IL LIRICO DI CAGLIARI SPIEGATO DA IO

POST 059 IL LIRICO SPIEGATO DA IOLa vicenda, tutto sommano minore, della nomina della nuova soprintendente del Lirico di Cagliari ha occupato, con una cerva virulenza, il dibattito politico cittadino. I motivi sono molteplici e, tra i tanti, ne cito due: la mancanza di argomenti importanti per criticare un sindaco scomodo e il gruzzolo di denaro pubblico veicolato dall’Ente. Uno dei risultati di questa campagna mediatica contro Zedda è la mancanza di una discussione seria su cosa sia davvero l’Ente Lirico e sui motivi per i quali sia stato usato come una clava per dare addosso all’amministrazione della città. Poiché nessuno ci ha ancora pensato e io sono persona notoriamente molto studiata, oggi il Lirico ve lo spiego me! Se siete interessati, cliccate su “Continua a leggere” e imparate, banda di ignioranti!

Se qualcuno cerca di spiegarvi il Lirico partendo dalla formula “L’Ente è stato creato per la salvaguardia della lirica e la sua diffusione” o altre menate del genere, cominciate a sospettare che:

a)      vi vogliano prendere per i fondelli, oppure

b)      chi cerca di farlo sia uno che di lirica ci vive.

Non che la formula di cui sopra sia sbagliata, intendiamoci, formalmente è corretta, ma affrontare le problematiche degli enti lirici su questa base, dopo i disastri tutti italiani verificatisi negli ultimi anni, significa essere ignoranti o in malafede.

In due parole (e me ne scuso, ma non ho tanto spazio) gli enti lirici rispondono a una domanda particolarmente difficile: chi deve sostenere le spese per la cultura? Dobbiamo affidarla al mercato, chiedendole di autofinanziarsi attraverso la raccolta del denaro versato da chi ne usufruisce, oppure deve essere sostenuta da tutta la collettività?

Secondo me vale la seconda  – non sto a spiegare il perché, stiamo parlando d’altro – e un ente lirico risponde per l’appunto a questa esigenza: finanziare la lirica. Pertanto, se esistono gli enti lirici è perché la politica, a un certo punto della storia repubblicana, decise di istituirli. Quindi non stiamo parlando d’altro che di spese destinate alla cultura (o, se si vuole, allo spettacolo) non diversamente da un’amministrazione municipale che destina qualche migliaio di euro a un gruppo di saltimbanchi incaricati di allietare la popolazione durante le feste natalizie.

Naturalmente ci sarà chi contesterà questa affermazione (ad esempio coloro da cui ho messo in guardia all’inizio) però non sapranno spiegare perché sia sbagliata. Forse perché è corretta.

Differenze ce ne sono, ad esempio la complessità dell’espressione artistica. Non me ne vogliano i saltimbanchi, ma la profondità della Turandot è altra cosa dall’esibizione di un artista di strada, tuttavia il meccanismo attraverso il quale si arriva alla rappresentazione di un’opera lirica o di un’estemporanea zingarata nella via Manno è identica: la pagano i cittadini.

Allora: perché le vicende del Lirico finiscono in prima pagina e quelle del gruppo di artisti di strada no?

Perché nel primo caso ballano un enorme pacco di milioni e nel secondo no: punto! Non ci sono altre ragioni. Ci sarebbero se parlassimo di cultura, perché, effettivamente, la complessità del melodramma, per chi ha strumenti sufficienti ad apprezzarla, può comunicare un messaggio immensamente più profondo. Ma il punto dolente è che non è così: gran parte dei cittadini possiede una cultura musicale di infimo livello e pochissimi sono davvero in grado di accedere alla raffinatezza di una Turandot. Piaccia o meno, la lirica è destinata a una piccola élite, da una parte, dall’altra adoperata come esibizione di status sociale. Una prima alla Scala è di certo un piccolo capolavoro (o ha buone possibilità di esserlo) ma è anche (o soprattutto?) un’esibizione di potere.

