IL NURAGHE, SIMBOLO DEL PIEMONTE!

«Vieni in moto o in barella, ma vieni a Biella ma vieni a Biella, vieni a cena o a colazione perché Aiazzone ti piacerà»… ma come, non vi sovviene? Erano i tempi di Aiazzone e delle consegne in tutta Europa, isole comprese. Se non ricordate vuol dire che siete giovani, beati voi: io, che invece sono vecchio, me lo ricordo benissimo, anche se sono rincoglionito! Poi Aiazzone è crepato in un incidente aereo e l’azienda l’hanno rilevata altri, che anziché vendere mobili si sono dedicati ad un business parallelo, ma non è di questo che parliamo oggi.

Se Aiazzone non c’è più: perché dovremmo andare a Biella?

Ma come, non lo sapete? Naturalmente per visitare il nuraghe!

Come sarebbe a dire: «Quale nuraghe?» Devo dirvi tutto? Il nuraghe Chervu, naturalmente, che si trova per l’appunto non lontano dalla simpatica città: se non ci credete, cliccate qui. Visto che foto? E avete letto il titolo del post?

22-09-2011 SU “REPUBBLICA”, LE FOTOGRAFIE DELLA MOSTRA “PASSIONE ITALIA”: PRESENTE IL “NURAGHE CHERVU” SIMBOLO DEL CIRCOLO E DELLA CITTA’ DI BIELLA IN PIEMONTE

Il “Circolo” sarebbe l’associazione Su Nuraghe e la città di Biella è proprio lei, la ridente cittadina piemontese il cui simbolo, secondo l’estensore dello scritto, è il nuraghe! Non ditemi che non sapevate che il nuraghe è il simbolo di una città piemontese perché non ci credo: non si può essere così ignoranti!

Ma non solo: «sempre più numerosi i gruppi di turisti che giungono appositamente nella nostra città; in aumento anche le richieste di informazioni ai conterranei presenti nel Biellese o al Circolo dei Sardi di Biella per essere accompagnati a visitare Nuraghe Chervu» e «Altri giungono […] perfino dalla Sardegna».

Io me l’immagino, un abitante di Barumini, che prende la macchina, va fino ad Elmas, la lascia nel pluripiano, si imbarca su un volo per Torino, sbarca, noleggia un’autovettura e si reca a Biella per visitare il nuraghe Chervu. Non diversamente da un islamico che deve necessariamente recarsi alla Mecca seguendo i dettami della propria religione. Poi gli islamici, per pregare, si inginocchiano rivolti alla Mecca, e i sardi si prostrano rivolti verso Biella. Se non sanno dove sia Biella, cercano la birreria più vicina: andrà benissimo anche quella. Una volta a quattro zampe, posizione sacra della pecora, recitano: La birra è grande e Ichnusa è la sua profetessa. La santa trinità sarda, insomma: birra grande, birroncino e filuferru. Amen!

E la foto, diciamolo, non è un vero capolavoro? Non siamo orgogliosi dell’immagine di quattro uomini in costume, berritta e ghette, che si aggirano nei pressi del nuraghe, sguardo a terra, armati di tutto punto ché non si sa mai? Quale migliore descrizione del “vero sardo” potremmo mai desiderare se non quello che gira in campagna vestito da pagliaccio e con la doppietta sempre pronta a impallinare il prossimo?

Chiudiamo gli occhi e vediamo di immaginare il torpedone di turisti in viaggio verso il santuario di Oropa (famosissimo; da queste parti si dice: Il santuario di Oropa, dove si mangia si beve e si sc… visita il nuraghe) il torpedone che si ferma in prossimità del celeberrimo Nuraghe Chervu.

L’autista spegne il motore e cala il silenzio: «Tutti zitti, dice la guida ai turisti, con fare guardingo, potrebbero esserci i sardi in giro… sono pericolosi quelli là, non si sa mai come gli gira: avete portato i cubetti di pecorino rumeno? Beh, se per caso dovessero comparire, lanciate loro il formaggio e dite: “Ajò, o’ cumpà, pappa custu!” Capito tutti? Ripetete con me: Ajò…»

E così, via. Senza tener conto del turismo sessuale, in cui i torpedoni sono pieni di zoofili guardoni che pagano cifre inverosimili per assistere al famoso accoppiamento sardo di fronte a un vero nuraghe!

«Tutti pronti? Le macchine fotografiche sono a posto? Sì? Attenti che adesso arrivano le pecorelle e poi i pastori che se le ingroppano. Non perdete l’attimo altrimenti il costo del biglietto si raddoppia! Siate veloci ché questi soffrono di eiaculatio praecox e se non siete svelti perdete il più bello!»

