QUIRRA: PRESADIRETTA…PER I FONDELLLI?

capturePuntata di PresaDiretta del 3 febbraio 2013: di che si occupa Iacona questa volta?

Si occupa di F35, però, visto che ci siamo: «PRESADIRETTA è andata anche a vedere da vicino la drammatica situazione dei poligoni e delle servitu’ militari in Sardegna. Le nostre telecamere erano presenti  al tribunale di Lanusei in provincia di Olbia proprio quando si stava svolgendo l’udienza preliminare per il presunto disastro ambientale. Per la prima volta in Italia un procuratore della Repubblica, il giudice Domenico Fiordalisi ha chiesto il rinvio al giudizio dei comandanti del poligono di Quirra per omesso controllo e per disastro ambientale.

A PRESADIRETTA vedrete le conseguenze sul territorio di Quirra di 50 anni di esercitazioni militari. »

Siamo davvero sicuri?

Sì siamo sicuri, effettivamente Iacona si è occupato di Quirra. Peccato che il reportage sia risultato fuorviante e del tutto lontano dal fornire un quadro oggettivo della situazione.

Vorrei essere chiaro: ammiro il lavoro del giornalista di RAI3 e lo considero portatore di un buon esempio di onestà intellettuale applicata all’informazione. Inoltre, meglio essere chiari, condivido la posizione che i poligoni militari sardi (o in qualunque altra parte del mondo) dovrebbero essere dismessi, perché funzionali alla produzione di armi sempre più sofisticate e mortifere.

Ciò premesso, tuttavia, non posso fare a meno di notare come la stessa impostazione del servizio (pessimo nella giornalista che l’ha curato, Pusceddu) abbia trascurato gli unici dati scientifici prodotti fino ad ora relativamente alla questione Quirra!

Alla data odierna, infatti, sono disponibili (almeno) i risultati della commissione parlamentare sull’uranio impoverito (DU), le risultanze dello studio epidemiologico sulle bestie d’allevamento del territorio interessato dalle attività del poligono, i risultati preliminari dello studio epidemiologico gestito dall’ISS (Istituto Superiore si Sanità) sull’incidenza di malattie potenzialmente riconducibili alle attività del poligono. Questi non sono dati di parte oppure opinioni: sono gli unici dati scientifici attualmente disponibili!

Vengono forse citati nel servizio? Viene sottolineata la qualità dei dati in confronto con tutto il resto del ciarpame (in buona fede ma sempre ciarpame) prodotto fino ad ora?

No: se si deve parlare della complessa vicenda di Quirra, compaiono nuovamente le foto di Polifemo, le dichiarazioni di poveri padri che hanno perso i figli (e devono avere tutta la nostra comprensione, senza se o ma) le opinioni prive di rilevanza dei sindaci o quella dei vecchietti seduti in piazza a Perdas che, in vista dei cent’anni ben portati (i foghesi sono famosi per il numero di ultracentenari) se ne impipano bellamente di uranio e torio, dichiarando che il poligono serve perché porta posti di lavoro in un territorio che si chiama Perdas a ragione, visto che di pietre si tratta e terreno fertile e coltivabile non ce n’è!

Taccio sulle interviste al “giornalista” che ha scritto un libro e straparla di come debbano essere effettuati gli studi epidemiologici (forse, la prossima volta, PresaDiretta andrà a chiedere direttamente al Mago Otelma) o quella a Fiordalisi che, di nuovo, se la prende col torio trovato nelle ossa dei pastori esumati, senza che la giornalista gli faccia notare come sia stata esclusa una connessione tra la presenza dell’elemento e la causa del decesso o di malattia, come ammesso esplicitamente dallo stesso procuratore nel corso dell’audizione presso la commissione parlamentare sul DU. Il che porta a una domanda scontata: la giornalista si è informata davvero sulla vicenda, oppure è andata, ancora una volta, a caccia del sensazionale polifemo e delle morti sospette per tumore che tanto sospette non paiono essere, visto che gli studi epidemiologici in atto indicano come siano nella norma? E poi: per quale motivo non far cenno alle risultanze degli unici studi scientifici condotti sul problema, per limitarsi, ancora un volta, alla ricerca del complotto, del sensazionale, rafforzando così l’immagine di un’area inquinata incapace di produrre alimenti sani del tutto incompatibile con le risultanze scientifiche delle indagini? Perché non dire, ad esempio, che le bestie allevate nel territorio sono sane dati alla mano? Perché le foto di polifemo sono rilevanti e le analisi epidemiologiche no? Siamo certi che la giornalista incaricata del servizio sia in possesso degli strumenti necessari per svolgerlo?

C’è da notare anche un altro fatto: e l’uranio impoverito? Che fine ha fatto il DU? Quante volte è stato nominato nel corso del servizio? Questa sarebbe davvero una domanda per il Mago Otelma: è stato il famoso (o famigerato) Marco Amleto Belelli a farlo sparire con una delle sue magie? Un rituale particolarmente ben riuscito l’ha eliminato dal terreno?

Perché, davvero, non possiamo fare a meno di domandarci: com’è possibile che a febbraio del 2013 vada in onda un servizio sul PISQ in cui, nemmeno per sbaglio, si citi il fatto che dopo anni di martellamento mediatico sul DU – tra l’altro quale potenziale responsabile dei tumori di cui la popolazione sarebbe affetta in percentuale superiore alla media – esso sia improvvisamente evaporato e sostituito dal torio (altra bufala, tra l’altro)? Com’è possibile che una giornalista degna di tal nome non sia curiosa per questa improvvisa sparizione? Dov’è finito il famigerato, pericolosissimo, esiziale DU?

Ammiro Iacona, lo ripeto (Pusceddu no, invece, pessima interpretazione del ruolo di giornalista d’inchiesta! Farebbe bene a dedicarsi al gossip, per il quale mostra una buona propensione) tuttavia, come Gabanelli, cade in figuracce miserrime quando c’è di mezzo la scienza, quel metodo che un giornalista d’inchiesta che si occupa di temi come questo – in cui bisognerebbe far parlare la scienza, non i sentito dire e le impressioni della gente – non dovrebbe mai perdere di vista ed anzi studiare attentamente prima ancora di porsi il problema di farla, l’inchiesta.

Se un giornalista non sa cosa implichi la frase: L’attività del poligono è responsabile di…; se non conosce i metodi attraverso i quali una tale affermazione abbia senso e non sia invece suggestione esaltata da una campagna di stampa a senso unico e sorda ai risultati scientifici, farebbe bene a fare un esamino di coscienza e a domandarsi se davvero stia svolgendo un servizio pubblico o se non si preoccupi, piuttosto, di approntare un servizio ben confezionato a caccia di ascolti e sensazionalismo: la fotografia dell’agnello deforme non avrebbe sfigurato in un servizio di Voyager sul Chupacabras!.

