L’ARMATA BRANCAUTONOMISTA ALLE ELEZIONI 2013

POST 081 L ARMATA BRANCAUTONOMISTA ALLE ELEZIONIGesuino Muledda, a me, fa tanta ma tanta, tanta, tanta tenerezza, poverino. Sempre lì che si sbatte per difendere le sue bizzarre teorie politiche e nessuno che lo consideri. A volte lo invitano, quando fa comodo, a volte lo lasciano fuori dalla porta e lui deve inventarsi un buon motivo per restarci, fuori. Per uno che ha immaginato l’Arcaicità Moderna non è certo difficile, però a me continua a fare una grande, immensa, galattica tenerezza. Mi ricorda Gianni, l’amico che invitavamo a tutte le nostre feste perché aveva una sorella strafiga e lui era convinto di essere tanto importante da dirci: «Vabbè, ci vengo, però guardate che devo portare anche mia sorella, poverina, altrimenti niente: capito?»

Così veniva alle feste con questa ragazza dotata di due tette che arrivavano cinque minuti prima di lei e si convinceva di essere indispensabile. Una volta che cominciò a filare con uno più grande di noi (le ragazze vanno sempre con un altro, quando ci piacciono veramente) Gianni si inventò che aveva altro da fare, senza neppure domandarsi per quale motivo nessuno lo invitasse più. Poi la sorella, lasciato il pivello, riprese a farsi vedere, ma questa volta senza fratello. E Gianni non si incazzò, no: disse che aveva di meglio da fare che andare a feste insulse come le nostre, frequentate anche da quell’oca della sorella. Amen.

Muledda è come Gianni: se a livello locale possono far comodo i suoi voti – e lo invitano – alle politiche si pone un problema più complesso: la contropartita (che è termine elegante come sinonimo di “prezzo”, per quanto politico) quindi lo lasciano fuori dalla porta.

E lui, furbo come un cervo, fuori dalla porta sta, immaginandosi portatore dell’idea politica vincente di un partito della sinistra sarda federato con il PD nazionale, altra scemenza escogitata per mascherare la necessità di far digerire agli elettori sardi la necessità di aiutare il partito nazionale ad eleggere personaggi localmente sconosciuti. Come dire: Vabbè, accettiamo di votare i Manconi&C ma che sia l’ultima volta, chiaro? Dopo le elezioni facciamo il PIDDìU, Su Partidu Democraticu Sardu, federato col PD, così non ci saranno più equivoci!

E Bersani che assicura che sì, si farà, certo che si farà, ma nel frattempo che si voti e non si rompano ulteriormente i cotiledoni, perché il PD ha di meglio da fare che non stare a seguire le cazzate locali dei democratici sardi, visto che Muledda non l’ha lasciato fuori dalla porta il segretario nazionale del PD bensì gli altri “sardi”, tanto per gradire e alla faccia della sardità, autonomia e solidarietà etnica! Tanto per capirci: molto meglio un Manconi in mezzo ai coglioni, che un Muledda sulla pilledda, in rima baciata, metricamente impeccabile e politicamente pure.

Muledda non ci sarà, ma ci saranno i suoi voti. I quali voti andranno al PD-SEL però senza dirlo apertamente, altro capolavoro di strategia politica che fa il paio con l’Arcaicità Moderna.

Secondo me – e lo dico con convinzione – Muledda ha sbagliato il nome della sua formazione politica: anziché Rosso-mori avrebbe dovuto chiamarla Rosso-ossimori, contratto in un fascinoso Rossimori (da leggere, a seconda dei casi, R-ossimori oppure Rossi-mori) perché come riesce lui a coniugare gli opposti, non riesce nessuno, almeno a livello locale (a livello nazionale Bersani lo batte sei a zero).

Non ci sarà, pare, neppure Zuncheddu. Si è consultata con la base del suo partito (una pedana di legno su cui sale per fare i comizi) cui ha suggerito di evitare una figuraccia di varechina alle consultazioni. La base non ha risposto (e vorrei ben vedere!) quindi, seguendo l’adagio che chi tace acconsente, alle elezioni non si va, neppure in 4×4 e con i battistrada maggiorati.

