QUIRRA COME ATLANTIDE: IL MISTERO DELL’URANIO IMPOVERITO

POST 073 QUIRRA IL MISTERO DELL URANIO IMPOVERITOLe conclusioni della commissione sull’uranio impoverito (Depleted Uranium, DU) sono state ampiamente riportate dai mezzi di informazione, così come i commenti delle due “parti contrapposte di Quirra” che si sono affrontate senza esclusione di colpi (virtuali, per fortuna) in rete e non solo.

Apparentemente, a giudicare dal volume dei commenti, analisi, impressioni, invettive, tutto il corredo che accompagna il dividersi in due fazioni, sarebbe lecito attendersi l’impossibilità di aggiungere qualcosa di nuovo, eppure non è così. Oppure, più opportunamente, c’è qualcosa di molto vecchio (riferito a questa vicenda, cioè al suo inizio) che non solo non è mai stato detto, salvo poche eccezioni, ma che continua ad essere ignorato, come se la definizione dei problemi non andasse impostata, fin da subito, sulla condivisione di un lessico, il mettersi d’accordo sul significato di ciò che si dice e ci si sbatte vicendevolmente in faccia nel corso delle liti.

Prima di parlarne – e lo ripeterò spesso in questo ragionamento – sarà bene individuare il maggiore colpevole per questa carenza: i mezzi di informazione. Questi, infatti, avrebbero il compito di “informare” e ciò significa, prima di tutto, specificare correttamente i termini dei problemi in discussione. Ci sono almeno due possibili motivi per questa clamorosa mancanza: l’ignoranza, che non si nega a nessuno, soprattutto oggi, in Italia, se si parla di faccende in cui fanno capolino il metodo scientifico e la logica; la malafede, che talvolta si fa fatica a negare, assegnando patenti di inettitudine di cui però, sotto sotto, si dubita.

Nella brutta storia di Quirra si sono intrecciati, fin dall’inizio, interessi enormi. In testa, probabilmente, il connubio tra quelli militari e dell’industria dell’armamento, tema che in Italia viene sistematicamente ignorato, come se il bilancio della difesa non sia una frazione significativa della spesa pubblica e il fatturato dell’industria delle armi (spesso camuffata da “aerospazio”, come se lo Shuttle, per fare un esempio innocuo e lontano da noi, non sia stato prima di tutto un veicolo adatto a missioni di interesse militare) una frazione significativa del PIL. Di armi e difesa (che sa spesso di attacco) in Italia, è meglio non occuparsi troppo. Meglio guardare nell’orto altrui. In Turchia, ad esempio, stigmatizzando ogniqualvolta possibile l’influenza dei militari, o in Egitto, USA… da noi no. I militari non contano e l’industria delle armi, invece, pure. Se proprio se ne vuol parlare, allora c’è la caccia, le doppiette e i pallettoni, ma i missili, i radar, le navi, gli aerei, i cannoni, le sofisticate dotazioni elettroniche di ultima generazione, no, non esistono e nessuno le produce, le vende, le reclamizza, le sperimenta.

Ecco il primo punto: le sperimenta. A cosa serve un poligono come il PISQ?

Ce n’è un altro, di punto, che vorrei illustrare con un esempio: che senso dare alla domanda «Il PISQ è inquinato?» Dopo che la commissione ministeriale ha concluso i lavori escludendo la presenza di DU nel poligono, possiamo stare tranquilli?

Per rispondere alla prima domanda ricorrerò a una metafora: possiamo affermare che un luogo sia inquinato o meno nello stesso modo in cui possiamo dire che un cittadino sia colpevole o meno di un delitto: ci vuole un processo. Nel secondo caso un processo penale, nel primo un processo rappresentato da un insieme di regole condivise che definiscono cosa significhi “inquinato”. Di conseguenza, quale tipo di metodica si debba adoperare per provarlo. Insomma, non si tratta di urlare in rete citando a sproposito pretesi risultati di analisi chimiche: un territorio è inquinato, lo si definisce tale, se, seguite le metodiche specificate dalle leggi, gli enti preposti riscontrano che le concentrazioni di agenti inquinanti sono più elevate del consentito. Ciò permette, inoltre, di poter dare inizio ad un ulteriore passo: l’eventuale connessione dell’inquinamento riscontrato (posto che sia stato determinato) con eventuali danni biologici alle popolazioni residenti. Per fare questo è necessario attivare un altro processo, che si chiama indagine epidemiologica e rileva se e in qual misura esista una concentrazione di malattie in una data area, permettendo, sulla base delle conoscenze mediche, di correlare distribuzioni abnormi di malattie e agenti scatenanti (eventualmente inquinamento ambientale causato da attività umane, anche industriali, ma non solo).

