DA QUI ALL’INFINITO: UNA RIFLESSIONE SUL FUTURO DELLA SCIENZA. RIFLETTIAMO ANCHE NOI?

POST 074 DA QUI ALL'INFINITO«[…] il massimo cui posso aspirare è che i lettori più attenti trovino il risultato più simile a un ricco carrello degli antipasti che alla ciotola di un cane.»

Così, nell’introduzione, un culodipiompo come Martin Rees, parla del proprio lavoro, conferenze trasmesse alla BBC che vengono raccolte in un volumetto e vendute alla ragguardevole somma di €14.90 (poco più di 100 pagine, un vero furto, apparentemente, soprattutto per chi non sa di editoria!)

Di cosa si tratta?

Rees è una figura che incarna (a mio avviso, sia chiaro) la tradizionale solidità vagamente spocchiosa della scienza britannica (e non “solidità britannica”, mi si permetta rimarcarlo). Questo signore, di cui non riporto per esteso il curriculum, ma suggerisco di dare un’occhiata alla rete, ad esempio qui, è una delle personalità scientifiche più influenti del Regno Unito, continuatore, nell’immaginario collettivo britannico, della tradizione dei Newton, dei Darwin, degli scienziati che hanno fatto la storia della scienza inglese e non solo: di tutto il consesso umano. Una personalità come questa non è traducibile con una metafora italiana. Noi non abbiamo un Rees perché la scienza, alle nostre latitudini e longitudini, ha un ruolo decisamente diverso nella società rispetto alla tradizione anglosassone (e non solo) e lo sanno bene coloro (e a me è capitato per lavoro) che si trovano a discorrere di temi metascientifici fuori di casa: vai a spiegare a uno scienziato del Trinity College perché il ministro deputato all’Istruzione è la Gelmini, quella del tunnel per i neutrini tra Ginevra e il Gran Sasso!

Per cui, tanto per intenderci, non posso dire «Rees è il Professor Coso britannico»: noi, un Professor Coso come Rees non possiamo averlo perché da noi la scienza è una faccenda del tutto diversa rispetto al Regno Unito. Sarebbe più semplice, piuttosto, dire che un ayatollah iraniano molto influente è come un cardinale o come il papa!

Diciamo, quindi, per approssimazione, che poiché nel Regno Unito la scienza ha un ruolo sociale di primo piano e Rees è uno scienziato di primo piano, è anche una personalità molto influente, come da noi uno scienziato non sarà mai (senza confondere con l’influenza mediatica, naturalmente, parlo di rilevanza sociale derivante dall’essere scienziato, non, ad esempio, affabulatore in TV). Però, per descrivere il contenuto del libro, la sua importanza, userò una metafora che in Italia è assai espressiva: è come se il Papa si incaricasse di spiegare cosa sia la religione e quali implicazioni possa avere sulla società, nell’immediato futuro…

… tenendo in prima persona una conferenza da diffondere per via radiofonica, usando quindia un linguaggio accessibile a tutti.

Da qui all’infinito, una riflessione sul futuro della scienza (Codice 2012), contiene infatti l’elaborazione dei temi trattati da Rees nel corso delle Reith Lectures (conferenze pubbliche, trasmesse per radio, affidate di volta in volta a personalità di elevatissimo livello nel panorama dell’intellettualità britannica). A questo punto, mi chiederete cosa siano queste Reith Lectures e, ancora una volta, non sono in grado di darvi una metafora valida per il nostro paese. Dice wiki: The Reith Lectures is a series of annual radio lectures given by leading figures of the day, commissioned by the BBC and broadcast on BBC Radio 4 and the BBC World Service. The lectures were inaugurated in 1948 by the BBC to mark the historic contribution made to public service broadcasting by Sir John Reith, the corporation’s first director-general.

Che faccio, avvicino la cosa a SuperQuark e allo sparuto Paco Lanciano?

Lasciamo perdere, è meglio! Ma non per la figura, dignitosissima di Lanciano, ci mancherebbe, scienziato validissimo e buon divulgatore, quanto perché sarebbe l’esatto contrario. Rees va alla radio a parlare di scienza perché è Rees, mentre Lanciano (purtroppo) è Lanciano perché va a SuperQuark!

