il BSS!)
      Faccio notare, infine, che Zucca non ha i titoli per interessarsi della questione (ciliegina sulla torta).
      Cordialmente,

  6. Tetragramma Sardo ha detto:

    QUALCUNO (forse vergognandosi, ma più probabilmente smoccolando per la rabbia) sta cancellando le prove troppo evidenti, nascondendo l’immondizia sotto il tappeto. Adesso, tra le News della Uniss compare questo annuncio:

    “Il Seminario è indirizzato a chiunque abbia interesse, agli studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie, agli Specializzandi in Neurologia, Psichiatria e Geriatria, agli studenti del Liceo Classico.

    La frequenza al Seminario sarà valida per il riconoscimento di 1 CFU.”

    In precedenza, l’annuncio era un po’ più completo e più altisonante:

    “Il Seminario è indirizzato a chiunque abbia interesse, agli studenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie, agli specializzandi in Neurologia, Psichiatria e Geriatria, agli studenti del Liceo Classico. La partecipazione al seminario permette il riconoscimento di un CFU come ADE (1 CFU) per i Corsi di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia e per i Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie.”

    Che cosa vorrà mai dire? Facciamo i vaghi, adesso?

  7. Vero Samoano ha detto:

    Chi è nato a Samoa è un samoano ed ama Samoa.
    Crede che Samoa sia il posto più bello al mondo.
    Crede che essere samoano sia fantastico e ne è orgoglioso.
    Crede di essere fortunato e gli dispiace anche un po’ per quelli che non sono samoani.
    Anzi, qualche volta gli stanno veramente un po’ sulle palle, perché sporcano, fanno chiasso e criticano chi cerca di spiegargli che i samoani sono i migliori, i primi, i più bravi ed i più belli di tutti.
    Si inquietano tutti assai quando gli toccano il profeta Gigi Samoa che spiega al mondo questi concetti rivelatori.
    Anche perché lui si dà da fare in tutti i modi: perfino entrando di contrabbando e senza vera autorizzazione nelle sale dell’Università di Samoa (Unissamoa). È una vera anguilla!
    Ha scoperto che i Samoani sono stati i primi a creare un alfabeto, hanno inventato Yahwè e si sono distinti nell’enigmistica. Gigi Samoa ha persino scritto libri su libri, per spiegare a tutti gli incolti questa realtà che solo lui conosce. Peccato che le sue ricerche siano costosissime e lo costringano ad imporre prezzi esosi alle sue cazz creazioni.
    Chi lo critica non vuole bene a Samoa, anzi: odia Samoa e tutti i suoi abitanti, con le loro adamantine aspirazioni di indipendenza da tutto il mondo. Perché Samoa vuole essere libera dalle catene della colonizzazione e pienamente indipendente.
    E lo sarà, un giorno, attraverso il commercio del cocco ed attraverso la diffusione della vera cultura.
    Votatelo.

  8. L'ArchivistaSardo ha detto:

    “Gentilissimo Signor Preside, Professori e Studenti di questa Facoltà, voi che avete consentito, con così grande generosità, che da una sede così prestigiosa e garante di pronunciamenti di grande valore scientifico, illustrassi l’esito finale delle mie ricerche, chiudendo questo mio intervento, devo dirvi, con preoccupazione, che io non so se abbia davvero onorato questa vostra fiducia. Tanto più che voi intendete con le ricerche di Maria Rita Piras in campo genetico darmi tanto credito col fondare dei dati scientifici medici sulla scientificità delle mie ricerche.

    E rivolgendomi stavolta a Tutti, non so ancora se, prospettando ormai delle tesi e non più delle ipotesi, così come nelle precedenti conferenze in Francia e a Cagliari, abbia suscitato in voi una sensazione di fastidiosa immodestia e forse di presunzione. Questo potrebbe anche essere e mi dispiacerebbe. Ma se posso essere critico di me stesso e in qualche modo tentare di difendermi, se ci fosse questa impressione, vorrei chiudere, in tanto contesto di lingua greca, parafrasando un celebre passo di Callimaco, composto quando il poeta era ormai avanti negli anni : io vado , ormai da tempo, dipanando una non piccola colorata matassa, come un fanciullo

    Si. A bocca aperta e con l’entusiasmo irrefrenabile, proprio di un fanciullo, sebbene ormai le decadi degli anni non siano poche.

    Gigi Sanna”

    Da cui apprendiamo l’esistenza di una Maria Rita Piras, ‘genetista’ e di una altrettanto inesistente ‘non piccola e colorata matassa’.

    La bocca aperta, l’immodestia fastidiosa e la presunzione, quelle sì, le conosciamo.bene già dal primo seminario di Sassari del 2006 familiarmente affezionati.

