IL CAPOLAVORO DI BERSANI

volpeChi siamo oggi? Dipende dal momento storico: durante i mondiali di calcio, siamo stati tutti commissari tecnici. Fino a qualche mese fa, economisti candidati al Nobel. Oggi siamo tutti segretari del Partito Democratico.

Come si cade in basso, eh?

Saltando da un quotidiano a un sito, da un blog a un forum, leggo un po’ di tutto. Di Bersani che ha fatto fuori Renzi, di Renzi che farà fuori Bersani, di accordi tra i due…

Ciò che davvero è accaduto pare che l’abbiano realizzato in pochi e si potrebbe riassumere come segue: Bersani ha fatto fuori i nemici più pericolosi per le prossime elezioni. Chi?

Facile: Vendola, D’Alema e Veltroni!

Come ha fatto?

Ha sfruttato Renzi, che da parte sua si è prestato alla bisogna con molto ardore e senza risparmiarsi.

Che poi i «politologi» parlino di Renzi e Bersani, di Davide e Golia (ma davvero non si capisce chi sia l’uno chi l’altro) ci sta, più o meno come i «commentatori sportivi» che parlano di calcio e pretendono di farci credere che sia uno sport, le magie dei piedi di Caio o Sempronio, e non uno spettacolo in cui ciò che conta sono i quattrini.

Ci sta tutto, per carità, ma in realtà ciò che si è concluso ieri è la resa dei conti all’interno del Partito Democratico (e più in generale della sinistra) per la leadership del movimento che dovrà cercare di prendere il potere alle prossime elezioni. Con quante possibilità di riuscirsi, non è dato sapere.

L’accaduto si riassume in breve e si suddivide in due momenti ben definiti: il «prima di Renzi» e il «dopo Renzi».

Prima di Renzi la situazione è chiara: c’è una sinistra che va al voto e deve scegliere il candidato. In lizza ci sono Vendola e Bersani, con l’incubo, da parte del secondo, che si ripeta quanto accaduto a Milano, in Puglia a Genova o a Cagliari: che SEL si presenti come il «nuovo» e il PD venga visto come il «vecchio». Non è dato sapere se Vendola creda davvero di poter prevalere, ma in ogni caso punta a «perdere bene» cioè a spostare l’asse della coalizione verso posizioni il più possibile progressiste, coagulando su di sé parte del serbatoio dei voti del PD.

Poi arriva Renzi e chiede di rivedere le regole così da poter partecipare alle primarie. Così avviene che Bersani intuisce una bella possibilità e dica agli elettori del PD: cari miei, che facciamo? Ce la prendiamo in tasca e facciamo spazio al giovanotto, oppure proviamo a resistere e siete tutti con me senza strane derive verso Vendola? Poi telefoni a D’Alema e Veltroni e dica loro: cari miei che facciamo? Ci mettiamo d’accordo sulla spartizione della brioche e voi vi ritirate in qualche posizione comoda, o lasciamo il partito al giovinotto?

C’era davvero da dubitare della risposta? A parte una piccola minoranza che ha comunque votato per Vendola, gli altri hanno votato «contro» Renzi, dunque con Bersani, mentre i dinosauri del partito, preso atto della caduta dell’asteroide Renzi e del rischio di estinzione, hanno deciso di riparare, per ora, su posizioni defilate.

A questo punto, con un 60/40 che Bersani presenta come un trionfo (e Renzi fa finta di considerare una sconfitta) il gioco è fatto: Vendola se l’è presa in saccoccia, Veltroni e d’Alema si sono levati dalle scatole, per ora, e Bersani non dovrà far altro che trovare un facile accordo con Renzi, che gli tornerà utile alla prossima tornata elettorale, mentre Vendola, mentendo spudoratamente, potrà dire che si è sentito un gran profumo di sinistra, che in realtà è una gran puzza di fregatura!

Insomma, Vendola ha votato con Bersani e può dire che ha vinto, mentre in realtà mente e ha perso. Renzi ha votato contro Bersani e dice candidamente di aver perso, ma in realtà mente pure lui e ha ottenuto una notevole vittoria.

Come andranno veramente le cose in futuro non si sa, perché alle elezioni si vota avendo dietro le spalle una prospettiva di pochi giorni, mica gli anni e anni di passato governi, quindi aspettiamo pazientemente e vediamo cosa ci servirà la politica prossima ventura. Per ora uno squalotto emiliano s’è mangiato una sardina pugliese e due scorfani postcomunisti, con la prospettiva di dare spazio al delfino toscano che gli ha dato una grossa (anzi enorme) mano. Prospettiva però: per intanto piuttosto che far sparire le macchie dei leopardi, Bersani ha fatto sparire gli avversari più pericolosi, che, come ogni uomo politico sa bene, stanno nella stessa parte politica in cui si milita e non in quella avversaria.

Che dire: speriamo che questa vicenda contribuisca a dare maggiore stabilità a Bersani e che possa presentarsi alle prossime elezioni da una posizione di forza, ad esempio senza le beghe interne al partito che l’avrebbero condizionato nel caso di un bel risultato di Vendola alle primarie. Anche se nessuno l’ha fatto notare, il buon Renzi, che è tutt’altro che un ragazzotto ingenuo, non ha minimamente fatto cenno ad un congresso, parolina che invece è sfuggita alla Rosy Bindi.

Potrebbe anche essere la volta buona che la sinistra faccia una «cosa di destra» e vinca davvero le elezioni!

 

Gabriele Ainis

gabriele.ainis@virgilio.it

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Una risposta a IL CAPOLAVORO DI BERSANI

  1. Gabriele Ainis ha detto:

    Evidentemente non sono il solo a scrivere qualcosa di diverso dal solito.
    http://www.democraziaoggi.it/?p=2719#comment-5087
    Non concordo del tutto con la tesi di Amsicora ma, se non altro, non è banale.

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