ZEDDA, SU STANGIONI E IL MASSO MATTO

mattone_pieno_comuneGentile Sindaco Massimo Zedda,

visto che molti mi accusano di essere uno dei suoi difensori d’ufficio (nonché suo zio) e considerato che tutti i cagliaritani sono Sindaci di Cagliari – come tutti gli italiani sono Commissari Tecnici della nazionale, quando ci sono i mondiali – mi permetto di darle un suggerimento, piccolo e modesto. Mi posso permettere? In fondo ci prova anche il Rapace Amsicora, per non parlare di giornalisti vari ed eventuali, artisti eventuali e vari, cittadini semplici e semplici cittadini, umanità varia ed avariata: perché io non potrei?

Sa di cosa vorrei parlarLe? Del nuovo quartiere in potenza (no, non in Potenza, proprio a Cagliari) ma non ancora in atto: Su Stangioni, sul quale, chissà come mai, in un clima calmo e sereno come quello casteddaio, se ne sentono di ogni. C’è chi lo vuole il più presto possibile, chi ne farebbe anche a meno, chi lo avversa senza mezzi termini. Sì, certo, c’è anche chi se ne frega, ma lasciamo correre, altrimenti, a Cagliari, visto il tasso di chiccazzosenefreghismo, si finirebbe per parlare di pochissime cose: donne (gli uomini) uomini (le donne) e cocciule nuragiche (tutti quanti), domar le quali pare diventato lo sport principe di Casteddu. Del resto, lo sappiamo tutti, una cocciula nuragica ben addestrata vale un pacco di soldi e dà lavoro a centinaia di migliaia di cittadini. Ma non divaghiamo: Su Stangioni, dunque!

Secondo me (ma il mio parere non vale niente, non sono giornalista, né artista o giornartista) è un tema che a Lei piace poco. Non il quartiere in sé o il progetto, intendo proprio la vicenda, il modo in cui se l’è trovata in mezzo alle p… sul tavolo, come un pacco consegnato dalle poste italiane con una decina d’anni di ritardo e indirizzato a qualcuno che non c’è più e di cui Lei è l’erede!

Ci si potrebbe vedere una similitudine con Tuvixeddu, vicenda ereditata anch’essa da un lontano passato (non è che i punici, a Cagliari, ci fossero proprio ieri pomeriggio, vero?) ma, in realtà, sono del tutto inconfrontabili, perché sull’area funeraria antica lei una bella firmetta è riuscito a metterla, lo sa bene, mentre, nel caso del nuovo quartiere, rischia di passare inosservato, se tutto andrà bene (perché c’è stato chi ha fatto partire il progetto ben prima di Lei) o di fare una figura di varechina se ne verrà fuori un pastrocchio. Insomma: o non ne tira fuori niente, o un sacco di guai!

Sì, lo so che la metto giù dura e che lei pensa prima di tutto ai cittadini, però, mi permetta, una figuraccia non piace a nessuno e neanche lavorare per nulla o addirittura per altri che possono vantare la paternità della cosa lasciandole un ruolo subalterno. Ora, ammetto che lei mi sta simpatico e credo stia facendo il sindaco in modo più che dignitoso, però non potrei mai offenderla a tal punto da affermare che Lei non rifletta attentamente su ciò che fa: a Lei i ruoli subalterni non piacciono (e fare figure di varechina non piace a nessuno!)

Come uscirne?

Lei lo saprà assai meglio di me, quindi non dubito che un’idea in testa ce l’abbia, però io sono anche un cittadino, uno di quelli che vota e si è messo in testa di osservare con attenzione il comportamento degli amministratori. Come dire, prima di tutto da un punto di vista linguistico.

