MELONI, PERCHÉ MI VUOI GIUDICARE?

POST 082 MELONI PERCHE MI VUOI GIUDICARERicevo una curiosa lettera che pubblico volentieri, soprattutto perché richiama un argomento sul quale ho scritto parecchio, in passato: la rilevanza delle pubblicazioni “scientifiche” nell’ambito delle discipline umanistiche. Prima della lettura, raccomando uno sguardo rapido a questo link, così da acquisire dimestichezza col concetto di “mediana” applicata al tema in oggetto (Avverto che il neretto e le sottolineature sono mie; ho anche corretto alcuni refusi, ma solo per motivi estetici).

 

Buon giorno,

sto cercando qualcuno che abbia voglia di raccontare una storia un tantino paradossale.

Sono un candidato all’abilitazione scientifica nazionale dei docenti universitari per il settore 11/A1, Storia medievale. Sono stati resi noti i nomi dei commissari da qualche giorno: che faccio io? Mi studio i loro curricula. Di uno, in particolare, non sapevo niente: il Prof. Giuseppe Meloni. Università di Sassari.

http://abilitazione.miur.it/public/commissariEleggibili.php?settore=11/A1

Inizio col procurarmi i suoi lavori. Il più recente è un volume del 2012, intitolato “Medioevo catalano” (pubblicato a Sassari, editore Edes). Sorpresa: è una raccolta di 12 vecchi articoli: uno del 1967, uno del 1972, uno del 1973-74, uno del 1973, uno del 1975-80, uno del 1976-81, uno del 1976-84, uno del 1977, uno del 1981, uno del 1982, uno del 1984, uno del 1990. La domanda nasce spontanea, vista anche l’uscita del volume a ridosso della presentazione delle domande di candidatura per le commissioni concorsuali: non è che questa raccolta è stata fatta ad arte per raggiungere le mediane con un volume di cui nessuno sarebbe mai andato a controllare i contenuti? Eticamente, è corretto? E scientificamente?

Cattivi pensieri, mi dico. Continuo a scorrere le pubblicazioni del prof. Meloni e, al secondo posto, trovo un altro volume del 2011: “Emigrati sardi a New York ai primi del ‘900. I berchiddesi (ricerca d’archivio)” (pubblicato a Sassari, senza editore). Che c’entra la storia medievale coi primi del ‘900??? (per la cronaca: vengo a scoprire che i berchiddesi sono gli abitanti di Berchidda, il paese natale del Meloni)

Vabbè, sarà un caso. Vado alla pubblicazione n. 3 (etichettata come “altro”). Titolo: “Sardegna mediterranea”. Non riesco a capire di cosa si tratti, quale è la sede, non c’è neppure l’ISBN… Non si trova.

Vado alla quarta pubblicazione (“contributo in un volume”): “Sul tema dei villaggi abbandonati. Gli insediamenti Anasazi (sud ovest degli Stati Uniti)”, uscito negli “Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari”. La cosa si commenta da sé.

A questo punto sono bello e depresso: continuo sempre più disperato a dare un’occhiata alle pubblicazioni del nostro studioso e vedo tutte cose uscite a livello locale, spesso di poche pagine, spesso curatele (anche di CD) e non di rado fuori dal periodo abbracciato dalla Storia medievale (es. il volume Vita quotidiana a Berchidda tra ‘700 e ‘800, pubblicato a Sassari nel 2004). Non c’è una sola pubblicazione uscita in una rivista prestigiosa del settore…

La domanda, per non farla troppo lunga, è questa: ma non si era detto che saremmo stati valutati da studiosi scientificamente almeno al livello di noi candidati? Dove sono le evidenze (sede delle pubblicazioni, pertinenza delle pubblicazioni etc.) che fanno di questo pur rispettabile docente un giudice in grado di decidere delle sorti scientifiche altrui? Come si è calcolato il superamento delle mediane?

Spero che questa storia qualcuno la racconti, perché non mi sembra una cosa seria e perché di mezzo c’è la vita di tanti studiosi.