In altri termini, tanto per essere chiari, non ha senso riportare la notizia della presenza di uno o più agnelli con un solo occhio, o la testimonianza di un cittadino in buonafede che si sia convinto esistere una correlazione tra la morte di una congiunta e il fatto che avesse ingerito funghi colti presso un carro armato. Così come, per altro verso, non basta presentare una certificazione di bontà di un vasetto di miele o una forma di pecorino senza torio per assicurare dell’assenza di inquinamento. Possono nascere agnelli sanissimi in un territorio inquinato e agnelli deformi in un territorio scevro da inquinamento, così come vasetti di ottimo miele possono essere prodotti in un territorio inquinato e una forma di pessimo formaggio al torio in un territorio che non si può definire sede di inquinamento.

Ciò che scrivo non è farina del mio sacco, bensì ciò che prescrivono le regole del vivere condiviso: le leggi. Siamo sicuri che fin dall’inizio la “misteriosa vicenda Quirra” si sia svolta in questo modo, con un occhio attento alle regole? La risposta è no, ma ciò che voglio sottolineare è la clamorosa mancanza di informazione da parte di coloro che hanno gettato in prima pagina gli agnelli deformi, le vacche sparite, il torio, e l’uranio impoverito, senza che nessuno si peritasse di ricordare che la convivenza civile prevede leggi, regole, processi (non quelli penali, non ancora) cui è affidato il compito di decidere se inquinamento vi sia o no e se, dato questo vi sia danno biologico!

Se solo l’informazione avesse lasciato gli agnelli negli ovili, ricordando cosa significhi “inquinamento” e “correlazione tra inquinamento e danno biologico”, forse Quirra non sarebbe diventato il mostro mediatico, l’orrore del Centro Sardegna assurto a metafora del disastro ambientale, ma, soprattutto, il dibattito sull’opportunità di mantenere in vita i poligoni si sarebbe sviluppato in maniera corretta, non all’inseguimento di questo curioso Sacro Graal chiamato DU.

Infine ci sono i politici. Tutti allineati, senza eccezioni, sulle stesse metodologie perverse veicolate dai mezzi di informazione, tanto da far passare, ancora una volta e colpevolmente, il messaggio che gran parte dei problemi dei poligoni e dell’occupazione militare di vaste aree di territorio siano l’inquinamento dimostrato con i racconti dei militari malati di tumore, con gli agnelli e con le vacche sparite (e gli UFO… il chupacabras?).

No, non è mancanza di rispetto per la salute dei militari né per la loro buona fede, piuttosto una critica decisa a chi adopera salute e buona fede dei militari per sviare l’attenzione dei cittadini dai problemi reali e dalle regole, proprio coloro che dei cittadini sono rappresentanti, incaricati di rappresentarne i bisogni. Se ciò è scontato per la parte politica che nelle armi crede e confida, appare bizzarro che il medesimo atteggiamento possa allignare in area progressista, per quanto gli interessi rappresentati dalla produzione di armi possano essere trasversali. Per attraccare, infine, ai volenterosi comitati spontanei sorti in difesa del territorio, appiattiti anch’essi sulla pretesa di mandare avanti nella pugna agnelli e tumori, uranio, torio e nanoparticelle. Si saranno domandati mai, costoro, per quale motivo la stampa (di destra) fosse così unanimemente dalla parte di un magistrato che adoperava proprio questi temi?

L’aver trattato questa brutta vicenda come si fa con Atlantide, a tutti i livelli, (s)parlando di uranio, torio, radiazioni, inquinamento e tumori nello stesso modo in cui Giacobbo parla di storia e archeologia, ovvero senza cognizione di causa e senza metodo, ha sortito il medesimo risultato di Voyager: alcune fazioni di ignoranti che litigano e, alla fin fine, partecipano alla stessa conclusione: gli ignoranti tali restano, perché Voyager non insegna niente a nessuno e la trasmissione va avanti, contando proprio sul permanere dell’ignoranza.

