VITO BIOLCHINI-MATERASSI E IL LIRICO DI CAGLIARI: PARTE PRIMA, QUELLA IRONICA

POST 055 VITO BIOLCHINI MATERASSI E IL LIRICONon ricordate Sorelle Materassi? Peccato: un romanzo di Palazzeschi che illustra lo stato di chi vive in un mondo chiuso, facendo di esso tutto l’universo, con la pretesa di pontificare sui massimi sistemi affacciato alla finestra su un vicolo.

Le due sorelle Materassi sono due sarte di successo che vivono chiuse in casa a lavorare, in attesa dei clienti. Nei giorni di festa, e solo allora, si agghindano di tutto punto e poi si affacciano alla finestra del vicolo nel quale abitano, al piano terra e spettegolano guardando i radi passanti. Così esauriscono la vita e la propria prospettiva sul mondo. Non sono buffe: sono grottesche.

Ve n’era stata una riduzione televisiva quando la RAI era ancora un’industria culturale e non il carrozzone di oggi. Ai tempi si vedeva Eduardo De Filippo, oggi Bruno Vespa. Sì, questo c’era già allora, ma faceva il pessimo giornalista, non il presentatore di avanspettacolo.

E, a proposito di pessimi giornalisti, parliamo della vicenda del Lirico, che oggi ha prodotto una pietra miliare: la ratifica della nomina, già avvenuta, della nuova soprintendente: Marcella Crivellenti. E naturalmente parliamo di uno di coloro che più di altri ha contribuito a fare di questa vicenda una sorta di telenovela, non si capisce bene se illudendosi di essere davvero un giornalista, oppure nella convinzione che anche Cagliari abbia trovato il comico di riferimento, dopo gli esempi nazionali di Grillo, Crozza, Litizzetto e Berlusconi: Vito Biolchini-Materassi.

Comunque la si veda, bisogna dare atto a questo ragazzo di aver saputo sviluppare una piccola piattaforma locale capace di far chiasso. Poco, ma siamo a Cagliari, che diamine!, che si pretende? Biolchini-Materassi vive a Cagliari, ha la prospettiva di un cagliaritano, tutti i difetti e i pregi di un sardo fatto e cristallizzato: nato, cresciuto, vissuto in un vicolo. Quando deve guardare il mondo si affaccia a Stampace, dà un’occhiata al Poetto, uno sguardo alla Marina (a volte, in trasferta, arriva a S.Elia, ma di rado, ché andare all’estero è difficile) poi scrive su Berlusconi e la crisi globale. Uno spasso: a quando il B-day? (B. non sta per Biolchini, sta per Baccagai)

Si dichiara anche di sinistra, antifascista (e magari, in buona fede, crede pure di esserlo) poi non si rende conto di quanto le proprie idee “sardiste” siano piene di intolleranza, ma fa niente, tanto difende i Rom che bruciano i rifiuti, quindi tutto si tiene.

Si è anche incazzato duro con Zedda. Più che altro si è convinto di esserlo, e non è stato semplice, dopodiché, colto da sacro fuoco, si è scagliato con veemenza contro l’amministrazione cittadina usando le armi di cui riteneva di disporre: lo spettacolo e in particolare il Lirico!

Insomma: poiché Zedda non ruba, non scende a compromessi con l’illegalità, non gli si possono attribuire cedimenti con i potentati locali (sebbene debba farci i conti, visto che non si possono far sparire per opera dello Spirito santo) su cosa dargli addosso?

Sulla Kultura, ovvero su quell’insieme vago e indistinto di quattrini che escono dalle casse pubbliche e finiscono in quelle private in cambio di spettacoli e altre attività che vengono definite kulturali (sebbene alcune si fatichi a definirle tali).

A mio giudizio (quindi si tratta di un’opinione personale) si è incazzato perché da Zedda si aspettava altro. Però, e lo dico senza gigioneria, si è incazzato in buona fede. Non perché si aspettasse favori personali o soldi o una posizione particolare, quanto perché è un ragazzo di Cagliari che vive in un mondo chiuso e si affaccia su un vicolo pensando che le quattro persone che vede passare, e su cui spettegola, siano un campione rappresentativo dell’universo intero. Del resto, in campo culturale (con la “c”, non con la “k”) Zedda ha mantenuto le promesse, le ha mantenute tutte. A cominciare dalle dotazioni finanziarie, poiché non è necessario essere laureati in matematica per capire che le dotazioni alla cultura sono aumentate! È stato introdotto un principio di legalità e trasparenza nell’assegnazione dei supporti alla cultura, si è deciso di cambiare l’andazzo di quell’inverecondo carrozzone mangiasoldi che è stato l’Ente Lirico fino ad oggi.