    Votatelo.
    (dal vernacolare toscano ‘votare’. Esempio: ” O Gianni, vota questo secchio che l’è tutto pieno di merda, deh!”).

    • WTF - Radio 10exp10 Mhz ha detto:

      Ma che orrore è? Non mi dica che ha avuto lo stomaco di registrare e sbobinare quanto ci scrive qua sopra? Sì, lo ha avuto. Grazie per averci reso edotti di questa ennesima, imperdibile, stratosferica p rla a.

  9. Tetraghramma Sardo ha detto:

    La colorata matassa è lo scroto del Sanna?

  10. Hetaìra ha detto:

    C’è da chiedersi quanti dei relatori, propositori, ascoltatori e quanti urlacchiano di qua e di là per ogni dove che il convegno s’aveva da fare, sarebbero disposti a sottoscrivere in un eventuale testamento biologico, che nel caso del malanno in questione, desiderano essere sottoposti a tale ” protocollo sperimentale”.
    Quanti?

    E’ fin troppo facile fare i kamikaze con la pelle degli altri!

  11. Nufré ha detto:

    Il convegno si doveva fare, invece! Siamo in una democrazia e quindi, si sa, chiunque ha ogni diritto a parlare… Ma con alcune fondamentali modifiche:
    1) Non si doveva tenere all’Università: una buona Università sa scegliere con cura oratori e relatori.
    2) Non si doveva fare con un ‘colpo di mano’ senza autorizzazione, alla napoletana: “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…”, con tutti i controllori girati dall’altra parte. Dobbiamo dedurne che l’Uniss NON opera controllo, NON è un’università selettiva e che quindi NON è una buona università…
    3) Non si dovevano mescolare alla Carlona categorie troppo differenti tra loro: le cose mediche vanno sotto la voce ‘Medicina’; le cose archeologiche vanno sotto ‘Archeologia’; le cazzate sotto la voce ‘Cazzeggio’. E’ una questione di ordine mentale.
    4) Avrebbe quindi dovuto esserci un simposio di ‘Neuroarcheologia’, con inviti mirati, rivolti agli specialisti del campo, che avrebbero poturo scientemente decidere se ricoprire di guano la Piras, oppure porgerle un gentile omaggio scientifico al valore della ricerca originale. In questo scenario, i crediti si potevano anche dare, cosicché gli specializzandi ed i laureandi potessero apprendere con precisione esattamente che cosa NON va assolutamente mai fatto in ambito accademico.
    5) Il Sanna per me può andare a quel paese currende, ma è chiaro che anche per lui avrebbe potuto trovarsi un posto adatto (non chiarisco oltre) per esporre le sue strampalate ipotesi (anche se lui le chiama ‘tesi’, perché è ingenuamente convinto che ripetere fino alla nausea un’ipotesi la faccia diventare una tesi: vaglielo tu a spiegare che è solo un ottuso pensionato perdigiorno). Il fatto che ad Olbia, dopo il primo errore, non gli concedano più i locali museali dovrebbe lasciare comprendere di quale basso livello di scientificità egli sia accreditato costaggiù. Informatevi del perché! Non credo che gli olbiesi siano impazziti all’improvviso.
    6) Soprattutto, le Autorità Universitarie – che ancora tacciono, perché ancora girate dall’altra parte – dovranno prepararsi a ben peggio che queste rimostranze per l’aere dell’Internet. Perché è ora di piantarla con l’uso personale dell’Università: anche se il ‘Simposio’ del 9 febbraio fosse stato la Punta di Diamante della Cultura Mondiale (la punta di un’altra cosa?) avrebbe dovuto essere vagliato con cura da tutti i filtri culturali, per essere autorizzato.

    Voi avete tanto scherzato, fin qui, come se la cosa fosse divertente. Io no. Non mi diverto per niente.
    Io mio figlio a Sassari non ce lo mando.
    E sconsiglierò Sassari a tutti i miei conoscenti, per questo motivo!

    • Stilone di montagna ha detto:

      “Perché è ora di piantarla con l’uso personale dell’Università”. Condivido il suo intervento e cito virgolettato questo suo passaggio evidenziando che l’uso di una struttura pubblica per fini privati dovrebbe essere quanto meno disdicevole nell’ambito di una minima integrità morale, e non essendo esperto di legge, non saprei se questo uso abbia violato l’ordinamento giudiziario.