Da parte mia, poiché la redazione di PresaDiretta invita i lettori a mandare eventuali comunicazioni all’indirizzo presa.diretta@rai.it, manderò queste poche righe, chiedendo che Iacona, in una prossima trasmissione, citi i dati prodotti scientificamente – e da enti indipendenti – sulla sanità degli animali da allevamento, sulle conclusioni della commissione ministeriale sul DU, sui dati delle indagini epidemiologiche condotti dall’ISS.

A mio avviso, i foghesi ne avrebbero diritto e PresaDiretta ne avrebbe il dovere.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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53 risposte a QUIRRA: PRESADIRETTA…PER I FONDELLLI?

  1. Fabio Lai ha detto:

    Complimenti Gabriele Ainis, come sempre dimostra di possedere e impiegare l’onestà intellettuale che dovrebbe contraddistinguere ogni giornalista.
    Presa Diretta non è stata utile per chiarire la vicenda Quirra, anzi. Ha riproposto supposizioni, rivelatesi infondate. Sull’uranio neanche una parola. Sulla genuinità degli alimenti idem. Sui tassi di mortalità sotto la media, neanche a parlarne.
    Concordo sul titolo da lei scelto. Presa diretta: per i fondelli? Avrei tolto però il punto interrogativo!!!
    Cordialmente,
    Fabio Lai

  2. Graziella Lai ha detto:

    Concordo con il sig. Ainis e il giovane Fabio: l’informazione è tale solo quando è completa, oggettiva e priva di secondi fini. Aggiungo solo che noi cittadini di Perdas e di Villaputzu che viviamo questo dramma siamo stanchi di essere messi ogni volta al centro della scena dal giornalista o dal politico di turno in cerca di visibiltà.
    Cordialmente
    Graziella Lai

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Graziella Lai,
      provate a mettervi d’accordo e mandate una mail a Iacona chiedendo che pubblichi anche i dati scientifici disponibili. Non sono d’accordo con Fabio Lai sul futuro del poligono, ma non è certo giusto trattarvi da appestati. Io una mail a Iacona l’ho mandata. Vedete voi. Ed è anche il caso che protestiate per il servizio della Pusceddu, davvero pessimo: sarebbe stato sufficiente studiare le carte presenti in rete per qualche ora. Ad esempio, citare i cadaveri esumati senza dire chiaramente che il torio non c’entra con i decessi o le malattie di cui soffrivano (come è stato chiaramente determinato) non è buona informazione. Così come spiegare che una cosa sono le ipotesi di Fiordalisi, un’altra cosa ciò che deciderà il tribunale a seguito delle perizie del tribunale (se vi saranno).
      Provate: al massimo perderete qualche ora del vostro tempo, Forse ne vale la pena.
      Cordialmente,

  3. Ale ha detto:

    Mi domando solo se abbiamo visto lo stesso programma. Effettivamente ognuno di noi ha del torio nelle ossa, e inoltre i dati epidemiologici sono validi ( purtroppo) solo su grandi numeri quindi se su 100 persone ne muoiono 18 non si può parlare di percentuali perchè si ha bisogno di numeri piu’ alti. Non so se è ignoranza servilismo o ottusità, ma tantè ognuno scrive quello che crede.Cordialmente.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Ale,
      per il torio, la sua è semplicemente carenza di informazione (quanto detto sul torio lo afferma Fiordalisi, non io, si ascolti le dichiarazioni rese presso la commissione parlamentare di inchiesta sul DU: i pastori esumati non sono morti a causa del torio né questo può esere ritenuto responsabile di alcuna malattia; inoltre non c’è alcun legame dimostrato tra il torio nelle ossa dei pastori e il torio dei missili milan, per il semplice motivo che non si trova contaminazione da torio nel terreno; fatto confermato, indirettamente, dalle indagini sugli animali); al contrario, per gli studi epidemiologici, la sua è proprio ignoranza, come quella del giornalista/scrittore. Ciò che dice lei è, semplicemente, privo di senso (e non ha nulla a che fare con l’epidemiologia).
      Cordialmente,

      • Ale ha detto:

        Cordialissimo sig. Ainis, mi chiedo se io e lei abbiamo torio nelle ossa. Per quanto riguarda le analisi epidemiologiche la prego di informarsi.Non sono io che dico che per avere valenza devono essere fatte su grandi numeri. Come al solito si infila la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Voglio farle presente inoltre che queste particelle labili e volatili non sempre lasciano traccia ( anche se le tracce ci sono , ma comunque ). Mi piacerebbe vivere in un paese dove un mio simile si domanda perchè muoiono delle persone , in proporzione del 18 % della popolazione, dove si sperimentano tecnolgie militari e si fanno brillare esplosivi. Mentre attorno tutto è nella norma. Come al solito in Italia ci si barrica di fronte alla verità e si difende il forte a discapito del debole. Non la attacco personalmente , anche se le sue “teorie” sono improbabili, mi piacerebbe che anche lei possa aprire gli occhi. Le vorrei chiedere se sa , ad esempio, che radio vaticano provoca tumori agli abitanti che vivono nei pressi delle antenne.Ciò è assodato da relazioni, ma anche li serve il numero per avere riscontro scientifico. Ebbene si la gente muore è lei si erge a paladino degli assassini. Spero che la sua coscienza la faccia dormire la notte. Cordialmente.

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile Ale,
          le confermo due cose:
          1) lei è un ignorante (nel senso che non sa le cose);
          2) non ho intenzione di alleviare la sua ignoranza: se lo desidera può farlo da sé, né io potrei in ogni caso far nulla se non lo vuole lei per primo.

          Il fatto che moltissimi si trovino nella sua stessa situazione (ignoranti) non è un buon motivo per esserlo. Qundo capirà cosa sia un’indagine epidemiologica e cosa significhi collegare due fatti con rapporto di causalità, potrà anche verificarsi la situazione in cui potrebbe capire di cosa parlo.

          Cordialmente,

          • Ale ha detto:

            Velare di finta ironia la sua aggresività non riporterà in vita tante persone, avrei da consigliarle che può leggere la definizione di epidemiologia su wiki.Se non altro potrà (forse) spiegarmi perche in tutte le relazioni vi è scritto ( come vede non sono tanto ignorante) che non si possono utilizzare quei dati appunto per l’esiguo numero delle persone prese in esame. E’ chiaro come il sole che lei classifica gli esseri umani in gente di serie A e B e C e cosi via. Lo fece tempo fa un personaggio tedesco con i baffetti. Per fortuna esistono ancora i partigiani che vigilano. La madre degli stolti è perennemente incinta. Ps Forse avrebbe preferito che le rispondessi che è un imbecille perchè imbelle ma non lo farò, se lo dovesse essere sarebbe per altri evidenti motivi.Cordialmente.
            Pss Ancora non mi ha risposto però : lei ha torio nelle ossa.No perchè visto che ne parla con tanta leggerezza se ne avesse non si preoccupi. “Buona Vita”(cit.)

