UNIDOS? DI SICURO LOCOS! PILI ALL’ATTACCO DELLA RIDOTTA SARDISTA… E NON DA SOLO

Che in Sardegna (e a Cagliari in particolare) i notisti politici siano definitivamente estinti (e sui perché sarebbe interessante intavolare una discussione) è dato di fatto. Sarà anche colpa della definitiva trasformazione della politica agita in mero esercizio di potere, del fatto (altrettanto oggettivo ) che siamo in campagna elettorale, periodo in cui politica è prima di tutto sopravvivenza, quindi rincorsa affannosa alla spartizione consentita dal porcellum,… tuttavia, che nei giornali isolani (sebbene fatichi a chiamarli così, quelli che caracollano in Sardegna) sia del tutto assente uno straccio di analisi politica delle proposte elettorali è davvero disarmante.

Si potrà anche dire che certuni sono orientati verso coloro che meno hanno da dire (la destra), che altri, i vari ‘tasinantaonline, sono poco più dell’equivalente virtuale degli annunci mortuari, che i giornalisti capaci sono merce rara (spesso ragazzotti privi di educazione, autodidatti volenterosi, a volte neppure volenterosi). Sarà che la progressiva scomparsa della necessità di un giornalismo vero, sancita dallo strapotere dell’Unione Sarda, ha eliminato la possibilità di disporre di buoni maestri per i giovani.

Saranno tanti, i sarà, ma la comparsa di Unidos, il movimento di Pili, deputato uscente con buone intenzioni di diventare entrante, è stata trattata alla stessa stregua di un incidente stradale maltrattato dalla stampa, peggio di un lancio ANSA, insomma: Scontro nella notte sulla tangenziale di Buddusò…

…e poi? Feriti? Morti? La causa dell’incidente? A che ora è accaduto? C’entra l’alcol? La droga? Il sesso estremo? Colpa di Zedda?

Perché, ultimamente, sta passando il concetto che informazione significhi dare notizie e che il bravo giornalista (che mi ricorda il bravo presentatore di Frassica quando lavorava con Arbore) è colui che riesce a scovare le notizie migliori, magari perché ha le gole profonde, lui e gli altri no. Oppure perché sa dove andare a scovarle.

Per Unidos, ad esempio, la notizia è che Pili si presenta e che potrà contare su X eletti, dove X è un numero che deriva dalla valutazione dei sondaggi e dalle attuali regole elettorali: punto! Certo, poi c’è chi disquisisce sulla posizione di La Spisa che ha pensato bene di abbandonare la nave per salire sulla scialuppa di Monti. Si parla dello sciame sismico che attraversa la giunta regionale e ci si domanda se sia un segnale che annuncia un terremoto oppure un rilascio di energia che alla fine stabilizzerà la maggioranza. Come il terremoto in Abruzzo, insomma e, infatti, non mancano i mattoidi che sostengono di poter prevedere i terremoti, coloro che sono convinti di essere giornalisti e si dilettano di previsioni.

Ora, sia chiaro, non pretendo certo che un giornalista, che tiene famiglia e scrive per un giornale di destra (avrei potuto evitare di specificarlo, in Sardegna) di fronte ad Unidos si domandi come faccia Pili a (s)parlare di Sardegna mentre Cappellacci la sta riducendo un colabrodo in procinto di affondare definitivamente. O come faccia a (s)parlarne dopo che nella legislatura appena conclusa non ha saputo far di meglio che promuovere le case su Marte (avrà visto troppe volte il film di Guzzanti, magari!).

Ecco, non esigo questo, no, e neppure che si chieda, pubblicamente, ad esempio scrivendo un articolo, come faccia Pili a (s)parlare di Sardegna mentre Berlusconi chiude un accordo con ciò che resta della Lega, il partito che ci considera, nella migliore delle ipotesi, esseri subumani dediti a mangiare a ufo sulle spalle dei padani. Lo stesso partito che pretenderebbe di buttare a mare i terroni, segare l’Italia in due e lasciare che il sud vada verso l’Africa, luogo al quale somiglia così tanto da farlo ritenere il posto migliore per approdare dopo aver attraversato il mare.

Però, santo cielo, possibile che, senza parlare di destre e sinistre, di sigle, movimenti, comitati, nomi, cognomi e indirizzi, nessuno, ma proprio nessuno si stia domandando come mai non solo Pili, ma tutti coloro che si presentano alle politiche si attacchino a questa assurda menata nazionalista?

Attenzione, non dico di indagare a fondo su ciascuna proposta politica esprimendo un giudizio di merito (che so: Pili dice un sacco di assurdità e Lai, invece, no). Parlo di esaminare il fatto che tutti i partiti nazionali, ma proprio tutti, abbiano definitivamente calato la carta della sardità, del territorio, e che questa scelta sia una vera rivoluzione, perché, dato che la Sardegna è quello che è, una regione in coma al limite della morte, tutti i partiti stanno propinando ai sardi la favoletta di un’Isola che deve farcela da sola trattenendo al proprio interno le risorse che esprime! Cioè niente!