Cosa aveva promesso di diverso Zedda in campagna elettorale? Insomma, detto papale papale, Biolchini-Materassi si è incazzato perché è un ragazzotto di Cagliari che immagina e immaginare va bene per i ragazzi, ma gli adulti dovrebbero lasciar perdere… anche i professionisti dovrebbero farlo…

Infatti, se si rileggono i suoi veementi articoli, si comprende solamente una foga inusitata nel criticare tutto e tutti, con argomenti speciosi e inconsistenti, al limite della polemica tanto per fare. Passando per cadute di gusto sorprendenti, che vanno dall’autocelebrazione (Biolchini-Materassi è sempre il più informato, il più furbo, il più pronto, il più intelligente, il più dotato, anzi superdotato, anzi supersupersupersuper e basta!) al vantare il proprio blog perché un uomo politico (Cherchi) fa un copia/incolla di una paginetta già pubblicata altrove (sic!), paginetta di cui poco si capisce, tra l’altro, e si dubita che perfino il giornalista (qualifica cui ha diritto, essendo iscritto all’albo, peraltro assieme a persone come Lavitola!) ne abbia compreso il senso.

Però, nello specifico del Lirico, non si capisce come anche un bravo ragazzo dall’orizzonte limitato (unu bravu picioccu, si sarebbe detto ai miei tempi) si sia cacciato in una polemica che non solo l’ha visto, alla fine, di fronte al fatto, ovvio, che Crivellenti si è insediata, che nessuna Procura accuserà Zedda di irregolarità, che le azioni del sindaco sono state improntate alla legalità e alla trasparenza, ma anche difendere a spada tratta i privilegi contro i quali si è speso nel corso della campagna elettorale del sindaco, sostenendolo! Come se davvero il Lirico di Cagliari non sia stato, da sempre, un centro di potere politico, una sorgente di sprechi e privilegi, attaccandosi come una cozza alle manifestazioni di interesse, che non hanno alcuna rilevanza, essendo l’analogo dei curriculum che le persone in cerca di sistemazione mandano a destra e a manca. Tutto con una stupefacente ignoranza delle procedure societarie e dello statuto dell’Ente, come se davvero Zedda agisse come un pazzo, facendo il giornalismo delle gole profonde manco fosse Mata Hari (che però è finita male e l’anatomia l’aveva al posto giusto)!

Vogliamo dirlo? Dopo aver detto tutto e il contrario di tutto, dopo aver riportato notizie pazzesche sul perché della scelta di Crivellenti, dopo aver sbandierato chissà quali notizie su presunti inciuci e manovre sotterranee, si arriva al dunque e cosa si scopre?

Che Crivellenti è la nuova soprintendente, che la nomina è regolarissima, che Zedda ha trovato una marea di denaro per mettere in sicurezza i conti del Lirico (e gli stipendi dei dipendenti che gli danno addosso!) Lirico disastrato da quel sistema di potere che Biolchini-Materassi difende, che per il Lirico esiste un progetto credibile di sviluppo, ma, soprattutto, che nessuno, a parte i pettegolezzi, per l’appunto, può dire un beh sull’interesse personale o bassamente politico di Zedda in questa vicenda. Questa si chiama trasparenza, o mi sbaglio?

Oppure Vito Biolchini-Materassi, per favore, esca dal vicolo, per una volta, e ce lo dica, ci dica quale sarebbe il guadagno del sindaco in questa vicenda, perché siamo sempre in attesa dei suoi sgup, ci piacciono particolarmente.

Concludo ricordando come ci fu chi avvertì come travestirsi da sCuali, essedo sardine, sia attività non priva di problematicità. Adesso abbiamo un giornalista alla finestra sul vicolo che ha fatto una figuraccia (si può dire: una figura di merda?), i Privilegiati del Lirico che staranno in campana perché hanno trovato becchime per i loro becchi, un sistema di gestione della cultura cittadina che il sindaco sta conducendo lungo un binario coerente. Lo si può criticare, e ci mancherebbe, ma la rete di privilegi, di amicizie, di ombre della passata amministrazione si sta diradando, che piaccia o meno ai giornalisti/artisti/bloggers, agli artisti con la cazzuola in mano che si lustrano la pelata con la vaselina, ai teatranti, ai politici che non sanno dove attaccarsi e finiscono, spesso, tra un blog e l’altro, per attaccarsi alla cazzuola!