            • Gabriele Ainis ha detto:

              Gentile Ale,
              è verissimo, sono del tutto d’accordo con lei. La madre dei cretini è sempre incinta e lei ne è buon esempio.
              Si studi cosa sia un’indagine epidemiologica e un rapporto di causa-effetto. Questa è la risposta alla sua domanda sul torio (che le dò per la seconda volta) ma lei non è in grado di capirla: “capisce” cosa cerco di dirle? No, perché è ignorante e le mamme non adoperano le giuste precauzioni.
              Cordialmente,

              • Ale ha detto:

                Questa risposta conferma sia la sua maleducazione che la sua viscida sfuggevolezza nel rispondere. Forse per paura o chissà perchè. Ai fini del dialogo civile mi dica, lei ha del torio nelle ossa? Glielo chiedo perchè ancora non ha risposto. E comunque le suggerisco di rivedere la sua sintassi , quando scrive, e cito testualmente”Quando capirà cosa sia un’indagine epidemiologica e cosa significhi collegare due fatti con rapporto di causalità”, ammette implicitamente che vi è una causa. O forse voleva dire casualità , mi scuso se la correggo ma è duopo in certi casi .Rinnovo i miei cordiali saluti.Ps si calmi e non sia cosi volgare non è il caso i nazisti erano flemmatici , prenda esempio.

                • Gabriele Ainis ha detto:

                  Gentile Ale,
                  le rispondo per l’ultima volta; no, lei non capisce un cazzo, proprio perché è “causalità” e non “casualità”!
                  Guardi che lei non mi irrita per niente, mi fa solo pena (e non la insulto, mi limito a constatare il suo stato). Se non capisce ciò che le dico in merito al torio non se la prenda con me (ma con i suoi studi e, forse, la sua povera mamma).
                  Cordialmente,

                  • Ale ha detto:

                    Che lord inglese, non capisco cosa centri mia madre in tutto questo, ma si sà è piu’ facile provocare che rispondere. Vede la mia citazione era generica e non personale, capisco la difficoltà nel rispondere ma prendersela con chi non le ha detto nulla è meschino. Si è manifestato per quello che lei è veramente. La causalità indicate appunto un successivo effetto ( quello del torio sulle ossa dei pastori) , la casualità invece definisce il fatto casuale ( dovuto appunto al caso o fatalità ). Ma tantè non mi abbasso al suo livello e non mi preoccupo per l’offesa che non mi tange. Sarebbe un piacere conoscerla e non è detto che non avvenga.Un ultimo consiglio si faccia crescere i baffetti .

                    • Gabriele Ainis ha detto:

                      Gentile Ale,
                      lei non capisce cosa c’entri la sua povera mamma per lo stesso motivo per il quale non capisce la faccenda del torio: perché è un cretino ignorante. Ma le ripeto che non è un’offesa, solo la constatazione dei fatti, come lei continua a confermare con i suoi commenti.
                      Spiacente non poter seguire il suo cortese suggerimento: porto la barba da quasi 45 anni.
                      Sì, le confermo che tutti mi trovano educatissimo, grazie per averlo notato e per l’incremento dello score del blogghino: averne, come lei!
                      Cordialmente,

                    • Ale ha detto:

                      Gentile Ale in effetti non ho torio nelle ossa, e no non so cosa abbia potuto provocare la presenza di questo elemento nelle ossa dei pastori. Potrei ammettere che vi potrebbe essere una cosncausa tra questo avvenimento e la presenza della base.Unica presenza che , visto le sue attività confermate , avrebbe potuto causare la presenza del torio. Ma purtroppo come ogni buon italiano credo in quello che mi dicono dall’alto, in questo modo il mio posto al sole è tutelato. Se esistesse un Dio farò i conti con lui.
                      Ecco la risposta che sarebbe dovuta ma che non è stata. Cordiali saluti alter di uno pseudo Gabriele Ainis.

                    • Gabriele Ainis ha detto:

                      Gentile (nuovo) Ale,
                      lei conferma quanto detto all’Ale precedente (in termini di mamme incinte e ignoranza).
                      Cordialmente,

      • Ale ha detto:

        il torio rinvenuto nelle tibie delle salme di 18 pastori deceduti per patologie tumorali, analizzate nelle indagini della procura di Lanusei. Sostanza radioattiva che emette partcelle alfa con un’intensità molto superiore a quella dell’uranio impoverito. Nella relazione si parla di: “Torio disperso nell’ambiente e sul terreno dal 1986 al 2000, nei 1187 missili lanciati”. Presente, in particolare, in un missile anticarro prodotto dalla società europea MBDA, partecipata al 25 per cento da Finmeccanica. Dopo il 2000 l’armamento è stato addirittura ritirato per iniziativa della Difesa francese che ne aveva segnalato la tossicità.
        Articolo sull’espresso leggi

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile nuovo Ale (quello scemo come il precedente),
          piuttosto che leggere (malamente) i giornali, provi a usare il mezzo neurone che ha, imparando le quattro operazioni, cosa sia una relazione di causa-effetto e provi a mettersi in grado di capire gli studi (scientific) che sono stati prodotti. Se legge gli articoli dei giornali senza la possibilità di risalire alle fonti (perché gli scemi non studiano, quindi non sanno leggere) sarà sempre e soltanto come l’Ale precedente. Contento?
          Cordialmente,

          • Ale ha detto:

            Illustrissimo sono andato a donare le piastrine per chi ora non c’è piu’, e sicuramente questa discussione ha assunto toni non rispettosi per chi è venuto a mancare. Il mio neurone mi dice di lasciare perdere per il semplice fatto che darti importanza vuol dire dare spazio a denigratori del tuo calibro, speravo ci fosse margine di dialogo ( ero un illuso ) ma è evidente che dal torpore della demenza non ci sveglia. Scrivi ed esisti perchè l’essere umano compie azioni ignobili, prosperi nel difendere la decadenza, non posso fare altro che biasimarti. Per tua informazione il mio neurone batte il tuo cervello perchè lotta per giusti ideali. Addio . Ps un giorno mi dirai se hai torio nelle ossa.

            • Gabriele Ainis ha detto:

              Gentile Ale (secondo),
              buon viaggio fuori dalle palle (era ora!) e non dimentichi il fosforo. Non per il sangue ma per il cervello; ne ha gran bisogno.
              Cordialmente

  4. Lucina ha detto:

    A questo punto un approfondimento suffragato da evidenze scientifiche appare indispensabile.

  5. Priamo ha detto:

    Condivisibilissimo il Suo pensiero Ainis,
    servizio falso, disgustoso e tendenzioso, che si ripercuoterà in termini negativi sull’intera isola. Io vorrei sottolineare un altro aspetto che non è stato rispettato: il codice etico della magistratura.
    Un procuratore non può utilizzare indebitamente le informazioni di cui dispone e non può fornire informazioni su processi in corso, questo per non influire sullo svolgimento o sull’esito. Ciò, purtroppo, è avvenuto a 15 gg. dalla sentenza del Gup. Altroché inquinamento ambientale, questo è “inquinamento mediatico”. Oltre la presa di posizione con presa diretta, sarebbe auspicabile mandare comunicazioni al procuratore generale.
    Cordialità,

    • Andrea ha detto:

      Giustissimo. C’è un serio problema oltre che di fantagiornalismo, di deontologia giudiziaria. Un problema tutto italiano.

