LUCA TELESU: PUBBLICU HA CHIUSO? È COLPA MIA!

POST 065 LUCA TELESU PUBBLICO E' COLPA MIAEra ora: il 2012 è finito e il 2013 si appresta a mostrarsi in tutta la propria beltà.

Al Pronti? Via!, una compilation di notizie succose: Rita Levi Montalcini crepa a 103 anni, scompare un altro piccolo aereo carico di Italiani in quel del Venezuela e Luca Telese annuncia trionfalmente la chiusura di Pubblico, il quotidiano appena cominciato, tre mesetti scarsi, e già finito! (Sì, è una citazione dotta ma bisogna essere datati come me per apprezzarla)

Per la Rita nazionale bisognerebbe piangere, perché di italiani così ci sarebbe un gran bisogno, visto che l’esempio val più di mille prediche, come sa bene il nostro Pastore Tedesco, però non lo fa nessuno. Molto meglio cominciare a caricare la bomba mediatica del nuovo “triangolo venezuelano” che inghiotte gli aerei, soprattutto se con passeggeri italiani a bordo e il giorno 4 gennaio (ma perché non il 6, giorno dell’Epifania?). Chi li fermerà più, adesso, i Salvo Sottile e le Barbara Palombelli sproloquianti in prima serata? Per una che alla radio dichiara di aver assunto il vaccino influenzale omeopatico (cioè acqua fresca) dedicarsi agli UFO non sarà un problema, assieme al prode generale Garofano che ci spiegherà come prendere le impronte digitali ai dischi volanti e cercare il DNA alieno sotto le ascelle del presentatore di Rete4. Per Giacobbo, non oso immaginare cosa potrà escogitare: il Chupacabras che inghiotte gli aerei? Il Chupaviòn? Oppure ci vorrà Sergio Frau dalle pagine di Repubblica che ci parlerà di uno tsunami venezuelano perché si sa che il Venezuela è stato colonizzato dagli Sherdanu in fuga da Atlantide?

Vedremo, però almeno della Montalcini e degli UFO se n’è parlato, mentre della chiusura di Pubblico non gliene frega un accidente a nessuno e la notizia è passata praticamente sotto silenzio.

Chiude un giornale? E ‘sti cazzi?

Se nessuno se ne occupa ci sarà un motivo, no? Perché una notizia non compare sui principali mezzi di informazione? La risposta più ovvia sarebbe che non è una notizia interessante, ma poiché ci troviamo in Italia il motivo è esattamente l’opposto: non se ne parla perché è un fatto sul quale dovremmo riflettere tutti quanti e anche con una certa attenzione. Secondo me, tra l’altro, dovrebbe essere argomento all’ordine del giorno soprattutto in Sardegna, regione marginale e spesso automarginalizzata in cui quello dell’informazione è un problema di particolare spessore.

Ad esempio: quanti hanno parlato del silente naufragio di Sardegna Quotidiano? La risposta, facile, è: nessuno! (Sì, ne ha parlato Michela Murgia, ma io parlavo di opinioni rilevanti, non di Michela Murgia). Ha chiuso nel generale disinteresse e a poco vale ricordare come si trattasse di un giornale privo di appeal e sostanzialmente mal fatto, perché quelli che sono ancora aperti, ad esempio l’Unione e La Nuova, non sono per nulla meglio. QS non ha chiuso perché era un pessimo giornale – o meglio non ha chiuso «solo» per questo, altrimenti quanti giornali dovrebbero restare aperti in Italia? – è morto perché non c’era un interesse politico a tenerlo in vita «e» non era considerato un buon vettore pubblicitario.

Nel caso di Pubblicu, il giornale di Telesu (che faccio terminare in «u» per stigmatizzare due fatti: il primo che Telese ha sempre pubblicato notizie sulla Sardegna, con un’attenzione che i nostri quotidiani locali si sognano; il secondo che esistono un sacco di imbecilli che per sentirsi più «sardi» si firmano modificando il proprio cognome in questo senso) l’editoriale tombale del 31 dicembre afferma con molta noncuranza essersi trattato di una somma di clamorosi errori dell’editore-direttore, l’amico Luca, reo di non aver capito una beata fava di ciò che avrebbe dovuto fare e non ha fatto. Tutti bravissimi, gran lavoratori, geni del giornalismo, però nisba: tante scuse a tutti e alla prossima.

La realtà non è proprio questa, perché Pubblico ha chiuso con uno zoccolo duro di oltre 4000 lettori giornalieri a fronte degli 8.500 necessari per il break-even, ma soprattutto ha chiuso dopo soli tre mesi dall’inizio delle pubblicazioni. Chiude senza debiti, quindi liquidazione di una proprietà priva di motivazioni al rischio vero, si potrebbe affermare con poco coraggio e tanta rassegnazione. Per di più di fronte alla constatazione di alcuni errori potenzialmente correggibili, come la pochezza del sito web e un limitato sforzo pubblicitario per la promozione della testata (a questo proposito non sembrano del tutto fuori luogo le amare constatazioni della redazione, svolte in un editoriale del 30.12).