Ah, dimenticavo: Zedda ha dato una singolare lezione a tutti: di politica, prima di tutto, perché non ha ceduto alle pressioni dei gruppi di potere, ma anche di tattica. Mentre i Biolchini-Materassi spettegolavano alla finestra sul vicolo, ha parlato due volte, poi ha fatto ciò che ci si aspetta da un amministratore: ha agito. Se in favore della collettività o meno, lo diranno i voti alle prossime elezioni amministrative.

La differenza tra il mondo delle sorelle Materassi e quello reale, in fondo, è questa.

 

PS – Questo è il post ironico: quello serio arriva domani.

 

Gabriele Ainis

Gabriele.ainis@virgilio.it

55

 

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9 risposte a VITO BIOLCHINI-MATERASSI E IL LIRICO DI CAGLIARI: PARTE PRIMA, QUELLA IRONICA

  1. alberto ha detto:

    Oramai lo sa signor Ainis che io sono suo fan a tutti gli effetti. E lo sono perchè da lontano guardo quel che accade in quella, un tempo, amata terra. E da lontano le uniche parole che mi sembrano radicalmente sottili e intelligenti (anche crudamente intelligenti) sono le sue. Le altre parole, quelle spese con sì tale violenza contro il sindaco, la sovrintendente e tutti coloro che in qualche modo avrebbero avuto a che fare con loro in questa vicenda, sono così pesanti, volgari, irose e soprattutto piene di maldicenza da lasciare costernati. False le fonti che dicono falsità (Odabella, Robin etc.), false le conclusioni (inciuci con Alemanno, Nastasi, Letta, ma anche Vendola), false le illazioni (il progetto pugliese). Degne solo di querele, tacite ma puntuali.
    Da lontano si ha solo la sensazione che in quella terra, che un tempo ho molto amato, ci sia bisogno di ‘educazione’ (non di galateo, di educazione), perchè ci sono solo smisurate reazioni di pancia e nessun garbo della testa e del cuore.
    Si vada avanti ora. Sostenendo Zedda e il suo rigore. La ‘trasparenza’ millantanta e richiesta dalle RSU è la stessa alla quale si riferisce Berlusconi, facendone il suo motto. La “pulizia” che chiedono è invece il motto della Lega 2.0: ramazza esterna e marciume interno.
    con cordialità vivissima e auguri di buone feste.

  2. poldo ha detto:

    Ainis: lo zio di Massi.
    Ainis: vaffanculo.

  3. Proto Zuniari ha detto:

    Caro Ainis anch’io come Alberto sono un suo fan e, da lontano, come Alberto, guardo una terra (più che terra una città con vasto interland) che posso dire di aver – sempre per motivi religiosi – amato come si può amare una matrigna che ti soffoca e spreme. Comunque, grazie a Zedda, ho iniziato a ricredermi e a distinguere tra la città e i palazzi che (forse suo malgrado) ospita. Ho anche provato ad entrare nel blog di questo, a me sconosciuto, Biolchini ma non mi sembra che si muova all’interno di un vicolo; i suoi interessi mediatici sono planetari arrivano, addiritura, fin quasi a Serrenti. Non si immischi, La prego, ritorni ad Artemidoro, a Quirra, a temi che possano coinvolgere, se non il pianeta, almeno il resto dell’Isola.
    Suo affezionato,

  4. Angela ha detto:

    cito: “E se il Teatro Lirico fosse mio?”: è il mio sogno ricorrente.
    Ho sognato che facevo chiarezza dei soldi rimasti e delle difficoltà amministrative e organizzative, che dimezzavo gli stipendi dei dirigenti e che chiedevo a tutti i reparti artistici e tecnici il loro aiuto per stilare un piano triennali di sacrifici economici e organizzativi (possibili solo se condivisi).
    Programmavo, per i tre anni, solo opere del grande repertorio italiano, utilizzando scene e costumi già in magazzino e aumentavo le recite fino a 300 l’anno.
    Nel sogno ero contento, perché sapevo che orchestra e coro, rinnovati in questi anni, hanno un livello qualitativo fra i migliori possibili in Europa, mentre i reparti scene, trucco, attrezzeria, costumi, fonico ed elettrico possono contare su una totale autonomia, vista la creazione negli anni di figure professionali e di un parco tecnico ai massimi livelli internazionali.
    Nel sogno, me lo ricordo bene, gli artisti che contattavo cantavano per un cachet molto basso, visto che potevo offrire loro molte recite durante l’anno e una programmazione triennale.
    Sognavo, per il reparto regìa, di coinvolgere le professionalità del nostro territorio che lavorano da anni in tutto il mondo ad alti livelli.
    Mi venivano in mente ben otto nomi, senza nemmeno pensarci troppo.
    E così il sogno mi ricordo che finiva bene, che la mia città continuava ad avere un teatro d’opera come era stato per molto più di un secolo.
    Ma, purtroppo, ad ogni brusco risveglio, vedo il teatro della mia città avviato a una ingloriosa chiusura e mi duole osservare questa dura realtà.
    Eppure, a pensarci bene, qualcosa di vero il mio sogno l’aveva, eccome.
    Si trattava proprio dell’aspetto apparentemente più irreale: il fatto che io fossi padrone del Teatro.
    Sono davvero il padrone del Teatro Lirico, perché suoi padroni siamo tutti noi cittadini, col diritto di avere un teatro funzionante con le professionalità che in esso sono nate e cresciute.
    Quello era il sogno, ma questa è la speranza: che tutti coloro che possono facciano di tutto per salvare una delle maggiori istituzioni della nostra Sardegna, una fabbrica di cultura, una fabbrica di sogni dei quali tutti abbiamo bisogno per vivere la vita vera.
    GIANLUCA FLORIS”