Orbene: cosa succede in Italia di un ente finanziato da denaro pubblico e nato – formalmente – per uno scopo nobile (ad esempio la difesa e diffusione di una raffinatezza come la lirica)? Succede che la sua gestione viene attuata come segue: la politica organizza un tavolo ben apparecchiato, i convitati vengono invitati in base alla composizione delle assemblee elettive che esprimono il controllo, poi si spartisce la torta. Poiché le fette, piccole o grandi, una volta decisa la percentuale, sono tanto più voluminose quanto più la torta è grande, allora tutti i convitati sono d’accordo per accrescerla, ben sapendo che ci sarà chi, in fondo all’anno, ripianerà i conti: i cittadini!

Detto in altri termini, un ente come il Lirico (non solo quello di Cagliari) è un centro di potere che permette di riversare i quattrini pubblici in una rete di interessi capaci di creare consenso, clientele, non diversamente dalla miriade di fondazioni ed enti che hanno contribuito, negli anni, allo sfascio della Repubblica e della politica. Inoltre, come queste, ha la capacità di spendere più quattrini di quelli a budget, portandosi graziosamente sull’orlo del fallimento per poi invocare a gran voce il “salvataggio”.

L’errore sta nell’affidare la gestione alla politica?

La risposta è no. Non dimentichiamo che parliamo di soldi pubblici, della collettività: la gestione deve essere politica, perché è l’unica garanzia che abbiamo, da cittadini, di poter esprimere un parere (pur con la mediazione delle istituzioni, come deve avvenire in democrazia) sulle scelte degli enti e la loro finalità. Piuttosto, dobbiamo chiedere che la politica risponda alle finalità degli enti e, se la collettività ritiene che non siano necessari, abolirli.

La prima domanda, ovvia, è allora: il Lirico di Cagliari è stato condotto secondo le finalità stabilite dalla collettività?

Se le finalità sono la salvaguardia lella lirica e la sua diffusione, la risposta è banale: assolutamente no! Il Lirico, nella migliore delle ipotesi, ha organizzato uno spettacolo di buona qualità. Se poi c’è qualcuno che afferma di non capire la differenza tra diffusione della lirica e organizzazione di spettacoli dignitosi, allora è ignorante oppure in malafede. Dobbiamo dire che la situazione non è differente dagli altri enti lirici italiani, ma ciò non è consolante.

La seconda domanda è: cos’è allora il Lirico? Presto detto: un ente che difende rendite di posizione acquisite negli anni e ritenute intoccabili. Un ente che difende prassi di impiego dei soldi pubblici incompatibili sia con l’attuale situazione finanziaria che con l’attualità della situazione culturale. In due parole: un piccolo mostro di potere politico e culturale. Ecco, questo secondo aspetto nessuno lo nomina mai e ci sono ottimi motivi: perché dirlo è scomodo, tanto che non ci saranno mai addetti ai lavori che lo porranno in evidenza, soprattutto coloro che si dichiarano apertamente di sinistra!

Da questo punto di vista, gli ultimi avvenimenti potrebbero essere più chiari: c’è una politica che vuole riappropriarsi del diritto di decidere in merito alla conduzione di un ente finanziato da denari pubblici, c’è un ente recalcitrante desideroso di lasciare tutto com’è, inclusa la prassi di portarlo sull’orlo del disastro nella convinzione che arriverà comunque, come è sempre accaduto, il soldo pubblico a sanare i debiti.

Desideriamo che l’Ente sia indirizzato verso le finalità per le quali è stato costituito, cioè innalzare il livello culturale dei cittadini, oppure deve rimanere un centro di potere politico e culturale a disposizione di chi è così bravo, fortunato o accozzato da metterci i piedi dentro? Il Lirico deve funzionare per i cittadini o per chi ci lavora e basta?

Zedda, da presidente, ha indicato una strada ben precisa, di cui i mezzi di informazione poco hanno riportato. La si può criticare, certo, ma ignorarla è malafede. La proposta prevede l’inclusione del Lirico in una realtà più grande, maggiormente articolata e potenzialmente capace di creare un circuito virtuoso di coinvolgimento culturale della collettività. Ciò a scapito dei privilegi e della spocchia accumulata dall’Ente negli anni, quella spocchia ben incarnata dai sindacati e sfruttata dagli avversari politici (non pochi) del sindaco. La storiaccia del Lirico, in poche parole, è tutta qui: che Lirico vogliamo? Un ente culturale o un carrozzone ad uso e consumo di chi ci lavora/lucra?