Noi, accidenti!, non sentiamo la necessità di ascoltare uno scienziato che ci dica cosa sia la scienza, anzi, non sentiamo neppure la necessità di avere una scienza nazionale, pare proprio che non ci serva: perché dovremmo avere le conferenze radiofoniche?

Ma, dopo tutto questo tergiversare: che c’è scritto nel libro?

La realtà, vera, è che non parlo di questo saggio (solo) per il suo contenuto (l’ho letto e, personalmente, non ci ho trovato niente di nuovo, ma perché, probabilmente, non è indirizzato specificamente a persone come me, che seguono con buona assiduità lo sviluppo della scienza) quanto perché mi dà agio di riflettere sulla condizione della scienza in Italia, di mostrare che da noi non c’è un Rees e neppure ci sono le Reith Lectures. Ecco il motivo per il quale Codice traduce il libro di Rees ma non c’è un editore britannico che si sognerebbe mai di tradurre un libro simile edito in Italia! Insomma è un saggio la cui sola esistenza spinge alla riflessione e, devo dire con rammarico, allo sconforto!

Per chi invece volesse avvicinarsi alle tematiche riguardanti la scienza attuale e il suo prevedibile sviluppo nel futuro, oltre che alla condizione della scienza ed all’interazione con la società (questo, però, in una prospettiva abbastanza lontana dal presente italiano) lo consiglio caldamente, perché è ragionevolmente accessibile (senza esagerare, però, un minimo di strumenti, per leggere un saggio, ci vuole sempre) chiaro ed esaustivo quanto può esserlo una conferenza da diffondere per radio

Poiché ho sviluppato un grande affetto per i tre lettori del blogghino (ma che non si allarghino troppo) mi assumo la fatica di dettagliare i titoli (e non è un copia/incolla da un sito, ricopio dal testo cartaceo, perché vorrei che si capisse per bene di cosa si occupa Rees, rimarcando che queste cose sono state dette alla radio!)

Cap 1 Il cittadino scienziato

             La scienza come cultura

             L’incertezza politica e scientifica

             Comunicazione e valutazione

             Gli scienziati come attivisti e come cittadini preoccupati

Cap 2 Oltre il secolo

             Tendenze delle popolazioni umane

             Risposte al potenziale cambiamento climatico

             Altre vulnerabilità

             Una prospettiva cosmica

Cap 3 Quel che non sapremo mai

             Misteri del cosmo e del microcosmo

             Le sfide le XXI secolo

             Oltre la terra

             C’è già vita da qualche altra parte?

             E magari anche vita intelligente?

             Gli umani riusciranno mai a capire tutto?

             Verso un futuro profondo

Cap 4 Un mondo inarrestabile

             Migrazione e clustering

             Università e poli tecnologici

             Sostenere l’entusiasmo dei giovani

             Una digressione sociologica

             Ottimizzare la creatività scientifica

             La prospettiva britannica

             L’effetto di internet

Conclusioni: Sostenere una visione globale a lungo termine

Tutto in meno di 110 pagine.

Per chi decidesse di rinunciare a 15 caffè (dalle mie parti costa un euro ma al sud si trova ancora a 80 centesimi, quindi bisogne rinunciare a un numero maggiore) buona lettura: si divertirà e troverà materia di riflessione.

Per coloro che parlassero inglese, invece, ascoltino direttamente Rees alla BBC. A questo link:

http://www.bbc.co.uk/programmes/b00sk5nc

 

PS: per capire il senso della figura bisognerebbe osservare con attenzione la copertina del libro.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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4 risposte a DA QUI ALL’INFINITO: UNA RIFLESSIONE SUL FUTURO DELLA SCIENZA. RIFLETTIAMO ANCHE NOI?

  1. Quintale ha detto:

    Grazie,
    penso che scroccherò la versione inglese.

  2. Pietro ha detto:

    “per capire la figura…” oppure digitare crystals diffraction su google

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Pietro,
      anche ma non solo. Aggiungere “quasicristallo”. Si riferisce alla copertina dell’edizione italiana del libro di Rees.
      Cordialmente,

      • Pietro ha detto:

        Beh si, poi si arriva fino al mondo magico dei quasicristalli, di cui quella è proprio una figura di diffrazione da raggi x (o forse da neutroni), non spiegabile nel mondo rassicurante delle tre dimensioni da noi percepite…

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