MINACCE SOTTO L’ALBERO: AUGURI DA VITO BIOLCHINI

POST 061 MINACCE A NATALELo screenshot a sinistra è preso dalla sezione “commenti” di un post che Vito Biolchini ha scritto nel proprio blog: questo. Un coraggiosissimo Anonimo mi indirizza una frase natalizia che apprezzo particolarmente, tanto che la copio e la incollo:

«P.S. Gabriele Ainis sappiamo chi sei, attendiamo solo di verificare gli ultimi riscontri per farti avere il fatto tuo. A norma di legge, s’intende …»

 

Già, a norma di legge, mi faranno avere il fatto mio. Naturalmente dopo aver scoperto la mia identità. Film già visto. Prima che Gianfranco Pintore finisse in una bara, era uno dei refrain del suo blog, quello di Archeologia Misteriosa travestita da politica (o viceversa, scegliete voi, in ogni caso un mucchio di puttanate).

A questo punto, forse, dovrei dilungarmi sul perché un povero frustrato passi il proprio tempo appeso a una tastiera minacciandomi, anonimamente, di «darmi il fatto mio». Potrei farlo incazzare, come faccio di solito, dicendogli che probabilmente usa la tastiera per masturbarsi perché le dimensioni del suo pisellino non gli consentono di trovarlo dentro le mutande. Di norma, infatti, insulti e minacce ne ricevo una gran quantità, anche nei commenti e talvolta, tanto per dare un esempio, ne pubblico anche qualcuno.

Ma il fatto è che di questo poverino non m’importa nulla. Mi preoccupa, invece, Vito Biolchini e non perché possa aver timore del fatto mio, ci mancherebbe, quanto per la deriva di questo ragazzo volenteroso che poco capisce di politica e ancor meno di amministrazione cittadina, così tanto poco da permettere, privo di argomenti com’è, che in un commento si rivolgano minacce così volgari nei confronti di una persona che ha il gran torto di dirgli in faccia che non la pensa come lui, con l’aggravante di spiegargli il perché.

Il pugnace Vito, infatti, non si sente incuriosito da quale potrebbe essere questo fatto mio, seppure datomi a norma di legge, intendiamoci. Gli sarà passato per la testa che qualcuno potrebbe considerarla una minaccia? Che in fondo questo simpaticone deve darmi il fatto mio perché esprimo ciò che penso? Sarà balenato, nella testa del famoso iscritto all’albo dei giornalisti (e lo dico perché ultimamente fatico a considerarlo un giornalista) che ci potrebbe essere un qualche minimo conflitto tra il suo continuo richiamarsi al suo amore sconfinato (e sacrosanto ) per la libertà di parola e il lasciare che un frequentatore del suo blog scriva questa roba? Non gli sarà venuta voglia di dirgli: “Caro mio, non scrivere queste scemenze, oppure specifica cosa sarebbe questo inquietante «fatto suo»”?

Dati i tempi che corrono, tempi in cui quando non si sa che fare si porta un po’ di carta in una Procura (sì, mi riferisco alla burletta dell’”esposto” presentato dalle RSU del Lirico, una cretinata immensa, per chi ne capisce un poco) naturalmente dovrei lanciarmi in chissà quali roboanti proclami. Qualcosa tipo “vado in procura”, “presento un esposto”, “clamoroso attentato alla mia libertà di parola”…

Ma quando mai! Io le minacce le prendo come un augurio di Buon Natale e le depongo sotto l’albero, in bella vista, perché da tutto s’impara, è vero, ma qualche volta si ha anche la pretesa di insegnare. Biolchini che è giovane e pieno di buona volontà, imparerà come si fa il giornalista, presto o tardi, e si domanderà se far passare, magari per disattenzione, il messaggio che quando non si sa cosa scrivere si ricorre al «dare il fatto proprio» a qualcuno potrebbe nuocere a ciò che i suoi lettori pensano di lui. Oppure avere lettori che sono d’accordo con questo modo di fare, a proposito di antifascismo e intolelranza.

Quindi, caro Vito Biolchini, la ringrazio e ricambio gli auguri di Buon Natale, sinceri, a lei e alla sua bella famiglia. Fate che sia felice e sereno. Lo sarà anche il mio, minacce o meno e la penserò scartando i regali: non ne potrò fare a meno, visto che sotto l’albero ci sarà anche il suo.

Grazie.

