AMATI, ODIATI, MANGIATI: IL NOSTRO RAPPORTO CON GLI ALTRI ANIMALI

amatiQualche decina di anni fa, decisi di andare nel Teneré. A dorso di cammello, però, non in una 4×4. E non con una 4×4 al seguito, pronta alla bisogna in caso di incidenti (non che avrebbe fatto una gran differenza, in realtà). Anche perché ci cacciammo in luoghi in cui gli autoveicoli non arrivano e i turisti neppure. Mi vanto ancora (e sarà per lungo tempo, visto che il Teneré è problematico a causa di una delle tante guerre locali) di possedere alcune foto di graffiti bellissime, migliori di quelle reperibili in letteratura o in rete.

Di quel viaggio, però, ricordo prima di tutto la grande sorpresa di conoscere un essere umano che trovasse adorabili le zecche! La nostra guida Tuareg (non avevamo alcun “occidentale” con noi, solo cammellieri) ci spiegava come le grosse zecche amanti del sangue dei cammelli avessero lo stesso diritto di vivere di tutti gli altri animali. Quindi difendeva le zecche, sostenendo che i cammelli avessero il dovere di donar loro un po’ di sangue e redarguendomi quando le facevo fuori per paura che mi scambiassero per un quadrupede gobbuto (e capitava, perché a forza di andare sui cammelli si finiva per avere lo stesso odore!)

Questo aneddoto, vero, per quanto difficile da credere, mi è tornato in mente quando ho cominciato a leggere il bel libro di Herzog intitolato Amati, odiati, mangiati – Perché è così difficile agire bene con gli animali (Bollati Boringhieri, 2012).

Quello del rapporto con gli animali è un tema di grande importanza nella vita di ciascuno di noi, solo che, assai spesso, non ci diamo gran peso. Eppure gli animali sono una delle più importanti sorgenti di sostentamento: la maggior parte di noi li mangia, o mangia e adopera ciò che producono: latte e derivati, miele, pelli, lana. Non c’è bisogno di essere animalisti integralisti per riconoscere quanto la loro presenza faccia parte del nostro stesso esistere, a parte il fatto, anch’esso oggettivo, che con certi animali sviluppiamo un rapporto affettivo intenso, tenendoli nelle nostre case e prestando loro cure solitamente riservate ai congiunti.

Che il rapporto con gli animali sia qualcosa di peculiare lo dimostrano innumerevoli esempi. Ne cito uno particolarmente inquietante: nel 1933 i nazisti emanarono la legislazione per la protezione degli animali più avanzata del mondo (per l’epoca). Tra l’altro: il divieto di imporre maltrattamenti gratuiti, l’obbligo di uccidere rapidamente le aragoste nei ristoranti e di anestetizzare i pesci prima della macellazione. Il divieto di trattamenti inumani durante le riprese cinematografiche e l’impiego di cani per la caccia. Disse Goering, commentando le leggi del ’33: «[…] per i tedeschi, gli animali non sono creature in senso meramente organico, bensì creature dotate di una vita propria e di facoltà percettive, che provano il dolore e la gioia e dimostrano di essere fedeli ed affettuose». Inoltre minacciò di rinchiudere nei lager coloro che avessero trattato gli animali come un oggetto di proprietà (dal che si spiega il perché della Shoah: gli ebrei sono notoriamente dei crudeli tormentatori di animali! Goering pose in essere la minaccia e, in più, proibì agli ebrei di tenere animali da compagnia).

Il saggio di Herzog si interessa, per l’appunto, del problema del nostro rapporto con gli animali, affrontando le tematiche più comuni di cui ci capita di discutere – ad esempio il perché coccoliamo un gatto e poi mangiamo un coniglio, altrettanto affettuoso se gliene viene data la possibilità e non certo più gustoso, come ho avuto modo di constatare di persona – ma anche aspetti meno conosciuti, come la descrizione di una “mente animale” e la componente “sociale” di gran parte degli stereotipi sugli animali da compagnia (dai delfini per la cura dell’autismo ai buddisti che hanno più cani da compagnia dei mussulmani).

Ci sono almeno due buoni motivi per leggere questo saggio: il primo per le tematiche affrontate. Se si riconosce l’importanza del nostro rapporto con gli altri animali – e ci interessa sapere com’è strutturata la realtà, quindi leggere saggi – abbiamo la possibilità di informarci in maniera davvero completa. Il secondo, che gli argomenti vengono trattati con approccio scientifico, quindi, piuttosto che regalare certezze, forniscono un’idea chiara dello stato della ricerca, suggerendo, nella gran parte dei casi, nuove domande, ma sfatando parecchi stereotipi deteriori relativi al rapporto tra gli animali umani e gli altri, inclusi, sia chiaro, molti tra quelli adottati acriticamente dal mondo animalista.