Insomma: perché un giornale chiude e perché se parla poco?

Un giornale, come tutte le aziende, chiude se abdica dalla propria funzione. Se è un organo di partito, accade quando il partito perde interesse; se un vettore di interessi, quando gli interessi si attenuano; se un quotidiano d’informazione che desidera sopravvivere con le vendite, quando le vendite non ci sono, come accaduto per Pubblicu ma non è un fatto così scontato e banale come potrebbe apparire.

Ad esempio, ci si potrebbe chiedere: perché Telesu non ha provato a modificare la linea editoriale al fine di coinvolgere un numero maggiore di lettori? Perché non ha cercato uno sponsor capace di attenuare il rischio? Perché ha preteso di interpretare il ruolo del giornalista nudo e crudo rivendicata con orgoglio da Travaglio?

Il motivo, che si legge tra le righe dell’editoriale tombale, è che Telesu ha preteso di fare il giornale che piaceva a lui, l’informazione che reputava informazione «vera». In caso contrario sarebbe rimasto dove stava, dentro Il Fatto (di Travaglio ma, soprattutto, di Padellaro, anche se nessuno se ne accorge e di questo sarebbe interessante discutere). Posto di fronte alla scelta se fare un’informazione che gli piace poco, sopravvivendo, o chiudere, non ha avuto esitazioni.

E qui arriviamo al dunque: perché i lettori non condividono «l’informazione di Telese» e non comprano il suo giornale?

Lasciatemi usare una metafora casteddaia: perché gran parte dei lettori preferisce leggere la telenovela del Lirico di Cagliari e non che la SARAS sta cambiando proprietà. Così come ama gli agnelli malformati di Quirra ma non le statistiche rassicuranti sui livelli di inquinamento del territorio. Perché il lettore medio(cre), abituato a giornalisti mediocri, desidera un’informazione mediocre… e la ottiene. Finché saremo «quelli del Lirico» sarà difficile che una buona informazione possa operare con la speranza di sopravvivere. C’è un ossimoro irrisolto nell’editoriale di Telesu e riguarda la pretesa di «fare informazione pubblica» senza ricorrere ai «quattrini pubblici». Lo si può fare se si solletica la parte peggiore del lettore (come fa Travaglio, che peraltro svolge un lavoro dignitoso) ma non si può pretendere che il pubblico di oggi legga il Pubblico di Telesu. Ci saranno anche altri motivi, certo, il sito insufficiente, ad esempio, ma il punto centrale è che abbiamo perso (o non abbiamo ancora, ci sarebbe da decidere) la capacità di distinguere tra fatti importanti, degni di attenzione e spazzatura. Ecco perché Telesu chiude e perché se ne parla poco. Tanto noi, in Sardegna, parliamo del fatto del giorno: dell’agenda politica di Maninchedda, ad esempio, un esimio nessuno che non sarebbe in grado di indirizzare la politica di un gattile altro che la Regione Autonoma, però se ne parla, perché fa il paio con il Lirico, i baretti, l’aereo che cade in Venezuela e le nuove rivelazioni di Parolisi alla ricerca di una probabile assoluzione in secondo grado. A noi piace Barbara Palombelli, ecchecazzo!

Ah, dimenticavo: nei giorni «caldi» della vicenda del Lirico, all’inizio, Telesu era stato invitato alla trasmissione radiofonica del mattino Prima Pagina, incaricato di commentare le prime pagine dei quotidiani e rispondere alle domande degli ascoltatori. Un radioascoltatore di Cagliari chiese un parere sulla vicenda ed ebbe questa risposta: …

No, non ve la dico, però si può immaginare, perché a Telese piace l’informazione, libera e a disposizione del pubblico.

A noi, soprattutto in Sardegna, no.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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3 risposte a LUCA TELESU: PUBBLICU HA CHIUSO? È COLPA MIA!

  1. Sovjet ha detto:

    Non così datati per conoscere Sergio Endrigo… 😀

  2. Regina madry ha detto:

    Sono estremamente datata se l’ho riconosciuta pure io,la citazione…

  3. Gabriele Ainis ha detto:

    Gentili Regina Madry e Sovjet,
    “Canzone per te” è del 1968 (avevo 15 anni). Mi volete dire che ai tempi eravate già all’ascolto?
    Ajò, significa che siete amanti della buona musica, non che siete datati, beati voi!
    Cordialmente,

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