ZEDDA IN GALERA RELOADED

POST 043 ZEDDA A VIDEOLINA ATTENTI AL PICCIONEL’arresto del presidente del Cagliari Calcio, Massimo Cellino, e del sindaco di Quartu, Mauro Contini, sono la notizia del giorno, a Cagliari ed oltre. Ci si sbizzarrisce un po’ tutti, anche perché in clima di campagna elettorale, valgono gli slogan bizzarri della destra: Il mio cane è stitico? Colpa dei giudici! (Battuta apocrifa di Fitto dopo la condanna a quattro anni)

Quindi si litigherà in rete per un bel po’ (Poverino Cellino perseguitato versus Ben gli sta, a quel cialtrone di Cellino) e saranno in pochi a riflettere sull’accaduto come dovrebbero fare gli esseri umani, dotati, si pensa, della capacità di ragionare.

Ciò che abbiano o meno combinato Cellino&C a Is Arenas (d’ora in poi C&C, sembra un marchio di calze!) mi interessa davvero poco. Spero nulla e mi auguro che escano di galera al più presto, perché la prigione non si augura a nessuno, neppure per scherzo (sì, oltre che pacifista sono anche ipergarantista e preferisco dieci colpevoli a spasso piuttosto che un innocente dietro le sbarre!) Tuttavia potrebbe essere un avvenimento capace di insegnarci qualcosa, soprattutto in una città in cui il tiro al Zedda (per il quale uso da tempo la metafora del piccione) appare sport particolarmente alla moda, soprattutto a sinistra

Quindi poniamoci una domanda semplicissima: perché in galera assieme a Cellino c’è finito Contini (che per ora è in ospedale, però) e non Zedda?

 

Sì, si potrà dire che anche il sindaco è indagato per falso e abuso d’ufficio e chi lo dimentica, però, allo stato, come si dice, in galera c’è Contini e ci è finito a seguito della nota vicenda del gran casino seguito alla diaspora del Cagliari Calcio dal S. Elia. Ovvero per una delle tante vicende ereditate da decenni di malamministrazione e affrontate come diversamente non si poteva: facendo rispettare la legge. Come per i baretti del Poetto, per i soldi adoperati nell’arena di S. Elia, per tutti gli argomenti per i quali, abituati a cento, mille scorciatoie per accontentare potenziali serbatoi di voti (i “tifosi” ad esempio, come insegna Balotelli, sono importanti) ci siamo trovati di fronte alla normalità dell’applicazione delle regole.

Ebbene: è proprio per queste vicende (assieme al Lirico, no, non dimentico di citarlo, perché dovrei?) che Zedda è nel mirino di giornalisti, veri (pochissimi) e presunti (moltissimi), artisti, veri (boh) e presunti (tutti gli altri), politici (non faccio distinzioni per carità di patria), nani (un fottio) e ballerine – non per questo di sesso femminile – carine (pochine) e racchie (le altre) e altri che gli domandano di “risolvere”. In cui “risolvere” significa: Aggiustati… ma voglio i baretti; aggiustati… ma voglio il Cagliari al S.Elia; aggiustati… ma voglio cento miliardi di euro destinati alla kultura, l’Orchestra del Metropolitan al Lirico e un coro di duemila elementi!

Noi cittadini e noi cittadini di sinistra (se ancora esistiamo, perché c’è da dubitarne) non dovremmo avere bisogno di C&C che finiscono in galera per riflettere sul tipo di comunità che vorremmo sviluppare. Non possiamo davvero pensare che la nostra sia quella in cui desideriamo una spiaggia comune, un paesaggio, per la quale non si tenga conto di un piano paesaggistico condiviso da rispettare, sempre e comunque, anche grazie a un sacrificio transitorio che permetta di rimediare ai guasti dei decenni passati. O a uno stadio divenuto ostaggio di una società di calcio perché va bene così e, se si ritorna alla normalità di un bene comune rientrato nell’alveo di un’amministrazione rigorosa, allora si incolpa chi difende il rigore a favore di chi l’ha calpestato!