  6. alessandro cuccu ha detto:

    premesso che, nonostante io sia militare, condivido in pieno il fatto che le servitù in Sardegna sono troppe e andrebbero ridotte, due cose non mi convincono:
    1) perché non si fanno le analisi mediche scientifiche su un campione di persone in vita che abitano quella parte di Sardegna per stabilire quali eventuali elementi chimici risultino presenti nell’organismo in quantità sospetta?
    2) perché questi signori che conducono lotte in nome della difesa della salute, che è cosa sacrosanta e giusta, non si interessano con altrettanta caparbietà della raffineria di Sarroch e degli altri poli chimici dell’isola?
    grazie
    alessandro cuccu

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile alessandro cuccu,
      1) non c’è spazio a sufficienza per descrivere bene la situazione ma, detto in poche (e molto imprecise) parole, perchè sarebbe una procedura costosissima, di difficle attuazione e di ancor più difficile interpretazione. In altri termini: “non si fa così”. Ciò che si può (io dico si deve!) fare è invece un’analisi epidemiologica (per Quirra è in atto e gli esami preliminari sono confortanti) che non è semplice né poco costosa (pensi ad esempio ai registri dei tumori, inesistenti!) ma di grande utilità quando si hanno sospetti su una popolazione. Poi, però, i risultati non vanno lasciati dove stanno: se ci sono idicazioni positive (cioè se si vede che la gente muore di più per una certa gamma di malattie) allora bisogna agire, individuare le cause e porvi rimedio (ad esempio guardi Taranto e L’ILVA); se non si vede nulla, ciò non significa che non si debba stare attenti, tutt’altro (ecco perché insisto spesso sui registri dei tumori, perchè sono uno strumento di indagine permanente).
      2) guardi che non è così, ci sono comitati praticamente ovunque e associazioni ecologiste serissime (ad esempio il GRIG, Gruppo di Intervento Giuridico, di Stefano Deliperi, attivissimo e spesso vincitore). Purtroppo (e in questo il GRIG è maestro) bisogna fare le cose per bene e i cittadini devono sollecitare le persone che hannpo votato a prendere una posizione precisa. Per il PISQ, ho segnalato da tempo (prendendomi pappine da tutti, da chi vorrebbe chiudererlo e chi vorrebeb tenerlo aperto) la necessità di seguire metodologie precise acquisendo dati scientifici, altrimenti di fionisce che si parla di Uranio impoverito per anni, poi, quando è evidente che non c’è (non c’è mai stato ma era evidente fin da subito) si scopre che è un boomerang!

      Se legge il blogghino, proprio in questi giorni ho pubblicato un post sulla SARAS, segnalando esattamente le stesse problematiche del PISQ. Io sono personalmente propenso alla salvaguardia della presenza industriale (ma chiuderei i poligoni) però senza compromessi sulla salute e, per questo, bisogna farsi sentire e anche tanto. possibile che in Germania, Austria, Francia, UK, si convive con l’industria pretendendo salute e da noi no? Non dobbiamo chiudere le industrie inquinanti, dobbiamo cheidere che smettano di inquinare: lo fa tutto il mondo, facciamolo anche noi (se però non ci facciamo sentire noi cittadini, allora non è che ci si possa lamentare, non trova?).
      Cordialmente,

  7. alessandro cuccu ha detto:

    gentilissimo,
    chiaramente io sono stato molto sintetico nelle mie obiezioni.
    1) penso che gli studi epidemiologici di cui le parla siano l’unica cosa seria di cui si possa parlare, ma devono essere condotti sia sui defunti che sui vivi. Ammiro la sua franchezza, anche se non la condivido, riguardo al fatto che comunque i poligoni devono chiudere. Non lo dico perché ho paura di perdere il posto di lavoro, in quanto non lavoro nella zona e comunque potrei essere trasferito ovunque in Italia. Credo che i poligoni, come tutto lo strumento militare sia ahimè indispensabile, non per andare a bombardare gli altri paesi, ma per avere un’arma di deterrenza verso gli altri paesi. Chiaramente ciò non vuol dire che nel poligono si possa sparare di tutto di più, senza controlli e senza bonifiche. Non me ne voglia, non sono un guerrafondaio e piacerebbe anche a me vivere in un mondo di pace, ma ritengo giusto fornirle un quadro completo relativo al mio pensiero.
    2) sono anche d’accordo sul fatto che dobbiamo obbligare gli industriali a produrre mantenendo un standard di inquinamento il più basso possibile, magari agevolando fiscalmente gli investimenti diretti in questo senso.
    grazie
    alessandro cuccu

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile alessandro cuccu,
      gli studi epidemiologici interessano vivi e morti. Lei parlava di “individuare elementi chimici nell’organismo in quantità sospetta” che è altra cosa da un’indagine epidemiologica (in generale e, come ho detto, in maniera molto approssimativa; poi esistono casi, come ad esempio ciò che è riscontrabile con analisi del sangue, in cui ciò è possibile). A questo ho risposto (da non addetto ai lavori, specifico).
      Cordialmente,

  8. Asia ha detto:

    Ricordo che il D.P.R. 37 del 2009 ha parificato i poligoni sardi alle zone di guerra, ammettendo al risarcimento anche gli abitanti di Teulada, Perdasdefogu, Villaputzu e Arbus per i tumori causati dall’esposizione alle nanoparticelle cancerogene.
    Da anni seguo le ricerche e gli interventi della dr.Gatti e alcune strane connessioni continuano a lasciarmi perplessa.
    Come mi disarmano le sue certezze, caro Ainis.
    Sono sicuramente riduttrici d’angoscia (per dirla alla Galimberti)… ma non mi convincono.
    Mi piacerebbe approfondire qualche aspetto, ma non vorrei rischiare la fine dei due Ale… che tanto imbecilli non mi sono parsi.
    Potrebbero aver perso qualche parente: un po’ di rispetto, no?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Asia,
      se qualcuno viene a casa mia dicendo che la mia mamma era incinta di un cretino, mi sento autorizzato a rispondere per le rime (se non le piace me ne dispiaccio, ma non si aspetti variazioni sul tema). Altro è se qualcuno posta con piglio differente (come fa lei). Se poi ci si rifiuta di leggere i dati scientifici prodotti (ma lei, mi levi una curiosità, li ha letti?) allora mi sento autorizzato a parlare di vera e propria imbecillità autoimposta. E il trincerarsi dietro i morti in famiglia (la mia è stata sterminata dal cancro, tanto per fare un esempio) mi lascia del tutto indifferente (anche per il torio, guardi, perché con i miei trascorsi industriali di esperto di saldature su material speciali, è abbastanza probabile che abbia nelle ossa più torio di quello trovato nei poveri pastori esumati; non dico che sia un bene, tutt’altro, ma che uno scemo ignorante venga a chiedere a me se so cosa il torio mi fa incazzare).

