PAROLE, PAROLE, PAROLE…PLAUDIAMO PASSERA PACIFISTA!

POST 102 PAROLE PAROLE PAROLEUn mio caro amico di queste parti (canavesano verace e lettore estemporaneo del blogghino) mi diceva: Perché scrivi sempre di cose serie e quando parli dici sempre un sacco di cazzate?

Gli ho risposto: Sai qual è il moschettiere più illuminato? Siddhartagnan!

Appunto!, ha fatto lui, scuotendo la testa. Poi mi ha pagato il caffè e se n’è andato.

Il mio amico ha ragione, adoro i giochi di parole e quello qui sopra lo ricavo dall’ultimo libro di Stefano Bartezzaghi che mi è capitato di leggere: Dando Buca a Godot: giochi insonni di personaggi in cerca di autore (Einaudi 2012).

Di Bartezzaghi sono un affezionato lettore (così come ho apprezzato il lavoro del papà leggendo La Settimana Enigmistica, da bambino) e ciò perché il linguaggio (le parole) mi ha sempre affascinato, fin da piccolissimo.

Su una battuta come Siddhartagnan si potrebbe scrivere un libro, anzi più d’uno: molti, moltissimi. Ed è proprio per questo, probabilmente, che tutto quanto riguarda il gioco che coinvolge le parole mi è così gradito: spinge a pensare. Ad esempio: quanti spunti si possono ricavare da Siddhartagnan? Infiniti! E tutti per niente banali, tra l’altro. Però lo scopo di queste due righe che mi accingo a scrivere non è una dissertazione sui giochi di parole (giuochi, direbbe qualcuno, anche in campagna elettorale).

Da una parte vorrei rispondere alla domanda dell’amico canavesano (mi ha pagato il caffè, quindi glielo devo… gli devo la risposta: per il caffè, se lo scordi!) dall’altra rilassarmi qualche minuto dopo una settimana passata a scrivere di argomenti serî (non seriosi, proprio serî).

Ciò che il mio amico chiama cazzate, ad esempio lo storpiare le parole, sezionarle, decostruirle, restaurarle ed innovarle, sottoporle a stratigrafia, lobotomia, chirurgia estetica, aggiornamento, tormento, dileggio, Casaleggio, è in realtà un esercizio di creatività umana attuato senza ricorrere ad altro se non alla nostra mente. È un esercizio mentale… e poiché l’uso sviluppa l’organo, come ben sa Rocco Siffredi, e la mente è per l’appunto tale (un organo*, sia chiaro, anche per coloro che avendo la testa simile a ciò che Rocco adopera per lavorare, potrebbero equivocare) giocare con le parole aiuta a rincoglionire un po’ meno, problema, questo del rincoglionire, che i vecchietti come me non possono fare a meno di considerare per cercare di evitarlo. Come dire che, se da giovani val di più il Buon sangue, non mente, quello che ribolle nelle vene agitato dagli ormoni, da anzianotti ci si preoccupa maggior-mente della Mente, non buon sangue!

E, per questo, cito un altro delizioso libricino di Bartezzaghi intitolato L’elmo di Don Chisciotte, contro la mitologia della creatività (Laterza, 2009) trascrizione in saggio di una conferenza tenuta al Festival della Mente di Sarzana del 2008.

E così passiamo al secondo motivo per il quale scrivo le due righe: perché vorrei caldamente consigliare Dando buca a Godot, suggerire di leggerlo. Però, non come il repertorio di giochi di parole sotto la cui veste si presenta (detto brutalmente: non come se fosse una raccolta di barzellette su Totti!) bensì come una sorta di libricino laico delle ore, una buona scusa per riflettere sul pensiero a partire dal piacere dell’orgasmo mentale ottenuto dalla robusta masturbazione del farlo.

L’ultima fatica di Bartezzaghi, infatti, si palesa come un lunghissimo elenco di giochi di parole, come una raccolta di schede, ciascuna ricca di esempi gustosi e intriganti ma, in realtà, un buon banco di prova per domandarci quanto e come siamo in grado di descrivere i nostri meccanismi mentali e, in ultima analisi, riflettere sul perché esistano persone (come me, questa non è una buona pubblicità, ovviamente) che possano prendere tanto piacere dalla masturbazione mentale di un gioco di parole come: Lego l’ego (Autocontrollo!)

(“Si vede che non sai che cazzo fare, porca puttana! A zappare!”)

Così, per una volta, suggerirei di scorrere il saggio prima del breviario, riflettendo sulla creatività prima di metterla in pratica, sconfinando quindi nella fantasia più sfrenata.

Perché? Per rispondere al mio amico con le parole di Bartezzaghi, che decostruisce la creatività a partire dalla parola, ricostruendola in un senso più ampio e responsabile, ben al di là del semplice divertimento, come si potrebbe pensare. Come se rispondendo al mio amico, gli dicessi: È una cazzata, dire che è una cazzata! (ma potrebbe anche replicare: È una cazzata dire che è una cazzata dire che è una cazzata!)

E poi perché vorrei che, almeno di domenica, ci si potesse divertire in un modo che a me pare intelligente, senza considerare che il riso fa buon sangue, il buon sangue non mente ma, da un certo punto in poi, mente, non buon sangue. Da cui, per la proprietà transitiva: il buon riso fa buona mente.

Un esempio? La parte conclusiva di un delizioso tautogramma:

[…] Presentazione paesaggio panoramico: passerina presenta pianoro pelliccioso, poi parecchie pieghine piccine, piccolo pistillo (partner pasticcioni, premete piano, piantatela pinzare, porca paletta!), pieghine più paffute paragonabili palpebre pesanti, pertugio pipì, palpitante pertugio previsto per parto, poi passaggio posteriore. Paragonerei piacevole piazzola per pimpanti picnic! Palpando pudenda, preso piacevolissima pigrizia, poco penserai pervenire potere, poco penserai picchiare prossimo, pertanto (passate parola!) plaudiamo passera pacifista!

Ma come si fa, poi, a chiamarla Figa?

Chi avesse maggior interesse al parallelo tautogramma nomato Pisello (Popolo pagante! Pronuncerò panegirico pene per parole partenti per Pi. Poniamoci pensare pisello […]) prenda €16.00 e compri il libro, non senza, se possibile, una scorsa al saggio (altri €10,00 spesi benissimo, altro che pizza pugliese e le cipolle sono anche pesanti!)

 

*Nota finale: l’aver definito la mente come organo, è un gioco di parole, per chi sa capirlo. Spero nessuno si prenda la briga di commentare e/o scrivermi chiosando l’affermazione: oggi è domenica, cazzo!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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