Non mi segue? Guardi, le faccio un esempio: consideri un matto. Sì, proprio un «matto», mi segua solo per un minuto e non mi chieda cosa c’entra con Su Stangioni. Sappiamo tutti cosa sia un matto, no? Adesso consideri un masso, e si domandi: non è che poiché il suono masso/matto è così simile, in fondo ci sia solo da scambiare una doppia “t” con una doppia ”s” ma queste due cose si somigliano comunque? Come dire: sembrano diverse, ma in realtà sono la stessa cosa? La risposta è ovvia: no, non si somigliano per nulla: un matto è diversissimo da un masso, non ci sono equivoci. Non ce ne possono essere!

Bene, dico io, questo mattomasso o massomatto è un buon esempio di ciò che un cittadino vorrebbe da un amministratore, una bella metafora, perché, anche se basta cambiare due insignificanti “t” con due altrettanto insignificanti “s”, non si possono ingenerare equivoci, proprio no: il matto tale resta e il masso pure, ben separati, anche se appaiono simili per una questione, come dire… fonetica.

Però, guardi un po’ il caso, se anziché un matto normale ne prendiamo uno bello grosso – un mattone – e rifacciamo lo stesso giochetto di prima, il risultato, se mi posso permettere, è meno rassicurante. Perché sarà pur vero che stiamo parlando della solita insignificante doppia “t” da sostituire con l’altrettanto insignificante doppia “s”, ma questa volta il risultato non si può dire sia cosi lontano dall’originale, perché, sempre se me lo consente (ah il Berlusca) mentre un matto e un masso hanno poco a che fare l’uno con l’altro, altrettanto non è con il mattone e il…

Ah, gentile Sindaco, vedo che adesso capisce quindi mi vedo obbligato a sgombrare subito il campo da qualunque brutto pensiero. No, assolutamente no, fortissimamente no: non ho alcun dubbio che il mattone di Su Stangioni sia esattamente ciò he è: un maTTone e basta. Ciò sia chiaro! Senza retropensieri e teorie dei complotti.

Però, da amministratore, converrà con me che sgombrare il campo dalle doppie vaganti e cattivelle, così propense a scambiarsi di posto – sgombrarlo sul serio così da non permettere equivoci, come matto e masso, chiaramente disgiunti e lontani – sia un suo preciso dovere, così come rendere la faccenda indipendente dalla necessità di dare fiducia, non per mancanza di credito nei suoi confronti, sia chiaro, ma perché, come dicevano i nostri padri latini: La moglie di Cesare…

Allora, tornando al ragionamento iniziale e considerato che le società segrete sono proibite dalla nostra Costituzione: perché non prova a dare un segnale forte così da lasciare un ricordo indelebile sulla vicenda?

Come?

Chieda a tutta la sua maggioranza, a ciascun componente, di dichiarare pubblicamente se sia un mattone… ooops, mi scusi, non mattone, ci mancherebbe, con queste doppie mi sbaglio sempre, insomma mi ha capito: chieda una dichiarazione pubblica a ciascuno di essi. Ci dicano se lo sono o no e se c’è un rapporto di stretta vicinanza, così che i cittadini sappiano con chi hanno a che fare e se, per caso, non ci siano… come potremmo definirli?

Io li chiamo molto semplicemente equivoci da chiarire, come matto e masso che nessuno potrebbe confondere neppure con la migliore volontà di questo mondo.

Se lo facesse, lascerebbe un segno bello forte, non crede? E chi si ricorderebbe più, di fronte a una cosa come questa, che il progetto è datato? Chi potrebbe mai sbagliarsi nelle doppie? Chi le direbbe che quando si legge di doppi livelli in cui il traffico automobilistico non si incontra con quello pedonale viene in mente Berlusconi che descrive Milano2? Il mattone di Su Stangioni resterebbe così, con la doppia “t” a futura memoria e insegnamento… e ci ricorderemmo di Lei, e come se lo faremmo!

Guardi: neppure per un istante sospetto che nel nuovo quartiere, nel progetto, nelle procedure ci possa essere qualcosa di men che chiaro, trasparente e corretto: io mi occupo solo della moglie di Cesare.

Cordialmente,

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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