Vediamo di capire: siamo al capezzale di un moribondo, un malato terminale col fegato spappolato dalla cirrosi epatica (e la metafora è scelta a ragion veduta, visto che beviamo più birra che panzane politiche, ll che è tutto dire!) e i medici, riuniti a consulto, non propongono un trapianto di fegato, un aiuto esterno. No: rassicurano i congiunti dicendo loro che si deve salvare i paziente ricorrendo a ciò che c’è: il fegato dissolto.

A dire il vero, qualcuno ha pensato di mettere in evidenza la cosa sostenendo che ciò sia dovuto alla probabile crisi regionale che si annuncia a breve dopo le elezioni. Ma se anche fosse così, sarebbe ancora più eclatante! Tanto per rimanere nella metafora del fegato, sarebbe come se di fronte alla necessità di ricorrere ad un trapianto, si andasse a trasferire un rene prendendolo allo stesso paziente senza ricorrere ad un donatore esterno!

Insomma: la regione è allo stremo; abbiamo smesso di produrre; di esportare; il poco che riusciamo a mandare via è benzina; nessuno, ma proprio nessuno, riesce ad articolare una proposta ragionevole per rilanciare la produzione industriale; tutti parlano di agroalimentare e turismo, come dire di pezze al culo… perfino gli indipendentisti, i Sale, tanto per intenderci, non sanno più che dire perché le sciocchezze sparate nel passato prossimo si sono rivelate per ciò che sono… e i partiti, tutti, parlano di fare da noi? E come?

Costituendo Unidos e il PD Sardo!! Non proponendo azioni concrete, ci mancherebbe, bensì costituendo nuove formazioni politiche di respiro locale dopo che gli indipendentisti sono pressoché spariti, dissolti nel nulla di una proposta politica di marca localista impossibile anche solo da articolare.

Diciamo bene le cose come stanno, tanto io non sono un giornalista: se si legge tra le righe di quelle cose bizzarre che taluni chiamo programmi, cercare una proposta pragmatica per risolvere il problema industriale, l’unica carta possibile per non andare definitivamente a fondo, è come la ricerca delle tavole della legge. Saranno a Gerusalemme? A Rennes-le-Chateau? In Somalia? Sotto le piramidi del Louvre?

No: non sono da nessuna parte, esattamente come le proposta politiche spiattellate un po’ ovunque durante questa surreale campagna elettorale. Ci sarebbe da dettagliare un calendario di azioni (un’Agenda, direbbe qualcuno) per chiedere allo stato un aiuto forte, da barattare con un impegno altrettanto forte a far bene, a correggere le storture che sono sotto gli occhi tutti… con la determinazione di smetterla, una volta per tutte, di millantare soldi che non abbiamo, potere che non abbiamo, autonomia che non sappiamo esprimere. Prima che di una rivoluzione civile, ce ne vorrebbe una culturale, questa sì, tutta sarda, altro che turismo e pecore a chilometri zero!

Per fortuna non ci sono neppure i notisti politici, così nessuno se ne accorge: non avevamo un cazzo ma per fortuna, adesso, non ci sono neppure le proposte politiche. Come dire che abbiamo i notisti politici adatti a noi, proprio perfetti.

Contenti?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

84

 

Questa voce è stata pubblicata in politica, Sardità, Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a UNIDOS? DI SICURO LOCOS! PILI ALL’ATTACCO DELLA RIDOTTA SARDISTA… E NON DA SOLO

  1. Ale Sestu ha detto:

    L’indipendenza è l’unica soluzione.

  2. Asia ha detto:

    E’ sempre stata poco credibile la vocazione autonomistica di Pili, anche in tempi non sospetti.
    Mi sono presa la briga, qualche settimana fa, di leggere il suo libro-diario, online… e sono rimasta basita: http://www.mauropili.org/unidos.pdf
    Un contenitore vuoto e ruffiano, stucchevolmente ridondante e pieno di errori ortografici (“refusi” è un termine troppo morbido).
    Strana l’autonomia targata PDL.
    E’ quasi come l’indipendentismo orientato verso l’imbuto del Psd’az, che di sardo ha mantenuto solo la targa.
    Povera Sardegna!

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Asia,
      sfortunatamente il problema non è solo Pili. Attualmente oscilliamo tra chi ci parla solo di pecore a chilometro zero e chi si è dimenticato dove stia la Sardegna (se la ritrova in rete, ascolti l’intrevista di Alessandro Milan a Sechi, questa mattina a 24 Mattino).
      Nel frattempo dei problemi veri della Sardegna (deindustrializzazione, prima di tutto) non se ne parla. Mas oprattutto non si parla del fatto che non se ne parli.
      E in ogni caso, visto che di sicuro ha una buona riserva di Maalox a portata di stomaco, navighi nel sito di Maninchedda: meno refusi ma, forse, più sciocchezze!.
      Cordialmente,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...