    Parole che sono l’esempio lampante dell’inesperienza organizzativa e gestionale di qualsiasi progetto di spettacolo, figuriamoci della amministrazione e direzione di una Fondazione lirica che è un coacervo di complessità.
    Sono le tipiche affermazioni progettuali che può fare chiunque sia esterno alle “macchine” produttive, pur frequentandole. Io, per esempio, sono un professore e ho mille idee eccezionali sulla riforma della scuola! Io, se la scuola fosse mia (e lo è perchè io sono un cittadino), la farei funzionare come un orologio, risparmiando tantissimi soldi e tutti, lavoratori, studenti, genitori sarebbero felici. I lavoratori gratificati, gli studenti preparati, i genitori contenti per l’educazione culturale e civica dei loro figli.

    Ma gestire la macchina è un’altra cosa.

    Io non conosco questo nuovo sovrintendente. Ho solo letto il suo curriculum. Di esperienza gestionale dello spettacolo ne ha parecchia e in diversi settori, molti dei quali privati. Il che significa che ha dovuto apprendere meccanismi profit, che danno un valore preciso al denaro, il quale non può essere gettato, nè usato a fondo perduto, intendendo la cultura come un servizio. Piuttosto investito come in un qualsasi altro settore economico. Questo mi piace molto perchè spero programmi tenendo conto dei possibili riscontri di pubblico e del rapporto costo ricavo. Cosa che il cantante non fa: 300 aperture di sipario con un prodotto di riciclo e di repertorio. A Cagliari. Con quale pubblico? E non mi si dica che così fanno Venezia e la Scala. Con tutto il rispetto Cagliari non è Venezia, non ha quel bacino turistico per tutto l’anno. E il Lirico non è la Scala ( e nemmeno la Fenice).
    La sala del Lirico, oggi, è quasi sempre mezza vuota. Quindi per prima cosa bisogna recuperare il pubblico e far ritornare l’attenzione sul Lirico.
    La produzione va aumentata è certo, ma gradatamente. E con appuntamenti di assoulta qualità e richiamo.
    La faccenda dei colleghi a poco prezzo poi!!!
    Molto altro ci sarebbe da dire.
    Per ora auguro buon Natale.

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Angela,
      Floris (e non solo) soffre di una sindrome che io definirei di “conflitto di interessi intellettuale”.
      Ciò di cui non si rende conto (e non è il solo, intendiamoci) è che il Lirico è già suo, non ha bisogno di sognare. Però lo è in quanto cittadino alla pari con tutti gli altri e il suo parere (nonchè i desideri) conta quanto quello di chiunque altro. L’Ente è un bene comune e deve rispondere a questo, non ai sogni o ai desideri degli addetti ai lavori. Questo purtroppo è un vizio comune agli “artisti”, devo dire, anche a coloro che si dichiarano di sinistra (qualunque cosa intendano).
      Se ne ha voglia, legga il post pubblicato in data odierna nel quale illustro cosa sia il Lirico (opinione personale s’intende). Troverà una risposta (di dubbia rilevanza immagino) alle sue considerazioni.
      Cordialmente,

  5. Primo ha detto:

    Ho letto entrambi i blog…. Biolchini secondo lei si illude di essere un giornalista…… lei cos’è allora?

  6. Mari ha detto:

    Gentile Gabriele,
    le diverse cose scritte sul lirico le ha rubate a me ! Non perché io le abbia pubblicate in un qualche giornale o blog, ma soltanto perché coincidono così tanto al mio pensiero che non può non averle rubate a me .
    Suo emigrante fortunatamente forzato a emigrare, dalla stessa merda che alcuni vorrebbero “salvaguardare”

  7. luigi lenigno lenin per gli amici ha detto:

    ridete

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