 

Alberto Mario (mi firmo così perché sono un candidato all’abilitazione scientifica nazionale e non vorrei subire ritorsioni; quello che dico è sin troppo facile da verificare, basta averne voglia)

 

Mi permetto un breve commento. Il prof Meloni, in tutta evidenza, non ha commesso alcun illecito né può essere censurato in alcun modo. Il punto è un altro. Visto il curriculum, pubblicato in rete dal Ministero, comprendente pubblicazioni a prima vista prive di grande rilevanza (mi domando se coloro che hanno valutato i curricula sappiano che razza di rivista sia “Sardegna mediterranea”, ad esempio – posto che si parli della rivista pubblicata da Dolores Turchi, ovviamente, poiché non vi è alcun riferimento bibliografico certo – oppure che senso abbia citare la curatela di un CD, mentre altre sono copia di vecchi articoli [il libro del 2012]) come viene calcolata la “mediana” (ovvero il parametro che dovrebbe in una qualche maniera individuare lo “spessore” del professore incaricato di valutare i prossimi colleghi)? In altri termini: i titoli come il libro del 2012 (che non apporta alcunché di nuovo alla disciplina) o il misterioso “Altro” relativo alla rivista Sardegna mediterranea, o le numerose “curatele” (tra cui un CD) vengono inclusi nel calcolo?

Tanto per fare un esempio a mio avviso calzante: se un professore che si occupa di archeologia pubblicasse articoli sull’Unione Sarda (la cui rilevanza scientifica è pari a quella di Sardegna mediterranea, se davevro parliamo della rivista di Turchi) verrebbe valutato anche sulla base di questi? In definitiva, ha ragione o no colui che si firma Biancu (chiunque egli sia) a manifestare non poche perplessità? O non sarà che, calcolata impeccabilmente la mediana, il livello medio delle pubblicazioni sia proprio questo?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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12 risposte a MELONI, PERCHÉ MI VUOI GIUDICARE?

  1. AMB ha detto:

    La ricerca continua e mi è venuto il dubbio che Sardegna Mediterranea possa essere questa cosa qui:
    http://www.sardegnamediterranea.it/giuseppe_meloni.htm

  2. Anonimo0 ha detto:

    Al di là dei casi specifici (magari due note sulle proprie pubblicazioni l’anonimo candidato avrebbe anche potuto fornirle..; così.. giusto per gradire), il punto è che l’intero settore della valutazione è nel caos totale. Non c’è niente di certo, a tutt’oggi, in un ambito in cui le certezze (almeno sugli strumenti di valutazione) dovrebbero essere pasta quotidiana..
    Per capire qualcosa su dove si presume stia andando la nave della valutazione (nave o barchetta? In Francia hanno appena abolito l’AERES, versione locale dell’ANVUR: “Délire bureaucratique”, dicono gli amici oltralpe):
    http://www.roars.it/online/anvur-annuncia-stiamo-ricalcolando-mediane-specifiche-per-ogni-ssd/

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Anonimo0,
      il suo commento era finito nello spam (non saprei dire per quale motivo).
      Se per caso non vedesse conmparire i commenti che posta, mi informi.
      Grazie.
      Cordialmente,

  3. Asia ha detto:

    Una curiosità: ma state per caso parlando del figlio del luminare di storia antica Piero Meloni?
    Tutt’altra mediana…