      Ciò detto: cosa non le piace? Sono stati condotti tre (non uno t-r-e) indagini epidemiologiche su Quirra. Da tre enti indipendenti tra loro e tutti (t-u-t-t-i) hanno escluso la presenza di un incremento di attività tumorale in corrispondenza del PISQ. Inoltre i dati preliminari dell’attuale indagine coordinata da ISS (quella che verrà completata dopo che la RAS ha dato autorizzazione al rilascio dei dati sensibili che ne impedivano la continuazione) hanno dato lo stesso risultato.

      Allora i casi sono due: o parliamo di agnelli deformi (inutile ricordarle che l’esame della competente autorità territoriale ha confermato che le bestie allevate a Quirra sono sane, mentre defiormità come quella di Polifemo sono comunissime!) cioè di emerite cazzate, oppure di dati scientifici.

      Se lei vuole vivere in un paese in cui contano gli agnelli deformi e le cazzate giornalistiche alla Voyager/SalvoSottile, liberissima di farlo: io leggo e capisco la scienza! (Ma li ha letti, i dati, o parla per sentito dire?)

      Cordialmente,

  9. Priamo ha detto:

    Ainis è sempre Ainis, con le sue idee (alcune non le condivido), ma con grande onestà intellettuale. La gentile Asia confusa all’occorrenza, si nasconde sulla non conoscenza dei dati scientifici, per convincersi e convincere sulla pericolosità del Pisq. Se poi parla della Gatti-Montanari la frittata è servita. I poligoni possono essere chiusi, solamente, con una grande proposta politico-innovativa che risponda alle esigenze del territorio in termini occupazionali. Per capirci, prima si creino 1200 posti di lavoro (dati ministero lavoratori impegnati al Pisq), poi si chiuda. Concludo con altro dato, confidatomi da un amico Foghesino: l’età media di vita dei foghesini è superiore di 4 anni per le donne e 3 anni per gli uomini rispetto alla media nazionale. Più si parla di terriTORIO inquinato e più i foghesi campano a cent’anni e oltre.
    Cordialità,

  10. Carlo Monni ha detto:

    Piazza Fontana
    Strage di Peteano
    Piazza della Loggia
    L’Italicus
    Stazione di Bologna
    Rapido 904
    Il caso Mattei
    Il caso Sindona
    Il caso Emanuela Orlandi
    Il caso Calvi
    Il caso Pecorelli
    Ustica
    Le stragi del 93
    La Moby Prince
    e chi più ne ha più ne metta. Tutti casi irrisolti con un aspetto che li accomuna: relazioni scientifiche con le “contropalle” che hanno contribuito in maniera determinante al depistaggio e all’accantonamento della verità. Perchè si dice che la scienza sia neutrale ed obbiettiva, ma si dimentica che non è neutrale l’uso che se ne fa.
    “Io so”, diceva Pasolini, e se trovasse il tempo di rileggersi quell’intervento capirà cosa intendo dire. Troppe ne abbiamo passate per fidarci ancora delle certezze vestite di scientificità. E anche quando leggo e rileggo i dati mi chiedo sempre: cosa manca? perchè questo taglio? è una dimostrazione o vuole dimostrare un pre-concetto, un’idea che ha bisogno di stampelle? E continuo a non fidarmi. Mi scusi, ma lei perchè lo fa?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Carlo Monni,
      non è che io “mi fidi”. Io (per puro caso, perchè ho studiato ciò che mi permette di farlo) sono in grado di leggere e interpretare i dati oggettivi presi in considerazione per gli studi epidemiologici. Inoltre so cosa sia uno studio epidemiologico e cosa significhi.
      CI sarà un qualche motivo se mi intestardisco a pubblicare recensioni di saggi a sfondo scientifico!
      Inoltre, lei commette un errore logico enorme, anzi due, gli stessi che commettono coloro che ragionano con l”agnello polifemo”.
      1) Cita esempi che nulla hanno a che fare con l’epidemiologia;
      2) Il criterio che lei adopera è logicamente sbagliato. La realtà non si interpreta citando un certo numero di esempi favorevoli: si deve considerare un campione rappresentativo della categoria che interessa. Glielo spiego diversamente: lei può trovaer anche dieci agnelli polifemo, ma per sapere se sono “normali” o meno deve considerare un campione sufficeintemente ampio e calcolare quanti se ne aspetta per il campione considerato. Vuole un altro esempio? Se due nick ceh commentano si chiamano “Ale” e sono scemi entrambi, non significa ceh tutti gli Ale siano scemi. Bisognerebbe prinderli tutto (o meglio un numero rappresentativo) e vedere quanto sono quelli scemi.
      Però il punto è un altro: se lei non ha voglia di capirlo, è inutile che tenti di dirglielo io. Non le piacciono le indagini epidemiologiche? Allora all’ILVA non è successo nulla, perché (a meno di reati di falso, da dimostrare) o la scienza la si accetta o la si rifiiuta. Non si può accettare o rifiutare solo quando fa comodo!

      Cordialmente,

      PS – perché non si prende la briga di studiare cosa sia uno studio epidemiologico? Guardi che non è concettualmente difficle, anzi è intuitivo. Potrebeb legegrsi le carte da sé senza “fidarsi” di nessuno: come faccio io.

      • Carlo Monni ha detto:

        Le sembra che stessi parlando di studi epidemiologici? O di verificare analiticamente un’ipotesi poi rivelatasi non corrispondente a verità? Di altro le parlavo, è cioè del rischio che si potrebbe correre se anche per i dati scientifici non valesse la regola della prudenza, o per meglio dire della necessità di verificare se con quei dati si vuole arrivare alla verità o se la si vuole deformare e coprire. Di esempi ne abbiamo da citare a bizzeffe, e non mi faccia il torto, per cortesia, di inserirmi nel calderone dei Templaristi solo perchè nutro dei dubbi sull’onestà di chi afferma la scienza neutrale per definizione. E quirra è solo un pretesto.

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile Carlo Monni,
          bando alle storie: le indagini epidemiologiche le piacciono o no? Sono false o no?
          lasci perdere i massimi sistemi e si basi sui “fatti”. Hanno falsificato le cartelle cliniche? Le hanno sottratte? C’è un complotto?
          Che razza di ragionamenti fa? Siccome ci sono mille ladri allora siamo tutti ladri?
          Parli di qualcosa di sensato e siccome stiamo parladno di Quirra mi dica cos’hanno di sbagliato gli studi epidemiologici che dimostrano un incidenza di tumori sopra la media, Mi dicas dove stanno gli errori o le omissioni.
          Il resto sono chiacchiere!
          Cordilemante,

    • New Entry ha detto:

      La prudenza è fondamentale, ma credo che per analizzare un fenomeno si debba pur partire da qualcosa. Sta a noi, se ne siamo in grado (parlo in generale, spero che nessuno pensi che sto dando a qualcuno dell’incapace, anche perchè con le mie conoscenze e competenze limitate non me lo posso proprio permettere!), cercare di verificare se questo qualcosa è attendibile o meno. E soprattutto non possiamo squalificare a priori ciò che oggi non ci convince (sulla base di quale ragionamento?), e magari (quando è a favore di un’idea che invece sposiamo) affidarci domani a qualcosa di assimilabile.

