L’IG-NOBEL A LILLI PRUNA? NO, SECONDA!

ap_ig_nobel_harvard_21Sep12-975x540Qualche giorno fa ho pubblicato un post su Marco Zurru, sociologo e docente universitario. Con tono ironico, lo segnalavo per l’Ig-Nobel (se non avete letto il post precedente, fatelo: non ho voglia di dire nuovamente cosa sia l’IgNobel) anzi affermavo come l’avesse vinto. Al secondo posto, aggiunsi, ecco la famosa Lilli Pruna.

Il perché della vittoria (scherzosa) dell’IgNobel è lampante: pur essendo bravissimi nel proprio mestiere, ci si domanda spesso (io lo faccio e so di non essere il solo, visto che mi hanno scritto in tanti) a che diamine serva ciò che fanno, se sia utile alla collettività e come (non dimentichiamo che sono dipendenti pubblici). Tanto per esser chiari (lo ripeto ancora una volta) chi vince l’IgNobel è scienziato a tutti gli effetti (spesso non di secondo piano) pubblica su importanti riviste di rilevanza internazionale, ma affronta temi che di primo acchito possono far sorridere (o sghignazzare). Ad esempio, nella foto acclusa, ecco le facce divertite dei vincitori di uno degli IgNobel di quest’anno, autori di uno studio che dimostra come pendendo a sinistra la Torre Eiffel appaia più piccola!

Orbene, detto in poco: è davvero utile dimostrare l’importante risultato sull’osservazione della Torre Eiffel, oppure si sarebbero potuti spendere i quattrini necessari per la ricerca in modo più utile, su temi più rilevanti?

Nel caso di Zurru, ad esempio, mi ero domandato se fosse così importante lo studio dell’immigrazione in Sardegna, visto che i numeri dimostrano, da una parte, che si tratta di un fenomeno assolutamente marginale rispetto alle medie italiane (per non parlare di quelle europee) e per di più con tendenza negativa, visto che quest’anno l’Italia è ridiventata patria di emigrazione piuttosto che di immigrazione. In soldoni: la gente se ne va e noi ci preoccupiamo di quelli che arrivano?

Naturalmente, non è che Zurru mi stia particolarmente antipatico (o simpatico: neppure lo conosco) lo cito perché un suo intervento sull’immigrazione a Cagliari mi ha spinto a riflettere (ciò non significa che nelle mie riflessioni vi siano chissà quali perle di saggezza, s’intende) ad esempio su quello che dovrebbe essere il ruolo degli intellettuali. Ad esempio, non contesto in modo particolare il suo lavorare sull’immigrazione in Sardegna, ci mancherebbe (quello della libertà di ricerca e della scelta dei temi è un argomento parecchio difficile, molto dibattuto e foriero di gran litigi). Mi domando per quale motivo, visto che è un fenomeno marginale e Zurru lo sa bene, si sia sentito in dovere di intervenire proprio su questo, mentre potrebbe essere assai più utile alla collettività intervenendo pubblicamente su temi di respiro più ampio, che non mancano, e per i quali è certamente attrezzato. Insomma: che ci stanno a fare gli intellettuali se non affrontato i temi importanti? Possono restare chiusi nel proprio orticello coltivando solo le cipolle (ottime, per carità, ma solo cipolle) mostrandole quando decidono che sia il caso di farlo e disinteressandosi di tutti gli altri ortaggi che vagano per il vasto mondo (spesso di forma pericolosissima e ad altezze altrettanto letali)?

Veniamo a Lili Pruna. Mi chiede un amico: Perché citi pure lei assieme a Zurru? In fondo si occupa di lavoro, tema per il quale sei schizzato pure tu: ti pare che il lavoro non sia sufficientemente importante?

Si, penso proprio di sì, non per niente nella mia personale classifica Pruna arriva seconda, mica vince l’IgNobel! Ma il problema è un altro e, per illustrarlo, copio incollo dalla pagina fb un breve colloquio avuto con lei in un tardo pomeriggio domenicale di freddo e neve (qui, non in Sardegna).

(per capire ciò di cui si parla, bisognerebbe dare un’occhiata a uno sproloquio di Nerina Dirindin sulla sanità in Sardegna articolo cui si riferisce Pruna nel commento)

 

Lilli Pruna

Leggendo questo articolo si capisce molto bene, tra l’altro, il paradosso del PIL, l’indicatore che misura la ricchezza economica del Paese: se il sistema sanitario diventa efficiente – razionalizzando la spesa per farmaci e dispositivi medici – si riduce PIL!

