ILPROFESSOR STRONZO BESTIALE: UN RICORDO QUANTO MAI ATTUALE

capture1987: una prestigiosa rivista internazionale, il Journal of Statistical Physics pubblica un interessante articolo intitolato Diffusion in a periodic Lorentz gas. Dei tre autori, due sono ben noti: Bill Moran e William G. Hoover, entrambi al Lawrence Livermore National Laboratory e al Dipartimento di Scienze applicate dell’Univeristà della California a Livermore. Il terzo un po’ meno: il professor Stronzo Bestiale, dell’Institute for Advanced Studies di Palermo.

Il fatto lo ricordo con una certa precisione. Prima di tutto per la persona che me ne parlò per prima: un imprenditore di Torino che, successivamente, finì sulle pagine della cronaca locale per un fallimento che nell’ambiente della piccola imprenditoria fece un certo scalpore. Uno di quelli che nell’87 parlava già di Hi-Tech, facendo quattrini con quelle che in seguito chiamammo ‘bolle speculative’. In confronto a quelle più tarde, si trattò di una bollicina, ma l’invenzione, la metodologia, partì in quella maniera: convincendo gli ‘investitori’ a gettare i quattrini nel buchetto senza fondo di un ‘progetto innovativo’.

E poi perché lavoravo con un collega, oggi si definirebbe Project Manager, che mi proponeva uno scambio alla pari: “Se io firmo anche i tuoi Reports e tu firmi i miei – mi disse – avremo entrambi il doppio dei Reports!

Si parlava delle relazioni tecniche di ricerca applicata che finivano in un archivio ad esclusivo uso interno, contenevano gli sviluppi del know-how aziendale ed erano considerati rilevanti per la carriera. Se l’accordo venne fatto o meno non è importante, ma l’articolo del professor Stronzo Bestiale comparve proprio allora (bizzarra coincidenza) e l’interpretai come metafora della mancanza di etica personale imperante negli organismi di ricerca italiani, pubblici e privati. Altri lo videro come un segno tangibile dello spregio dei ricercatori di marca anglosassone nei confronti della mania italiana dell’epoca, quella di far comparire articoli su rivista con una dozzina di firme, in genere in ordine gerarchico rispetto alle posizioni occupate nell’organizzazione di appartenenza. Pochi dei firmatari erano veramente titolari della ricerca, mentre gli altri venivano aggiunti per motivi vari. Ad esempio, spingere i pupilli dei cattedratici verso un luminoso futuro a spese degli sherpa.

Intendiamoci: la prassi non l’hanno inventata gli italiani, né ha avuto fine negli anni ’80. Se desiderassi passare gran parte del mio tempo nelle aule dei tribunali, accusato di diffamazione, potrei citare nomi, cognomi, patronimici e genealogia di professori saliti (oggi il verbo è di moda) in cattedra grazie a questi metodi. Insomma, sebbene ci fosse chi, all’epoca, smentì l’esistenza di un professore di Palermo di nome Stronzo e cognome Bestiale (smentita che fece clamore ben più della comparsa dell’articolo incriminato) di cattedratici come l’amico prof. Bestiale ce n’erano e sono una gran quantità.

Perché rimembrare l’epopea del prof. Bestiale?

Perché in periodo di elezioni (come durante i mondiali di calcio) non c’è niente di cui parlare se non le bordate che i partiti si sparano rumorosamente l’uno contro l’altro. Gol, autogol, doping, formazioni, pettegolezzi, violenze ad una cameriera assalita da una torma di giocatori ingrifati nell’hotel sede del ritiro. Vendita di partite, corruzione, combine, tradimenti, corna, figli illegittimi.

E allora, riprendendo la storia di Stronzo Bestiale, ci si può domandare quanti ce ne siano, di codesti esimi professori, tra i giornalisti e gli intellettuali, che partecipano attivamente alla campagna elettorale spacciando dis-informazione fatta di interviste, bufale, ritornelli, come notizie, commenti politici, pareri illuminati. Ma non farebbero prima a dire, senza tante storie, da che parte stiano?