Mi spiace, ma questo modo di raccontare il Lirico è diverso da quello del Famoso Artista: questo è il Lirico spiegato da io!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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14 risposte a IL LIRICO DI CAGLIARI SPIEGATO DA IO

  1. quintale ha detto:

    Buone feste e buon riposo, anche se la vedo estremamente produttivo in questi giorni. Uno spasso, come sempre, caro zio di massi..

  2. Asia ha detto:

    Carissimo Ainis,
    la sua versione mi convince, ma mi resta un dubbio.
    Se Zedda ha deciso di abolire i privilegi, trasformando il Lirico in una fucina culturale ad ampio raggio… perché ha scelto un personaggio “critico” come la Crivellenti?
    Non la conosco, può essere una figura chiave, ma dal curriculum che ho trovato on line (dove leggo termini come marketing, problem solving, teatro) mi pare poco adatta per portare a compimento un progetto tanto impegnativo.
    E’ una mia impressione?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Asia,
      mai parlato della competenza di Crivellenti. Né ho intenzione di cadere nel pozzo senza fondo di una discussione sulla competenza di una persona chiamata a svolgere un mestiere che non conosco. Io contesto la pretesa di un gruppo di dipendenti pubblici che vorrebbero scegliersi il capufficio. Come dire che i dipendenti di un ospedale si svegliano una mattina e decidono che il direttore sanitario nominato dalla politica non lo vogliono!
      Che poi si tratti di obiezioni strumentali, lo dimostra tutto lo svolgersi della vicenda, fino alla burletta dell’esposto in procura o all’improbabile sostegno di Cappellacci.
      Ciò che Zedda ha proposto è una direzione precisa all’attività culturale del Lirico, affermando che ha bisogno di una persona come Crivellenti per attuarla. Si è preso la responsabilità e lo sta facendo, consapevole che alla fine della fiera dovrà chiedere di nuovo il voto ai cittadini. Gli altri, gli “esperti” sono dipendenti che stavano per andarsene a casa quando è arrivato Zedda e ha salvato loro il posto, e un curioso cantante/intellettuale cui personalmente non farei amministrare un condominio, figurarsi un ente della complessità del Lirico. Né gli uni né l’altro sono chiamati a rendere conto di ciò che propongono.
      Insomma, Meli, dal curriculum impeccabile, ha combinato un disastro: lei si ricorda chi ce l’ha messo? Apparentemente nessuno. Per Crivellenti non ci saranno dubbi: è stato Zedda. Si chiama amministrazione: si prendono le responsabilità poi se ne rende conto. In democrazia dovrebbe funzionare così.
      Cordialmente,

  3. alberto ha detto:

    buon Natale signor Ainis.
    E grazie per la sua lettura attenta e intelligente.

  4. Oznesiba ha detto:

    Ma guarda un po’! Ciao, Enzo! Come mai ti fai chiamare Gabriele?

  5. Asia ha detto:

    Le dirò che Zedda non mi dispiace, ma nei vari blog è attaccato su più fronti proprio in merito alla sua amministrazione.
    Gianluca Floris inanella i suoi presunti errori e ne stigmatizza l’ingratitudine; Biolchini parla di una scelta SEL imposta dall’alto contro tutto e tutti; tanti commenti sottolineano imperdonabili sbavature del giovane sindaco. Qualcuno arriva persino ad ipotizzare un falso ideologico.
    Altri lasciano immaginare un suggeritore occulto, una sorta di misterioso ghost writer.
    Possibile che TUTTI i detrattori di Zedda siano interessati ad una fetta di torta?