  11. Asia ha detto:

    Carissimo Ainis,
    certo che ho letto i dati (che le danno ragione), ma la scandalizzerò dicendole che non mi bastano e non mi convincono.
    Sa perché? Perché non ho mai capito (o forse ho capito benissimo) per quale motivo ci sia sempre stato un inspiegabile cordone politico/sanitario intorno alle ricerche di una prestigiosa scienziata di fama internazionale come la dr. Gatti.
    http://affaritaliani.libero.it/emilia-romagna/nanoparticelle-premio-internazionale-il-duo-gatti-montanari-ai-vertici040612.html?refresh_ce
    Non solo, ma alcune sue recenti affermazioni dovrebbero farci riflettere anche -e soprattutto- sul valore di certe indagini epidemiologiche.
    “Certe sostanze riscontrate nei tessuti umani analizzati sono causa dei tumori che hanno portato spesso alla morte”. La Dottoressa Maria Antonietta Gatti, responsabile del laboratorio dei biomateriali dell’università di Modena, esperta di fama internazionale e da anni impegnata nel caso Quirra, non ha dubbi: le sostanze riscontrate nei tessuti analizzati, come torio, tungsteno, cesio e altri metalli pesanti, non sono presenti in modo naturale, e sono all’origine di gravi patologie tumorali vista l’estrema difficoltà dell’organismo umano nell’espellerle. Nella più parte dei casi si tratta di “nanoparticelle” visibili solamente con tecnologie mediche molto avanzate.
    “Purtroppo gli studi epidemiologici standard non fanno emergere sempre questi risultati”, spiega la dottoressa, “questo perché i dati riscontrati vengono paragonati con i grandi numeri di altre zone, come quelle di guerra, e quindi vengono presi sotto gamba”. Secondo la Gatti, “facendo uno studio caso per caso, uno scienziato onesto non può negare l’evidenza dei fatti, ovvero delle malattie causate da queste attività militari”.
    http://www.informasalus.it/it/articoli/poligono-quirra-patologie.php
    Non sempre i numeri e i cosiddetti dati scientifici sono indicativi di una verità.
    E non parlo per sentito dire.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Asia,
      intendiamoci: se le chiedo se abbia letto, le domando se abbia letto i lavori originali, non la descrizione dei lavori riportati nei media. Li legga, poi mi dirà. Se ha qualche difficoltà, guardi che batsa leggersi prima il piccolo saggio di statistica di cui ho pubblicato una recensione (130 pagine!)
      La Gdi epidemiologia atti (che non è epidemiologa) si occupa di tutt’altro e, nel caso di specie, dice una sciocchezza enorme. Se lei dentro un territorio ha 100 persone e 10 malati, l’incidenza è il 10%, poche storie, piaccia o meno. Se i malatio non ci sono, non ci sono e basta, Gatti o meno. Se allora lei prende il 10% e lo confronta con la media nazionale (e di altri territori confrontabili) e trova che la media è 10% (ciò ceh è accaduto a Quirra) non ci sono Gatti che tengano. Provi, la Gatti a pubblicare le proprie eccezioni su una rivista con referaggio e vediamo che capita!
      E non mi venga a dire che il campione è troppo grande o troppo piccolo, perchè l’epidemiologia studia, prima di tutto, la significatività del campione. E successivamente calsola l’affidabilità del risultato! Però bisogna capire di cosa parliamo, cara lei e, se non lo sa, si informi.
      Se ha sufficiente pazienza, si legga il post di domani (se farò in tempo a scriverlo) e potrà avere un’idea più precisa di cosa ci si aspetta dall’epidemiologia.
      Cordialmente,

  12. Carlo Monni ha detto:

    Fabrizio Bianchi1

    1.Unità di epidemiologia ambientale e registri di patologia, Istituto di fisiologia clinica, Consiglio nazionale delle ricerche

    The discussion here presented focuses on three issues included in the paper of P. Cocco:
    •the perception of excesses of cancer mortality in selected areas of South-East Sardinia,
    •the report of excesses of cancer mortality in other areas of South Sardinia,
    •the criticism towards public institutions for non-using scientific evidences.

    The starting point of the tale is the report done in 2001 by a General Practitioner about an excess of haemolymphopoietic cancers located in the Quirra suburb (Municipality of Villaputzu) and about an excess of congenital anomalies in the Municipality of Escalaplano. Cocco quotes four independent epidemiological studies excluding the existence of excesses of cancer mortality and incidence in the Salto di Quirra military area.Three questions are presented and discussed:
    •why in this area, characterized by environmental pressures, where public anxiety and high risk perception have been report even before 2001, a specific surveillance programwasn’t activated?
    •why, after the reporting of congenital anomalies, there were neither epidemiological investigations nor a feasibility study about a registry?
    •the ability of the four investigations quoted by Cocco was evaluated a priori?

    To discuss the conclusions of Cocco, some considerations concerning the methodological limits of the mentioned studies, the lack of micro-geographical and etiological studies are suggested. The whole event indicates problems of communication, participation and relationships among stakeholders, and specifically the role of researchers when they have to face public administrators.
    Dubbi? sissignore.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Moni,
      ma almeno capisce quello che c’è scritto? Ha idea dell’ambito in cui si discute? Ha capito quello che scrivo io?
      Ma roba da matti!
      Cordialmente,

      • Carlo Monni ha detto:

        1) Capisco perfettamente quello che c’è scritto
        2) Ho idea precisa dell’ambito in cui si discute
        3) Quello che lei scrive può essere o no comprensibile, dipende dal modo in cui lo scrive.
        Vede Ainis, il blog è suo e lo gestisce come le pare e piace, ma dire che il pallone è suo e perciò i gol avversari non valgono è stupido. Io mi sono laureato in matematica e poi in fisica al Polo Fibonacci, e credo di avere credenziali per mettere il becco in questioni di scienza. E non sul capello, ma sulla testa che lo contiene e delimita. Il suo fervore scientifico, oltre che acritico, è di tipo deterministico. Non le farebbe male ripassare Gugliemo da Ockham (o Occam per gli ignoranti) e capire a cosa porti la logica. E capire che i palloni gonfiati fanno sempre fini ridicole, basta un ignorante munito di spillo.

        • Carlo Monni ha detto:

          P:S:Il presente intervento discute
          •il richiamo fatto nell’articolo di P. Cocco alla percezione di eccessi di mortalità per neoplasie del sistema emolinfopoietico nella Sardegna sud-orientale
          •la segnalazione di eccessi in aree diverse da quella di specie,
          •la chiamata in causa delle istituzioni per il non uso delle evidenze scientifiche.