  4. Proto Zuniari ha detto:

    Gentile Alberto Mario,
    Andando sul sito del MIUR si vedono tante cose. Innanzi tutto esistono soglie per discipline valutabili con criteri bibliometrci (discipline scientifiche ed economiche) e discpline valutabili con settori non bibliometrici (discipline “umanistiche”). I criteri non bibliometrici sono molto strani e, guardando i curricola, Meloni mi sembra in buona compagnia , nel senso che, se la storia di Berchidda nel XVIII secolo – o giù di lì – non mi sembra sia citatabile da Hystory Framework Journal della Oxford Publ. , lo stesso vale per , che so, “il formaggio con le pere: storia di un proverbio”. Ma io non ho cultura umanistica e , magari, l’origine medievale di nascondere al contadino le delizie di questo accostamento gastronomico ha la stessa rilevanza di uno studio sull’espansione araba nell’Iberia. Meloni, da un punto di vista legale, ha I requisiti (la mediana) che rispondono ai criteri per essere sorteggiato a caso (almeno così pare) dall’algoritmo.
    Purtroppo molte anime belle, si sono unite all’aggressione contro Università e cultura e non si sono rese conto che , in realtà, la legge Gelmini , in coerenza con i meriti della ministra ( che è andata dalla ‘Ndrangeta a fare l’esame d’avvocato) e di Brunetta (che vanta ben due lavori ISI con 0 citazioni) ha come obbiettivo di distruggere l’università e la ricerca, levando quel pò di margine di merito che , almeno in alcune discipline non legate all’esecizio di professioni di casta, veniva riconosciuto ai candidati. In realtà oggi con la compesazione per l’età accademica chiunque abbia un dottorato e abbia fatto un assegno di ricerca , nella maggior parte delle discipline (anche scientifiche) può superare la soglia per avere l’idoneità . Si illuderà in questo modo una massa di precari che si sentiranno autorizzati a pretendere una cattedra e ad augurare un felice trapasso ai docenti e ricercatori con più di cinquant’anni che , comunque, potranno continuare a giudicare candidati , in alcuni casi, di gran lunga più meritevoli di loro.
    E il gattopardo se la ride alla faccia di quelli che, quelli che …. ci vuole la meritocrazia (e in culo al merito).

  5. AMB ha detto:

    Sono un po’ tignosetto, e ho scritto la stessa mail che qui è pubblicata a qualche alta sfera.
    Ho ottenuto risposta, impegnandomi alla riservatezza (cui io, in quanto anonimo, mi sento particolarmente vincolato). Il contenuto mi pare però possa essere divulgato perché eloquente e chiederei ad Ainis, che è più svelto e lucido di me, di darne la traduzione, per cortesia:
    “La sua lettera pone due ordini di problemi.
    Il primo è formale e procedurale: se l’ANVUR ha svolto correttamente i controlli necessari ad assicurare la coerenza tra commissari e candidati. La risposta è positiva. Il candidato prof. Meloni è sotto la mediana per articoli e capitoli e per la fascia A, ma ha tre monografie e supera la mediana per questa ragione. Nel caso delle monografie il controllo effettuato è stata la presenza del codice ISBN e la data.
    Non esistono strumenti normativi per distinguere tra editori rispetto al bacino di utenza (nazionali vs locali) o al prestigio.
    Non potevamo leggere tutte le monografie né era richiesto dalla legge: si tratta di 7500 candidati in tutte le discipline e i candidati non avevano l’obbligo di allegare i PDF. In molti casi l’ANVUR ha esaminato l’indice dei libri (reperito sui cataloghi online degli editori o in catalogazioni di biblioteche) per identificare casi dubbi, ripetizioni di titoli rispetto ad altre pubblicazioni o altri casi da esaminare.
    Nel caso della monografia che lei cita, realizzata collazionando articoli già pubblicati, non sarebbe stato possibile identificarla sulla base della documentazione accessibile.
    Consideri che numerose pubblicazioni presenti nella lista NON sono state considerate ai fini del calcolo, vuoi perché prive di ISBN, o perché in corso di pubblicazione. Ad esempio non sono state riconosciute molte pubblicazioni di atti di congressi.
    Il secondo è sostanziale: se la normativa esistente assicura il risultato. Qui la risposta è dubbia, o forse negativa in alcuni casi. Su questo tema credo che occorra aprire un dibattito una volta terminata la prima applicazione. Superare una sola mediana su tre è insufficiente. Se avessimo avuto due mediane, come accade nei settori bibliometrici, il risultato sarebbe stato differente. Probabilmente l’effetto finale è stato positivo, nel senso che il meccanismo delle mediane ha comunque innalzato il livello medio delle commissioni. Il fatto che lei possa menzionare un solo caso dubbio su cinque commissari potrebbe essere letto in questa prospettiva.
    Inoltre è chiaro che il solo calcolo del numero di prodotti è insufficiente. Occorrerà lavorare per introdurre elementi di qualità più stringenti, come già accade con le riviste di fascia A.
    Certamente non è l’ANVUR a scrivere le leggi, ma l’esperienza di questi mesi potrebbe aiutare a innalzare il livello di qualità.”