Boicheddu Segurani

Gentile Lilli Pruna, temo lei si confonda. Il PIL si riduce se riduce la spesa (il che è differente dalla razionalizzazione). Se razionalizzare significa lasciare invariata la spesa, migliorando i servizi (e non lasciare i servizi come sono diminuendo la spesa) allora il contributo al PIL resta lo stesso. Per cortesia, non mi cada anche lei nell’equivoco della “razionalizzazione=diminuzione di spesa”, che è una colossale sciocchezza che tentano da tempo di farci digerire per eliminare la sanità pubblica. Proprio in base al suo ragionamento, bisognerebbe chiedere di investire maggiormente in salute (e soprattutto in assistenza agli anziani, visto che l’età media italiana si sposta verso la vecchiaia). Faccio anche notare che inestire in salute significa anche dare sbocco al comparto medicale, che è ecosostenibile, ad alto valore aggiunto, a bassa intensità energetica e particolarmente adatto al nostro territorio inondato di cemento, perché non richiede aziende dinosauriche. Cordialmente, Gabriele Ainis

Lilli Pruna

Legga l’articolo di Nerina Dirindin e potrà capire a che cosa mi riferisco: se un sistema sanitario è in grado di contribuire a ridurre la spesa farmaceutica (il consumo dei farmici si è ridotto e Farmindustria rileva che le vendite al dettaglio solo diminuite del 5,8 per cento negli ultimi dodici mesi), questo fa diminuire il PIL. Che le piaccia o no, signor Ainis. Il mio commento riguardava solo questo specifico aspetto. Per il resto, insegno Sistemi di Welfare e so bene che cosa significa investire in salute.

Boicheddu Segurani

Gentile Lilli Pruna, la invito a rileggere ciò che ha scritto: “se il sistema sanitario diventa efficiente – razionalizzando la spesa per farmaci e dispositivi medici – si riduce PIL”. Bene, è sbagliato, perché ridurre la spesa per i farmaci non è una razionalizzazione è una riduzione di spesa. E questo fa diminire il PIL (ovviamente). Che le piaccia o meno. L’equivoco nasce dalla pretesa di ottenere efficienza dalle riduzioni di spesa e ciò, in generale, non è vero (lo è in casi particolari che in Italia non abbiamo mai visto, salvo, forse in Puglia). E’ vero che dirlo nei termini in cui si esprime lei lo fa credere. Anche se insegna all’Università (fatto a mia conoscenza). Mi scusi la risposta ma, a volte, una puntualizzazione è d’obbligo. Cordialmente, Gabriele Ainis

Lilli Pruna

Questo non è il blog di Vito Biolchini, e non sono appassionata alle sue polemiche. Anche questa puntualizzazione è d’obbligo.

 

Piaciuto? Lo ammetto, sono stato (come spesso accade) un poco aggressivo. Avrei potuto dire: «Carissima professoressa, forse sarebbe meglio esprimere il concetto diversamente, oppure completarlo opportunamente, perché i poverini che magari non hanno tre lauree e non sono abituati alle sottigliezze verbali dei professori universitari, potrebbero mal interpretare il suo pensiero».

Ma il totale non cambia: Pruna si rende conto benissimo di aver affermato uno sproposito – proprio lei, poi, dichiaratamente di sinistra – ma mica cerca di spiegare meglio, tutt’altro, si incazza e, alla fine, cambia discorso, acchiappandosi alla mia pretesa vena polemica. E la spesa sanitaria? Lo fa aumentare o diminuire questo PIL? E soprattutto, ciò è importante: razionalizzare significa spendere meno (o spendere meglio, aumentando i servizi e lasciando il PIL dove sta senza farlo diminuire)? Come dire, spostando i soldi dalla sanità ad altro di cui non ci frega un accidente?

Che ne gliene frega a Pruna? Eppure non ho sollevato un problema da poco: le ho detto, se non si è capito, che quando un professore universitario che insegna Sistemi di Welfare (come fa sussiegosamente notare) espone pubblicamente un parere che si ritiene informato, dovrebbe farlo in modo da farsi capire, possibilmente riconoscendo quando ha torto (marcio).

Perché mica sono tutti suoi allievi, che dicono “Sissignora” finché non è passato l’esame e poi la mandano a…

…partecipare all’Ig-Nobel, anche se sanno che arriva solo seconda, perché c’è pure chi è migliore di lei.

Come dire: che ne facciamo di una professoressa che si incazza perché c’è chi le fa notare che bisognerebbe smetterla di confondere le persone facendo credere che razionalizzare significhi spendere meno, mentre invece è uno slogan usato per ridurre l’ampiezza dei servizi?

Ecco chiedetelo a Lilli Pruna, che insegna Sistemi di Welfare, così ve lo spiega e capite per quale motivo, se partecipa all’IgNobel, arriva seconda.

 

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

52

 

Questa voce è stata pubblicata in Cultura, politica e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a L’IG-NOBEL A LILLI PRUNA? NO, SECONDA!

  1. Gino Salis ha detto:

    E lei lo riconosce quando ha torto? Ma mi faccia il piacere!

    • Gabriele Ainis ha detto:

      Gentile Gino Salis,
      vorrebbe dire che conviene con me come Pruna abbia torto?
      In merito alla sua domanda, due risposte:
      1) sì!
      2) c’è una bella differenza tra un docente universitario e un Laqualunque qualsiasi. Il primo deve, il secondo può permettersi di litigare al bar, di fronte a una birra. Altrimenti che li paghiamo a fare i docenti?
      Cordialmente,

  2. Gino Salis ha detto:

    Prendo per buone le sue risposte. Però non sono del tutto convinto che un docente universitario non possa essere ignorante (tranne forse che negli aspetti tecnici della materia che studia e insegna) e quindi preso a piretti come tutti gli altri quando spara castronerie. Per i soldi (nostri) che vanno a finire nel suo scarsello pazienza, non se ne può chiedere indietro un tanto a castroneria.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...