Che, traducendo, significa – e non era difficile prevederlo – che i poligoni non si chiuderanno né verranno bonificati (altra categoria, quella della “bonifica” così maltrattata dall’informazione e dalla politica) mentre, tanto per gradire, Quirra resterà, a lungo, sinonimo di territorio inquinato! Ma non perché il complotto di una qualche lobby abbia falsificato i dati impedendo la determinazione della presenza di DU, quanto perché non si deve litigare sulla posizione geografica di Atlantide prima di aver dimostrato che sia realmente esistita, se “abbia senso” cercarla. Se il “sospetto” della presenza di DU è lecito, se i tumori e gli agnelli-polifemo sono segnali potenzialmente preoccupanti, se l’attenzione dei cittadini deve sempre e comunque essere alta, non si deve confondere la richiesta forte di analisi che comprovino o escludano la presenza di un pericolo reale con la pretesa di farlo da sé sulla base di impressioni, per quanto inquietanti possano apparire, come se la sentenza di un processo penale la decidesse Salvo Sottile (e su questo non scendiamo in dettagli per l’amor di dio!) con un televoto!

Lo “strano caso di Quirra” si è sviluppato come la ricerca di Atlantide e così si sta concludendo: senza Atlantide, ovviamente, mai esistita, con il poligono che rimarrà dove sta, la pretesa “bonifica” i cui esiti mai si conosceranno poiché non si conosce lo stato attuale del territorio e Quirra che sarà sempre “Quirra: l’Inferno in terra dell’Uranio Impoverito”. A chi giova?

Cerchiamo, almeno, di imparare dagli errori. Si hanno dubbi? Si chiedano a gran voce le indagini epidemiologiche, l’istituzione del registro dei tumori, l’attivazione di presidi permanenti per il monitoraggio della salute. Si chieda che enti indipendenti effettuino campionamenti statistici sul territorio e soprattutto, che tutti i dati vengano messi a disposizione dei cittadini in rete! Basta con gli agnelli polifemo e le forme di pecorino al torio. Se vogliamo chiudere i poligoni, il modo migliore per non farlo è affidarsi alle urla scomposte e alle bufale: vanno a vantaggio di chi, i poligoni, ha tutto l’interesse a tenerli aperti!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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17 risposte a QUIRRA COME ATLANTIDE: IL MISTERO DELL’URANIO IMPOVERITO

