TIRRENI SENZA ATLANTIDE E TORRI… E SENZA IL CAZZIATONE DI STIGLITZ: CHE SOLLIEVO!

POST 066 TIRRENI SENZA ATLANTIDE CHE SOLLIEVOAvendo un po’ di tempo (po’ è apocope di poco, tanto per chiarire) durante le vacanze natalizie mi sono dedicato anche alla lettura (come dire che non ho cambiato un granché delle mie abitudini).

Tra gli altri, ho riletto un libro e ne ho letto uno nuovo (per me, pubblicato da tempo e lasciato sulla scrivania per mancanza di tempo e/o voglia, poi si capirà perché).

Il libro che ho riletto è Le torri di Atlantide, di Frongia. L’ho fatto perché il dottor Stiglitz mi ha redarguito, ipotizzando che non l’avessi letto per davvero (il che è falso, ma poiché riconosco a Stiglitz un’assoluta onestà intellettuale, mi sono domandato se davvero avessi capito ciò che c’è scritto, da cui la decisione di riprenderlo in mano; ciò dimostra, tra l’altro, che non l’ho gettato via).

Il libro «nuovo» è invece Gli Etruschi – La prima civiltà italiana, di Jean-Paul Thuillier.

Per il primo, pur con tutta la buona volontà, mantengo il mio parere: è una ciofeca. Però non ho trovato nuovi refusi e ne cito uno di quelli (non molti, a dire il vero) trovati nel corso della prima lettura, così Stiglitz si convince che l’ho compulsato per davvero (non sia mai che mi interroghi e mi faccia inginocchiare sui ceci: con l’età non sono certo di poter sopravvivere all’esperienza: non ai ceci ma a Stiglitz!). Frongia, che dimostra un encomiabile sforzo nella ricerca documentale, nel parlare degli Shardana, cita un articolo di Stiglitz apparso su Il Manifesto Sardo. In esso, l’estensore riporta erroneamente la ragione sociale della famosa azienda fondata da Soru con la mission dello studio del DNA: Shardana in luogo del corretto SharDNA. Frongia mutua lo stesso errore da questo articolo! Mi permetto di suggerire al giovane (beato lui!) autore di verificare con attenzione le fonti, soprattutto adesso che San Google consente in modo rapido una verifica assai accurata (mica come ai miei tempi, quando per raccogliere la bibliografia della mia tesi mi sono dovuto fare un mazzo come un paiolo, cercando, tra le altre cose, di tradurre alcuni reprint in russo!) Non che sia fondamentale, intendiamoci, però, per uno che segue la bizzarra vicenda tutta sarda della fantarcheologia isolana da tempo immemore (davvero non saprei dire da quanti anni) ritrovare lo stesso refuso appare un po’ (di nuovo apocope di poco) stonato.

Per il secondo, libro, sottolineo preliminarmente i motivi per i quali l’ho lasciato perdere per alcuni anni (almeno due, abbondanti): perché ero sicuro che non contenesse novità di rilievo (per me, poiché gli etruschi sono una delle mie passioni e seguo con buona attenzione gli sviluppi delle ricerche in merito). A lettura ultimata, pur giudicandola dignitosamente piacevole, devo purtroppo confermare l’impressione iniziale: di nuovo non ci ho trovato granché!

Però, soprattutto per chi desideri un breve excursus su questa civiltà, redatto facendo uso di un lessico del tutto abbordabile (e se parla di lingua agglutinante, spiega di che si tratti!) con una trattazione alla portata di tutti (coloro che siano abituati a leggere un saggio: gli atlantoidei possono anche fare a meno di provarci, risparmieranno 24 euro e mi saranno grati in eterno) non posso che raccomandarlo.

A mio avviso, molti esperti del ramo storceranno il naso, ad esempio per l’impostazione piuttosto disorganica, che richiede una conoscenza almeno preliminare del tema, ma non mi pare che Thuillier (che dirige il Dipartimento di Scienze dell’Antichità presso l’École Normale Supérieure a Parigi, quindi non il primo arrivato) abbia dimenticato nulla dei principali aspetti della civiltà etrusca, dalla scrittura (no, non cita Gigi Sanna, mi spiace e neppure Sergio Frau e Tozzi; neppure la piccozza di Tozzi… né la tavoletta di Tricottu) ai pettegolezzi degli antichi sulle «mollezze» e le perversioni sessuali dei nostri simpatici antenati. Dalla religione al dominio dei mari, da Roma «etrusca» alla lettura del fegato (dovremmo farci leggere il nostro, dopo tutte le fregnacce che dobbiamo sentire giornalmente…)

Se si parla dei sardi?

Vi piacerebbe saperlo, vero?

Beh, mi spiace ma non ve lo dico: il solo fatto che nonostante tutte le puttanate inventate sugli Etruschi da una pletora di pseudocosi (mica ce li abbiamo solo noi, i fantacosi!!) nessuno si senta in dovere, a livello accademico, di parlare delle stupidaggini alla Frau-Tozzi, mi riesce talmente gradito che non voglio rovinarmi l’umore. Se volte saperlo cacciate i 24 euro e buona lettura.

Però, fresco di lettura, vi svelo una vera chicca: ma lo sapete come si dice «dieci» in etrusco? Non lo sapete?

Si dice «sar», ignoranti! E questo dimostra inequivocabilmente come gli Etruschi, in realtà, siano gli antichi sherdanu fuggiti dall’isola dopo il terribile tsunami che seppellì il Campidano, il Semidano e l’Ortolano, che finiscono tutti in –ano, dimostrando, tra l’altro, che le antichità sarde, spesso, finiscono in culo!

Adesso ditelo a Melardo Leonis così avrà di che cagare per il prossimo mese, tanto mi dicono che in giro c’è l’influenza intestinale: potrà pubblicare un’altra stronzata!

Chiudo con una citazione: «La civiltà etrusca è stata la prima a fiorire sul suolo italico. […] se non si può trascurare la storia di altre genti […] va detto che soltanto il popolo etrusco ci ha lasciato un numero così grande di iscrizioni, ha prodotto una simile quantità di opere d’arte e ha avuto un’influenza così profonda sui popoli vicini, Romani inclusi. Di conseguenza, è legittimo parlare di civiltà etrusca, mentre si esita ad applicare questo termine al altre “nazioni” italiche della stessa epoca.»

Lilliu? E chini cazzu fiada?

 

Gli Etruschi – La prima civiltà italiana, di Jean-Paul Thuillier – LiNDAU, Torino 2008 (prima edizione francese del 2007) €24,00

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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2 risposte a TIRRENI SENZA ATLANTIDE E TORRI… E SENZA IL CAZZIATONE DI STIGLITZ: CHE SOLLIEVO!

  1. AA ha detto:

    Lo studioso non considera la civiltà sarda semplicemente perchè non è sul “suolo italico”.

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