Perché poi, pian pianino, coloro che li ascoltano e leggono potrebbero pensare che siano tutti come il professor Stronzo Bestiale, aggiunto ad una pubblicazione anche se non c’entra nulla, o come il mio collega di cui raccontavo. Cioè persone che svolgono il proprio mestiere al servizio del proprio esclusivo, becero tornaconto, di volta in volta economico, politico o intellettuale (questi ultimi, i peggiori, poiché c’è poco di peggio di chi imbroglia convinto di non farlo, oppure perché esiste un interesse superiore).

Certo, non abbiamo un’informazione decente, l’intellettualità latita, nel migliore dei casi si nasconde, non dice, ma fortunatamente abbiamo gran numero di Stronzo Bestiale. Gli appartenenti a questa famiglia non smettono mai di riprodursi: altro che problema demografico, in Sardegna!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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7 risposte a ILPROFESSOR STRONZO BESTIALE: UN RICORDO QUANTO MAI ATTUALE

  1. panurk ha detto:

    Ahimé, di Stronzo Bestiale si ne trovano molti. Addiritura, direi che siano in aumento. Non so, forse nel caso della famiglia sarda si tratta della sottospecie “professor Becciu Scancarau” che si riproduce all’eterno secondo le esigenze di una costante resistenziale sarda ?

  2. Marinella Lorinczi ha detto:

    Storia incredibile. Sembrerebbe inventata se non fosse documentabile. Ho trovato due versioni dell’articolo completo, prima e dopo l’accettazione e la pubblicazione, il che significa che l’articolo non è stato ritirato dalla circolazione.
    http://williamhoover.info/LLNL87.pdf
    http://williamhoover.info/Scans1980s/1987-3.pdf
    Non si potrebbe conoscere la storia intera, cioè cosa è successo in seguito, commenti, spiegazioni, smentite e conclusione? Io non saprei dove cercare se non in rete, ma non è facile-. Per esempio un articolo in La Repubblica non c’è più. Mi piacerebbe farne un aneddoto coerente. Grazie e chi mi può dare qualche elemento di partenza.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Marinella Lorinczi,
      il suo commento mi offre la possibilità di parlare brevemente di un grave problema sardo (uno dei tanti, gravi): la mancanza di intellettuali capaci di raccontarci. Ma prima una risposta al suo commento.
      La storia di Stronzo Bestiale l’ho vissuta (fine anni ’80) ed era un periodo in cui si produceva molta meno “informazione” di oggi (niente rete, difficle reperire i lavori e comporre le bibliografie, tanto tempo speso in biblioteca, niente e-mail, telefonini…). Comparve sui giornali (pochi e con poca rilevanza) se non mi sbaglio mai in TV (ma si figuri dire “stronzo” alla televisione, in quegli anni!). Fu dibattuta un poco all’interno del mondo accademico e tra coloro che per qualche motivo erano contigui ad esso (ad esempio, come nel mio caso, occupandosi della parte più applicata di ricerche di interesse industriale, di norma a finanziamento pubblico). L’università l’accolse come può immaginare: in pubblico i baroni manifestarono sdegno; in privato gli sherpa espressero soddisfazione. Tutto continuò esattamente come prima. Almeno questo è ciò che ne ricavo dai miei ricordi. Ricordo anche un alto esponente della ricerca nazionale (non vorrei sbagliare, forse il capo in testa del CNR) che tenne a precisare come l’Istituto di Palermo citato nell’articolo non esistesse e che non c’ra alcun professor S.B.! Personalmente la smentita mi impressiono ben più dell’articolo. Questo non venne ritirato perché il contenuto è serissimo, i due scienziati americani sono di primo livello, quindi il lavoro è valido, non uno scherzo.
      Per l’altro tema, posso sollecitarla ad una riflessione? “Fare un aneddoto coerente”, quindi “narrare”, è categoria che in Sardegna appare proibita. Nessuno ci racconta, se non come fumetti di una narrazione stereotipata fatta solo di passati remoti, lontanissimi da noi in forme e contenuti. Piuttosto che narrare (o narrarsi, non faccio tanta differenza) la storia di Stronzo Bestiale, non potrebbe farlo per qualcosa di più vicino a noi (sardi)? Non sto certo a dirle quanti S.B. abbiamo dalle nostre parti, alcuni, tra l’altro, di grande attualità. Pensare a loro?
      Mi scusi lo sfogo, ma il racconto della Sardegna, attualmente, mi ricorda le cartine colorate in cui l’Isola, se c’è, è sempre bianca. Se non ci pensano le persone come lei, a raccontare, chi potrebbe? (Lei sa che io so che lei può e ci prova, vorrei solo adoperarla, se posso per far passare un messaggio ai pochi lettori del blogghino; grazie).
      Cordialmente,