  1. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Ainis,
    inutile dire che che la Sua è un’analisi che dipinge uno stato di cose (purtroppo) reale che pochi hanno il coraggio di denunciare. Da sempre , ma con minore efficacia di come riesce a Lei , ho cercato di mettere a nudo in qualche pubblico dibattito il danno di campagne su temi ambientali dettate dall’ideologia (o peggio malafede), beccandomi di volta in volta, del radioattivo , dell’industrialista di m.. , untore, nemico delle bonifiche, oppure nemico del progresso, dello sviluppo ecc. , subendo per questo anche qualche rappresaglia (poca roba comunque) anche dal fuoco “amico”. Certo l’informazione, che per vendere due copie in più, racconta quello che la “ggente” si vuol sentir dire ha le responsabilità maggiori. L’informazione viaggia su su un doppio binario: da una parte sfrutta le paure, sopratutto quelle non giustificate, e dall’altra seleziona la merce che si vende meglio: Voyager e Tozzi for ever, niente è meglio del catastrofismo, dallo tsunami atlantideo all’agnello mutante fino all’esplosione tumorale non confermata da indagini epidemiologiche. Ma c’è un’altra categoria che condivide le responsabilità dei media e che mi permetto di ricordare : gli esperti autoreferenziali di parte. Le parti, in mancanza di ricercatori non in pensione –e che perciò devono ancora rispondere a referee delle loro asserzioni – trovano sempre un “esperto” pronto a giurare che la CO2 fa bene al clima e alla salute, o che a Quirra c’è più torio che acqua, tant’è vero che nascono agnelli con le corna che si avventano sui drappi rossi. Sono esperti da seconda serata, se dicono cazzate non rischiano niente, al contrario delle commissioni o dei periti che operano per le istituzioni; le loro verità le stabilisce il popolo sovrano -organizzato in comitati pro o contro qualcosa- non il metodo scientifico. Il prossimo referendum non sarà per la chiusura dei poligoni militari, ma per stabilire se nei poligoni c’è l’UD. Ora ho scoperto che c’è un comitato organizzato dai peggiori devastatori delle lagune arborensi: gli iperallevatori in batteria (due casi di mucca pazza opportunamente censurati) che riversano liquami, nitriti (non di cavalli) a gò gò, metalli pesanti e quant’altro derivi da fertilizzanti sintetici. Questi sull’onda di chi ne ha le ragioni (Golfo del Messico) si oppongono (con che faccia di cartone compensato) ad un carotaggio su terra ferma per la ricerca (non sfruttamento) di metano che forse non c’è, e si scaglia contro chi richiede permessi di ricerca per acqua calda (la geotermia non produce i contributi dell’eolico e del solare o delle quote latte) anche se è più rinnovabile e pulita.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Proto Zuniari,
      vorrebbe andare contro gli interessi enormi che sorreggono il quattrino di Arborea? Sicuro di sentirsi bene?
      Ad essere sincero, nello specifico, ne so ancora meno che su Quirra, però che le attività agropastorali di quelle parti abbiano distrutto l’ambiente marino del golfo è ben noto (e nessuno ne parla mai, ovviamente). Sull’opposizione al “Progetto Eleonora” non c’è dubbio che vi siano persone dabbene sinceramente preoccupate (e, purtroppo, assai poco informate sui pericoli reali dei cartotaggi) assieme a non pochi preoccupati, solo ed esclusivamente, delle proprie tasche. Purtroppo, uno degli stereotipi veicolati dall’informazione è l’equazione agropastorale=difesa ambientale. Ciò è del tutto falso ma non si può dire, così come sostituendo “agropastorale” con “turismo” si ottiene un altro stereotipo assai comune.
      Ci sono molte colpe, ma non solo dell’informazione. Ad esempio: c’è un qualche intellettuale in grado di parlare seriamente di questi temi?
      ….con quel che ne segue.
      Cordialmente,

  2. Proto Zuniari ha detto:

    Bella domanda. Secondo me, nella migliore delle ipotesi, l’atteggiamento degli intellettuali in queste faccende giustifica l’accezione negativa che connotava la categoria in anni più felici di questi (in quanto a dibattito politico): persone che non prendo in considerazione la realtà. Anche il lavoro scientifico è un lavoro intellettuale, ma chi lo fa non necessariamente è un intellettuale, qualche volta è solo uno che deve mettere l’asino dove vuole il padrone, altrimenti addio fondi per la ricerca.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Quintale,
      meno male che Radio radicale c’è!
      Onnis commette un errore (grave): paventa l’esistenza di una connessione poligono/sanità pubblica anche se non lo dice chiaramente. Da epidemiologo avrebbe dovuto affermare qualcosa come: “per stabilire connessioni ci vuole l’indagine epidemiologica che sarà conclusa entro l’estate”. Sarebbe stato più serio.
      Inoltre dice sciocchezze enormi sul torio: secondo me non ha capito (per pura ignoranza) che il torio non proviene dai missili (e infatti non c’è nulla che lo provi!). Il realtà non c’è alcuna contaminazione da torio (se non per le saldature!)
      Ha ragione sulla “discarica”, ma sarebbe lo stesso per qualunque altra azienda.
      Sul resto, ciurla nel manico. Sa benissimo che Quirra non chiude. Lo sappiamo tutti.
      Sull'”inquinalento puntiforme” dice sciocchezze notevoli. La realtà “sperimentale” è che il settore zootecnico non ha problemi!!
      Mi sbilancio: non ci saranno problemi nepure per l’indagine epidemiologica in atto! (Ma non sono stampunieddu, semplicemente ho visto i risultati preliminari)
      Una nota finale: ci sarebbe voluta una giornalista che ne capisse. Chi intervista parla solo per sentito dire e nno è in grado di incalzare l’intervistato (peraltro di non eccelso livello).
      Cordialmente,