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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10 risposte a MINACCE SOTTO L’ALBERO: AUGURI DA VITO BIOLCHINI

  1. alberto ha detto:

    bravo. grande classe!

  2. Sovjet ha detto:

    Ainis sappiamo chi sei…arrenditi ed esci fuori con le mani alzate! Eccheccazzo… 😀

  3. sisaia ha detto:

    😀

  4. Asia ha detto:

    Non capisco questa smania si stanare l’untore e di dargli un nome.
    Che ci importa di chi si nasconde dietro un nickname, se chi lo ha scelto è comunque fedele a quel marchio e quindi risulta parzialmente riconoscibile?
    Non capisco neppure perché Biolchini consenta il turpiloquio, le insinuazioni, gli insulti e le minacce di alcuni e censuri dei post innocui e inoffensivi di altri.
    Ieri, con mia grande sorpresa, mi sono vista rifiutare un intervento sulla lingua sarda, nel quale mi limitavo a citare una frase di un tal Zedda che mi pareva troppo contaminata dall’italiano: “M’impinniu solennementi a costruiri una piramidi “.
    E non ho infierito sui forestierismi SU MASTER e IS EURUS.
    Mah…

  5. m ha detto:

    bravissimo! come sempre…..

  6. tato ha detto:

    Buon Natale sig. Ainis,

    chiunque lei sia!
    trovo sempre divertenti i suoi interventi e soprattutto molto interessanti… vorrei tediarla con qualche riflessione in più sul lirico, ma non ne ho davvero voglia adesso… magari nei prossimi giorni.

    Ancora Auguri
    Tato.

    PS: se è davvero lo Zio di suo Nipote, gli faccia gli auguri da parte mia.
    Non lo conosco personalmente ma credo fermamente in lui e faccio una fatica enorme a difenderlo su blog, facebook, giornali on-line ecc ecc… perché lo faccio? non ne ho idea…
    ma continuo a fidarmi di lui…

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile tato,
      no, mi spiace deluderla ma non sono lo zio di mio nipote. In tutta onestà, sono in preda a una terribile crisi di identità e lo specchio del bagno non mi rimanda indietro alcuna immagine (magari è meglio così, dirà lei, non senza qualche ragione!).
      A Zedda, al contrario, non mi sento di fare sconti. Valuto ciò che fa. Fino ad ora ha fatto bene (non tutto ma siamo esseri umani) in futuro vedremo. Da cittadino credo di avere il diritto di dire cosa mi piaccia o meno di ciò che fa.
      Però devo dire che uno capace di mandare a quel paese il presidente della locale squadra di calcio e di ricordarci che esistono le leggi (si legga baretti, ad esempio, tanto per non andar lontano) non può che starmi simpatico. Il fatto è che la richiesta di legalità è uno slogan abusato, ma quando poi arriva quello che lo trasforma in prassi piace poco a coloro che di illegalità vivono, talvolta così abituati da non realizzarlo o poter immaginare la possibilità di una città in cui il suolo è pubblico, i contratti si rispettano, non si saccheggia il bene comune e ci vogliono regole per accedere ai quattrini di tutti.
      Ad esempio, il cittadino che si lamenta perchè non ci sono i baretti ma chiama a gran voce la legalità, dovrebbe capire che le due cose assieme richiedono tempo se nel passato ventennio si è agito diversamente, altrimenti facciamo come a Taranto, caso in cui un governo ha inventato un decreto per aggirare la legge (che sarebbe poi la proposta di Cappellacci!)
      Dopo tanti anni di illegalità, uno così sembra un alieno, mentre in un paese normale sarebbe la norma!
      Abbia pazienza e magari, tra qualche tempo, avremo giornalisti che lo imparano e tenori che usano il cervello e non solo la voce. Non è detto che accada, certo, né che sia fondamentale, però è una possibilità di probabilità differente da zero. Se la statistica non è un’opinione, potrebbe anche succedere.
      Tanti auguri anche a lei e alle persone cui vuol bene.
      Cordialmente,

  7. Alessandra ha detto:

    Chi di squadrismo ferisce, di squadrismo perisce.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Alessandra,
      concordo pienamente con lei. Non per nulla è ciò che dico ai cosiddetti “Lavoratori dfel Lirico” da un bel po’ di tempo. Adesso che con uno sforzo enorme l’ha capito, lo spieghi ai suoi amici.
      Cordialmente,

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