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile AMB,
      pubblico il suo commento, ma senza grande entusiasmo, purtroppo, poiché poco aggiunge a ciò che si poteva capire dalla sua lettera e da un esame del curriculum.
      Come ho già avuto modo di scrivere, il prof Meloni non ha commesso illeciti ed ero sicuro che il calcolo della mediana fosse avvenuto in conformità alla legge. Quindi che i valutatori avessero esaminato i titoli seguendo le direttive. Suggerisco anche di leggere il commento (molto lucido) di Proto Zuriani, che invita tutti noi a non cadere dal pero. Come dire che lei solleva il problema su una persona in particolare (che essendo inserita nell’elenco dei possibili commissari per il suo concorso, sollecita un suo particolare interesse) ma non mi pare proprio sia una scandalosa eccezione (ecco perché mi domandavo, nel commento alla sua lettera, se la mediana non fosse anche “sostanzialmente” corretta, come sembra suggerire il suo interlocutore quando afferma che la procedura ha avuto, in fondo, un effetto benefico!!).
      Concludo dichiarando la mia convinzione che, come suggerito dall’articolo de Il Sole 24 Ore linkato nel testo allo scopo di spiegare l significato della “mediana”, il TAR avrà di che lavorare e neanche poco. Con l’augurio che non sia il suo caso).
      Cordialmente

      COLGO L’OCCASIONE PER INFORMARE CHE NON HO PUBBLICATO NUMEROSI COMMENTI. SEBBENE NON PARTICOLARMENTE OFFENSIVI NEI CONFRONTI DEL PROF MELONI, PORTAVANO LA DISCUSSIONE SU UN LIVELLO PERSONALE CHE NON ACCETTO.
      SE C’E’ QUALCHE STUDENTE CHE HA IL DENTE AVVELENATO, RICORRA AD ALTRI BLOG. OPPURE, DETTO IN TERMINI PIU’ CHIARI, SFOGHI ALTROVE LE PROPRIE FRUSTRAZIONI!

  6. Marinella Lorinczi ha detto:

    Le vicende tragicomiche della classificazione e della selezione delle riviste (o dei periodici) operate dall’Anvur sono di dominio pubblico anche internazionale. Tutto sta scritto e documentato nel sito di ROARS; dai numerosi articoli ne cito uno: http://www.roars.it/online/soft-drinks-noccioline-profumi-eros-mugnai-ed-anche-la-protezione-civile-appendice-al-terzo-capitolo-sulle-riviste-pazze-dellanvur/. Per cui la risposta alla domanda “se un professore che si occupa di archeologia pubblicasse articoli sull’Unione Sarda (la cui rilevanza scientifica è pari a quella di Sardegna mediterranea, se davvero parliamo della rivista di Turchi) verrebbe valutato anche sulla base di questi? ” è la seguente: sarebbe potuto succedere. Quello che non è succcesso sono le dimissioni dell’Anvur, che continua a proporre correttivi dopo la scadenza delle domande per l’abilitazione ed a procedure avviate. Comunque, nel citato sito ROARS tutte queste storie sono seguite passo a passo da moltissimi mesi.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Marinella Lorinczi,
      anche il suo commento era finito nello spam.
      Come suggerito ad Anonimo0, se non vedesse apparire i commenti mi scriva. Grazie.
      Cordialmente,