Certo, Zedda l’abbiamo mandato all’amministrazione perché risolva i problemi, non per pescare tremuliggia, ma chi l’ha eletto l’ha fatto dichiarando di voler difendere la legalità, come dire le leggi, le regole, quelle cose per le quali esistono anche problemi che non hanno la soluzione che ci fa comodo, perché, ad esempio, non c’è alcuna soluzione se si dichiara di desiderare un paesaggio dignitoso e se ne pretende uno sfruttamento becero. Oppure se si richiede il rispetto dei beni comuni (come lo stadio) poi ci si lamenta se ciò è in contraddizione con chi, facendosi scudo dietro la squadra di calcio cittadina, pretende di assimilarlo a una sua proprietà. O a chi pretenderebbe di spendere altrimenti dei soldi che la legge assegna a un ben preciso scopo (tanto per dire che i soldi per l’Arena di S. Elia non potevano essere spesi per altro e sarebbe ro andati perduti nel caso di mancato utilizzo!)

Insomma, detto sommessamente: capisco che veniamo da vent’anni di berlusconismo, che in questi vent’anni lo spirito critico è stato smarrito, perduto nella propaganda televisiva del “tutto è possibile, basta che al comando ci sia lui”. Tuttavia non dobbiamo commettere l’errore di pensare che l’errore stia nel “lui”, come abbiamo già fatto con Soru! Lo sbaglio epocale di pensare che sia la qualità del “lui” a permettere di diventare tutti ricchi sfondati e passare le notti con tre donne (o tre uomini o due donne e un uomo due uomini e una donne) nel letto! Perché non è vero che tutto sia possibile, ci sono alcune che cose che non devono esserlo, ad esempio distruggere il paesaggio (leggi Tuvixeddu&Poetto&Molentargius) perché tanto una soluzione si trova.

Lo dico in tutta sincerità: non credo che C&C abbiano volutamente violato la legge e se anche l’hanno fatto, che ne abbiano piena coscienza. La vicenda, chissà quando, la chiuderanno i giudici (parafrasando un famoso intellettuale del ‘900, Boskov: È colpevole quando giudice legge sentenza!)

Però, non si può fare a meno di osservare gli atteggiamenti dell’imprenditore e del politico, l’arroganza, l’evidente disinteresse per le regole, da considerare impaccio nel quadro del “Lasciatemi lavorare, ché ho da fare, io!” Che, tradotto, significa: Le regole, se anche ci sono, basta cambiarle, adattarle perché vengano incontro all’interesse di pochi.

Per ora, piaccia o meno, in galera ci sono finiti C&C e non Zedda. Ciò mi fa piacere, non solo per Zedda (che neppure conosco, sebbene sia mio nipote) ma perché può fornirci una lezione: che dovremmo piantarla di pretendere scorciatoie, soluzioni immediate e apparentemente facili. Che le cronache siano piene di politici indagati, condannati, reclusi, dovrebbe spaventarci, ma non per la cialtroneria dei politici quanto perché sono quelli che abbiamo votato noi. Sono così perché ci piacciono così: furbi e solution makers.

Che questo piaccia ai tifosi di Berlusconi, è comprensibile: noi, a sinistra, dovremmo mostrare maggiore capacità di riflessione, aVendola!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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5 risposte a ZEDDA IN GALERA RELOADED

  1. Lavoro al lirico ha detto:

    Ainis, *************

  2. nicole ha detto:

    pare che Floris abbia preso definitivamente le distanze dalla sinistra dichiarando che non voterà PD. A parte che mi compiaccio del fatto che nessuno gli abbia dato retta viste le fesserie che dice, credo che noi tutti ce ne faremo una ragione

  3. New Entry ha detto:

    E’ l’italia dei Celestini Lometto, a proposito di calze (o meglio collant).

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