    • panurk ha detto:

      Gentilissma Marinella Lörinczi,
      sono grato di avermi dato l’occasione di dimostrarmi utile. Ecco:

      ——- Repubblica, 01 dicembre 1987 20 sez. CRONACA ——-
      C’ E’ UNA STRANA FIRMA SULLA RIVISTA SCIENTIFICA ‘PROF. STR… BESTIAL

      PALERMO Ma davvero esiste un professore di fisica che si chiama di nome Stronzo e di cognome Bestiale? Naturalmente si tratta di una burla, una burla che all’ università di Palermo non è stata accolta affatto bene. Questi i fatti: la rivista statunitense Journal of statistic phisics pubblicava l’ agosto scorso una ricerca sui gas firmata da tre studiosi. I primi due nomi sono nomi reali, si tratta di due ricercatori che lavorano attualmente nel Lawrence Livermore Laboratory. Il terzo nome invece è quello di un non meglio identificato professor Stronzo Bestiale dell’ Istituto di studi avanzati di Palermo. Indiziato di essere autore di questa burla è il fisico Bill Moran, uno dei firmatari della ricerca e anche uno dei più fantasiosi scienziati della California. Non l’ ha presa a ridere il presidente della società italiana di fisica, professor Renato Angelo Ricci: Questo scherzo ha detto è un’ offesa all’ intera comunità scientifica italiana. E a Palermo il rettore dell’ Università si affretta ad assicurare qui non c’ è alcun professore che si chiami in quel modo.

      ——- Repubblica, 22 dicembre 1987 22 sez. CRONACA ——-
      IL ‘PROFESSOR BESTIALE’ HA COLPITO DI NUOVO

      PALERMO Stronzo Bestiale ha colpito ancora. Il misterioso docente di fisica, dopo aver messo in subbuglio l’ Università di Palermo firmando su una prestigiosa rivista americana un saggio insieme ad altri due ricercatori, ha annunciato la sua partecipazione a un workshop internazionale, a Palazzo Steri, rettorato dell’ ateneo. Un falso clamoroso, un’ ennesima beffa che stavolta è stata messa a segno servendosi di un elegante invito color champagne, spedito ad accademici e redazioni di giornali, che annunciava appunto per oggi l’ inizio del convegno. Tema dei lavori Le nuove frontiere della fisica, promossi da un fantomatico istituto per il progresso delle scienze, con l’ annunciato patrocinio del Comune, della Provincia, della Regione, e perfino del ministero dei Beni Culturali. Inserito nel programma le relazioni di tutto il gotha, della scienza: interventi di Rubbia, Zichichi, di accademici cinesi, russi, americani, con prolusioni affidate perfino a padre Bartolomeo Sorge. E a conclusione del workshop, si legge ancora nell’ invito, la presentazione del volume Lorentz Gas: le nuove frontiere della fisica, firmato da Bill Moran, William G. Hoover e Stronzo Bestiale. Ovvero, i tre autori (realmente esistenti i primi due) che nell’ ottobre scorso si fecero beffe del mondo scientifico firmando un saggio sulla serissima rivista americana Journal of statistics phisics.