  12. Proto Zuniari ha detto:

    L’ordinamento giudiziario è come la pelle dello scroto. Lo si adatta in funzione del potere di chi si vuole colpire. E in ogni caso, quando la “legge” entra nell’Università vuol dire che siamo alla frutta. Che gli organi interni non funzionano. L’illecito amministrativo, o peggio giudiziario, secondo me, non c’è, e se c’è è davvero veniale e difficile da dimostrare. Non spetta agli avvocati stabilire ciò che è scientifico, spetta alle istituzioni accademiche che devono tener conto, non solo delle attività di ricerca meritevoli di considerazione premiale, ma anche di quelle di -ricerca è una parola grossa- divulgazione palesemente meritevoli di censura. In altre parole, “col cazzo che ti do un posto da ricercatore o scelgo un tuo progetto per proporlo ad un finanziamento”. Ma come sappiamo a decidere del finanziamento delle università sarde tramite fondi FAS sono direttamente gli assessori regionali e i funzionari killer in quota ad essi, che, se dovessimo applicare il metodo scientifico per stabilire a cosa serve la RAS, si ritroverebbero tutti disoccupati.

  13. Tetragramma Sardo ha detto:

    L’Università di Sassari si rivela una volta ancora per quella deteriore creazione che essa è stata destinata ad essere: una necessaria cattedra periferica ‘di passaggio’ per rampanti futuri direttori di Università più quotate (altrove, in Italia) oppure il capolinea per modesti funzionari senza pretese, senza capacità gestionale, senza fantasia. Preside incluso.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Tetragramma Sardo,
      mi permetto di dissentire. Capisco lo sconcerto per questa storiaccia, ma non condivido lo sparare a pallini su tutto l’Ateneo. Ci sono problemi, ce ne sono tanti ed è necessario dare segnali confortanti, soprattutto quando si lamenta il disinteresse dei politici nei confronti dell’università.
      Ecco, su questo concordo: ci vorrebbero segnali diversi dalla semplice lamentazione quotidiana sui “fondi che non bastano”. Se i “fondi” vengono usati per queste cose, allora dubito che i cittadini possano essere coinvolti nella difesa dell’istituzione universitaria. Forse il preside ed il rettore dovrebbero dare un piccolo segnale. Anche piccolo, credo che basterebbe.
      Cordialmente,

  14. Tetragramma Sardo ha detto:

    Non sono gentile, in questo momento: sono inc***atissimo con tutti, preside incluso. E scommetto cento euro che quel piccolo segno NON ci sarà.

  15. Pulcinella ha detto:

    Quella di Sassari non è stata una cosa di tutto l’Ateneo, ma di un docente, che se assume la responsabilità. Ci sono fior di professori universitari, in tutto il mondo, che dalle loro cattedre hanno sparato le cazzate più incredibili: c’è bisogno di fare nomi e cognomi? Certamente le università non amano pubblicizzare queste cose. Ora però che Rettore e Preside sono stati avvertiti bisogna vigilare per vedere se la cosa si ripeterà in futuro: qualcosa mi dice che sarà difficile.

  16. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Tetragramma,
    quando Alessio Fontana, nel 1562, si svenò per istituire Lu Culleziu, non esistevano i meccanismi delle cattedre di passaggio per università più quotate. Comunque chi non ha studiato negli atenei sardi come il sottoscritto, apprezza meglio il fatto che qualche premio Nobel, o qualche grande nome, ancorché di passaggio (che poi molti, magari, attratti dallo zimino o dal mare sardo o da qualcos’altro di più piacevole sono rimasti, anche potendo andar via), rappresenti una garanzia per il buon livello del confronto culturale e della ricerca. Il problema attuale è che, non solo il turn over è bloccato, ma il sistema di reclutamento si è spostato sempre più su base locale (parrocchiale dopo la riforma detta Gelmini). Non girano più i cervelli e lo scambio è bloccato; quindi nessun capolinea per ricercatori ( non funzionari) di modesto livello , più semplicemente non ci si muove dalla solita fermata, a Sassari come altrove. Quanto ai segnali, spero che arrivino; mi risulta che il Rettore sia un epigrafista e archeologo di valore.
    Però, Ainis, conosco docenti universitari che non si lamentano del disinteresse dei politici per l’università, semmai proprio del contrario. Sono allarmati dell’interventismo della politica all’interno dell’università. I problema è che un malinteso senso dell’autonomia universitaria ha privilegiato istanze localistiche e non ha visto l’autonomia come indipendenza dal potere politico. Così Tremonti si ha costruito un giocattolino tutto suo, dove si entra addirittura senza concorso, e che da solo (al pari dell’ANVUR) si mangia molti più soldi ( fondi ricerca) di tutta l’università italiana messa insieme, producendo molto meno dell’Ateneo Turritano che , a confronto, sembra una Harvard . Delle ingerenze degli assessori della RAS ho già detto in un altro post e non voglio annoiare nessuno.
    Cordialmente