Così, si liquidano tante “terapie” miracolose basate sul rapporto con gli animali (dai delfini in poi) e si mettono in chiara evidenza i limiti di un approccio in cui pretesi “diritti” degli animali siano parificati a quelli degli animali umani. Come dire che l’amico Tuareg – di cui ho un bellissimo ricordo – avrà tutto il diritto di amare le zecche, ma non è un buon motivo per permettere loro di succhiarci il sangue: sarà anche vero che il relativismo sia una pratica di libertà ma, da un certo punto in poi, è forse necessario prendere una posizione precisa e le zecche, per ciò che mi riguarda, se tentano di sottopormi ad una trasfusione le ammazzo senza troppi problemi!

Prima di segnalare l’unico, forse, difetto di questo libro, ricorro ad un ultimo esempio per cercare di riassumere in breve il tenore del saggio: ci siamo mai domandati, parlando di protezione dei “diritti” degli animali, se preferiremmo essere galli da combattimento o polli da batteria? Se vediamo uno dei tanti servizi di Striscia la Notizia (trasmissione che detesto, tra l’altro) ci siamo mai chiesti per quale motivo vadano a investigare su un paio di cani maltrattati, ma poi nessuno si sogni di riflettere sulla vita di quei milioni di volatili le cui cosce troviamo nei supermarket? E perché siamo così scandalizzati dai primi e per nulla dai secondi?

Ecco: avendo voglia di riflettere su argomenti come questo, il saggio di Herzog è davvero di livello superiore, nonché scritto in un linguaggio accessibile a chiunque per quanto – ecco il difetto – forse leggermente prolisso (più di 400 pagine). Tuttavia la struttura del saggio rende possibile leggerlo come somma di argomenti largamente disgiunti, per quanto legati dal medesimo filo conduttore del rapporto animali/uomo. Dunque non particolarmente faticoso: 22,00 euro spesi bene per gli amanti delle contraddizioni umane!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

105

 

Questa voce è stata pubblicata in Libri, Scienza e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a AMATI, ODIATI, MANGIATI: IL NOSTRO RAPPORTO CON GLI ALTRI ANIMALI

  1. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Ainis,
    Le rispondo perchè stamane, come ogni mattina se se non sono altrove, sono stato dalla mia cagnetta diciottenne che, da quando ha problemi neurologici, tengo riparata un locale che si affaccia sul giardino. Non ho ho avuto il coraggio di sottoporla a eutanasia, come consigliato dal veterinario, perciò la aiuto a sollevarsi e la porto a fare il solito giro dell’isolato. Data l’età non abbaia più da tempo , solo qualche volta quando non riesce ad alzarsi emette un lamento, peraltro molto flebile. La sua presenza scatena lamentazioni, anche scomposte, da parte di una coppia di coinquilini che mostrano segni di insofferenza verso ogni forma di vita organica (i fiori e le piante perdono petali e foglie, quindi sporcano, perciò hanno cementato la loro porzione di giardino). Così, senza essere per niente animalista, ( ammazzo le zecche e mangio animali anche se – ma per motivi gastronomici – solo pesci) mi sono ritrovato a provare maggior empatia verso un animale di altra specie rispetto a due della nostra. Spero vivamente che ciò non mi faccia accostare a Goering.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Proto Zuniari,
      sa perché le rispondo? Perchè mi sono trovato nella sua situazione per due volte… con dei familiari (mi lasci evitare i dettagli, prego). Ciò per dirle che il saggio di cui ho scritto è tutt’altro che banale e solleva invece molti interrogativi (come tutto ciò che è scientifico: è la religione che ha sempre una risposta). Se la decisione di non sopprimere (o di sopprimere) un essere vivente per il quale proviamo affetto sia determinato da altruismo o egoismo, non è argomento sul quale si possa trovare facilmente un accordo (neppure con sé stessi, ahimé).
      Se le venisse il desiderio di gasare i suoi vicini – e posto che le interessi il mio parere – direi di sì: potrebbe somigliare al simpatico Goering… ma soprattutto ai suoi vicini! (Non so come potrei offenderla maggiormente, decida un po’ lei: spero non le venga voglia di gasare nessuno, ecco il punto).
      Però non mi sottraggo alla domanda (implicita): mi è capitato di trovarmi nella sua situazione con un animale (più volte) e ho deciso di sopprimerlo: ho scelto di considerarmi altruista (ma ho il dubbio di essere stato egoista e di averlo ucciso per non avere rotture di balle; credo di sapere che non sia così, ma il dubbio resta).
      Non so se si è capito, ma sono ben lontano dall’avere certezze: ci sarà un motivo se amo sconsideratamente la scienza!
      Cordialmente,

  2. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Ainis,
    La ringrazio per la risposta. Credo che sia proprio il mio viscerale amore per la scienza a far si che mi accolli la grande rottura di balle di accudire una cagnetta malferma di 18 anni. Il fatto è che ho il dubbio che, a parte quando accusa problemi alle gambe posteriori, la maiala goda proprio come una porcella quando cammina e annusa ogni albero del viale per poi avventarsi sul polpettone o sulla pasta che le preparo. Insomma, nel bilancio tra dolore e godimento sembra proprio prevalere il secondo, e allora non si può sopprimere chi ancora è in grado di provare piacere. Lo stesso dubbio mi trattiene dall’allungare la canna del gas fino alla porta dei vicini, chissà magari anche loro qualche volta godono.
    Cordialmente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...