NELL’ISOLA UN NUOVO QUOTIDIANO: NASCE “SARDEGNA INFORMAZIONE”

Sardegna InformazioneLa notizia girava nell’aria da tempo ma ora è ufficiale: il nuovo quotidiano sardo “Sardegna Informazione” sarà nelle edicole e sul web a partire dall’8 marzo p.v..

Di un nuovo quotidiano, capace di bilanciare lo strapotere dello Storico ”L’Unione Sarda”, si sentiva la necessità, questo è certo, sebbene la compagine azionaria che detiene la maggioranza della nuova SpA proprietaria della testata (Beritadi SpA, sede legale a Cagliari cap. sociale. €250.000,00 i.v.) induca qualche perplessità dal punto di vista della libertà di informazione: un immobiliarista in odore di massoneria (mai dichiarata ufficialmente) un notaio ritenuto prestanome di una personalità politica di primo piano dell’area progressista, un esponente di peso di Comunione e Liberazione. In tre, detengono una maggioranza che consente la più completa libertà d’amministrazione, sia ordinaria che straordinaria, quindi controllo assoluto e forte possibilità di condizionare la linea editoriale del giornale. La direzione è stata affidata ad un giornalista tra i più affidabili del panorama locale. Vediamo di riflettere, prima di tutto, sui nomi.

 

Bene: ci avete creduto? Spero di no. Però, leggendo così, di getto, qualcuno si sarà domandato: come mai non ne avevo sentito parlare? E quanti avranno cliccato su “continua a leggere” per sapere chi fossero gli azionisti di maggioranza dell’improbabile Beritadi SpA e il direttore della testata?

Il fatto è che una “notizia” come questa avrebbe potuto anche essere vera, o meglio credibile, perché nella nostra regione c’è un grosso problema legato agli organi di informazione e, in particolare, ai giornali. Che si tratti di un problema serio è di fronte agli occhi di tutti: l’Unione ha la stessa credibilità, come giornale, di Alfano come leader di un partito; la Nuova non è un giornale locale; Sardegna Quotidiano ha la stessa rilevanza del Catalogo IKEA, con la differenza che viene letto assai di meno.

Né la situazione migliora rivolgendo l’attenzione ai vari tasinantaonline, dal contenuto informativo pericolosamente vicino alle peggiori pagine di Bolero Film, tra pettegolezzi e vere e proprie storielle parto della fantasia di pseudogiornalisti troppo amanti della peperonata serale o dell’erba cipollina quando capita.

In definitiva, la possibilità di poter andare in edicola e scegliere un quotidiano Locale, potrebbe intrigare molti di noi e invece questo fantomatico giornale sardo alternativo all’Unione non c’è. Non solo: chi ha provato a sognarlo si è dovuto svegliare di corsa e farlo arenare al Poetto, così che i danni fossero gestibili. Diciamo, un piccolo naufragio senza morti (anche se in molti si ritengono vittime dell’affaire Sardegna24).

Perché, andando in edicola, possiamo scegliere solamente tra l’Unione e l’Unione?

A questa domanda ci sono troppe risposte, la maggior parte delle quali fornite da persone (i giornalisti) affette da una malattia diffusa e incurabile che si chiama conflitto di interesse. Poiché in Sardegna esibiamo orgogliosamente un considerevole numero di giornalisti a spasso (ricordo che tecnicamente la categoria raccoglie gli iscritti all’albo) e un numero ancor più considerevole di persone che vorrebbero fare giornalismo pur non essendo giornalisti (coloro che, non più – o mai – iscritti all’albo, amerebbero trovare occupazione in un giornale) della faccenda ne parlano spesso costoro e non si può pretendere che la vedano diversamente da come un operaio dell’ALCOA vede la chiusura dello stabilimento di Portovesme: prima di tutto un problema occupazionale.