          Il punto di partenza della vicenda è la segnalazione nel 2001 da parte di un medico di base di un eccesso di mortalità per tumori del tessuto emolinfopoietico localizzato nella frazione di Quirra e di un eccesso di malformazioni congenite nel comune di Escalaplano. Cocco cita quattro studi epidemiologici indipendenti che hanno escluso aumenti dell’incidenza e della mortalità neoplastica nei comuni circostanti il poligono del Salto di Quirra. A proposito di ciò, il presente intervento solleva i seguenti interrogativi:
          •perché in un’area dove i problemi ambientali, di preoccupazione e di percezione delle comunità locali erano presenti già prima del 2001 non è mai stato attivato uno specifico programma di sorveglianza epidemiologica?
          •perché dopo la segnalazione delle malformazioni non è stata svolta alcuna indagine epidemiologica e neanche di fattibilità di un registro?
          •è stata valutata a priori l’abilità dei quattro studi epidemiologici citati di identificare eccessi di rischio plausibili?

          Per discutere le conclusioni di Cocco vengono suggerite riflessioni sui limiti metodologici degli studi, sulla mancanza di studi geografici su base sub-comunale e di tipo eziologico.
          La vicenda è rappresentativa dei problemi di comunicazione, di partecipazione e delle relazioni tra portatori di interessi, ed in particolare del ruolo dei ricercatori rispetto agli amministratori.

          Il presente intervento discute
          •il richiamo fatto nell’articolo di P. Cocco alla percezione di eccessi di mortalità per neoplasie del sistema emolinfopoietico nella Sardegna sud-orientale
          •la segnalazione di eccessi in aree diverse da quella di specie,
          •la chiamata in causa delle istituzioni per il non uso delle evidenze scientifiche.

          Il punto di partenza della vicenda è la segnalazione nel 2001 da parte di un medico di base di un eccesso di mortalità per tumori del tessuto emolinfopoietico localizzato nella frazione di Quirra e di un eccesso di malformazioni congenite nel comune di Escalaplano. Cocco cita quattro studi epidemiologici indipendenti che hanno escluso aumenti dell’incidenza e della mortalità neoplastica nei comuni circostanti il poligono del Salto di Quirra. A proposito di ciò, il presente intervento solleva i seguenti interrogativi:
          •perché in un’area dove i problemi ambientali, di preoccupazione e di percezione delle comunità locali erano presenti già prima del 2001 non è mai stato attivato uno specifico programma di sorveglianza epidemiologica?
          •perché dopo la segnalazione delle malformazioni non è stata svolta alcuna indagine epidemiologica e neanche di fattibilità di un registro?
          •è stata valutata a priori l’abilità dei quattro studi epidemiologici citati di identificare eccessi di rischio plausibili?

          Per discutere le conclusioni di Cocco vengono suggerite riflessioni sui limiti metodologici degli studi, sulla mancanza di studi geografici su base sub-comunale e di tipo eziologico.
          La vicenda è rappresentativa dei problemi di comunicazione, di partecipazione e delle relazioni tra portatori di interessi, ed in particolare del ruolo dei ricercatori rispetto agli amministratori.

          • Gabriele Ainis ha detto:

            Gentile Carlo Monni,
            adesso che l’ha tradotto, spero si renderà conto che mi sta dando ragione. Gli unici dati scientifici disponibili sono quelli che dico io (e di quelli si discute) e non ne vengono forniti di alternativi.
            Inoltre, questo intervento si riferisce ad una discussione in ambito epidemiologico su un richiamo ad un lavoro di Cocco (quello che cito nel post su Sarroch). Si richiamano alcune questioni basilari sugli studi epidemiologici di cui parliamo a cui è stata data risposta (si legga la risposta, cazzo!, non solo le domande!).
            Inoltre, si chiede per quale motivo non sia stata fatta un’indagine dopo la segnalzione delle malformazioni. Bene: è stata fatta con esito negativo. Lo sapeva?
            Inoltre ci si domanda per quale motivo non siano state fatte indagini epidemiologiche più ampie. Bene mi dice cosa c’entra con quello che dico? Gli unici dati scentifici disponibili sono o no quelli che cito? E’ vero o non che non sono mai stati presi in considerazione dalla stampa? E da Fiordalisi?
            Chi interroga, lo fa in base al fatto che Cocco è attualmente di fronte al GUP e c’è in atto una discussione sugli atti che avrebbe dovuto porre in essere e non ha fatto.
            Inoltre, l’ondagine epidemiologic più estesa è in atto, proprio inquest giorni (finalmente!) la RAS ha sbloccato la consegna di alcuni dati sensibili alla commissione che se ne occupa. I risultati preliminari confermano i dati precedenti e io mi sono spinto a dire che a mio avviso anche le conclusioni finali diranno al stessa cosa. Sa perché? perché ho visto i dati e i lavori precedenti. La differenza è che io guardo i dati, le persone come lei leggono le interpretazioni senza avere gli strumenti per capirle, come in questo caso.
            E al pianti di fare l’offerso,
            Piuttosto studi un pochettino, ché la statistica non ha nmai ammazzato nessuno!
            Cordialmente,

        • Gabriele Ainis ha detto:

          Gentile carlo Monni,
          se lei è un ignorante non è colpa mia. Se la prenda con sé stesso. Io lo segnalo e basta.
          Cordialmente,

  13. Asia ha detto:

    Faccio volentieri a meno dei dati a denominazione di origine, caro Gabriele.
    Lei parte dal presupposto che certe indagini vengano fatte con onestà intellettuale.
    Io no…. anche perché qualcosa non torna, come ha fatto intuire Carlo Monni.
    Questo è solo un piccolo esempio, ma ne ho tanti.
    Non tutti sono orgogliosi di essere italiani. Ricercatori italiani, nella fattispecie.
    Perché censurare la ricerca? A chi dà fastidio?
    Lei se lo chiede?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Aisa,
      non idca sciocchezze: o lei è capace di leggere i dati (disponibili) oppurer lasci stare i massimi sistemi. Ha ragione Gatti? Mi dica dove e come, altrimenti abbia la compiacenza di mettersi a studiare come si elaborano i dati.
      Il resto sono scemenze (oppure segnali a Fiordalisi chi e come ha truccato i dati). Se poi non è capace, allora lo lasci fare a chi lo fa di mestiere.
      Cordialmente,

  14. Asia ha detto:

    Massimi sistemi?
    Le pare una sciocchezza il fatto che IN ITALIA si impedisca a scienziati e a ricercatori di fama internazionale di portare avanti ricerche scomode?
    Le pare una stupidaggine la rete di ostacoli e il cordone politico-sanitario che i due coniugi sono costretti a superare quotidianamente per arrivare alla verità scientifica?
    La verità, caro Ainis, non è fatta solo di numeri e di statistiche: la vita ce lo insegna tutti i giorni.
    In ogni caso lei non può definire “scemenze” tutte le cose che si discostano dalla sua verità e, in qualche modo, la superano.
    Poiché non ama il confronto garbato e pretende di indicarci l’UNICA via percorribile, la chiudo qui, citando una frase dello stesso Montanari: “Credo che un giorno o l’altro mi comprerò l’atlante De Agostini e andrò a scoprire l’America”.
    Cordialmente