Ma poi, perché lamentarci se un Paolo Villaggio qualunque riesce a metterci in crisi per una battuta di fronte alla quale una persona normale non farebbe altro che ridere e non pensarci più? Se siamo noi i primi a ricoprirci di ridicolo esportando i nuraghi ed aggirandoci attorno ad essi bardati da carnevale con la doppietta in mano: perché stupirsi se un magistrato tedesco riduce la pena a un emigrato sardo che pesta la compagna, nella convinzione che i sardi siano così per abitudine etnica? Perché lamentarsi se Villaggio scherza attorno alla nostra risaputa zoofilia? (E poi le pecorelle sono anche carucce, ajò, riconosciamolo, per una buona volta!)

Ma attenzione, basta con le battute perché arriviamo al dunque. Mi si potrà dire: Ma che ti frega se un pugno di conterranei si diverte a costruire improbabili nuraghi e calza la berritta? Che male fanno?

E io vi domando: ma voi lo sapete chi finanzia queste attività? No? Allora leggete:

3. Il Consiglio Direttivo Nazionale della FASI [Federazione delle Associazioni sarde in Italia; nota mia]

a) richiama l’attenzione dell’Assessorato al Lavoro della Regione Autonoma della Sardegna, della Giunta, del Consiglio regionale e delle Commissioni Bilancio ed Emigrazione sulla grave situazione e sul rischio di estinzione della rete organizzata dei circoli dell’emigrazione se lo stanziamento delle risorse in bilancio diminuisse al ritmo degli ultimi due anni;

b) richiama l’attenzione sulla discussione della legge “Per i sardi nel mondo” (sostitutiva della storica L.R. 7/1991) portata in Giunta dall’Assessore al Lavoro e approvata. Questo testo non è stato assolutamente condiviso durante la discussione nell’ambito della Consulta per l’emigrazione e quindi è necessario che sia ridiscusso in Commissione e in Consiglio, con l’apporto dei gruppi consiliari e ascoltando le proposte delle organizzazioni dell’emigrazione.

Sì: Su Nuragheè un’associazione culturale che fa parte del FASI come altre 69. Come tutte, viene sovvenzionata dalla R.A.S. per la diffusione e la difesa della cultura sarda. Posto che mi piacerebbe sapere cosa sia, questa cultura sarda, perché se difendo la quaglia pellegrina devo ben sapere di che bestia stiamo parlando, so per certo cosa non è. Non è la costruzione di un nuraghe farlocco né la difesa dell’immagine del sardo che va a spasso berritta in testa, ghette ai polpacci e doppietta in spalla! Perché ciò è tutto fuorché cultura! E visto che i soldini che prendono la strada delle associate al FASI provengono – ohibò, che sorpresa! – dal solito pozzo di san Patrizio, mi domando chi controlli in quali attività finiscano i quattrini e chi decide cosa sia cultura e cosa no!

Perché, in fondo, io non ce l’ho con i poverini che di sicuro in buonafede tirano su un ammasso di pietre e dicono che è il simbolo di una città piemontese ed incrementa il turismo. Né me la prendo con chi, dentro i corridoi dell’amministrazione regionale, non si domanda che razza di immagine del sardo vada a spasso per il mondo veicolata dai nostri soldi. Sono invece incazzato duro con gli intellettuali isolani che non si degnano di dire un beh di fronte a questo obbrobrio e magari passano il tempo a pubblicare dotti interventi difendendo bellissimi saggi che parlano di Atlantide.

La domanda sarebbe, ad esempio: ma perché Marcello Madau si interessa di Frongia che scrive un inutile saggio e non spreca mai una parola per domandarsi che razza di cultura sarda esportiamo con i soldi pubblici? Perché tutte queste menate sull’identità se poi noi siamo quelli della doppietta in spalla e nessuno se ne cura, dall’università in poi, passando per i posticini caldi caldi protetti dalle calzette di lana pagate dalle pecorelle pubbliche? Perché, su Il Manifesto Sardo, non c’è mai un accenno, neppure timido, alla via del cesso presa dai soldi investiti in cultura?

Lo dico io: perché questa cultura fa comodo a tutti: ai kulturisti il primis e ai fantakulturisti a seguire!

 

PS – Non me ne vorrà l’ottimo Madau se lo utilizzo come esempio emblematico. Però la cesura tra erudizione e gente comune è troppo ampia perché si possa evitare di incazzarsi: che diamine ce ne facciamo di questa intellettualità?

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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3 risposte a IL NURAGHE, SIMBOLO DEL PIEMONTE!

  1. sisaia ha detto:

    Gran bella domanda! Quella conseguenziale dovrebbe essere: arriverà una risposta?

  2. Proto Zuniari ha detto:

    Sarà proprio per questo che l’ottimo Marcello (che qualcosa da dire, in passato, sul Manifesto Sardo, l’ha avuta) e l’eccelsa Rossana hanno manifestato di lasciare il Manifesto?

  3. lorenzo tobaldo ha detto:

    La foto è meravigliosa
    Il simbolo dell’indipendenza sarda esportata, nazionalizzata e militarizzata.
    Anche noi veneti dovremmo fare un bel monumento di polenta fumante presidiato da dei bovari e collocato qui in sardegna.
    Attorniato da bandiere con il leone alato naturalmente……

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