Ne deriva la curiosa situazione per la quale non solo esiste un problema qualitativo importante nell’informazione isolana, ma non viene neppure trattato decentemente dall’informazione (un vero rompicapo logico) quindi portato all’attenzione dei cittadini. Un buon esempio lo fornì, a suo tempo, proprio il direttore-quasi-padrone-poi-forse-no di Sardegna24 nel corso della riunione al Teatro Massimo dopo la chiusura del giornale. Da giornalista, neppure affrontò il nodo centrale del “problema informazione”, limitandosi a segnalare, peraltro in maniera abbastanza confusa, condizioni particolari quali la pubblicità istituzionale e l’ignavia degli armatori, colpevoli di aver lasciato la corazzata Sardegna24 arenata su un fianco di fronte al Lido, al Poetto.

E quale sarebbe, allora, il nodo centrale dell’informazione?

Il nodo sono due (o il nodo è due?) Prima di tutto bisogna considerare che un giornale è un’azienda con un bilancio. Il secondo, che svolge un servizio pubblico, contribuendo a creare ciò che correntemente chiamiamo l’opinione pubblica, cioè ad orientare le nostre scelte.

Un’azienda sopravvive se il bilancio è a posto e, nel caso di un servizio pubblico capace di influenzare le persone, ci sono svariati morivi per far sì che lo sia. Il primo che mi viene in mente è l’interesse di un gruppo di potere, disposto a “sovvenzionare” un organo di informazione per ovvi motivi. Molti gruppi di potere, interessati alla possibilità di condizionare l’opinione pubblica, molti giornali. Cosa vogliamo pretendere da una regione in declino che assomma, mal contati, un milione e mezzo di abitanti?

Abbiamo un solo giornale locale perché è più che sufficiente ad esprimere l’interesse del gruppo di potere maggioritario in Sardegna, quello dei mattonari. In un posto in cui non ci sono le condizioni oggettive per la sopravvivenza di un organo di informazione, se non attraverso la “sponsorizzazione” di gruppi di interesse, è la mancanza di questi che ne certifica l’assenza. Non ci sono giornali perché non ci sono i quattrini per tenerli aperti. Quelli indipendenti (come Il Fatto, che piaccia o meno indipendente lo è) a causa di un bacino d’utenza troppo limitato; gli altri perché nessun gruppo di interesse è interessato (perdonando il bisticcio di parole) a possedere un giornale, oppure non ha i quattrini per tenerlo aperto (come avrebbe fatto bene ad argomentare il direttore di Sardegna24).

Insomma, a dirla in poco, non abbiamo un quotidiano alternativo all’Unione per due motivi: che non abbiamo i soldi per potercene permettere uno indipendente e perché siamo così poco importanti (nel senso di “opinione pubblica da orientare”) da non invogliare nessuno a cacciar fuori i denari per tenere aperta una redazione cui dire cosa scrivere.

Cosa si possa scegliere tra le due possibilità, avere le pezze al culo oppure non contare un cazzo, non saprei proprio, tuttavia bisognerebbe rifletterci, perché tra pessimi quotidiani (in realtà quotidiano, uno!) e ridicoli tasinantaonline stiamo raggiungendo vertici (negativi) inimmaginabili.

Naturalmente, in periodo elettorale, ho cercato qualche riferimento all’informazione tra i candidati che ci chiedono il voto e, guarda un po’, nessuno ne parla. Sarà rassegnazione o miopia, scelga il candidato ciò che preferisce, il dato oggettivo è che dell’informazione in Sardegna non frega niente a nessuno, quindi non lamentiamoci se le notizie sono le ragadi anali del sindaco o la stitichezza dei cani da passeggio: non sarà che dell’informazione non frega un cazzo a nessuno di noi?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a NELL’ISOLA UN NUOVO QUOTIDIANO: NASCE “SARDEGNA INFORMAZIONE”

  1. Asia ha detto:

    Un ripassino non fa mai male… 😉

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