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Proto Zuniari,
      una precisazione. Mi riferisco esclusivamente alle lamentele per la carenza di quattrini (tanto per essere eleganti).
      Qualche illustre (e meno illustre) prof. lo conosco: nessuno di essi evita di lamentarsi per questo (però potrebbe essere un campione poco rappresentativo, tenuto anche conto del fatto che lavoro in ambito tecnico-scientifico).
      Cordialmente,

  17. Proto Zuniari ha detto:

    Beh si, è vero, per i quattrini il lamento è quasi unanime. D’altra parte, come dicono in Toscana :
    chi un piange un puppa.
    Crdialmente

  18. Pulcinella ha detto:

    @ Livingstone
    quello delle scuole è un discorso lungo. Qualche tempo fa Gavino Ledda fece un tour delle scuole sarde per parlare del suo ‘gainico’ (una specie di sardo appena uscito dal latino, dunque pure e non contaminato dalle altre lingue che sarebbero venute più tardi in Sardegna): tutti a bocca aperta a sentire le ardite tesi glottologiche di questo nostro intellettuale, sponsorizzato da Renatino Soru. Purtroppo, quello che sentiamo è solo la punta dell’iceberg: nella scuola pubblica succede di tutto, perché in questi ultimi (non proprio ultimissimi) anni la si è consapevolmente smontata pezzo per pezzo e dequalificata. C’è chi ne approfitta anche per vendere il proprio fumo… e farsi forte di successi di pubblico inerme culturalmente….
    Per quanto riguarda Sassari, mi sono informato: questo seminario ha creato un piccolo terremoto sotterraneo, complice anche l’articolo di Zucca che sta girando in bozze (pare faccia un lungo esame sulle diverse ipotesi che sono state fatte negli anni su presunte ‘scritture nuragiche’. Mi dicono che ce ne sia un po’ per tutti, con allegra cattiveria e pignoleria da archivista).
    Insomma, sento che all’università di SS qualcuno sarebbe stato convocato a render conto, sarebbero partite lettere ecc. In pratica, è accaduto quello che doveva accadere: chi cerca trova, e se cerca merda sotto cui essere sepolto (metaforicamente parlando), prima o poi trova pure quella. Questione di gusti.

  19. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Pulcinella,
    Gavino Ledda col mondo accademico ebbe a che fare (era assistente di glottologia a Roma), anche se poi, travolto da un (ir) resistibile successo, mollò tutto. Anche per questo, mi sembra ingeneroso nei confronti dell’autore di padre padrone l’accostamento col sig. Sanna. Gavino non ha mai sputato sul mondo della ricerca scientifica, anzi ne è affascinato. Nonostante qualche seria competenza nel ramo della glottologia la possieda, i suoi sono giochi e come tali li vende. Se poi si diverte, in buona fede, a immaginare (immaginare mica tanto, basta leggere il sardo del condaghe di Silki) come poteva essere il sardo senza le influenze aragonesi, castigliane, pisane corse e a spiegarlo nelle scuole medie, dove non si fabbricano ipotesi e tesi (e neanche LSC), e dove non si fanno congressi scientifici, credo che nessuno si faccia male. Non dico che le cose che Gavino propina alle scolaresche siano capolavori di linguistica, magari saranno cazzeggi, ma non mi sembra che l’autore le usi per farsi un seguito nazional popolare in campo linguistico, nè mi risulta che abbia mai avuto consulenze dalla RAS per la LSC (che mi risulta reputi una solenne cazzata).

  20. Pulcinella ha detto:
  21. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Pulcinella,
    La ringrazio per la segnalazione. Mi sbagliavo, anche Gavino ha avuto consulenze dalla regione. Ma a suo merito, il fatto che abbia profondamente deluso l’autore dell’articolo, il quale, appunto,lamenta come siano soldi sprecati perché la lingua bizzarra di Ledda è un gioco e non può servire come lingua veicolare ma , sopratutto, esprime un’identità personale (quella dello scrittore ) e non quella del popolo sardo. In soldoni, per Pinna va bene foraggiare con consulenze solo i shardanicki che insultano in LSC . Grande Gavino! Se poi ci hai guadagnato qualcosa da mettere insieme alla Bachelli, credo siano gli unici soldi ben spesi dalla RAS.

  22. New Entry ha detto:

    Non conosco il lavoro della dott.essa Piras, perciò il mio commento potrà essere smentito facilmente. Però mi sembra di capire che faccia due considerazioni: la prima è considerare “antico” come sinonimo di “involuto” , assimilasandolo al patologico, la seconda è considerare la possibilità che esista una scrittura sarda, e perciò una “sardità”, geneticamente determinata. Spero vivamente di aver capito male e nella smentita.

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