      ————————————————–

      L’internet non dimentica 🙂

      Cordiali saluti,
      panurk

  3. Marinella Lorinczi ha detto:

    Gentile Panurk, grazie. Era successa una cosa strana, gli articoli non erano apribili un certo giorno, il giorno dopo invece sì.
    Mah, cosa dire. Ci sono dei momenti in cui si è talmente oppressi dalla stupidità (anche se difficile definirla) o dall’ottusità quotidiane che vien voglia di fare sberleffi. Come ha fatto, credo, chi ha utilizzato quello pseudonimo. Nel sito di Roars hanno tentato di tutto (a proposito delle abilitazioni nazionali universitarie gestite dall’Anvur) e ci hanno lavorato in squadra, fornendo una quantità di documenti, dalle analisi tecniche superserie (che inducono però l’antagonista a pensare che egli meriti tutta questa attenzione specialistica) ai commenti ironici e sarcastici, con illustrazioni adeguate, per dimostrare che l’Anvur non procedeva in maniera professionale: seria, meditata, trasparente, adeguata alle circostanze. Il fatto è che questa vicenda è politica, etica e non solo tecnica. Dietro l’Anvur c’è il ministro (e non dovrebbe esserci, l’agenzia dovrebbe essere neutrale), e dietro il ministro c’è un certo establishment che vuole adottare, e lo sta facendo, un atteggiamento punitivo verso l’accademia. Verso il sistema universitario che è giunto ad uno stato di precarietà (che si trovi in uno stato precario lo dicono oramai personalità ed organismi, per ultimo, in ordine cronologico, il CUN – Consiglio Universitario Nazionale, organo elettivo). Certamente, le vicende sono narrabili e descrivibili da tanti punti di vista, e anch’io avrei il mio. Ma, come diceva un mio collega tanti anni fa, quando incominciavano a presentarsi gli aspetti paradossali e preoccupanti dell’applicazione della prima riforma universitaria, quella che convenzionalmente si chiama ‘Berlinguer’, e di conseguenza si sarebbe dovuto incominciare a reagire: perché esporsi? L’espressione è stata effettivamente detta ma io la uso qui paradigmaticamente, senza farla mia: la base, presa come indistinta, aveva scarsa capacità di battagliare. E come hanno incassato prima, ora ne incassano le conseguenze (riforma ‘Gelmini’ e continuazioni). Lasciamo stare questi aspetti del passato recente e recentissimo e lasciamo stare anche il ruolo dei vertici e l’uso che si è fatto dell’autonomia universitaria, e mi affido piuttosto alle parole di Sabino Cassese, che come professore universitario è informato e come magistrato è ponderato. Prendo delle frasi da un suo intervento: “Relazione con la quale il prof. Sabino Cassese, Giudice della Corte Costituzionale, ha aperto i lavori del convegno organizzato da ROARS lo scorso 15 novembre”, http://www.roars.it/online/lanvur-ha-ucciso-la-valutazione-viva-la-valutazione/ . La situazione attuale è questa: ” [l’Anvur] sta imponendo sull’università italiana un peso eccessivo per le sue scarse forze …. [non ci si può astrarre] dalle condizioni presenti dell’università italiana … le condizioni dell’Università, il luogo nel quale principalmente si fa ricerca in Italia, sono miserevoli … [l’Anvur ha sviluppato un] paradigma di bizantinismo burocratico e di accanimento classificatorio-valutatorio che potrebbe far soccombere anche un organismo giovane e sano (e l’università italiana non lo è).” Punto.

  4. Marinella Lorinczi ha detto:

    Dimenticavo: queste vicende riguardano anche la Sardegna. La gente sarda non vive sotto una bolla di vetro ‘sardo’.

  5. Mattia Bellinzona ha detto:

    Buongiorno,
    innanzitutto i complimenti per l’articolo completato dalle molte informazioni. Ho lavorato anch’io per anni anche all’estero come ricercatore ed ora faccio il chirurgo in Svizzera. Ho lavorato 5 anni a Cagliari e conosco bene la Sardegna. Mi ricordo del caso SB. All’epoca ero a Milano al CNR.
    Un saluto da Winterthur,
    Mattia Bellinzona

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