GENI A NUDO… E SARDI PURE

POST 068 GENI A NUDOFino a non molto tempo fa, non passava settimana che i giornali non dessero notizia della «scoperta del gene della…». Il gene dell’omosessualità, dell’aggressività, dei peli sotto le ascelle, del trasudo dei piedi. Bufale e non mancava chi cercasse di farlo notare, ma con poco successo. L’idea che la vita di ciascuno di noi potesse essere riassunta in una sequenza immutabile, fin dalla nascita, di nucleotidi ACTG – e quindi prevista nel dettaglio – ha preso piede (con la complicità cialtrona di molti scienziati, è bene ricordarlo) e sarà difficile ottenere un cambiamento virtuoso verso un modo di intendere il DNA più rispondente a criteri di scientificità.

Un bellissimo saggio come questo Geni a nudo, ripensare l’uomo nel XXI secolo, riconcilia con una visione razionale, si potrebbe dire scientifica, del difficile rapporto tra il dato offerto dalla ricerca genetica e la percezione che di esso si ottiene a livello sociale, mutuata prima di tutto dagli addetti ai lavori e successivamente da coloro – addetti ai lavori o divulgatori – che si incaricano di semplificarla per i cittadini.

Scritto da due scienziati di elevatissimo livello, Nowotny e Testa, vengono affrontati, in meno di 170 paginette dense e scritte magistralmente, sette temi principali che coprono le più note discussioni in atto sollevate attorno alle implicazioni sociali della moderna ricerca in campo genetico. Dalla procreazione assistita al miglioramento della specie umana, fino alla proprietà di un genoma e alle previsioni per un futuro prossimo.

Libri come questo sono importanti soprattutto per il rigore: scientifico, prima di tutto, ma anche argomentativo. È difficile parlare di genetica senza abbandonarsi alla suggestione di assegnare alla disciplina un ruolo di supplenza e supporto a scelte e comportamenti che niente hanno a che fare con essa.

Nulla ha a che fare con i geni, ad esempio, la categoria dell’identità, o quella, ancor più scivolosa, di genitorialità. Quindi, se di genetica bisogna parlare senza scostarsi dal dato sperimentale, considerandola, alla stregua di tutte le altre discipline scientifiche, come un corpus di teorie in continua evoluzione e definizione, non si deve esitare a denunciare ciò che, travestito da genetica, spesso spacciato come tale per motivi bassamente ideologici, attiene invece a ben altri ambiti. Noi, ad esempio, non siamo il nostro DNA, sebbene esso sia parte integrante della nostra individualità, Né possiamo pretendere di confondere una pretesa identità (qualunque cosa si voglia intendere con essa) con la sequenza di basi contenuta nei nostri geni. Così come essere genitore è ben altro dalla condivisione di un’importante frazione di una lunga sequenza di nucleotidi.

Uno dei grandi meriti di questo saggio è proprio quello di definire, si potrebbe dire implacabilmente, il contorno di ciò che è genetica, separandolo con nettezza da ciò che è società e rapporto sociale tra gli individui, riflettendo su questi (società e rapporto sociale) con l’intento preciso di valutare l’impatto dei nuovi apporti scientifici senza confonderli con quella.

Specificamente orientato ad un pubblico desideroso di aggiornarsi sui temi importanti del rapporto tra genetica e società, sulle potenziali implicazioni della genetica nel futuro prossimo, questo libro dovrebbe essere compulsato con estrema attenzione da coloro che operano nell’ambito dell’informazione e si trovano spesso di fronte categorie veicolate da un uso improprio dei risultati ottenuti dalla disciplina. Ne abbiamo un esempio eclatante in Sardegna, ad esempio, con la campagna mediatica (adesso fortunatamente attenuatasi di fronte a disastri ben più importanti) sulla persistenza di un preteso «genoma sardo» nei millenni, sfruttato spesso dalla componente più cialtrona e razzista dell’autonomismo isolano come pretesto per rivendicare l’esistenza oggettiva di un «vero sardo».

Per chi desidera decostruire con argomenti scientificamente ben posti le «sciocchezze genetiche» adoperate negli ultimi decenni anche a fini politici (da tutte le parti, intendiamoci, la SharDNA l’ha fondata Soru, non Cappellacci!) troverà in questo saggio materia di riflessione (serissima).

So di essere molto presuntuoso in questa raccomandazione che sto per proporre agli eventuali lettori, ma tengo particolarmente a parlarne. Chi decidesse di leggerlo – e lo raccomando caldamente – non si faccia catturare dalla scrittura e dalla tentazione di esaurirlo in fretta. Fortunatamente, i saggi a sfondo scientifico vengono finalmente curati anche in questo senso (era ora!) ma non è un motivo sufficiente per trascurarne i contenuti, di livello assai elevato e capaci di suscitare riflessione profonda.

Non lo faccio molto spesso, ma questa volta mi propongo per rifondere coloro che lo trovassero mediocre: vale tutti i soldi del prezzo di copertina e suggerisco di compiere lo sforzo di raccomandarne l’acquisto alle biblioteche che si frequentano. Con tutti i soldi che spendono per comprare tanta carta straccia, non avere questo saggio sarebbe davvero un delitto.

 

Helga Nowotny, Giuseppe Testa: Geni a nudo, ripensare l’uomo nel XXI secolo, Codice (Torino) 2012

Prezzo di copertina €15,00

 

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a GENI A NUDO… E SARDI PURE

  1. sisaia ha detto:

    “Con tutti i soldi che spendono per comprare tanta carta straccia, non avere questo saggio sarebbe davvero un delitto.”

    Niente di più vero. Alle volte mentre spulcio gli scaffali della biblio cittadina desidero avere una carriola nella quale gettare la suddetta carta straccia. Ma non la brucerei, la vorrei esporre in bell’ordine in un’ampia sala sul cui uscio campeggi la dicitura “Perdete ogni speranza (di nutrire il vostro spirito critico) o voi che entrate!”

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