  3. Priamo ha detto:

    Dott. Onnis è stato Direttore Generale dell’ASL di lanusei, non penso paventi l’esistenza di una connessione essendo lui un Dirigente Pubblico. L’uranio ormai è una bufala quasi dimenticata, il torio si sta avviando alla stessa conclusione, chi rimane è solamente un’informazione distorta. Anche Lei Sig. Gabriele, in mezzo ad un eccellente lavoro di un’informazione corretta, qualche piccolo abbaglio Le fa perdere la concentrazione. Frase discutibile “basta presentare una certificazione di bontà di un vasetto di miele”, perchè, al contrario, dall’analisi delle componenti biologiche (miele, cera, polline) si è in grado di verificare il grado di contaminazione del territorio”. In poche parole, è il pensiero di tanti, chi fa un eccellente lavoro di ricerca-informazione è Fabio Ghigliè Lai in “quirral’altrastoria”. Lavoro supportato da dati di fatto: certificazioni dell’IZS, dell’ISS, dati mortalità, certificati di guinnes, analisi chimico-fisica, residuale e melissopalinologica, quest’ultime eseguite dell’ARPAS.
    Con piacere,

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Priamo,
      Onnis paventa e come, purtroppo. Ascolti con attenzione l’intervista.
      Sul miele ha torto, perché è un indicatore biologico solo se si effettua un’indagine statistica estesa ad un territorio, altrimenti è un dato puntuale come tanti altri (anche se l’analisi è corretta e fatta da un istituto cerificato). Nel caso del miele citato da Lai (e da lei) ciò non è stato fatto. Per questo ripeto spesso che è necessario un lessico condiviso, cioè il rispetto delle procedure che permettono di dire se un “territorio” è inquinato. Ciò è diverso da dire se una produzione di miele lo sia o meno (se non apprezza la differenza non se la prenda con me)
      Che poi io possa commettere errori è ovvio: non ho ancora studiato da Stampunieddu. Però, se desidera segnalare le cazzate che dico, almeno cerchi quelle giuste.
      Cordialmente,

  4. Priamo ha detto:

    Ringrazio, la Sua è una perfettibilità eccezionale. Da incazzato riesce a trasmettere e rendere ancor più lessicalmente. Tolti due barattolini di miele (mi ha convinto), rimangono in piedi dati e commenti sciorinati da Ghigliè.
    Cordialità,

  5. emilio spatri ha detto:

    Come ha ricordato Antonio Onnis nell’intervista a Radio Radicale citata (http://www.radioradicale.it/scheda/370710), l’errore della ricerca Nato è stato quello di voler cercare “il” colpevole, cioè l’uranio impoverito, anziché fare un’indagine più ampia. Magari poteva dirlo prima. O almeno poteva dirlo al Procuratore Fiordalisi quando è partito in quarta per dimostrare, di nuovo, che “il” colpevole era sempre lui, l’uranio impoverito, e se non si trovava era perché non lo si voleva far trovare. Finita l’inchiesta Onnis dirà che lui però lo aveva detto che così non andava bene. Intanto però le lamentele del Comitato di controllo sono diventate accuse penali a spese della collettività.
    Quanto al ruolo della stampa, non vorrei che si cadesse nel luogo comune. Non è la stampa che crea le notizie. L’agnello polifemo è diventato notizia, per questo ne hanno parlato i giornali. Quando è nato, anziché fargli fare la fine dei suoi simili (Li seppelliscono? Li bruciano? Li fanno al forno? Li mettono in formalina?), un allevatore o un veterinario ha ben pensato che poteva usarlo a conferma delle proprie teorie, trovando a dargli man forte un magistrato, una nanopatologa, un fisico e i comitati a prescindere. A quel punto la notizia camminava con le sue gambe e i giornali non potevano non pubblicarla. Tanto più se fa parte di un romanzo a puntate come il caso Quirra. Poi è indubbio che c’è modo e modo di trattare la notizia, ma nel caso di cui parliamo, l’origine del problema non sta nei giornalisti ignoranti o schierati, ma nel vero e proprio abuso d’ufficio di un magistrato che ha usato la stampa in modo strumentale, approfittando della sua posizione di autorevolezza. Poi certamente, una volta accesa la miccia, i giornali, per vendere, preferiscono dare retta a chi porta benzina piuttosto che a chi porta acqua, perchè l’acqua non fa notizia.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile emilio spatri,
      nel merito della “difesa” (tra virgolette) dei giornalisti, mi permetto di non essere d’accordo con lei. Le faccio un esempio. Cagliari sarà anche un piccolo buchetto dimenticato da Dio, però Paolo Randaccio non è un uomo di Neanderthal e, quando ha ricevuto tutto l’ambaradàn da Fiordalisi, ha escluso subito qualunque contaminazione. Proprio perché la città è un buchetto, questa conclusione era conoscenza comune. Domanda: possibile che nessun giornalista si sia domandato se Randaccio fosse un pazzo? Se un fisico ( molto stimato per il lavoro che fa, si occupa proprio di protezione dalle radiazioni ionizzanti, tra l’altro) dice che sono le radiazioni non ci sono, perché non pubblicare qualcosa in merito? Informarsi? Non dico di essere Piero Angela, ma non stiamo neppure parlando della gravità quantistica spiegata con la teoria delle stringhe!
      Inoltre, posso anche capire l’inizio della vicenda, ma ormai sono anni che i dati “veri” sono disponibili. Per cui bisognerebbe domandarsi per quale motivo la stampa si sia appiattita in questa maniera sulle posizioni di Fiordalisi.
      Devo darle ragione sui cosiddetti “esperti” che hanno rilasciaot dichiarazioni e pareri assurdi, ma torniamo nuovamente a Bomba: non è possibile che un giornalista spacci per “esperti” dei personaggi in cerca d’autore. Se non ci pensa l’informazione, come farebbe un cittadino a capire se chi propala sciocchezze è un esperto o no? Se Giacobbo intervista il Mago Otelma, potrebbe avere ragione lei, ma non è andata così, ci sono stati giornalisti (direi tutti) che hanno dato risalto a dichiarazioni prive di consistenza: non si può accusare né chi le ha rilasciate, né i cittadini che le hanno prese per buone.
      Insomma, mi scuso se ho dato l’impressione di cadere nel solito stereotipo del giornalista scemo e interessato, ma in questo caso non stiamo neppure parlando di Salvo Sottile e Barbara Palombelli a Quarto Grado. C’è gente con trent’anni di carriera alle spalle che è andata a parlare di DU senza neppure sapere cosa sia. Mi deve perdonare, ma sono davvero convinto che il giornalismo abbia scritto una pagina (anzi, moltissime) davvero pessima.
      E guardi che non è finita. Siamo in Italia, il paese in cui un giudice condanna gli scienziati perché dicono che i terremoti non si possono predire! Quindi attenzione ai rinvii a giudizio e alle condanne. Se dovessi azzardare una previsione, direi: rinvio a giudizio e condanna in primo grado seguita da assoluzione in secondo grado, secondo la moda italiana che consente di fare tutti contenti. Si potrà dire che l’uranio c’era, che i militari l’hanno nascosto riuscendo a manovrare i giudici. Film già visto.
      Cordialmente,

  6. Priamo ha detto:

    Certo che il GUP di Lanusei avrà un bel da decidere. Da una parte, l’uranio impoverito di Zucchetti, il torio di Lodi Rizzini, il polifemo di un pastore, le nanobufale della Gatti; dall’altra la relazione della commissione senatoriale (stessi poteri a quelli della magistratura) che esclude l’uranio, la relazione di Prof. Trenta sul torio, i dati dell’IZS (escudono radioattività) che dimostrano la salubrità dei prodotti alimentari, i dati dell’ISS (parlano che nei paesi del Salto di Quirra si muore meno che altrove). Di tutta questa serie di elementi, gli unici che hanno avuto risalto mediatico sono i primi. Io non additterei all’autorevolezza di un magistrato che riesce a invadere i media, ma alla poca capacità e malafede giornalistica e editoriale di fare un’informazione corretta. Ieri si è persa un’ulteriore occasione, vista l’assenza quasi totale della carta stampata e tv, al processo in corso a Lanusei. Sentire e poi divulgare l’accorata e accurata difesa dell’Avv. Caput e di Prof. Filippi sarebbe stato il modo per ristabilire una giusta par-condicio per un’informazione nata male e finita peggio.

  7. Priamo ha detto:

    Nell’arringa finale del P.M. le parti principali sono stati l’uranio di Zucchetti, le valvole radioattive, il torio di Lodi Rizzini e le nanoparticelle della copia Gatti-Montanari. Nonostante affermazioni fatte poi smentite e controsmentite dai vari consulenti-giullari, nonostante i diversi scambi di vedute fra i vari giullari-consulenti, l’impianto accusatorio rimane questo.

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