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Asia,
      mai detto che tutti vogliano la fetta di torta (ma molti sì, intendiamoci). Per la verità ho detto ben altro. E infatti lei sbaglia quando dice che “tutti” attaccano Zedda. Tanto per non far nomi, se rilegge ciò che ho scritto su Biolchini o Floris, dico tutt’altro (non mi faccia ripetere). Io affermo come Zedda stia facendo le cose per le quali è stato votato (anche rimettere a posto il Lirico). Il fatto è che gli interessi (le fettine di torta) si sommano ad altro, ad esempio alla frustrazione di una certa parte del mondo della “cultura” che da Zedda avrebbe voluto altro (se ne ha voglia si rilegga le discussioni in merito da Biolchni). Poiché Cagliari è un buchetto, basta il blog di Biolchini (che secondo me non è mosso da mancati guadagni, mai pensato), il fatto che conduca una trasmissione radiofonica (carina, tra l’altro), l’Unione Sarda (che non sarà mai dalla parte di Zedda) e altre tre o quattro piccole realtà (come CagliarIPad o il blog di Floris, incazzato nero perché Zedda non gli dà retta, per fortuna; non a caso lo accusa di decisionismo) per fare casino. Zedda non ha il controllo di alcun mezzo di informazione e ha scelto (dicendolo) di non perdere tempo in queste diatribe. Proprio non risponde e fa incazzare ancora di più gli avversari (ho letto uno splendido commento di Sovjet, su quello che aspetta il cadavere del nemico sulla riva del fiume e poi finisce per addormentarsi perché non passa!)
      Purtroppo, essendo una persona di successo (e spiace a molti) non è neppure simpatico a tutta quanta SEL (vedi Maurandi, tanto per dirne uno) e molto poco al PD, che l’ha sostenuto a denti stretti.
      Vede, all’inizio di questa vicenda, segnalai come Zedda si sia trovato di fronte, prima di tutto, la propria debolezza: piccolo partito, litigiosità tipica della sinistra, coalizione che non lo ama e avversari enormi (pensi solo alla RAS). Doveva scegliere tra un compromesso che l’avrebbe reso ancora più debole, oppure un’azione coerente al limite dell’autolesionismo: ha scelto la seconda. A mio avviso ha fatto bene, ma io conto uno, per il mio voto. Poi ci saranno gli altri cittadini.
      E poi a me piacciono i numeri e quelli che ritengo fatti. Esprimo la mia opinione (e Zedda l’ho criticato per cose ben più importanti del Lirico) e ritengo che il sindaco stia facendo bene (in una situazione pazzesca, tra l’altro).
      Però, gentile Asia, non mi metta in bocca fette di torta che non ho citato, prego.
      Cordialmente,

  6. Asia ha detto:

    “mai detto che tutti vogliano la fetta di torta”
    E io non ho mai detto che TUTTI attaccano Zedda.
    Ho solo notato che è attaccato “su più fronti”.
    Tutto qui.

    Tornando alla torta: fuor di metafora… mi pareva di aver capito dai suoi interventi che prima di Zedda il Lirico fosse un carrozzone mangiasoldi e che ci fosse la fila per ottenere qualche privilegio, garantito dalle precedenti amministrazioni.
    Cercherò i passaggi nevralgici, affinché ci si intenda meglio.

    Anche a me è piaciuta molto l’immagine proposta da Sovjet.
    L’ho trovata ironica e incisiva.

    • alberto ha detto:

      io credo che ora la scelta di Zedda abbia dell’incomprensibile, poiche laCrivellenti non vanta esperienza manageriale nella lirica e non è musicista. Questo è uno degli appigli dei detrattori: non ha curriculum adeguato. Ma credo altresì che l’esperienza che invece ha maturato in settori contigui la renda perfettamente in grado di tenere il timone del teatro lirico. Non è, insomma, una scelta sconsiderata quella di Zedda. è una scelta sghemba, non ovvia. Va sottolineato poi che il settore lirico è in via di riforma. il 22 è stata votata la bozza preliminare. Signor Ainis se ha pazienza lo cerchi su internet: credo possa interessarle poichè capovolge abbastanza tutto il quadro organizzativo. Ovviamente i lavoratori sono sul piede di guerra poiche il loro contratto sarà rinegoziato con altri parametri, non statali.

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