  15. Asia ha detto:

    Dimenticavo di chiederle una cosa importante: ma lei ha letto l’intervento dell’epidemiologo BIANCHI, del CNR di Pisa, che sostiene l’inattendibilità di quei dati “scientifici”?
    “… occorre rilevare che, per quanto riguarda la «sindrome di Quirra», i dati scientifici potrebbero essere incompleti. Il dubbio nasce sia perché non tutti sono stati vagliati secondo la prassi scientifica, sia perché in presenza di voci non manifestamente infondate non si è proceduto a un’indagine estesa, sistematica e, appunto, completa. Anzi, a una doppia indagine. Una del tipo che i tecnici definiscono di «cluster in cerca di ipotesi causale», ovvero verificare se esiste un’anomalia nella presenza di determinate patologie e cercarne la causa; l’altra del tipo che i tecnici definiscono di «ipotesi causale in cerca di cluster», ovvero verificare se esistono inquinanti ambientali e cercarne gli eventuali effetti patologici sulla popolazione.
    La mancanza di trasparenza, lo scarso peso attribuito ai dati scientifici, la mancanza di analisi sufficientemente complete – a prescindere dagli eventuali aspetti penali – costituiscono un problema. Che ha un carattere generale. Chiamano in causa, infatti, un deficit culturale nel rapporto tra ambiente, rischio e democrazia (comunicazione/partecipazione).”
    Ecco i dettagli:
    http://www.scienzainrete.it/documenti/rs/lezioni-dalla-sindrome-di-quirra-piu-epidemiologia-e-piu-prevenzione

    • Fabio Lai ha detto:

      La Gatti e Montanari si sono dovuti autosmentire! Nessuna prova, nessuna certezza. La realtà è che i consulenti della Procura non sono riusciti a dimostrare una beata fava (per essere educati). E ancora si parla dei loro studi basati sulle supposizioni, quando i dati reali affermano che i tassi di mortalità è malattie tumorali sono inferiori alla media nazionale, regionale (sarda) e provinciale (ogliastra)? Posso accettare tutto, ma sentir dire che il signor Montanari ,lo stesso Montanari che aveva affermato che i Foghesini nascondevano i bambini nati malformati nelle case (per pilotare le indagini epidemiologiche???) possa ancora avere voce in capitolo, su una vicenda delicata come quella di Quirra, questo no. Serve un mix di serietà e competenza. Cosa che lo scienziaTINO ha dimostrato di non possedere.
      Cordialmente,
      Fabio Lai

  16. Fenicio ha detto:

    E’ reperibile anche la relazione dell’Arpas.

  17. Massimo ha detto:

    Si e passato dall’Uranio Impoverito, poi sparito improvisamente, al torio che è una sostanza che si trova in natura ( visto che non hanno trovato ciò che cercavano) a danno ambientale.
    Il torio, se fai un po di ricerca trovi che le cuffiette per le lampade da campeggio sono fatte con ossido di Torio, nelle vecchie lampadine ad incandescenza insieme al tungsteno dei filamenti c’è dell’ossido di Torio, se per caso la lampadina veniva rotta,( chissa a quanti e caduta e si è rotta ), rilasciava particelle di torio, ma a nessuno frega niente, perchè solo nei poligoni è il marcio.
    Fatemi un favore, la gente che emette sentenze solo perchè uno dice li si muore, e non è mai stato in loco.
    Io ci vivo, ho 43 anni, andavo tutte le estati al mare a Murtas che fa parte del poligono di Quirra, ho mangiato a casa di pastori della zona, e non ho mai riscontrato malatie, poi c’e gente che dice sono andato un paio di giorni e mi sono ammalato, mi viene da ridere e se dopo tutto questo tram tram risulta che non c’è niente, vorrei sapere a chi bisogna rivolgersi per poter far risarcire un territorio che è stato ucciso da delle supposizioni campate solo per fare Odiens o poter vendere qualche giornale in più senza pensare alle conseguenze.E ai quelle persone che producono prodotti da animali e dalla terra che nessuno vuole comprare perchè pensano che sono pericolose chi le risarcisce? La sig.ra Gatti ?.

  18. Massimo ha detto:

    Se vi interessa sapere qualcosa in piu sul Torio di Quirra:
    Il torio è un metallo reperibile in natura, debolmente radioattivo. In natura si trova solo come Torio 232, il suo isotopo più stabile, che decade con α. Se puro e in forma metallica, è di colore bianco argenteo che si mantiene lucido per molti mesi; però se viene contaminato con il suo ossido si annerisce lentamente all’aria diventando prima grigio e poi nero. L’ossido di torio (ThO2), detto anche toria, ha uno dei più alti punti di fusione di tutti gli ossidi (3300 °C). Quando vengono scaldati all’aria, i trucioli metallici di torio prendono fuoco e bruciano con una brillante luce bianca.

    Applicazioni del torio:
    • Reticelle per luci a gas portatili. Queste reticelle rilucono di una luce bianca abbagliante quando vengono scaldate nella fiamma del gas.
    • In leghe di magnesio, cui conferiscono grande durezza e resistenza alla fatica ad alte temperature.
    • Il torio è usato per rivestire i fili di tungsteno nel catodo a riscaldamento diretto delle valvole, è usato ancor oggi nei trasmettitori TV di potenza.
    • Il torio è stato usato in elettrodi per saldatura e ceramiche resistenti al calore.
    • Il suo ossido è usato per controllare la dimensione della grana del tungsteno usato nei filamenti delle lampadine elettriche.
    • Il suo ossido è usato per crogioli da laboratorio per alte temperature.
    • L’ossido di torio aggiunto al vetro permette di creare vetri con alto indice di rifrazione e dispersione molto bassa. Perciò trova applicazione in lenti di alta qualità per macchine fotografiche e strumenti scientifici.
    • L’ossido di torio è stato usato come catalizzatore per:
    o la conversione di ammoniaca in acido nitrico.
    o Nel cracking del petrolio.
    o Nella produzione di acido solforico.
    • Il rapporto uranio-torio è stato usato per datare fossili di ominidi.
    • Come materiale fertile per produrre combustibile nucleare. In particolare il progetto proposto di reattore ad amplificazione di energia dovrebbe impiegare torio. Poiché il torio è più abbondante dell’uranio, i progetti delle cupole dei reattori nucleari incorporano il torio nel loro ciclo del combustibile nucleare.
    • Il diossido di torio (ThO2) era l’ingrediente attivo del Torotrasto, che era usato nella diagnostica medica a raggi X: questo uso è però stato abbandonato per via della carcinogenicità di tale composto.
    • Centrali nucleari di nuova generazione: produce scorie che durano solo poche decine di anni.
    Precauzioni:
    Il torio metallico polverizzato si incendia molto facilmente e deve essere maneggiato con cautela. La disintegrazione di isotopi instabili del torio produce un isotopo del radon (220Rn): il gas Radon è radioattivo e pericoloso per la salute. Perciò è fondamentale che i locali in cui è immagazzinato del torio siano ben ventilati.
    L’esposizione al torio in aria può portare ad un aumento del rischio di cancro ai polmoni, al pancreas, ai reni e al sangue. L’ingestione di torio provoca danni al fegato. Il torio non ha ruoli biologici noti. Vedi anche Torotrasto.

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