Invece ci sarà “Meris in dommu nosta”, di Doddore Meloni, il perseguitato politico che la magistratura sarda, romanocentrica e succube del complotto fenicio-massonico, vorrebbe eliminare dalla lotta politica. Come Berlusconi, insomma, con la differenza che una gnocca come Ruby, lui (Doddore) se la sogna e infatti c’è Cristina Puddu.

C’è Anche Bustianu Cumpostu con “Indipendenza per la Sardegna-Soberania”. Primo provvedimento quando sarà al governo l’abolizione delle museruole e il diritto di manifestare liberamente con lo strumento democratico che più ama. Come Fantozzi, insomma: mutandoni tattici, frittata di cipolle, un barile di birra e morso libero! Assieme a lui, commercianti, pescatori, autotrasportatori. I pastori no, invece, le pecore hanno protestato perché sono stufe di coprirsi di deodorante per riuscire a sopravvivere durante i comizi. Si sa che le ascelle delle pecore sono particolarmente delicate. Forse ci sarà Peppi Mungetta, ma solo se le lumache arriveranno in tempo a firmare per la presentazione delle liste. Candidato premier, Pietro Murru, co-fondatore del movimento Fiocco Verde. Questo però, il movimento, si dissocia. E l’avevo detto che sarebbe accaduto. Forse il Fiocco si presenta alle elezioni e Verde no. Oppure viceversa. Alle regionali prossime venture, invece, ci sarà Fioc, con la destra e Co con la sinistra. Ver non si presenterà e De si scinderà in due formazioni “D” ed “E”. Entrambe andranno al CERN e faranno da target chiedendo di essere ulteriormente scisse.

Gavino Sale, al contrario di Monti, scende e non si presenta. Magari ci farà sapere per qual motivo. Se non ci rendesse edotti faremo del nostro meglio per sopravvivere. Forse, stufo per le continue battute relative al cognome, il famoso uomo politico ha deciso di cambiare: d’ora in poi si chiamerà Gavino Scende e, a tavola, Gavino Pepe. Non è molto originale ma vale molto di più.

Neppure Progres si presenta e, sorprendendo tutti, la formazione politica non si scinde in Pro e Gres. Al CERN si sono messi a piangere perché gli indipendentisti sardi sono i migliori clienti che hanno, ma si consolano perché sanno bene che è solo per via della crisi. Quando Bersani e Monti formeranno il nuovo governo e riapriranno il rubinetto dei fondi pubblici, sarà tutto come prima.

LaPola non ci sarà, purtroppo, e il sindaco di Scraffingiu dicono non si presenti alle politiche. Bè, poco male, per fortuna c’è Benito Urgu, ma di questo ho già parlato, quindi non annoio ulteriormente i pochi lettori del blogghino.

Buona visione e buon divertimento: l’Armata Brancautonomista va a cominciare.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a L’ARMATA BRANCAUTONOMISTA ALLE ELEZIONI 2013

  1. Antonio ha detto:

    Tutto interessante….ma….di Boicheddu Segurani stranamente non si parla. Magari sarà per la prossima puntata

  2. Proto Zuniari ha detto:

    Non siamo ingenerosi, Muledda fuori dalla porta c’è voluto stare lui, perché al parlamento italiota non è interessato. La sua aggregazione di sinistra, o sinistra aggregazione, è superiore a queste cose vuole solo il parlamento sardo. Lui stesso ha sempre rifuggito il potere, i seggi, le poltrone e gli strapuntini. Grande studioso del pensiero di Simon Mossa (chi era costui?) ma anche esegeta di Gramsci, cultore dell’ arcaicità ma anche della modernità, teorico del nazionalismo ma anche dell’internazionalismo (allevatori di tutto il mondo unitevi, che se mi votate un contributo non si nega a nessuno), amante del rosso ma anche del moro. Perchè, in fondo, quando militava (o meglio altri militavano anche per lui nel PCI, compreso il sottoscritto), qualcosa di Gramsci l’ha orecchiata, ma anche… ma anche,sopratutto, di Veltroni.

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