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Marinella Lorinczi,
      verissimo, ha ragione, se ne parla da tempo. Tuttavia c’è il problema della lontananza di questi temi da quello che a volte si chiama il “cittadino comune” (la ggente, insomma). Anche per questo ho ritenuto di dover pubblicare la lettera di AMB, per mostrare come in realtà parliamo di problemantiche non così tanto lontane da noi (io faccio parte dei “cittadini comuni”). Dovremmo renderci conto che in un paese decente il meccanismo di selezione dei docenti universitari deve essere attuato nell’interesse della crescita culturale collettiva, perché “conviene” a tutti e non è solo una questione di principio.
      Sul futuro delle procedure di cui parliamo, molti prevedono una lunghissima e perigliosa odissea al TAR. Del resto, in un paese che rinuncia alla politca, come stiamo facendo noi, i tribunali restano il “bene rifugio” più gettonato.
      Cordialmente,

  7. Marinella Lorinczi ha detto:

    Gentile Gabriele Ainis, anche lei ha ragione quando sostiene che ciò che riguarda la sfera pubblica, come l’istruzione, dovrebbe essere gestito in maniera che diventi comprensibile ai cittadini comuni, aggiungerei istruiti, perché inevitabilmente si tratta di fenomeni complessi. Il fatto è che in questo caso (delle abilitazioni universitarie nazionali: prima fase del concorso) hanno fatto in modo che non sia comprensibile nemmeno a chi nell’università ci lavora. Il tutto è diventato esoterico per ragioni prettamente tecniche tuttavia non affatto oggettive (calcoli su dati inaffidabili, nel coro di proteste sull’inutilità qualitativa di tali calcoli), per ragioni di mancanza di trasparenza, per ragioni di sovrainformazione complementare alla sottoinformazione, per iperburocratizzazione, per ragioni di stanchezza oramai cronica del personale (si veda oltre perché lo dico) educato in questi ultimi anni ad incassare qualsiasi ca..ta spacciata per innovazione (certamente, avrebbero potuto ribellarsi, ma le gerarchie hanno prodotto fidelizzazione). La struttura indebolita e scricchiolante dell’università pubblica, compromessa, cioè, da una dozzina di anni di ‘sperimentazione’ riformistica irresponsabile (da Berlinguer in poi, passando per Moratti), ma il cui indebolimento non è stato mai diagnosticato, anzi, è stato occultato, è stata successivamente caricata delle rimodulazioni gestionali-organizzative nefaste imposte dalla legge cosiddetta Gelmini (dic. 2010), detta anche ‘riforma epocale’. Appena varata, è stata salutata calorosamente da Mario Monti, che ovviamente non era l’unico entusiasta (http://www.corriere.it/editoriali/11_gennaio_02/monti-meno-illusioni-per-dare-speranza-editoriale_07bad636-1648-11e0-9c76-00144f02aabc.shtml). Infatti, alla fine dello stesso anno 2011, il neoministro Profumo ha avviato l’oliatura del meccanismo messo in moto dal governo Berlusconi, riguardante la ri-riforma universitaria. Ne fanno parte organica e organicamente destrutturante, le modalità complicate, opache e pasticciate di reclutamento dei docenti, affidato organizzativamente all’Agenzia nazionale della valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR). Nel sito ROARS se ne può seguire la cronaca e la critica giornaliere. Le quali come esercizio accademico sono state eccellenti, ma la macchina messa in moto è inarrestabile, per ragioni politiche ma anche perché vi si aggrappa – giustamente – la legione di precari prodotta nei lustri precedenti. La CRUI, Conferenza dei Rettori, annuncia ora il prossimo collasso dell’università statale, dopo essere stata immobile e compiacente per anni. A mio modo di vedere, i tagli progressivi dei fondi ordinari vi hanno certamente contribuito, ma le ragioni di carattere politico e sociologico sono molto più importanti e devastanti e profonde, soltanto che non è possibile quantificarle ‘scientificamente’.

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